BibLus-net
Newsletter 713 del 10 giugno 2021

In questo numero:



Superbonus
Webinar Superbonus S6, la migliore stagione di sempre!
Lavori pubblici
Ecco il PDF aggiornato del Codice appalti al decreto semplificazioni 2021
Lavori pubblici
Decreto semplificazioni 2021 #3: le regole per le opere del PNRR
Lavori pubblici
Decreto semplificazioni 2021 #4: le proroghe alle “deroghe” del Codice appalti
Professioni tecniche
Inarcassa: prorogato il pagamento dei minimi 2021
Fisco
ISA 2021: dalle Entrate le regole per il periodo d’imposta 2020
Bonus ristrutturazioni
Sì al bonus ristrutturazioni per demolizione/ricostruzione in aree sottoposte a stato d’emergenza
Varie e brevi
Mercato immobiliare 2021: in ripresa la compravendita delle abitazioni
Titoli edilizi
Un loggiato chiuso da infissi crea nuovo volume
Sicurezza
Procedure di sanificazione: aggiornato il Rapporto ISS COVID-19
Opere edili
Canna fumaria esterna, rispetto del decoro architettonico e pregio del fabbricato
Certificazione energetica
Modello Unico Dichiarazione ambientale (MUD) 2021, il 16 giugno la scadenza
Professioni tecniche
Decreto Sostegni-bis: i chiarimenti nelle FAQ delle Entrate
Opere edili
Cambio destinazione d’uso con frazionamento e oneri di urbanizzazione
Fisco
Bonus prima casa giovani under 36: domande e risposte del Notariato
Rinnovabili ed ambiente
Prevenzione dei danni all’ambiente: pubblicata la UNI/PdR 107:2021 
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Webinar Superbonus S6, la migliore stagione di sempre!

Sta per iniziare la sesta stagione dei Webinar sul Superbonus. Sono convinto che sarà la migliore stagione di sempre. E non mancheranno le soprese!

Colgo l’occasione dell’uscita della newsletter n.713 di BibLus-net per scrivere due righe sulla nuova stagione dei Webinar che sta per iniziare.

Si parte il 15 giugno – martedì prossimo – alle ore 15:00.

Sarà una stagione particolare, dove proveremo a supportare i tecnici nei problemi e nelle difficoltà più sentite di questo momento: scelta dei materiali per l’isolamento, tipologia di infissi e serramenti, definizione degli impianti termici e altro. E per fare questo abbiamo immaginato di coinvolgere i massimi esperti in materia, ossia i produttori/sistemisti.

Avrò quindi l’onore di ospitare aziende molto importanti e prestigiose, di interagire con loro e di fare loro le domande che perverranno dal nostro pubblico (che è prevalentemente costituito dai lettori di BibLus!, ossia voi).

Proverò a fornire il mio contributo anche in merito alle ultime novità normative del decreto semplificazione e ai grossi dubbi operativi che si stanno scatenando.

Prima di descrivere le puntate e i contenuti, vi anticipo una GRANDE SOPRESA di questa sesta stagione: avrà una sigla incredibile!

Si tratta di una vera e propria canzone, una colonna sonora per questo Superbonus che è diventato il “tormento” di tanti tecnici.

Rispetto a quanto avevo immaginato all’inizio, il risultato è stato incredibile. Io stesso sono rimasto sorpreso quando ho visto il risultato finale e tutto ciò è dovuto all’incredibile spirito che contraddistingue i miei colleghi e la stessa dirigenza di ACCA… Ma ora sto dicendo troppo.

Non voglio rovinare la sorpresa dando troppi dettagli, ma posso garantire a tutti i lettori di BibLus e agli spettatori dei Webinar che sarà qualcosa di incredibile, molto divertente!

Quindi non ci resta che aspettare qualche giorno per scoprire di che si tratta…

Prometto di riparlarne la settimana prossima e di raccontare tutta la storia e i simpatici retroscena.

Il programma dei Webinar Superbonus stagione 6

Ecco il programma della stagione 6 dei Webinar ACCA sul Superbonus.

Episodio 1 – 15 giugno: il sistema cappotto di qualità

Tutto quello che devi sapere sui sistemi a cappotto di qualità, i focus dei principali produttori. Saranno ospiti: David Cerruto (Cortexa), Stefano Mazzotti (MAPEI), Pietro Giorgini (Saint-Gobain), Raffaele Molteni (Roefix), Luca Normann Schettini (Boero).

Clicca qui per iscriverti al primo episodio e ricevere il link e le slide

Episodio 2 – 18 giugno: Superbonus ed impianti termici

Impianti termici per il Superbonus: dalla pompa di calore al sistema ibrido, con focus specifici sull’importanza del trattamento dell’aria, con il contributo di: Vincenzo De Sabato (Baxi), Barbara Bellinzoni (DAIKIN), Stefano De Boni (CLIVET), Riccardo Donzelli – Mario Leggieri (LG), Luca Normann Schettini (Boero).

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Episodio 3 – 22 giugno: Superbonus e serramenti

Serramenti e Superbonus: materiali e tecnologie, dal PVC all’alluminio al legno alluminio, con particolare attenzione alla vetrata isolante e ai criteri e requisiti di posa in opera. Con il contributo di Paolo Buratti (Internorm), Stefano Luciani (Ponzio Aluminium), Giuseppe Vita (Saint-Gobain), Paolo Barbieri (Würth).

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Episodio 4 – 25 giugno: Superbonus ed impianti di building automation

Domotica e Building Automation: norme di riferimento, guide ed esempi pratici di impianti agevolabili con Superbonus, con l’intervento di NKX e ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche). Durante il Webinar interverranno:  Alessio Vannuzzi (KNX Professionals), Massimo Valerii (Presidente KNX Italia).

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Episodio 5 (data da confermare)

Parleremo delle nuove norme sulla semplificazione con un question time dedