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Newsletter 763 del 23 giugno 2022

In questo numero:



Varie e brevi
Nasce BibLus Podcast!
Professioni tecniche
Relazione tecnica asseverata, cos’è
Superbonus
Aggiornata a giugno la guida delle Entrate sul Superbonus
Superbonus
Il Superbonus compie 2 anni: lo stato dei fatti e la possibile ripresa
Varie e brevi
Pubblicato il decreto infrastrutture, mobilità sostenibile e grandi eventi
Professioni tecniche
Quadro economico di progetto
Superbonus
Cessione del credito: ecco come funziona la Piattaforma per la comunicazione
Superbonus
Superbonus, ok ai lavori trainati anche se quelli trainanti sono pagati da un solo condomino
Rinnovabili ed ambiente
Bonus accumulo energia rinnovabile: come funziona
Titoli edilizi
Abuso edilizio: il detentore del bene è sempre responsabile
Lavori pubblici
Variante in corso d’opera lavori pubblici
Fisco
Prima rata IMU 2022: cosa succede se si paga in ritardo?
Rinnovabili ed ambiente
Qualifica dei sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti
Fisco
A chi spetta la detrazione in caso di trasferimento dell’immobile?
Sicurezza
Valutazione rischio vibrazioni: sistema HAV e WBV, rischi, rimedi
Opere edili
Studio professionale e locatario: no detrazione IVA su spese straordinarie di ristrutturazione
Titoli edilizi
Piscine, pedane e percorsi di collegamento in legno: basta una CILA?
Opere edili
Illuminazione dei posti di lavoro interni: ecco la UNI EN 12464-1
Professioni tecniche
Sicurezza delle informazioni e nuove professioni: da UNI la prassi di riferimento
Rinnovabili ed ambiente
Dal 13 giugno l’obbligo di impianti a fonti rinnovabili
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Nasce BibLus Podcast!

BibLus Podcast #1

Nasce il nuovo servizio di BibLus: BibLus Podcast. Notizie in pillole, eventi e tips & tricks, da ascoltare ovunque tu sia!

Nasce un nuovo progetto di BibLus… BibLus Podcast.

Ogni settimana racconteremo storie, eventi, news, tips & tricks: insomma di tutto di più su edilizia e costruzioni.

Se sei un tecnico del settore non potrai assolutamente perderti questo nuovo appuntamento settimanale.

Potrai ascoltare i BibLus Podcast ogni settimana, ovunque tu sia: Spotify, Spreaker, iTunes, Google Podcast.

Ovunque tu sia, in metro o in auto, in treno o in aereo, potrai ascoltare le notizie della settimana: sarai sempre aggiornato sul mondo dell’edilizia e delle costruzioni.

Oggi parleremo di:

  • Superbonus, la nuova guida dell’Agenzia delle Entrate
  •  La nuova piattaforma delle Entrate per la cessione dei crediti
  •  Il Superbonus compie 2 anni: lo stato dei fatti e la possibile ripresa
  • Abuso edilizio: il detentore del bene è sempre responsabile. Attenzione agli acquisti incauti!
  •  Bonus accumulo energia rinnovabile: come funziona
  • Prima rata IMU 2022: cosa succede se si paga in ritardo?
  •  Con i nuovi obblighi sulle rinnovabili arriva il nuovo Termus BIM 52.00a (novità e miglioramenti)
  •  ACCA a Milano al “MCE 2022”, con tante novità per l’aggiornamento professionale

Cos’è un Podcast

Podcast è una tecnologia che permette la riproduzione e l’ascolto di file audio attraverso internet, alla stregua di una web-radio; i Podcast sono generalmente raggruppati in “serie” o in “una libreria”, ed essere quindi suddivise in puntate/episodi.

Canali Podcast più diffusi

Per capire meglio cosa sono basta analizzare l’origine della parola. “Podcast” è la fusione 2 vocaboli inglesi di natura tecnologica:

  • il termine “pod”, che significa “baccello”, è un diretto riferimento all’iPod della Apple: il supporto fisico che per oltre un decennio ha avuto il monopolio sulla distribuzione dell’audio digitale;
  • il termine “cast“, che tradotto vuol dire “spargere/diffondere”, direttamente collegato al termine “broadcast”, che indica una trasmissione radiofonica di massa via internet.

Quindi si tratta di una modalità di diffusione di contenuti audio relativi ad un certo argomento.

Questa tecnologia ha avuto origine sul finire degli anni ‘90 quando la diffusione del podcasting è stata possibile grazie:

  • ad una distribuzione della rete internet sempre più capillare;
  • alla commercializzazione dei primi lettori mp3 portatili (2001);
  • alla digitalizzazione della strumentazione per la produzione audio e registratori portatili.

I file audio possono essere distribuiti su  internet attraverso aggiornamenti chiamati “feed RSS”, a cui si può accedere previa iscrizione.

Ascolta i nostri Podcast attraverso:

  • Spotify
  • Deezer
  • Podcast Addict
  • Podchaser
  • Spreaker

Presto saranno disponibili anche le altre piattaforme.

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Relazione tecnica asseverata, cos’è

Che cos’è la relazione tecnica asseverata?

Relazione tecnica asseverata: cos’è, come si fa, i contenuti obbligatori e il modello da scaricare

In questo articolo ti spiegherò che cos’è la relazione tecnica asseverata, come si fa, chi la assevera, quando serve, quali sono i contenuti obbligatori. Ti spiegherò la differenza tra relazione tecnica asseverata, relazione semplice e perizia giurata.

La relazione tecnica asseverata è una dichiarazione fatta da un tecnico abilitato che si assume l’intera responsabilità delle dichiarazioni fatte e della veridicità di ciò che è stato indicato nella relazione. In caso di false dichiarazioni, l’asseveratore ne risponderà sia a livello civile che penale (sanzioni penali previste dagli art. 75 e 76 del dpr 445/2000 e di quelle di cui all’art. 19, comma 6, della legge n. 241/1990).

Non si tratta di una perizia semplice, motivo per cui ti consiglio di affidarti ad un software per capitolati speciali che ti guiderà nella redazione automatica di diversi documenti, tra cui anche la relazione tecnica asseverata. In questo modo sarai certo di non commettere errori nell’elaborazione della documentazione e di non incappare in sanzioni penali.

Quando serve?

La relazione tecnica asseverata occorre in diversi casi. In generale occorre allegarla alla richiesta del titolo abilitativo. Entrando più nel dettaglio, posso dirti che serve in caso di:

  • CILA;
  • SCIA;
  • PDC (Permesso di costruire).
Relazione tecnica asseverata, quando

Relazione tecnica asseverata, quando

Inoltre, una relazione tecnica asseverata può essere necessaria allorché il tecnico debba attestare lo stato legittimo dell’immobile (ad esempio in caso di compravendita immobiliare), certificando la sussistenza di una serie di requisiti e che lo stato di fatto sia conforme ai titoli edilizi e alle situazioni catastali. Al riguardo ti rimando all’art. 9-bis del dpr 380/2001.

Chi può asseverare una relazione tecnica?

La relazione è firmata da un professionista abilitato, che potrebbe essere un:

  • geometra;
  • ingegnere;
  • architetto;
  • perito edile.

Come si fa una relazione tecnica asseverata?

La relazione tecnica da asseverare varia in funzione del tipo di pratica da presentare. Bisogna:

  • recuperare la modulistica adatta in base al comune e al tipo di intervento;
  • compilare i moduli;
  • firmare e timbrare la relazione.

Generalmente è prodotta nella forma di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ai sensi del dell’art. 47 del DPR 445/2000, ove il tecnico si assume tutte le responsabilità penali ai sensi degli artt. 75, 76 dello stesso decreto.

In particolare l’art. 47 prevede quanto segue:

1. L’atto di notorietà concernente stati, qualità personali o fatti che siano a diretta conoscenza dell’interessato è sostituito da dichiarazione resa e sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalità di cui all’articolo 38.
2. La dichiarazione resa nell’interesse proprio del dichiarante può riguardare anche stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui egli abbia
diretta conoscenza.
3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell’articolo 46 sono comprovati dall’interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
4. Salvo il caso in cui la legge preveda espressamente che la denuncia all’Autorità di Polizia Giudiziaria è presupposto necessario per attivare il procedimento amministrativo di rilascio del duplicato di documenti di riconoscimento o comunque attestanti stati e qualità personali dell’interessato, lo smarrimento dei documenti medesimi è comprovato da chi ne richiede il duplicato mediante dichiarazione sostitutiva.

Inoltre, in merito alle norme penali, l’art. 76 prevede quanto segue:

1. Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e’ punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia. La sanzione ordinariamente prevista dal codice penale è aumentata da un terzo
alla metà.
2. L’esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso.
3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate nell’articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.
4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l’autorizzazione all’esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi più gravi, può applicare l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte.
4-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle attestazioni previste dall’articolo 840-septies, secondo comma, lettera g), del codice di procedura civile.

Quali sono i contenuti obbligatori

Non sono previsti contenuti obbligatori; in linea di principio dipende dallo scopo della relazione.

Ad esempio, in caso di relazione asseverata finalizzata all’ottenimento di un titolo abilitativo, i contenuti variano in base al:

  • comune in cui si trova l’immobile per il quale si sta facendo una relazione tecnica;
  • tipologia di intervento.

Relazione semplice, relazione tecnica asseverata, perizia giurata

Qual è la differenza tra relazione semplice, tecnica asseverata e perizia giurata? L’elemento fondamentale che differenzia le 3 tipologie è il livello di responsabilità:

  • relazione semplice: è una descrizione tecnica che non implica responsabilità importanti da parte del tecnico che firma;
  • relazione tecnica asseverata: implica un alto grado di responsabilità verso l’amministrazione in quanto garantisce veridicità di un fatto e/o di un documento;
  • perizia giurata: è il documento che racchiude maggiore responsabilità da parte del tecnico abilitato. Una falsa attestazione giurata va contro l’art. 483 del codice penale secondo cui “Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a 2 anni”.
Perizia tecnica - dichiarazione - tipologie

Perizia tecnica/dichiarazione: tipologie

Relazione tecnica asseverata e SCIA, il modello da scaricare

Il progettista assevera la relazione tecnica in caso di SCIA, consapevole delle enormi responsabilità che ne conseguono (sanzioni penali previste dagli artt. 75-76 del dpr 445/2000 e di quelle di cui all’art. 19 comma 6 della legge 241/1990):

Fermo restando quanto previsto dall’articolo 76, qualora dal controllo di cui all’articolo 71 emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera.

Chiunque rilasci dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia

Di seguito ti riporto un modello SCIA scaricabile che contiene (a pag. 8) il modello di relazione tecnica asseverata da compilare.

Quanto costa una relazione tecnica asseverata?

Non è possibile stabilire un costo preciso della relazione tecnica asseverata, in quanto può cambiare in base ad una serie di fattori.

Esiste già sul mercato un software per capitolati speciali molto semplice da utilizzare con un input guidato ed intuitivo, perfetto per la redazione automatica di una serie di pratiche, tra cui anche le relazioni tecniche con relativa modulistica. I modelli che trovi all’interno sono in costante aggiornamento; inoltre, puoi sempre usufruire di un servizio on-line attivo nel software grazie al quale si hanno aggiornamenti in tempo reale.

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Aggiornata a giugno la guida delle Entrate sul Superbonus

Guida Superbonus aggiornata a giugno 2022

Recepite le ultime novità normative: proroga delle scadenze, cessione del credito, contratti collettivi, visto di conformità e asseverazione tecnica

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida fiscale sul Superbonus al 110% aggiornata a giugno 2022 in considerazione dei nuovi adempimenti normativi.

La maxi detrazione è stata introdotta, ricordiamo, dal decreto legge n. 34/2020 (decreto Rilancio) che ha incrementato al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per realizzare specifici interventi di:

  • efficienza energetica,
  • riduzione del rischio sismico,
  • installazione di impianti fotovoltaici,
  • installazione delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Norme e provvedimenti successivi (la legge di Bilancio 2022, il decreto legge n. 4/2022, il decreto legge n. 17/2022 e il decreto legge n. 50/2022) hanno introdotto modifiche sostanziali in merito alla disciplina che regola l’agevolazione e individuato alcune misure di contrasto alle frodi.

Per non perdere l’occasione del Superbonus, ti suggerisco il software che ti supporta nella corretta gestione della pratica e dei lavori per Ecobonus e Sismabonus.

Vediamo le novità presenti nella guida, nella versione aggiornata a giugno 2022.

La guida fa il punto delle novità introdotte alla luce dell’evoluzione normativa.

Chi può usufruirne e in quale misura

Il Superbonus spetta per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025 per gli interventi effettuati da:

  • condomini;
  • persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione, per interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche;
  • organizzazioni non lucrative di utilità sociale, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale.

Sono compresi gli interventi effettuati dalle persone fisiche sulle singole unità immobiliari all’interno dello stesso condominio o dello stesso edificio e quelli effettuati su edifici oggetto di demolizione e ricostruzione.

La misura della detrazione è la seguente:

  • 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023
  • 70% per quelle sostenute nel 2024
  • 65% per quelle sostenute nel 2025.

Dal 1° gennaio 2022, inoltre, la detrazione va ripartita tra gli aventi diritto in 4 quote annuali di pari importo.

Da segnalare, la proroga di tre mesi per raggiungere i requisiti necessari alla fruizione del Superbonus in riferimento agli interventi sulle unità immobiliari unifamiliari (generalmente, le villette) effettuati da persone fisiche: il Superbonus spetta per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022, a condizione che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo (nel cui computo possono essere compresi anche i lavori non agevolati dal Superbonus).

Per gli interventi effettuati dagli Istituti autonomi case popolari (Iacp), la detrazione prevista fino al 30 giugno 2023, spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 se alla data del 30 giugno 2023 sono stati effettuati lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo.

Novità in materia di cessione di crediti

Gran parte dell’aggiornamento riguarda la novità in materia di cessione del credito.

Nel dettaglio si ha che, per le comunicazioni di prima cessione del credito o di sconto in fattura inviate al Fisco a partire dal 1° maggio 2022, sia dopo lo sconto in fattura praticato dal fornitore e la cessione da parte di quest’ultimo del corrispondente credito, sia dopo la cessione del credito operata direttamente dallo stesso contribuente beneficiario dell’agevolazione fiscale, sono possibili:

  • due ulteriori cessioni a favore di soggetti “vigilati”, vale a dire banche, ovvero società appartenenti a un gruppo bancario;
  • una quarta e ultima cessione da parte delle banche, in relazione ai crediti per i quali è esaurito il numero di quelle possibili, esclusivamente a favore dei propri correntisti.

La guida riporta, inoltre, le novità in tema di cessioni parziali e di differimento dell’esercizio delle opzioni per i soggetti Ires e le partite Iva, tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi entro il prossimo 30 novembre che, in riferimento alle spese sostenute nel 2021 nonché alle rate residue non fruite delle detrazioni spettanti per le spese del 2020, hanno l’obbligo di comunicare le opzioni fino al 15 ottobre 2022.

Sintesi delle novità presenti nella versione aggiornata di giugno

Di seguito una sintesi delle principali novità:

  • inserita la scadenza delle unifamiliari con la proroga prevista dal dl n. 50202;
  • prevista la possibilità di vendita del credito da parte delle banche ai clienti privati professionali, per quanto riguarda il meccanismo delle opzioni alternative alla detrazione fiscale (sconto in fattura e cessione del credito);
  • applicazione dei contratti collettivi per i lavori di importo complessivamente superiore a 70.000 euro, stipulati a partire dal 27 maggio 2022 che beneficiano dei bonus edilizi;
  • obbligo di presentare, per i contribuenti che intendono esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito o utilizzare il Superbonus nella dichiarazione dei redditi:
    • il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta;
    • l’asseverazione tecnica che certifica il rispetto dei requisiti tecnici degli interventi di efficienza energetica nonché l’efficacia degli interventi antisismici ai fini delle agevolazioni fiscali e attesta la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati, in accordo ai previsti decreti ministeriali.

In particolare, si ha che l’asseverazione tecnica nonché l’attestazione della congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati deve essere acquisita ai fini del Superbonus, non solo nel caso di opzione, da parte del contribuente, per lo sconto in fattura o per la cessione della detrazione, ma anche nel caso di fruizione diretta della detrazione nella dichiarazione di redditi.

Se cerchi un programma per effettuare la contabilità dei lavori eseguiti, ti consiglio il software per la gestione dei bonus  edilizi, che ti guida passo passo ed è gratis per 7 giorni.

Inoltre, puoi calcolare la congruità della spesa utilizzando 2 strumenti gratuiti: il software per il computo metrico e i prezzari regionali di riferimento.

La struttura della guida

La guida fiscale mantiene la stessa struttura:

  • Introduzione
  • L’agevolazione
    • In cosa consiste
    • Chi può usufruirne e in quale misura
    • Altre regole sulla detrazione
    • Cumulabilità con altre agevolazioni
  • Interventi agevolabili
    • Interventi Principali o Trainanti
      • Interventi di isolamento termico degli involucri edilizi
      • Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni
      • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari
      • Interventi antisismici (sismabonus)
    • Interventi aggiuntivi o trainati
      • Interventi di efficientamento energetico
      • Eliminazione delle barriere architettoniche
      • Installazione di impianti solari fotovoltaici e sistemi di accumulo
      • Infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici
  • Alternative alle detrazioni
    • Interventi per i quali è possibile optare per la cessione o lo sconto
  • I controlli dell’agenzia e le misure di contrasto alle frodi
    • Le misure antifrode
  • Adempimenti
    • Le semplificazioni sulla documentazione
    • Visto di conformità e asseverazioni
    • Documenti da trasmettere
    • Esposizione cartello presso il cantiere
  • Tabelle riepilogative
  • Per saperne di più
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Il Superbonus compie 2 anni: lo stato dei fatti e la possibile ripresa

Superbonus giugno 2022, lo stato dei fatti

Sono passati oramai 2 anni dalla nascita del Superbonus: tanti cambiamenti, modifiche di norme, procedure. Ecco il punto della situazione

Sono due anni ormai che il Superbonus è entrato appieno nelle nostre vite, facendoci abituare anche ai suoi repentini cambiamenti soprattutto quando si parla di cessione del credito. Oggigiorno tutti gli italiani hanno gli occhi puntati su questa patata bollente, nella speranza di una rapida ripresa per questo che è stato il motore trainante della ripresa post Covid.

Dopo un boom iniziale di richieste, lavori ed erogazione di incentivi fiscali, che di fatto hanno rappresentato il volano del comparto edilizio e dell’economia in generale, si sono alternate in maniera incalzante le modifiche al meccanismo della cessione del credito.

Tale movimento ha portato molte incertezze in ambito edilizio.

Dopo due anni di distanza l’ENEA ha cercato di quadrare un po’ i conti e secondo i dati di maggio 2022 risultano richiesti 33,7 miliardi di euro. Ricordiamo che la legge di Bilancio 2022 ha prorogato la misura fino al 2025 stanziando ulteriori 14,1 miliardi di euro, facendo salire a 33,3 miliardi di euro le risorse complessivamente destinate al Superbonus.

La soluzione per lo sblocco dei crediti, ci prova il Senato

Negli ultimi mesi, infatti, molti istituti di credito stanno rallentando o addirittura interrompendo l’acquisizione di nuove pratiche per via dell’’elevato flusso delle richieste pervenute (vedi il report Enea aggiornato a maggio 2022).

Di fatto, si è verificata l’impossibilità di cedere il credito indiretto maturato, per lo più da imprese e professionisti a seguito di sconto in fattura che sebbene non ha fatto diminuire il numero di interventi ha portato, però, ad un blocco del denaro.

Nuove iniziative sulle difficoltà nella fruizione degli incentivi in edilizia sono messe in campo dal Senato con la risoluzione n. 1205 , “Affare sulle questioni relative alla fruizione degli incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici”, che riguarda in particolare la questione della cessione dei crediti.

Il documento, approvato dal Senato il 21 giugno 2022 in Commissione 10ª (Industria, commercio, turismo), impegna il Governo ad attuare, in tempi brevi, ogni opportuna iniziativa per risolvere il problema del blocco dei crediti edilizi. In particolare:

  • sbloccare i crediti di imposta incagliati nei cassetti fiscali delle imprese per rendere funzionale e pienamente utilizzabile il meccanismo della cessione del credito;
  • ampliare la platea dei cessionari, prevedendo anche la possibilità per le banche e le società appartenenti a un gruppo bancario di cedere i crediti d’imposta derivanti ai propri correntisti corporate e di coinvolgere anche Poste Italiane S.p.A. e Cassa depositi e prestiti.

Ricordiamo che la risoluzione è un atto ufficiale del Parlamento di cui il Governo dovrà tenere in considerazione; rimaniamo in attesa, quindi, di un nuovo cambiamento normativo per la ripartenza!

Al momento le uniche certezze sono l’approvazione delle leggi di conversione del decreto PNRR 2 (dl n. 36/2022) e del decreto Aiuti (dl n. 50/2022) previste, rispettivamente:

  • il 29 giugno 2022;
  • 16 luglio 2022.
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Pubblicato il decreto infrastrutture, mobilità sostenibile e grandi eventi

Le misure già in vigore

Già in vigore le misure per Giubileo 2025, croceristica a Venezia, nuove regole Covid-19, mobilità sostenibile

Giovedì 16 giugno 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n.139 del 16 giugno 2022) il decreto legge 16 giugno 2022, n. 68. contenente le “Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e della mobilità sostenibile, nonché in materia di grandi eventi e per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili”.

Il provvedimento è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione in Gazzetta (il 16 giugno) e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

E’ costituito da 13 articoli, con misure relative a: opere per il Giubileo 2025, interventi per la croceristica a Venezia,  nuove regole riguardanti il Covid-19, mobilità sostenibile.

Giubileo 2025 e viabilità di Roma

Il decreto prevede misure di accelerazione delle procedure per:

  • la Valutazione di impatto ambientale (VIA), in analogia a quanto già previsto per gli interventi inseriti nel PNRR e il PNC;
  • gli interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle strade comunali, lo sviluppo e la riqualificazione delle strade di ingresso in città e di collegamento

COVID-19

Dopo due anni di utilizzo incessante delle mascherine dovuto dalla pandemia, oggi giorno assistiamo ad un nuovo capitolo in materia di misure per il contenimento del Covid-19. Il Governo ha prorogato l’obbligo di mascherina FFP2 per treni, navi e trasporto pubblico locale fino al 30 settembre 2022, mentre le mascherine non sono più obbligatorie sugli aerei.

Sviluppo della mobilità elettrica

Il decreto legge va a completare il  lavoro avviato con il dlgs 121/2021, prevedendo diversi interventi urgenti sulla mobilità sostenibile, in coerenza con gli investimenti previsti dal PNRR quali:

  • attribuita una qualificazione giuridica alle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici in considerazione della tipologia di strada su cui insistono. In particolare, le infrastrutture (colonnine) di ricarica che sono collocate nelle aree di servizio vengono ricomprese nelle ‘pertinenze di servizio’;
  • inseriti i velocipedi elettrici (biciclette e monopattini) nella classificazione dei veicoli;
  • permesso ai titolari di patenti B di guidare un veicolo ad alimentazione alternativa fino a 4,25 tonnellate (anziché fino a 3,5 tonnellate), per accelerare la transizione ecologica nel settore dei trasporti, soprattutto quello delle merci nell’ultimo miglio. La differenza di massa deve essere riconducibile esclusivamente al peso delle batterie e non può determinare un aumento della capacità di carico;
  • equiparate a ciclomotori le biciclette a pedalata assistita che vengono manomesse, con il conseguente assoggettamento agli obblighi previsti per questi ultimi (targa, assicurazione, patentino). Sono previste sanzioni specifiche per chi manomette le biciclette a pedalata assistita e le utilizza.
sviluppo-mobilità-elettrica

sviluppo-mobilità-elettrica

In allegato il testo del dl n. 68/2022 pubblicato in Gazzetta.

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Quadro economico di progetto

Che cos’è il quadro economico?

Quadro economico di progetto: cosa contiene? Come si fa? Quali sono le spese di carattere strumentale? Esempio

Cosa contiene il quadro economico di progetto? Quali sono le voci da considerare? In questo articolo ti spiegherò cos’è un quadro economico e quali sono le fasi di programmazione.

Il quadro economico è uno strumento molto importante per il RUP perché attraverso di esso si possono controllare le attività necessarie alla realizzazione di un determinato progetto.

La redazione di un quadro economico è un’operazione molto delicata che implica molte responsabilità. Motivo per cui ti consiglio di utilizzare un software per compilare tutta la modulistica per lavori pubblici e privati intuitivo e professionale, dotato di input guidato per la redazione di tutta la documentazione che ti occorre, tra cui il quadro economico.

Il quadro economico di un progetto è l’elaborato che riassume il costo stimato di un’opera.

Secondo l’art.16 del dpr 207/2010:

I quadri economici degli interventi sono predisposti con progressivo approfondimento in rapporto al livello di progettazione al quale sono riferiti e con le necessarie variazioni in relazione alla specifica tipologia e categoria dell’intervento stesso e prevedono la seguente articolazione del costo complessivo: a.1) lavori a misura, a corpo, in economia; a.2) oneri della sicurezza, non soggetti a ribasso d’asta; b) somme a disposizione della stazione appaltante per:

  1. lavori in economia, previsti in progetto ed esclusi dall’appalto, ivi inclusi i rimborsi previa fattura;

  2. rilievi, accertamenti e indagini;

  3. allacciamenti ai pubblici servizi;

  4. imprevisti;

  5. acquisizione aree o immobili e pertinenti indennizzi;

  6. accantonamento di cui all’articolo 133, commi 3 e 4, del codice;

  7. spese di cui agli articoli 90, comma 5, e 92, comma 7-bis, del codice, spese tecniche relative alla progettazione, alle necessarie attività preliminari, al coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, alle conferenze di servizi, alla direzione lavori e al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, all’assistenza giornaliera e contabilità, l’importo relativo all’incentivo di cui all’articolo 92, comma 5, del codice, nella misura corrispondente alle prestazioni che dovranno essere svolte dal personale dipendente;

  8. spese per attività tecnico amministrative connesse alla progettazione, di supporto al responsabile del procedimento, e di verifica e validazione;

  9. eventuali spese per commissioni giudicatrici;

  10. spese per pubblicità e, ove previsto, per opere artistiche;

  11. spese per accertamenti di laboratorio e verifiche tecniche previste dal capitolato speciale d’appalto, collaudo tecnico amministrativo, collaudo statico ed altri eventuali collaudi specialistici;

  12. IVA, eventuali altre imposte e contributi dovuti per legge.

Inoltre, secondo l’art. 42 del dpr 207/2010:

 Nel quadro economico, redatto secondo l’articolo 16, confluiscono:

  1. il risultato del computo metrico estimativo dei lavori, comprensivi delle opere di cui all’articolo 15, comma 9, nonché l’importo degli oneri della sicurezza non soggetti a ribasso;

  2. l’accantonamento in misura non superiore al dieci per cento per imprevisti e per eventuali lavori in economia;

  3. l’importo dei costi di acquisizione o di espropriazione di aree o immobili, come da piano particellare allegato al progetto;

  4. tutti gli ulteriori costi relativi alle varie voci riportate all’articolo 16.

Quadro economico: le fasi del progetto

Possiamo suddividere la progettazione in 3 fasi:

  • progetto di fattibilità tecnico-economica;
  • definitiva;
  • esecutiva.

Il progetto preliminare (oggi diventato progetto di fattibilità tecnica ed economica, art. 23 dlgs 50/2016) è l’idea di base, una proposta da indicare al cliente. Una volta approvate le indicazioni inserite nel progetto preliminare, si passa a quello definitivo ricco di elaborati grafico-descrittivi. L’ultima fase è quella esecutiva nella quale vengono definiti tutti i dettagli di progetto.

Quali sono gli elementi del quadro economico?

Come abbiamo visto il quadro economico è un pannello di controllo per i costi dell’intero lavoro. Le attività da dover effettuare possono essere divise in due quadri distinti:

  • quadro “A”;
  • quadro “B”.

Possiamo riassumere ne seguente modo: nel quadro “A” si inseriscono le somme a base di gara:

  • lavori;
  • importo manodopera;
  • oneri di sicurezza;
  • servizi e forniture;
  • lavori in amministrazione diretta.

Nel quadro “B” si possono inserire le somme a disposizione:

  • spese tecniche;
  • spese generali;
  • oneri fiscali;
  • allacciamenti;
  • imprevisti.
Quadro economico

Quadro economico

Quadro economico esempio

Di seguito ti propongo un esempio di quadro economico di progetto, con l’indicazione di tutte le voci previste dalla norma.

Esempio quadro economico

Esempio quadro economico

Ti ricordo che esiste già in commercio un software per il computo metrico e i quadri economici che ti permetterà di gestire tutti i documenti di tipo economico della progettazione. Il software produce automaticamente una serie di documenti, tra cui il quadro economico.

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Cessione del credito: ecco come funziona la Piattaforma per la comunicazione

Piattaforma cessione crediti: la guida del Fisco

Aggiornata a giugno la guida del Fisco che illustra e descrive il funzionamento della Piattaforma  per la comunicazione della cessione del credito

L’Agenzia delle Entrate, come anticipato nel provvedimento n. 2022/202205, ha aggiornato la Piattaforma telematica per la comunicazione delle cessioni dei crediti a soggetti terzi. Lo scopo è di gestire la tracciabilità ed il divieto di cessione parziale delle rate annuali dei bonus edilizi.

Come noto, l’art. 121 del dl 34/2020 ha introdotto nel nostro sistema tributario opzioni alternative all’utilizzo diretto, da parte dei beneficiari, delle detrazioni fiscali.

E’ stata prevista, in particolare, la possibilità di cedere ad altri soggetti il credito d’imposta spettante.

Per sfruttare tali possibilità è necessario che l’interessato effettui la comunicazione della cessione del credito all’Agenzia delle Entrate, mediante l’invio telematico di un apposito modello nel quale esercitare tale opzione.

Proprio per gestire al meglio le ulteriori cessioni di questi crediti, l’Agenzia delle Entrate ha messo a punto un’apposita procedura web, denominata “Piattaforma Cessione Crediti”, nella quale far confluire tutti i vari passaggi dei crediti d’imposta “cedibili” a terzi.

Aggiornata al mese di giugno 2022 la guida dell’Agenzia delle Entrate,  “Piattaforma cessione crediti”, che illustra le funzionalità in base a cui i soggetti titolari di crediti d’imposta cedibili devono comunicare al Fisco la relativa cessione, ai sensi delle disposizioni vigenti.

La comunicazione della cessione del credito

Mentre alcune informazioni su alcuni crediti cedibili sono già a disposizione dell’Agenzia e già caricati direttamente sulla piattaforma cessione crediti (come il bonus vacanze, la detrazione per sanificazione ed adeguamento luoghi di lavoro, ecc.), altri crediti cedibili non sono noti all’Agenzia e devono essere comunicati dal titolare.

Si tratta, per esempio, dei crediti relativi:

  • ai canoni dei contratti di locazione di botteghe e negozi (articolo 65 del decreto legge n. 18/2020) o degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (articolo 28 del decreto legge n. 34/2020), di cui sono titolari i locatari e gli affittuari;
  • alle detrazioni per Superbonus e altri interventi edilizi, di cui sono titolari i soggetti che hanno sostenuto le relative spese.

Al riguardo ti consiglio un software per il Superbonus facile da utilizzare: troverai tutte le linee guida per gestire al meglio le tue pratiche, troverai supporto anche per la parte burocratico-amministrativa e per quella tecnico-economica.

I crediti che si comunicano con la Piattaforma

Con la Piattaforma in esame è possibile comunicare le cessioni riferite alle seguenti agevolazioni fiscali:

  • bonus edilizi, di cui sono titolari i cessionari e i fornitori che hanno applicato gli sconti, ossia:
    • Superbonus,
    • ecobonus,
    • sismabonus,
    • bonus facciate,
    • colonnine di ricarica,
    • ristrutturazioni,
    • eliminazione delle barriere architettoniche;
  • tax credit vacanze, di cui sono titolari le strutture ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, a seguito dell’applicazione degli sconti ai propri clienti (articolo 176 del decreto legge n. 34 del 2020);
  • credito d’imposta ACE (articolo 19, comma 3, del decreto legge n. 73 del 25 maggio 2021).

In questi casi, quindi, i dati del credito e la relativa cessione devono essere preventivamente comunicati dal titolare attraverso le apposite procedure presenti nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia.

In questo modo il credito viene caricato nella piattaforma a nome del cessionario.

Immagine a colori che mostra la pagina cessione del credito della piattaforma delle Entrate

Pagina cessione del credito della piattaforma delle Entrate

Cosa consente di fare la piattaforma

Questa funzione consente anche di comunicare la scelta per l’utilizzo in compensazione tramite modello F24 dei crediti.

I cessionari dei crediti e i fornitori che hanno realizzato gli interventi, accedendo nella loro area riservata del sito dell’Agenzia, potranno poi confermare l’esercizio dell’opzione e accettare il credito, al fine di utilizzarlo in compensazione tramite modello F24, oppure comunicarne l’eventuale ulteriore cessione ad altri soggetti, sempre tramite la piattaforma.

Chi deve fare la comunicazione

La piattaforma deve essere utilizzata per effettuare la comunicazione da parte di:

  • soggetti titolari dei crediti, in qualità di cedenti, per comunicare l’eventuale cessione del credito ad altri soggetti;
  • cessionari dei crediti e dai fornitori che hanno realizzato gli interventi, al fine di:
    • confermare l’esercizio dell’opzione e accettare il credito,
    • comunicare l’eventuale ulteriore cessione del credito a soggetti terzi, in luogo dell’utilizzo in compensazione tramite modello F24.

Come funziona

Dopo l’accettazione, i crediti sono visibili anche nel cassetto fiscale del cessionario e del fornitore e possono essere utilizzati, da subito, in compensazione tramite modello F24, a meno che le disposizioni di riferimento non prevedano diversamente.

L’ulteriore cessionario visualizza sulla propria piattaforma i dati dei crediti ricevuti.

In caso di cessione comunicata per errore, anche se il cessionario non accetta il credito ricevuto, il cedente non può utilizzarlo in compensazione o cederlo ulteriormente.

È necessario, infatti, che il cessionario rifiuti la cessione, attraverso l’apposita funzione della piattaforma, perché chi cede erroneamente il credito possa tornare a disporne (anche eventualmente per riproporre la cessione con i dati corretti).

Le funzionalità disponibili

La piattaforma è infatti composta dalle seguenti quattro funzioni, accessibili dalla home page:

  1. Monitoraggio crediti
  2. Cessione crediti
  3. Accettazione crediti
  4. Lista movimenti

Le novità della guida

Tra le novità: la comunicazione preventiva, tramite la Piattaforma, per i crediti derivanti dalle comunicazioni inviate dal 1° maggio 2022, della scelta irrevocabile di fruizione in compensazione, con riferimento a ciascuna rata annuale (l’utilizzo in compensazione di ciascuna rata può avvenire anche in più soluzioni).

La guida tiene conto, quindi,  dell’aggiornamento normativo  previsto  dall’entrata in vigore del decreto “Aiuti”.

A tal riguardo ha realizzato la seguente tabella che riepiloga tutte le opzioni possibili per la cessione dei crediti a seconda che siano:

  • non tracciabili”, ossia riferiti a comunicazioni inviate alle Entrate entro il 30 aprile

oppure

  • “tracciabili”, ossia dotati di codice identificativo in quanto comunicati a partire dal 1° maggio.
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Superbonus, ok ai lavori trainati anche se quelli trainanti sono pagati da un solo condomino

Piattaforma cessione crediti: la guida del Fisco

Tutti i condòmini possono usufruire dell’agevolazione per interventi sulle parti private anche se le spese per i trainanti sono sostenute da un solo condòmino

Nuovi approfondimenti dell’Agenzia delle Entrate in materia di Superbonus nel corso dello speciale di Telefisco (IlSole24Ore); uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda la realizzazione di “lavori trainanti” e “lavori trainati” in un condominio.

Se vuoi seguire correttamente tutte le nuove regole sui bonus edilizia 2022 e non perdere l’occasione di usufruire della maxi detrazione, ti consiglio 2 strumenti indispensabili:

  • la tabella in pdf sui bonus edilizia;
  • il software per il calcolo e la gestione dei bonus edilizia da usare gratuitamente per 7 giorni.

Il quesito alle Entrate

Se un contribuente si accolla tutte le spese per gli interventi trainanti sulle parti comuni condominiali, agevolati con il superbonus del 110%, gli altri condòmini possono essere agevolati con il superbonus del 110% per le spese che sostengono per gli interventi trainati sui propri appartamenti?

Questa la domanda posta all’Agenzia delle Entrate, nella speranza che i singoli proprietari degli appartamenti potessero accedere all’agevolazione anche in riferimento agli interventi realizzati sulle singole unità (come la sostituzione di infissi o il rifacimento della caldaia), in considerazione del fatto che un singolo condominio ha sostenuto tutte le spese per l’intervento trainante (ossia il cappotto termico).

Risposta dell’Agenzia delle Entrate

La risposta dell’Agenzia delle Entrate è la seguente:

Non rileva  che le spese per gli interventi trainati siano state sostenute da un soggetto diverso da quello che ha sostenuto le spese per gli interventi trainanti.

Conclusioni

La conclusione cui giunge il Fisco è positiva per il contribuente.

Nel caso in esame, quindi, la circostanza che il singolo condomino si sia fatto carico di tutte le spese dell’intervento trainante sulle parti comuni non pone limitazioni agli altri condomini al godimento della maxi detrazione sugli interventi trainati realizzati sulle singole unità.

In conclusione: entrambi (singolo condomino e condòmini) possono fruire del Superbonus con riferimento alle spese da ciascuno sostenute.

La considerazione rilevante da fare, come rappresentato dal Fisco, è riferita ad un possibile scenario:

Possono fruire del Superbonus per gli interventi trainati realizzati sulla singola unità immobiliare anche i condòmini ai quali, in base alla delibera assembleare, non sono state imputate le spese per gli interventi trainanti realizzati sulle parti comuni dell’edificio in condominio.

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Bonus accumulo energia rinnovabile: come funziona

Bonus accumulo energia rinnovabile

In Gazzetta il decreto con le indicazioni per usufruire del credito d’imposta per le batterie di accumulo dell’energia prodotta da impianti rinnovabili

Si parla sempre più spesso dell’importanza dell’energia rinnovabile che, in quanto prodotta da fonti naturali e ampiamente disponibili (come sole e vento), ha un limitato impatto ambientale.

Compresa e condivisa l’importanza della produzione di energia rinnovabile, diventa fondamentale l’introduzione di misure finalizzate ad incentivare e favorire la diffusione di impianti per la produzione di detta energia: parliamo dei diversi bonus e detrazioni. Tra questi il bonus accumulo energia rinnovabile, introdotto dalla legge di Bilancio 2022 e disciplinato dal nuovo decreto 6 maggio 2022.

Si tratta di una detrazione fiscale per l’installazione di sistemi di accumulo dell’energia, collegati a impianti di produzione dell’elettricità alimentati da pannelli fotovoltaici o da altre fonti rinnovabili, già funzionanti e incentivati.

Il sistema di accumulo è un insieme di accumulatori o batterie che stoccano l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici e che non viene immediatamente consumata.

L’agevolazione è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2022 (legge 30 dicembre 2021, n. 234) ed è in vigore dal 1° gennaio 2022.

In particolare all’art. 812, comma 1 si legge quanto segue:

Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai contribuenti è riconosciuto, nel limite massimo complessivo di 3 milioni di euro per l’anno 2022, un credito d’imposta per le spese documentate relative all’installazione di sistemi di accumulo integrati in impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili, anche se già esistenti e beneficiari degli incentivi per lo scambio sul posto di cui all’articolo 25-bis del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative per l’accesso al beneficio di cui al presente comma e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro i limiti di cui al presente comma.

Per non sbagliare nella progettazione di impianti fotovoltaici, ti consiglio il software di ultima generazione in grado di progettare impianti fotovoltaici di qualsiasi tipologia, completo, facile da usare e professionale.

Decreto 6 maggio 2022

Le modalità attuative per l’accesso al bonus accumulo energia rinnovabile sono state definite con il decreto 6 maggio 2022 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2022), che detta le regole per richiedere il credito d’imposta relativo alle spese sostenute per l’installazione di sistemi di accumulo, integrati in impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili.

Ambito di applicazione e requisiti impianti

La detrazione in esame spetta alle persone fisiche che, dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, hanno sostenuto delle spese documentate per l’installazione di sistemi di immagazzinamento.

Condizione necessaria ai fine della detrazione è che i sistemi di accumulo siano integrati ad impianti per la produzione elettrica da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda l’impianto di produzione, al quale il sistema di accumulo deve essere integrato, viene precisato che la detrazione spetta anche se:

  • è un impianto già esistente;
  • beneficia già degli incentivi per lo scambio sul posto (articolo 25-bis del Dl n. 91/2014).

Misura del credito d’imposta e modalità di erogazione

Per il credito d’imposta è stato fissato dalla norma un limite complessivo di spesa pari a 3 milioni di euro per l’anno 2022.

In funzione del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e quello delle spese agevolabili richieste, il Fisco determinerà la percentuale della spesa sostenuta da ciascun soggetto riconosciuta a titolo di credito d’imposta. Ancora non si conosce, quindi, l’entità del credito di imposta.

Come richiedere il bonus

Per poter beneficiare del credito d’imposta in esame è necessario inviare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, in base alle indicazioni fornite.

Nella domanda i soggetti richiedenti dovranno indicare l’importo della spesa agevolabile sostenuta nell’anno 2022 per l’installazione dei sistemi di accumulo.

Modalità di fruizione

Il bonus sarà utilizzabile esclusivamente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale sono state sostenute le spese.

Una volta a conoscenza della quantificazione del credito, il contribuente potrà utilizzare detto importo in compensazione delle imposte dovute, riportando tale valore nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo nel corso del quale sono state sostenute le spese agevolabili.

Nell’eventualità in cui parte del credito d’imposta non venga utilizzato, questo potrà essere riportato ai periodi d’imposta successivi.

Controlli

Chiude il decreto la parte relativa ai controlli in capo all’Agenzia delle Entrate che, accertata la non spettanza (tutta o in parte) dell’agevolazione, procederà al recupero del relativo importo (ai sensi dell’art. 1, commi da 421 a 423, della legge n. 311/2004).

Rimaniamo in attesa delle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate; entro il 16 settembre 2022 (90 giorni a partire dal 18 giugno) dovrà emanare un provvedimento in cui sarà disponibile sia lo schema da compilare per l’invio delle domande, sia il termine ultimo valido per l’invio telematico.

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Abuso edilizio: il detentore del bene è sempre responsabile

Abusi edilizi su demanio dello Stato e responsabilità dell’erede, il caso

La responsabilità di un abuso edilizio, anche su area demaniale, è sempre del detentore del bene anche se non ha commesso materialmente l’abuso. Lo afferma il Tar Puglia

Attenzione agli incauti acquisti! Quando compriamo o ereditiamo una proprietà ne diveniamo anche responsabili.

Scoprire un abuso edilizio e appellarci alla nostra buona fede ed alla inconsapevolezza non ci esime dal dover rimediare a nostre spese a quel torto perpetrato da altri nei confronti della salvaguardia e del legale utilizzo del territorio, bene comune di ciascuno di noi e di chi verrà dopo di noi.

Oggi faremo attenzione a ciò che ha da dirci in proposito il Tar Puglia con la sentenza n. 932/2022.

Un privato ereditava dal padre defunto un immobile sito su area del demanio dello Stato, ma sull’immobile gravavano alcuni abusi edilizi già accertati precedentemente dal Comune.

L’erede, quindi, nonostante le dichiarazioni rese in ordine alla sua estraneità alla realizzazione dell’abitazione (in quanto realizzata dal padre), riceveva una comunicazione di avvio del procedimento in cui l’Amministrazione preannunciava la prossima adozione dei provvedimenti conseguenziali alla presenza di quegli abusi.

L’uomo con ricorso al Tar lamentava sostanzialmente la violazione dell’art. 35 “Interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici” del dpr 380/2001 il quale stabilisce che l’ordine di demolizione debba essere impartito nei confronti del “responsabile dell’abuso” (e non, dunque, anche a soggetti che, a qualunque titolo, acquistino successivamente la disponibilità dell’area), precisando la diversità di concetto tra “disponibilità” del bene e “responsabilità” dello stesso.

Ti ricordo che per una valida gestione e archiviazione dei moduli edilizi esiste un software che ti fornisce il giusto supporto per la compilazione e consultazione rapida dei dati.

La sentenza del Tar Puglia: disponibilità e responsabilità del bene coincidono anche nel caso di abusi edilizi su suolo demaniale

Circa la buona fede del ricorrente, i giudici citano una precedente decisione del CdS (n. 3345 del 27 aprile 2022) in base alla quale:

per la verifica della legittimità dell’emanazione di un ordine di rimozione di un manufatto abusivo realizzato su un’area demaniale, è sufficiente la qualità di utilizzatore del medesimo manufatto. Invero, è “responsabile dell’abuso” non solamente chi ha posto in essere materialmente la violazione contestata, ma anche colui che è subentrato nella titolarità del bene, in modo da potersi avvalere nel tempo successivo alla realizzazione dell’utilità derivante dal bene stesso senza titolo, e che perciò, avendo la disponibilità materiale di detto bene, non è esentato dal dovere di ripristino dello stato dei luoghi, pur senza essere l’autore materiale dell’abuso preesistente.

I giudici spiegano che diversamente basterebbe il passaggio del bene ad altro soggetto per eludere la regola che impone il ripristino dello stato dei luoghi, con il risultato paradossale (certamente contrario alla ratio legis) di consentire l’immunità delle opere da eventuali misure ripristinatorie (e dunque di fatto sanate) per effetto della mera alienazione da parte di colui che le ha realizzate.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Ndr La presente sentenza del Tar che cita un preciso giudizio del Consiglio di Stato su chi sia responsabile di opere abusive commesse su suolo demaniale, non solo sembra contrapporsi all’art. 35 del TUE, ma sembra anche mettersi in contrapposizione ad una precedente sentenza emessa dallo stesso CdS (sentenza n. 2558 del 26 marzo 2021). In merito a quest’ultima si rimanda il lettore ad un articolo di BibLus-net: “Abuso edilizio su suolo demaniale: la responsabilità è dell’autore materiale“.

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Variante in corso d’opera lavori pubblici

Cos’è una variante in corso d’opera lavori pubblici?

Cos’è una variante in corso d’opera nei lavori pubblici: chi l’autorizza e come si esegue?

Il tema delle varianti costituisce uno degli aspetti più delicati della fase esecutiva di un appalto pubblico. Le varianti sono lo strumento con cui è possibile modificare l’oggetto del contratto d’appalto, nei limiti quantitativi e qualitativi previsti dalla norma.

In particolare, l’art. 106 del codice appalti precisa che la possibilità di introdurre tali modifiche deve essere prevista negli atti di gara, in clausole chiare, precise ed inequivocabili. Tutto ciò a prescindere dal loro valore economico.

E’ necessario, quindi, prevedere anticipatamente la possibilità di modificare il contratto di appalto inserendo le opportune clausole nei documenti di gara. Pertanto, può esserti d’aiuto:

  • un software per compilare tutta la modulistica per lavori pubblici e privati da usare gratis per 30 giorni;
  • il codice appalti che puoi scaricare subito e gratuitamente.

Il codice appalti (art. 106) definisce “varianti in corso d’opera” le modifiche:

  • derivanti da circostanze impreviste e imprevedibili per l’amministrazione aggiudicatrice o per l’ente aggiudicatore. Tra le predette circostanze può rientrare anche la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari o provvedimenti di autorità od enti preposti alla tutela di interessi rilevanti;
  • se l’aumento di prezzo non eccede il 50% del valore del contratto;
  • che non alterano la natura generale del contratto originario;
  • derivanti da errori o omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell’opera o la sua utilizzazione, senza necessità di una nuova procedura se il valore della modifica è:
    • al di sopra dei valori fissati all’art. 35 dlgs 50/2016;
    • superiore al 10%, ossia il 15% del valore iniziale del contratto di lavori sia nei settori ordinari che speciali.

Chi autorizza le varianti in corso d’opera?

Le varianti in corso d’opera devono essere autorizzate dal responsabile unico del procedimento (RUP), con l’ausilio del direttore dei lavori o del direttore dell’esecuzione del contratto, attraverso le modalità previste dall’ordinamento della stazione appaltante cui il RUP dipende.

In mancanza di un regolamento specifico della stazione appaltante o di indicazioni nelle linee guida dell’ANAC, per “autorizzazione” si intende l’atto tramite il quale il RdP fornisce il suo nulla-osta al direttore dei lavori per l’elaborazione della variante.

Varianti in corso d’opera: modulo in PDF da scaricare gratis e modalità di invio

Di seguito ti fornisco il modulo varianti in corso d’opera da trasmettere all’Anac entro 30 giorni dall’approvazione; il modello è stato realizzato con un software capitolati e modulistica che puoi usare e scaricare gratuitamente per 30 giorni gratis.

Nel modulo “varianti in corso d’opera” è necessario indicare i seguenti dati:

  • dati identificativi della stazione appaltante (o di altro soggetto) e del responsabile del procedimento (RdP);
  • oggetto/descrizione concisa della variante in corso d’opera;
  • CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico di Progetto);
  • numero di protocollo e data del provvedimento di approvazione della variante in corso d’opera e soggetto che approva la variante in corso d’opera;
  • numero di protocollo e data del provvedimento di autorizzazione della variante da parte del RdP;
  • settore/tipologia d’intervento o di contratto;
  • trasmissioni di precedenti varianti in corso d’opera;
  • comunicazioni all’Osservatorio dell’Anac di avvenute modifiche del contratto in corso d’opera;
  • comunicazioni di avvenute modifiche del contratto;
  • comunicazioni esiti del contenzioso;
  • variante ex art.132, comma 1, dlgs 163/2006 come catalogate dal RdP;
  • importi di riferimento principali delle varianti in corso d’opera;
  • documentazione da trasmettere a corredo della variante;
  • modalità di trasmissione e sanzioni per ritardi: avvertenze.
Modulo varianti in corso d'opera

Modulo varianti in corso d’opera

Il modulo deve essere inoltrato all’indirizzo pec dell’Autorità protocollo@pec.anticorruzione.it insieme all’indice dettagliato dei documenti.  L’invio, mediante raccomandata ed eventuale supporto informatico, può essere utilizzato a discrezione della stazione appaltante, ad esempio in ragione della voluminosità della documentazione.

Variante in corso d’opera: come si svolge?

Se la variante in corso d’opera non modifica di molto gli elementi essenziali del contratto originariamente pattuiti, il contratto di appalto può essere modificato senza la necessità di ricorrere a una nuova procedura di affidamento. Per quanto riguarda i settori ordinari la variante è ammessa solo nel caso in cui l’aumento di prezzo non ecceda il 50% del valore del contratto iniziale.

I contratti di appalto sia nei settori ordinari sia nei settori speciali possono essere modificati senza una nuova procedura nei seguenti casi:

  • quando le modifiche sono state previste nei documenti di gara;
  • per lavori, servizi e forniture supplementari;
  • per sostituzione del contraente.

Obblighi di comunicazione per le varianti in corso d’opera

L’art. 106 del codice appalti prevede l’obbligo di comunicazione e trasmissione per le varianti in corso d’opera.

Per i contratti sotto soglia tutte le varianti devono essere comunicate all’Osservatorio dei lavori pubblici, nelle sezioni regionali, entro 30 giorni dalla loro approvazione. Tale comunicazione è obbligatoria anche per il sopra soglia quando il valore della variante è inferiore al 10%. Qualora si superi tale percentuale, il RUP dovrà inviare la documentazione della variante all’ANAC che ne accerterà l’eventuale illegittimità (obblighi di trasmissione).

In caso di mancata trasmissione delle varianti in corso d’opera comporta sanzioni amministrative (art. 213 dlgs 50/2016, comma 13). Per evitare queste sanzioni, ti consiglio di scaricare un software per compilare tutta la modulistica per lavori pubblici e privati che puoi utilizzare gratis per 30 giorni.

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Prima rata IMU 2022: cosa succede se si paga in ritardo?

Prima rata IMU 2022: cos’è

IMU 2022 e la scadenza del 16 giugno: esenzione per una delle 2 case ubicate in Comuni diversi e per gli immobili merce. Il ravvedimento operoso

Il 16 giugno 2022 era il termine stabilito per versare la prima rata IMU 2022, la nuova imposta comunale in vigore dal 2012, il cui gettito finirà in parte nelle casse comunali e in parte in quelle erariali.

Ecco cosa occorre sapere in merito alla prima rata IMU, le novità per l’anno 2022 e le sanzioni da pagare in caso di ritardo nel pagamento.

Si tratta della prima rata dell’imposta sugli immobili, IMU, a cui sono soggetti i proprietari delle “seconde case” e di immobili di determinate categorie catastali.

Chi deve versare l’Imu?

L’IMU va versata da:

  • proprietari dell’immobile, terreno o area;
  • titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie);
  • locatari di immobili in base a un contratto di leasing finanziario;
  • concessionari di beni demaniali.

Immobili interessati

L’IMU riguarda:

  • fabbricati in cui rientrano anche i fabbricati rurali ad uso sia abitativo sia strumentale;
  • aree fabbricabili;
  • terreni in cui rientrano sia quelli agricoli sia quelli incolti.

Soggetti esonerati dal versamento IMU

Sono esonerati dal pagamento dell’imposta i seguenti soggetti:

  • i possessori di un immobile adibito ad abitazione principale accatastato nelle categorie A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7;
  • il nudo proprietario (quando sull’immobile è presente un usufrutto);
  • l’inquilino dell’immobile (l’imposta viene versata dal titolare dei diritti reali);
  • la società di leasing concedente (in quanto paga l’utilizzatore);
  • il comodatario (paga il comodante titolare dell’immobile), l’affittuario dell’azienda se l’azienda comprende un immobile (il versamento compete al proprietario dell’azienda concessa in affitto);
  • il coniuge non assegnatario in caso di separazione o divorzio;
  • per i  “fabbricati merce“ a partire dal 2022.

Quanto si deve pagare?

L’importo da pagare è stabilito dal Comune; hanno valore solo le delibere pubblicate sul sito delle Finanze.

Tuttavia, l’acconto IMU va versato in base all’aliquota deliberata dal Comune per i 12 mesi precedenti: se nei primi sei mesi del 2022 la situazione dell’immobile non è cambiata, si può semplicemente pagare la metà dell’imposta dovuta per il 2021; le delibere relative al 2022 vanno utilizzate nel caso in cui il Comune avesse ridotto il livello dell’IMU.

Come si calcola l’imposta?

Per calcolare l’IMU si parte dalla rendita catastale rivalutata (si rivaluta del 5%) e moltiplicata per opportuni coefficienti di rivalutazione (160 nel caso delle abitazioni), al fine di ottenere il valore catastale. A tale valore, si è ottenuta la base imponibile, si applica l’aliquota prevista per la particolare fattispecie e nella maggior parte dei Comuni allineata al massimo del 10,6 per mille.

L’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente a:

  • quota di possesso;
  • mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso.

Per il calcolo delle stime immobiliari, con valutazioni guidate e perizie di stima del più probabile valore di mercato degli immobili, complete e personalizzabili, ti consigliamo il software con interfaccia intuitiva e input guidato.

Come si paga?

Il pagamento dell’acconto IMU deve essere effettuato con il modello F24.

Si può pagare in un’unica rata?

L’acconto IMU del 16 giugno deve essere pari ad almeno la metà dell’imposta dovuta in base alle aliquote dell’anno precedente. Tuttavia in caso di piccoli importi può essere più pratico versare tutto in una volta; se si paga tutto a giugno e la situazione dell’immobile cambia o le aliquote aumentano, occorre fare il conguaglio.

Novità IMU 2022

Tra le novità di rilievo riferite all’anno in corso:

  • se i componenti risiedono in due case ubicate in Comuni diversi,  le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze si applicano per un solo immobile scelto dai componenti del nucleo familiare (in precedenza, l’orientamento della Cassazione era che nessuna delle due case fosse esente; vedi anche FiscOggi: Due coniugi hanno la residenza anagrafica in immobili diversi che si trovano in Comuni diversi. Ho letto che da quest’anno possono scegliere su quale dei due usufruire dell’esenzione dell’Imu per abitazione principale. È così?);
  • non si paga più l’IMU sugli “immobili merce”, ossia i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fino a che rimane tale destinazione e non sono in ogni caso locati.

Rimane, invece, confermato che il calcolo dell’imposta dovuta nel caso in cui la casa è stata acquistata o venduta nei primi mesi dell’anno, va effettuato in proporzione ai mesi di possesso.

IMU: le sanzioni per i pagamenti errati o in ritardo

In caso di errori legati al versamento dell’imposta si applica la sanzione per omesso/tardivo versamento pari al 30% di quanto erroneamente versato, ma fanno eccezione i versamenti:

  • effettuati entro 14 giorni dalla scadenza, per i quali la sanzione è in misura pari all’1% per ogni giorno di ritardo;
  • effettuati entro 90 giorni dalla scadenza, che vedono applicata la sanzione del 15%.

Nel dettaglio, se vengano commesse delle irregolarità nel versamento dell’IMU è possibile procedere con la correzione spontanea ossia con il ravvedimento operoso ottenendo la riduzione della sanzione applicabile in misura crescente rispetto al tempo trascorso dal momento dell’adempimento non effettuato o eseguito erroneamente.

Ravvedimento operoso

Nel caso in cui il contribuente non fosse riuscito a versare l’acconto relativo alla prima rata IMU entro il 16 giugno 2022 può rimediare ricorrendo al ravvedimento operoso.

Nel caso in cui non si paga o si paga in ritardo, è comunque possibile il pagamento tramite il modello F24 (cartaceo o online), considerando anche gli interessi e le sanzioni.

Per la compilazione dell’F24, dopo il rigo dedicato all’imposta principale (codice tributo 3918), va compilato un 2° rigo in cui barrare il quadratino del ravvedimento, calcolando gli importi con queste regole:

  • interessi calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito;
  • sanzione in misura ridotta, fino al 1° luglio 2022 ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo (1%).

Come si calcolano

In sede di ravvedimento operoso, ossia se la prima rata viene versata in ritardo, il contribuente deve versare, insieme all’imposta, sanzioni tanto più severe quanto è maggiore il ritardo.

Gli interessi vanno calcolati in base al numero dei giorni (il tasso legale per il 2022 è l’1,25%).

La sanzione in misura ridotta, fino al 1° luglio 2022 ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo (1%). Pertanto, in sede di ravvedimento, la sanzione da versare sarà pari allo 0,1% per ciascun giorno di ritardo (1/10 dell’1%).

Nel dettaglio:

  • sanzione ridotta allo 0,1% per ogni giorno di ritardo più interessi fino a 14 giorni di ritardo (cioè fino al 30 giugno compreso);
  • sanzioni ridotte all’1,5% (più interessi legali) dal 15° al 30° giorno;
  • sanzioni ridotte al 1,67% e interessi dal 31° al 90° giorno;
  • sanzioni ridotte al 3,75% e interessi legali dal 91° giorno e fino a un anno di ritardo;
  • sanzioni ridotte al 4,29% e interessi legali in caso di regolarizzazione oltre un anno e fino a due anni;
  • sanzioni del 5% e interessi per regolarizzazione oltre i due anni.

Quindi su 400 euro di acconto da pagare, la sanzione per 5 giorni di ritardo è pari a 2 euro (si arrotonda all’unità).

Per ulteriori chiarimenti ti consigliamo la guida BibLus-net in cui vengono individuate quali sono le corrette modalità di calcolo dell’IMU, comprese le detrazioni; le categorie di soggetti ai quali si applica l’imposta e chiarisce le modalità di applicazione delle agevolazioni per categorie particolari di fabbricato (es. fabbricati rurali) o terreno (es. terreni agricoli).

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Qualifica dei sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti

Teleriscaldamento e teleraffrescamento, cos’è

Il GSE pubblica le procedure operative per la qualifica dei sistemi: definizioni, documentazione da produrre e descrizione del procedimento amministrativo

Negli ultimi anni il teleriscaldamento (fornitura di calore attraverso tubazioni di acqua calda o vapore) ed il teleraffrescamento (ad acqua refrigerata) in Italia sono divenuti una realtà diffusa e consolidata, in esercizio alla fine del 2017, concentrata per lo più nelle regioni settentrionali e centrali del Paese.

Le caratteristiche territoriali, le condizioni climatiche, la dimensione demografica e la densità abitativa costituiscono i fattori principali per lo sviluppo delle reti.

Per rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento si intende un sistema di trasporto dell’energia termica, realizzato prevalentemente su suolo pubblico, finalizzato a consentire a chiunque interessato, nei limiti consentiti dall’estensione della rete, di collegarsi alla medesima per l’approvvigionamento di energia termica per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria.

Tra i requisiti:

  • la rete deve servire una pluralità di edifici;
  • la rete deve servire una pluralità di clienti.

Il concetto di sistema di teleriscaldamento o teleraffrescamento efficiente viene individuato per la prima volta dalla Direttiva UE 2012/27/CE; si tratta di un sistema che usa, in alternativa, almeno:

  • il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili;
  • il 50% di calore di scarto;
  • il 75% di calore cogenerato;
  • il 50% di una combinazione delle precedenti.

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Dlgs n. 199/2021 e qualifica dei sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti

Di recente il decreto legislativo n. 199/2021 (di recepimento della direttiva UE 2018/2001 ” RED II”) ha disposto (art. 34, comma 1) che entro il 30 giugno di ogni anno il GSE qualifichi i sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti; ossia devono rispettare i requisiti di cui all’articolo 2, comma 2, lettera tt) del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, con riferimento all’anno solare precedente.

Su base volontaria, i gestori del servizio di teleriscaldamento o teleraffrescamento, possono presentare apposita richiesta, nei tempi e nei modi resi disponibili dal GSE entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso provvedimento.

Procedura Operativa per la qualifica di sistemi

A tal riguardo il GSE ricorda che è online la Procedura Operativa per la qualifica di sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti ai sensi del decreto legislativo.

Il documento contiene informazioni utili per i gestori interessati fra cui definizioni, documentazione da produrre e descrizione del procedimento amministrativo.

Con successive comunicazioni verranno forniti maggiori dettagli sulle tempistiche e sulle modalità di presentazione delle richieste di qualifica.

Definizioni in materia di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti

La guida precisa le seguenti definizioni:

  • biomassa;
  • calore e freddo di scarto;
  • calore utile cogenerato;
  • energia da fonti rinnovabili oppure energia rinnovabile;
  • gestore del servizio di teleriscaldamento o teleraffrescamento;
  • periodo di rendicontazione o di produzione;
  • rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento;
  • unità di produzione del calore.

Tipologia dci sistemi di teleriscaldamento o teleraffrescamento efficienti

Nella prima tipologia rientrano i sistemi di teleriscaldamento o teleraffrescamento che utilizzano almeno il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili. Quindi, almeno il 50% di tutta l’energia, termica o frigorifera, fornita alla rete di teleriscaldamento o teleraffrescamento, quindi, deve essere energia rinnovabile, anche prodotta in cogenerazione.

Nella seconda, invece, i sistemi che utilizzano almeno il 50% di energia derivante da calore di scarto. Ciò significa che almeno il 50% di tutta l’energia, termica o frigorifera, fornita alla rete di teleriscaldamento o teleraffrescamento, deve derivare da calore di scarto.

Si passa, poi, alla terza tipologia in cui rientrano i sistemi che utilizzano almeno il 75% di energia derivante da calore cogenerato. Almeno il 75% di tutta l’energia, termica o frigorifera, fornita alla rete di teleriscaldamento o teleraffrescamento, quindi, deve essere prodotta in cogenerazione, anche se prodotta utilizzando fonti rinnovabili.

Nella quarta, infine, rientrano i sistemi di teleriscaldamento o teleraffrescamento che utilizzano almeno il 50% di energia derivante da una combinazione delle tipologie precedenti. Per poter rientrare in tale tipologia, la rete di teleriscaldamento o teleraffrescamento deve essere alimentata da almeno due diverse unità di produzione del calore.

Richiesta di qualifica

Il documento passa, poi, a definire le modalità per la richiesta della qualifica: dopo aver effettuato la registrazione sul portale del GSE, i gestori devono presentare, attraverso le modalità indicate, specifica richiesta (sempre al GSE) in forma di dichiarazione sostituiva di atto di notorietà ai sensi del DPR 445/2000.

Per quanto riguarda le date:

  • tra il 1° gennaio e il 31 marzo di ciascun anno, con riferimento all’anno solare precedente, è necessario fare l’invio della richiesta di qualifica;
  • entro il 30 giugno di ogni anno il GSE qualifica i sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti che rispettano i requisiti di cui all’articolo 2, comma 2, lettera tt) del dlgs n. 102/2014), con riferimento all’anno solare precedente.

Misure da trasmettere

Il documento, infine, indica le misure necessarie per la qualifica di sistema di teleriscaldamento o teleraffrescamento efficiente che dovranno essere trasmesse dal gestore al GSE, in funzione della tipologia in cui ricade il sistema stesso.

Dette misure si riferiscono all’anno di produzione precedente a quello di presentazione della richiesta di qualifica.

Rimaniamo in attesa di ulteriori e successive comunicazioni per avere maggiori dettagli sulle tempistiche e sulle modalità di presentazione delle richieste di qualifica.

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A chi spetta la detrazione in caso di trasferimento dell’immobile?

Teleriscaldamento e teleraffrescamento, cos’è

I chiarimenti dei Fisco sul trasferimento delle detrazioni fiscali in caso di vendita dell’immobile: quali spettano all’acquirente e quali al venditore

Un nuovo chiarimento dell’Agenzia delle Entrate in materia di detrazioni fiscali e variazione del titolo di possesso dell’immobile sul quale sono stati effettuati interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Un contribuente espone( FiscOggi) quanto segue:

Ho venduto un appartamento per il quale mi resterebbe da beneficiare ancora di un’ultima rata (la quinta) per il credito ristrutturazione (lavori antisismici). Non avendo specificato nulla nel rogito, in teoria avrei perso quell’ultima rata oppure, essendo io proprietario fino ad aprile di quest’anno, il prossimo anno riuscirò a detrarre quell’ultima rata?

La risposta del Fisco

In linea generale, risponde il Fisco, in caso di vendita dell’immobile oggetto dell’intervento prima che sia trascorso l’intero periodo di fruizione della detrazione, si ha il trasferimento delle quote di detrazione non ancora usufruite a vantaggio dell’acquirente, salvo diverso accordo delle parti (articolo 16-bis, comma 8, del Tuir).

Nel dettaglio, in caso di vendita dell’immobile le quote di detrazione non utilizzate in tutto o in parte dal venditore spettano per i rimanenti periodi di imposta all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare; la quota di detrazione, invece, relativa all’anno di trasferimento dell’immobile spetta per intero al contribuente che possedeva l’immobile al 31 dicembre di quell’anno.

In conclusione, qualora nell’atto di trasferimento dell’immobile non sia stato specificato che il venditore conservi la detrazione delle rate residue, tale volontà può desumersi anche da una scrittura privata, autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, sottoscritta da entrambe le parti contraenti, nella quale si dia atto che l’accordo in tal senso esisteva sin dalla data del rogito (vedi circolare n. 7/2021).

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Valutazione rischio vibrazioni: sistema HAV e WBV, rischi, rimedi

Cosa sono le vibrazioni?

Valutazione rischio vibrazioni: di cosa si tratta, quali sono i rischi per un lavoratore, i sistemi HAV e WBV, i DPI da utilizzare

In questo articolo ti parlerò della valutazione del rischio vibrazioni, ti illustrerò i rischi per la salute dei lavoratori, come si può porre rimedio ai pericoli, quali sono i dispositivi individuali di protezione da utilizzare. In più ti dirò come viene fatta l’analisi del rischio vibrazioni, cosa si intende per sistemi HAV e WBV (mano-braccio e corpo intero).

La sicurezza sul luogo di lavoro è fondamentale: è estremamente importante procedere correttamente alla valutazione dei rischi, motivo per cui ti consiglio di affidarti ad un software per la redazione del DVR perfetto per fare un’analisi completa di tutti i possibili pericoli: la soluzione professionale aggiornata in base al testo unico per la sicurezza.

Le vibrazioni sono oscillazioni meccaniche determinate da onde di pressione che si trasmettono attraverso corpi solidi. Le oscillazioni che vengono prodotte sono influenzate o meno dall’uso di uno strumento e possono essere:

  • libere;
  • forzate.

Per capire la pericolosità delle vibrazioni in termini di salute dei lavoratori, bisogna fare una quantificazione delle stesse in base a due elementi:

  • frequenza;
  • intensità.

Come fare una valutazione rischio vibrazione?

La valutazione è una vera e propria analisi del rischio, che può essere effettuata secondo 2 modalità distinte:

  • le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio (HAV);
  • le vibrazioni trasmesse al sistema corpo intero (WBV).

Di seguito ti riporto un’immagine tratta dalla guida Inail sul rischio vibrazione:

Quantificazione ed esposizione rischio vibrazioni

Quantificazione ed esposizione rischio vibrazioni,guida Inail

Per approfondimento puoi scaricare il testo Inail integrale.

Cosa si intende per vibrazioni HAV? Il sistema mano-braccio

I rischi che derivano da questo sistema sono molteplici. I disturbi possono essere:

  • vascolari;
  • osteoarticolari;
  • neurologici;
  • muscolari.

L’esposizione a tale rischio si verifica quando si impugnano attrezzi vibranti quali martelli demolitori, decespugliatori, motoseghe, smerigliatrici, scalpellatori, attrezzature sottoposte a vibrazioni e/o impatti.

Denunce malattie agenti fisici

denunce malattie agenti fisici, guida Inail

Nella tabella possiamo leggere i disturbi connessi al sistema mano-braccio con relativa incidenza negli anni evidenziati con il colore giallo.

Il sistema WBV: il corpo intero

Cosa si intende per vibrazioni trasmesse all’intero corpo?

L’art. 200 del dlgs 81/2008 definisce le vibrazioni trasmesse al corpo intero come:

le vibrazioni meccaniche che, se trasmesse al corpo intero, comportano rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori in particolare lombalgie e traumi del rachide.

L’esposizione a tale rischio si verifica quando si è a bordo di macchine industriali vibranti come gru, autogru, trattori, ecc. L’esposizione, dunque, avviene attraverso il contatto con il sedile e non con l’impugnatura come avviene per le vibrazioni HAV.

I valori limite di esposizione

L’art. 201 del testo unico per la sicurezza regola i valori limite di esposizione:

  • per il sistema HAV il limite giornaliero (calcolato su 8 ore di riferimento) è fissato a 5m/s². Su periodi brevi è di 20m/s²;
  • per il sistema WBV il valore limite (su 8 ore di riferimento) è pari a 1,0 m/s²:; per brevi periodi 1,5 m/s². Il valore di azione giornaliero è di 0,5 m/s².

Valore limite HAV

La norma stabilisce un valore di esposizione oltre il quale il datore di lavoro deve controllare i rischi derivati dalle HAV cui sono esposti i dipendenti. Scatta l’obbligo di prendere in considerazione l’opzione di ridurre o eliminare i rischi delle vibrazioni trasmesse all’arto superiore anche se i valori di azione non vengono superati.

valori di azione rischio vibrazioni

Valori di azione rischio vibrazioni, guida Inail

Valore limite WBV

Di seguito ti riporto una tabella che indica sia il valore d’azione giornaliero che il valore limite di esposizione per il sistema WBV (corpo intero).

Valori soglia WBV rischio vibrazioni

Valori soglia WBV rischio vibrazioni, guida Inail

Quali sono le fasi della valutazione del rischio vibrazioni?

Per fare una valutazione precisa del rischio, bisogna seguire determinate fasi:

  • possibile giustificazione del rischio;
  • individuazione delle condizioni espositive da valutare;
  • quantificazione dell’esposizione;
  • programmazione di misure tecniche e relativo uso di dispositivi individuali di protezione;
  • adozione di metodi di lavoro ergonomicamente adeguati;
  • informazione e relativa formazione dei soggetti esposti al rischio;
  • predisposizione della sorveglianza sanitaria.
Valutazione rischio vibrazioni: le fasi

Valutazione rischio vibrazioni: le fasi

Dispositivi di protezione individuale per HAV

Si può cercare di limitare l’effetto negativo delle vibrazioni sul sistema mano-braccio, anche se non è possibile eliminare del tutto il pericolo. Per quanto riguarda il sistema HAV, possono essere utilizzati dei guanti antivibrazioni certificati secondo la norma UNI ES ISO 10819:2013. I guanti suddetti hanno molteplici benefici, proteggono le mani da:

  • rischi meccanici;
  • temperature molto elevate;
  • rischi chimici;
  • umidità.
Guanti antivibranti rischio vibrazioni mano-braccio

Guanti antivibranti per ridurre il rischio vibrazioni mano-braccio, guida Inail

Dispositivi di protezione individuale per WBV

Per quanto riguarda le vibrazioni trasmesse al corpo intero, non c’è una vera e propria protezione. Tuttavia è possibile utilizzare 2 accorgimenti da applicare direttamente al macchinario che provoca le vibrazioni e non al lavoratore:

  • Silent Block: riduce le vibrazioni dal telaio alla cabina di un macchinario in movimento terra, di un trattore agricolo o forestale;
  • sedili antivibranti: riducono le vibrazioni dal telaio/cabina all’operatore.

Quale strumento si usa per misurare le vibrazioni trasmesse al lavoratore?

Le misurazioni delle vibrazioni si effettuano con uno strumento chiamato accelerometro. Tale strumento si applica all’impugnatura di un determinato attrezzo oppure al sedile di un macchinario utilizzato. L’accelerometro è un trasduttore che misura le vibrazioni, può essere triassiale o piezoelettrico.

Di seguito ti mostro una immagine tratta da un software per i pani di sicurezza che mostra il tipo di attrezzo/macchinario utilizzato con una serie di dati: tempo del lavoro, tempo di esposizione, tipo di sistema interessato (mano braccio o corpo intero).

Valutazione rischio vibrazioni CerTus

Valutazione rischio vibrazioni CerTus

Cosa fa il datore di lavoro per limitare i rischi?

Il datore di lavoro è obbligato ad informare e formare i dipendenti circa l’esposizione ai rischi derivanti da agenti fisici nell’area di lavoro. Per quanto riguarda le vibrazioni è assolutamente necessario informare circa:

  • le misure adottate per ridurre il rischio;
  • il valore limite di esposizione/valore di azione;
  • i risultati della valutazione;
  • la modalità per segnalare eventuali rischi;
  • le situazioni per cui si ha diritto alla sorveglianza sanitaria;
  • uso corretto dei DPI.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di eseguire regolarmente la manutenzione sia per gli attrezzi che per i macchinari utilizzati dai lavoratori in quanto si va incontro al deterioramento dei dispositivi usati, compresi quelli per ridurre le vibrazioni.

Come ridurre il rischio vibrazioni mano-braccio

Per ridurre il rischio vibrazioni mano-braccio l’informazione deve includere anche:

  • le indicazioni su come impugnare correttamente gli utensili;
  • le modalità di segnalazione di eventuali guasti;
  • le indicazioni su come riscaldare le mani;
  • l’esplicitazione dell’incidenza maggiore di rischio nei soggetti fumatori;
  • il suggerimento di massaggiare le mani durante le pause.

Come ridurre il rischio vibrazioni al corpo intero

L’informazione per ridurre il rischio all’intero corpo deve indicare:

  • il metodo corretto di guida;
  • le posture corrette di guida;
  • i fattori di rischio per disturbi alla colonna vertebrale;
  • un metodo per prevenire il mal di schiena;
  • come segnalare eventuali guasti.

È assolutamente necessario riuscire a fare un’analisi preventiva dell’area di lavoro per poter individuare eventuali rischi per i lavoratori. Solo in questo modo si possono ridurre i pericoli per la salute dei dipendenti. Ti ricordo che esiste già un software per la redazione del DVR perfetto per l’analisi e per la progettazione della sicurezza. Grazie agli input guidati potrai analizzare la pianta del luogo di lavoro, individuare eventuali rischi secondo le norme recenti, sempre aggiornate. Il piano di sicurezza è personalizzato in base alle tue esigenze, al luogo di lavoro che ti interessa. Sarai seguito nella redazione di documenti diversi richiesti dalla norma: DVR, DUVRI, ecc.

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Studio professionale e locatario: no detrazione IVA su spese straordinarie di ristrutturazione

Ristrutturazione studio professionale in fitto e agevolazioni sull’IVA dei lavori, il caso

Il locatario non può detrarre l’IVA su spese straordinarie di ristrutturazione di uno studio professionale che vadano oltre l’attinenza all’attività ivi svolta. I chiarimenti della Cassazione

L’ordinanza n. 14853/2022 della Corte di Cassazione risponde ad un interessante quesito in merito ai lavori di ristrutturazione eseguiti su locali in affitto adibiti a studio professionale.

Il locatario professionista fino a che punto può avvalersi delle relative agevolazioni sull’Iva?

L’Agenzia delle Entrate contestava ad un libero professionista la detraibilità dell’importo relativo all’Iva sugli acquisti effettuati per la ristrutturazione di un immobile preso in affitto dal contribuente e adibito a studio professionale: le spese straordinarie  ai fini dell’agevolazione fiscale sarebbero state di competenza del locatore proprietario e non del conduttore libero professionista.

Il professionista decideva di far ricorso presso la CTP (Commissione tributaria provinciale) che lo accoglieva. ma la posizione della CTP veniva ribaltata dal successivo ricorso in appello proposto dal Fisco presso la CTR (Commissione tributaria regionale).

Ecco che il professionista si rivolgeva in Cassazione lamentando, tra l’altro, la violazione art. 19 (Detrazione), comma 1, dpr n. 633/1972 e che la CTR erroneamente aveva  ritenuto che la detrazione dell’Iva sarebbe stata possibile solo in relazione al mero adattamento dei locali all’attività professionale del conduttore.

La Corte di Cassazione: una radicale ristrutturazione dello studio in fitto spetta al proprietario del locale ai fini dell’agevolazione sull’Iva dei lavori

Gli ermellini in premessa evidenziano che la CTR ha accertato la notevole operazione economica esercitata dal contribuente relativa alla straordinaria e radicale ristrutturazione dell’immobile che sarebbe stata di competenza del locatore proprietario, e della non inerenza di tali considerevoli spese con la professione esercitata in quei locali.

I giudici in seguito ricordano che la stessa Cassazione ha chiarito in passato che in materia di Iva:

l’inerenza del costo non può essere esclusa in base ad un giudizio di congruità della spesa, salvo che l’Amministrazione finanziaria ne dimostri la macroscopica antieconomicità ed essa rilevi quale indizio dell’assenza di connessione tra costo e l’attività d’impresa.

Essi specificano che benché in campo Iva il giudizio di congruità non escluda il diritto alla detrazione, viceversa lo condiziona qualora l’antieconomicità dell’operazione sia ben evidente, tanto da presumere:

  • una fattura non veritiera

o

  • la non inerenza della destinazione del bene o servizio all’utilizzo professionale per operazioni assoggettate ad Iva.

In questa ipotesi, spetta al contribuente provare che la prestazione del bene o servizio è reale ed inerente all’attività svolta.

Tornando al caso in esame, la CTR ha ritenuto fondata la richiesta del Fisco perché l’ammontare degli esborsi per la ristrutturazione confligge con un canone di economicità che non trova obbiettiva giustificazione in rapporto alla entità elevata dei costi sostenuti. La CTR si è, pertanto, curata di accertare la non inerenza dei beni rispetto all’attività professionale svolta, prendendo in considerazione la descrizione delle opere contenuta nel capitolato allegato al contratto di locazione ed evidenziando come le stesse non siano state operate per un semplice adattamento dei locali alle esigenze connesse alla attività professionale del locatario, piuttosto costituendo una ristrutturazione completa e radicale dell’immobile, comprensiva dei lavori di:

  • rimozione e rifacimento del manto di copertura dell’edificio,
  • smantellamento e rimozione degli impianti tecnologici,
  • demolizione e rimozione della pavimentazione interna ed esterna, delle vasche di raccolta e trattamento dei liquami e delle connesse tubazioni.

Dette opere “all’evidenza esorbitanti dal mero adattamentoimplicano il venire meno del requisito della pertinenza della spesa allo svolgimento della libera professione del ricorrente.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

E’ utile ricordare, infine, che una ottimale e completa conduzione della professione necessita di un software per la fatturazione elettronica a vantaggio della gestione dei dati in totale riservatezza e sicurezza sul tuo PC.

Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articoli di BibLus-net:

  • Iva agevolata al 10%, facciamo chiarezza su beni finiti e beni significativi, manutenzione e ristrutturazione
  • Iva al 10% e beni significativi. Come preparare correttamente la fattura
  • Manutenzione straordinaria e Iva su acquisto beni finiti
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Piscine, pedane e percorsi di collegamento in legno: basta una CILA?

Arredare un’area esterna: il progetto d’insieme e le singole opere

Per il CdS vasche/piscine, percorsi di collegamento e pedane in legno vanno valutati nel complesso al fine della necessità di assentire tali opere con un PdC

Attenzione, un progetto d’insieme che preveda anche opere apparentemente e singolarmente assentibili con una semplice CILA, va valutato nella sua interezza e nel suo complessivo potere di incidere sul territorio.

Ce lo spiega il Consiglio di Stato attraverso il dibattimento tratto dalla sentenza n. 4789/2022.

I proprietari di una attività agricola ed agri-turistica sita in una zona dalla consistente concentrazione di vasche termali naturali, decidevano di effettuare alcune opere di sistemazione dell’area esterna alla loro attività e per le quali richiedevano una CILA a cui ne seguivano altre.

In merito alle opere segnalate, si sarebbe trattato essenzialmente di pavimentazioni e pedane in legno con arredo giardino, pulizia, sfalcio, taglio erba, chiusura buche, morganatura del terreno.

Successivamente, a seguito di alcuni sopralluoghi ed accertamenti comunali, ai proprietari arrivava un’ingiunzione a demolire alcune di tali opere, poiché sprovviste del PdC:

  • parcheggio per autoveicoli e camper in un’area di circa 5000 m² con la presenza a fianco di un campo da bocce delle dimensioni di 4 x 20 m;
  • una vasca/piscina di forma circolare, su un lato della stessa risultava essere stata realizzata una pedana in legno della superficie di circa 18 m²;
  • un camminamento in legno (all’accesso/uscita della vasca) di lunghezza di circa 3,60 m;
  • pedana in legno di forma irregolare della superficie di circa 57 m² con sovrastanti due pergolati in legno;
  • pedana in legno delle dimensioni di circa 2,05 x 6,05 m con sovrastante struttura in legno senza copertura e adibita a spogliatoi.

La questione sfociava in un ricorso al Tar con le seguenti motivazioni:

  • i ricorrenti sostenevano che tali manufatti, in quanto non idonei a generare una qualsiasi trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ai sensi dell’art. 10 del dpr 380/2001, non serviva un previo permesso di costruire;
  • il TAR avrebbe dovuto accertare che le opere, avendo avuto l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria art. 167, co. 4, del dlgs 42/2004, potevano solamente essere qualificate come interventi improduttivi di nuovi o maggiori superfici utili o volumi, e quindi sottratti al regime del permesso di costruire.

Il respingimento del Tar

I giudici del Tar rigettavano il ricorso:

  • l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria non esclude comunque la necessità del rilascio del permesso di costruire, essendo procedimenti distinti ed autonomi (art. 146, co. 4, del dlgs 42/2004), poiché l’autorizzazione paesaggistica è finalizzata alla salvaguardia del paesaggio, il permesso edilizio è funzionale alla corretta gestione del territorio;
  • le opere contestate non sono di modeste dimensioni o di complementarità, rilevandosi invece chiaramente di aumento di superfici e volumetrie, idonee ad esprimere trasformazioni urbanistico-edilizie.

La contesa arrivava, quindi, a Palazzo Spada.

E’ utile ricordare che la scelta del giusto titolo edilizio per la realizzazione di un manufatto a volte potrebbe risultare incerta e confusa anche nella gestione e archiviazione. E’ per questo che desidero consigliarti un software pratico e semplice nell’utilizzo che ti fornisce il giusto supporto per la compilazione e consultazione rapida dei dati.

La sentenza del Consiglio di Stato: è la somma che fa il totale!

I giudici di Palazzo Spada demoliscono la posizione difensiva dei ricorrenti punto per punto.

Uso spontaneo del parcheggio e campo da bocce

La tesi che sia il parcheggio per autoveicoli sia il campo da bocce sarebbero solo elementi spontanei e non voluti (generati da una semplice pulizia del terreno) non è provata, trovando invece un riscontro documentale opposto da parte del Comune (all’esito del sopralluogo): un parcheggio ben delimitato da strutture in legno, con segnaletica stradale, una sbarra metallica di limitazione dell’accesso; manto erboso sostituito dallo sterrato; cartellone indicante il regolamento del campeggio camper; indicazione della collocazione dei posti di parcheggio; mentre il campo da bocce risulta attraverso un’area delimitata da una struttura in legno, con fioraie lungo il perimetro, una panchina; il manto erboso era sostituito dalla tipica terra rossa; tali interventi non possono far discendere l’utilizzazione spontanea dell’utenza, ma sono interventi usuali e tipici, concepiti per tali funzioni.

Per quanto riguarda la tesi che le opere contestate possano essere configurate come manufatti dell’edilizia libera:

la serie di interventi presenta connotati tipici a provare invece la modificazione del territorio, dovendola valutare nel suo complesso, e non in maniera atomistica,

secondo l’orientamento giurisprudenziale dello stesso CdS sulla realizzazione di parcheggi e strutture simili.

Piscina ed opere di collegamento

In merito alle difese riguardanti le opere alla piscina (non inserite nella CILA e non contenute nella autorizzazione paesaggistica), dal sopralluogo si sono riscontrati, inoltre, lavori di sostituzione di una vasca preesistente con una nuova di forma circolare, avente un diametro di circa 10 m. La nuova vasca è costituita da strutture in muratura aventi uno spessore di circa 25 cm e un’altezza di circa 1,10 m, al suo interno sono presenti impianti e bocchette presumibilmente per idromassaggio.

Per la realizzazione della vasca è stato effettuato uno sbancamento del terreno. Si deve quindi sia escludere la mera manutenzione dell’opera sia l’intervento di natura solo complementare, mentre si profila un intervento di rinnovo con dimensioni ed elementi nuovi.

Le opere di camminamento e le connesse strutture in legno per distributori di snack e bevande e gli strumenti di alimentazione elettrica, di notevoli dimensioni e volumi, non presentano aspetti di “mera pavimentazione” e “sistemazione”, ma piuttosto sono nuove costruzioni, dove l’uso permanente risulta evidente.

Le pedane in legno

La pedana con due pergolati non è neppure automaticamente sanata con l’autorizzazione paesaggistica, come precedentemente accertato, e non emerge neanche qui la precarietà dell’opera.

Risulta invece corretta la giurisprudenza richiamata dal TAR, in quanto chiariva aspetti della pertinenza urbanistica che si può accertare solo per opere di modesta entità ed accessorie rispetto a una struttura edilizia principale; la precarietà non si può provare né con materiali usati per la realizzazione né per la breve durata del titolo concessorio dell’area in gestione. La giurisprudenza consente in tali casi solo “esigenze temporanee”.

Gli appellanti non riescono a provare altro neanche per la pedana con sovrastante struttura in legno ed adibita a spogliatoi, costituenti opere destinate ad avere una durata di oltre un decennio, e pertanto non idonee ad integrare elementi di precarietà, sia dal punto di vista funzionale che di quello temporale.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articoli di BibLus-net:

  • Edilizia libera, la lista degli interventi che puoi realizzare senza permessi
  • Piscina: quale titolo edilizio occorre?
  • Sbancamento terreno e parcheggio stabile di roulotte: occorre il permesso di costruire
  • Pavimentazione area esterna: che titolo edilizio occorre?
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Illuminazione dei posti di lavoro interni: ecco la UNI EN 12464-1

La UNI EN 12464-1

stabilisce i requisiti minimi per l’illuminazione dei luoghi di lavoro interni in modo da soddisfare le esigenze di sicurezza

La commissione UNI “Luce e illuminazione” ha pubblicato la norma UNI EN 12464-1:2021 (che sostituisce la UNI EN 12461:2011) dal titolo: “Luce e illuminazione – Illuminazione dei posti di lavoro – Parte 1: Posti di lavoro in interni” che stabilisce i requisiti minimi per l’illuminazione dei luoghi di lavoro in modo da soddisfare le esigenze di sicurezza.

Una corretta illuminazione, all’interno dei luoghi di lavoro, è fondamentale per garantire un benessere visivo dei lavoratori. Come per ogni aspetto legato agli ambienti lavorativi, anche l’illuminazione è regolamentata da vari riferimenti normativi, come l’allegato IV “requisiti dei luoghi di lavoro” del dlgs 81/2008, l’allegato XXXIV “videoterminali” del dlgs 81/2008 e la norma UNI EN 12464 “luce e illuminazione – illuminazione dei posti di lavoro”.

L’illuminazione all’interno di un luogo di lavoro deve essere adeguata in modo da assicurare al lavoratore le condizioni ottimali per portarlo a svolgere la sua attività in totale sicurezza. In caso contrario, un’illuminazione non corretta comporta diversi disturbi sulla salute del lavoratore che vanno ad influire sulla produttività e il rendimento individuale. E’ importante, quindi, verificare sempre che le condizioni siano effettivamente rispettate e che gli impianti illuminotecnici siano stati realizzati ad opera d’arte. Per questo motivo, ti consiglio di scaricare un software per la progettazione illuminotecnica e verificare l’illuminamento degli ambienti di lavoro secondo la norma UNI EN 12464-1.

La norma UNI EN 126464-1 specifica i requisiti di illuminazione per persone, in posti di lavoro in interni, che corrispondono alle esigenze di comfort visivo e di prestazione visiva di persone aventi capacità oftalmiche (visive) normali o corrette. Sono considerati tutti i compiti visivi abituali, inclusi quelli che comportano l’utilizzo di attrezzature munite di videoterminali.

Quindi all’interno della UNI EN 12464 viene spiegato che l’illuminazione deve soddisfare tre requisiti fondamentali:

  • confort visivo, con una buona illuminazione i lavoratori hanno una sensazione di benessere e in modo indiretto ciò contribuisce anche a generare un livello di produttività più elevato e una qualità del lavoro migliore;
  • prestazioni visive, in cui i lavoratori sono in grado di svolgere i loro compiti visivi, anche in condizioni di difficili circostanze e per periodi più lunghi;
  • sicurezza, i punti luce devono essere installati in sicurezza.

Per soddisfare tali requisiti è utile considerare alcuni parametri fondamentali che caratterizzano l’ambiente luminoso di seguito elencati:

  • distribuzione delle luminanze, bisogna evitare elevati contrasti di luminanze eccessivamente elevati o troppo bassi ai fini di aumentare il comfort visivo; esistono veri e propri fattori di riflessione per il calcolo adatto alle luminanze:
    • per il soffitto da 0.6 a 0.9;
    • per le pareti da 0.3 a 0.8;
    • per i piani di lavoro da 0.2 a 0.6 e per il pavimento da 0.1 a 0.5;
  • illuminamento medio, ossia devono essere mantenuti degli illuminamenti medi per garantire il comfort visivo ai lavoratori e riguardano le superfici indicate nella zona del compito visivo;
  • illuminamento delle zone circostanti al compito che può essere più basso di quello del compito ma non deve essere minore a determinati valori;
  • abbagliamento molesto che impedisce una visione corretta del compito visivo;
  • apparenza del colore che si riferisce al colore apparente della luce emessa ed è definita dalla temperatura di colore correlata;
  • resa del colore che definisce la capacità effettiva della lampada a restituire in modo adeguato i colori;
  • fattore di manutenzione che deve essere stabilito dal progettista in base alle conoscenze dell’impianto.

Una buona illuminazione e buona visibilità possono fare la differenza nello svolgimento delle attività perché influenzano il benessere e la sicurezza dei lavoratori. Pertanto, per effettuare un buona progettazione illuminotecnica puoi scaricare gratuitamente per 30 giorni un software per la progettazione illuminotecnica che ti consente di importare le caratteristiche fotometriche degli apparecchi illuminanti in formato EULUMDAT (che racchiude il diagramma dell’intensità luminosa e le dimensioni del solido rappresentante il corpo illuminante) e calcolare i livelli di illuminamento nell’unità immobiliare.

Calcolo illuminotecnico con Impiantus-ELETTRICO

Calcolo illuminotecnico con Impiantus-ELETTRICO

La UNI EN 126464-1 sull’illuminazione dei posti di lavoro in interni è scaricabile a pagamento dal sito UNI.

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Sicurezza delle informazioni e nuove professioni: da UNI la prassi di riferimento

La UNI 11621-4:2022 su ruolo professionale relativo alla sicurezza delle informazioni

Disponibile la UNI 11621-4:2022 che regolamenta l’attività professionale relativa alla sicurezza dei dati

Dai vecchi documenti affidati alla carta frusciante vergata d’inchiostro e custoditi in casseforti o eleganti secretaire alle moderne informazioni viaggianti sulle autostrade digitali della rete e immagazzinate in sofisticatissime memorie artificiali dalle dimensioni di qualche millimetro, come è cambiata ad oggi la gestione e la protezione dei dati!

A tal riguardo, grazie all’interessamento dell’ente federato “UNINFO – Tecnologie Informatiche e loro applicazioni” si deve la recente realizzazione della UNI 11621 parte 4.

Nello specifico ci riferiamo alla:

  • UNI 11621-4:2022 “Attività professionali non regolamentate – Profili di ruolo professionale per l’ICT – Parte 4: Profili di ruolo professionale relativi alla sicurezza delle informazioni

Il documento definisce, applicando le linee guida metodologiche della UNI 11621 parte 1, i requisiti relativi all’attività professionale soggetti operanti nell’ambito della sicurezza delle informazioni; professione intellettuale che viene esercitata a diversi livelli di complessità e in diversi contesti organizzativi, pubblici e privati, prendendo come riferimento principale quanto già definito nella UNI 11621 parte 1.

Tali requisiti sono specificati, a partire dai compiti e attività specifiche e dall’identificazione dei relativi contenuti, in termini di conoscenze e abilità, anche al fine di identificarne chiaramente il livello di autonomia e responsabilità in coerenza con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ). Gli stessi requisiti sono inoltre espressi in maniera tale da agevolare e contribuire a rendere omogenei e trasparenti, per quanto possibile, i relativi processi di valutazione della conformità.

Il professionista operante nell’ambito della sicurezza delle informazioni svolge un’ampia gamma di attività aventi frequentemente una natura trasversale rispetto agli altri processi aziendali:

  • sia rispetto al ciclo di vita (dalla progettazione fino alla dismissione)
  • sia rispetto alle tematiche trattate, tecnologiche e non.

Per poter operare in questo vasto spazio ogni professionista ha dovuto sviluppare il proprio profilo in modo da adattarsi al meglio alle necessità riscontrate e al livello comunicativo a cui sono legate, anch’esso variabile dal vertice dell’organizzazione per arrivare ai livelli più strettamente operativi.

Il professionista delineato dalla UNI 11621-4:2022 contribuisce quindi alla gestione o alla verifica di un insieme più o meno ampio di processi o sistemi informativi significativi per questo ambito all’interno di un’organizzazione. La sua attività può svolgersi in questo contesto a favore di persone fisiche, enti, istituzioni, soggetti pubblici o privati.

All’interno della UNI 11621 parte 4 sono riportati i seguenti riferimenti normativi:

  • UNI 11506 “Attività professionali non regolamentate. Figure professionali operanti nel settore ICT – Requisiti per la valutazione e certificazione delle conoscenze, abilità, autonomia e responsabilità per i profili di ruolo professionale ICT basati sul modello e-CF“;
  • UNI 11621-1 “Attività professionali non regolamentate – Profili di ruolo professionale per l’ICT – Parte 1: Metodologia per la costruzione di profili di ruolo professionale per l’ICT basati sul sistema e-CF“;
  • UNI 11621-2 “Attività professionali non regolamentate – Profili di ruolo professionale per l’ICT – Parte 2: Profili europei di ruolo professionale per l’ICT di seconda generazione“;
  • UNI EN 16234-1 “e-Competence Framework (e-CF) – Framework comune europeo per i professionisti ICT in tutti i settori – Parte 1: Framework (modello di riferimento)“;
  • UNI CEI EN ISO/IEC 27000 “Tecnologie informatiche – Tecniche di sicurezza – Sistemi di gestione per la sicurezza delle informazioni – Panoramica e vocabolario“.

La UNI 11621-4:2022 sostituisce la UNI 11621-4:2017.

La UNI 11621-4:2022 è scaricabile a pagamento dal sito dell’UNI

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Dal 13 giugno l’obbligo di impianti a fonti rinnovabili

Decreto legislativo n. 199/2021 e nuovi obblighi

Rinnovabili: copertura del 60% dei consumi negli edifici nuovi o ristrutturati, del 65% in quelli pubblici. Semplificazioni procedure autorizzative

Il 13 giugno 2022 sono entrate in vigore le disposizioni contenute nel decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 recante “Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 novembre 2021.

Con il provvedimento in esame viene, così, recepita la direttiva Europea 2018/2001 dell’11 dicembre 2018 riguardante la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, così come stabilito dal Governo (Consiglio dei Ministri n. 45 del 4 novembre 2021).

Se ti occorre un software per progettare impianti fotovoltaici di qualsiasi tipologia, ti consigliamo la soluzione più completa, professionale e facile da usare con progettazione 3D, dimensionamento, analisi economica e schema unifilare in un’unica soluzione.

Da oggi è in vigore, quindi, l’obbligo di progettazione tramite il ricorso ad impianti alimentati da fonti rinnovabili per la copertura dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, la climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva.

In particolare, è obbligatorio per gli edifici di nuova costruzione e oggetto di ristrutturazioni rilevanti, per i quali la richiesta del titolo edilizio è presentata a partire dal 13 giugno 2022:

  • coprire con fonti rinnovabili almeno il 60% dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria e del 60% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, la climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva, ricorrendo ad impianti alimentati da fonti rinnovabili;
  • l’incremento della potenza degli impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile da installare sopra o all’interno dell’edificio o nelle relative pertinenze, differenziando il caso dei nuovi edifici da quello delle ristrutturazioni;

sono esclusi gli edifici collegati ad una rete di teleriscaldamento e/o teleraffrescamento.

Per gli edifici pubblici, invece, l’obbligo è del 65%.

Obiettivo

L’obiettivo del decreto è quello di accelerare il percorso di crescita sostenibile del nostro Paese, individuando le misure in materia di energia da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione del sistema energetico al 2030 e di completa decarbonizzazione al 2050.

Per il raggiungimento dei suddetti obiettivi, la percentuale di copertura dei consumi con fonti rinnovabili è stata elevata nel corso degli anni:

  • pari al 20% con il dlgs 28/2011;
  • al 35%, successivamente, per i titoli abilitativi richiesti entro il 31 dicembre 2017;
  • al 50% dal 2018;
  • al 605 e 65% dal 13 giugno 2022.

obiettivi

Contenuti

Il decreto definisce quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi di incremento della quota di energia da fonti rinnovabili al 2030, in attuazione appunto della direttiva (UE) 2018/2001, ossia:

  • gli strumenti,
  • i meccanismi,
  • gli incentivi,
  • il quadro istituzionale, finanziario e giuridico.

Il provvedimento contiene, inoltre, le disposizioni necessarie all’attuazione delle misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in materia di energia da fonti rinnovabili, conformemente al Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), per il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030.

Struttura del decreto

Il provvedimento è strutturato in 50 articoli suddivisi nei seguenti 7 titoli:

Titolo I (artt. 1 – 3) – Finalità, definizioni e obiettivi nazionali
Titolo II (artt. 4 – 17) – Regimi di sostegno e strumenti di promozione
Titolo III (artt. 18 – 29) – Procedure autorizzative, codici e regolamentazione tecnica
Titolo IV (artt. 30 – 38) – Autoconsumo, comunità energetiche rinnovabili e sistemi di rete
Titolo V (artt. 39 – 45) – Energia rinnovabile nei trasporti e criteri di sostenibilità per biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa
Titolo VI (artt. 46 – 47) – Informazione, formazione e garanzie di origine
Titolo VII (artt. 48 – 50) – Disposizioni finali

e dai seguenti 8 allegati:

Allegato I – Procedure di calcolo degli obiettivi (articolo 3, comma 4)
Allegato II – Disposizioni per la semplificazione delle procedure per l’installazione di impianti per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica negli edifici (articolo 25)
Allegato III – Obblighi per i nuovi edifici, per gli edifici esistenti e per gli edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti (articolo 26)
Allegato IV – Requisiti minimi per gli impianti a fonti rinnovabili per il riscaldamento e il raffrescamento (articolo 29)
Allegato V – Contenuto energetico dei combustibili (articolo 39)
Allegato VI – Calcolo GHG per biocarburanti e bioliquidi (articolo 2)
Allegato VII – Calcolo GHG per combustibili da biomassa (articolo 2)
Allegato VIII – Materie prime double counting (articolo 2).

Semplificazioni procedure autorizzative

Una parte del decreto (Titolo III) è rivolto interamente alle “Procedure autorizzative, codici e regolamentazione tecnica”: lo scopo è di apportare semplificazioni ai procedimenti autorizzativi e amministrativi per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (dlgs n. 28/2011).

In particolare, sono previste:

  • aste al ribasso per gli impianti superiori ad 1 MW;
  • richiesta diretta per impianti di piccola taglia pari o inferiori a 1 MW.

Gli impianti di piccola taglia o con costi di mercato elevati saranno, invece, incentivati tramite bandi; per quanto riguarda la produzione di energia elettrica per impianti fino ad 1 MW è prevista una continuità rispetto all’attuale impostazione dei regimi di incentivazione definiti dal dlgs n. 28/2011 che rimane in vigore.

Semplificazione installazione impianti

Ricordiamo che, oltre agli incentivi (bonus 50, Superbonus 110, ecc. per conoscere tutti i dettagli, ti suggerisco la tabella dei bonus edilizia e il software gratuito con tutte le specifiche per ogni tipo di intervento), sono state introdotte semplificazioni importantissime soprattutto in merito all’installazione di impianti fotovoltaici: in base al decreto Energia è possibile installare impianti fotovoltaici in manutenzione ordinaria, senza particolari permessi (vedi articolo precedente: Fotovoltaico e manutenzione ordinaria: le nuove semplificazioni).

In sintesi:

  • l’installazione di impianti fotovoltaici e termici sugli edifici o su strutture e manufatti fuori terra (nonché la realizzazione di tutte le opere funzionali alla connessione alla rete elettrica) è da considerarsi manutenzione ordinaria e NON sono, quindi, soggetti all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso;
  • nei centri storici e nelle aree sottoposte a vincolo, l’installazione di pannelli integrati nelle coperture, non visibili dagli spazi pubblici esterni e dai punti di vista panoramici, è liberalizzata.

Procedure e titoli abilitativi per installare gli impianti

Sono state presentate delle procedure omogenee per le installazioni e sostituzioni degli impianti.

Per ogni tipologia impiantistica, in base alle sue caratteristiche specifiche, è indicata la corretta procedura da attuare ed il relativo titolo abilitativo necessario.

Ad esempio, non occorre comunicazione o titolo abilitativo per l’installazione di pannelli solari termici se:

  • l’intervento rientra nella manutenzione ordinaria;
  • i collettori sono aderenti o integrati alla falda di copertura e ne mantengono inclinazione ed orientamento;
  • i componenti impiantistici non modificano la sagoma degli edifici e la superficie dei collettori non supera quella della falda.

L’installazione/sostituzione delle pompe di calore rientra negli interventi di edilizia libera se:

  • le PdC (Pompe di Calore) abbiano potenza termica utile nominale < 40 kW;
  • l’intervento rientra nella manutenzione ordinaria.

Al di fuori di queste due casistiche resta comunque necessaria la CILA.

Al fine di adempiere alle verifiche di legge secondo i nuovi obblighi di copertura da fonti rinnovabili previsti dal dlgs n. 199/2021 di recepimento della Direttiva 2018/2001/UE (RED II), in vigore dal 13 giugno 2022, ti consigliamo il software per la certificazione energetica degli edifici, più usato dai tecnici italiani.

L’Allegato III del decreto disciplina, infatti, gli obblighi per gli edifici di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione rilevante e prevede requisiti più restrittivi.

Il programma, da sempre aggiornato alle ultime normative, ti consente di procedere in tutta sicurezza alla verifica delle prestazioni energetiche degli edifici, nonché alla progettazione di interventi di efficientamento energetico per Superbonus ed ecobonus.

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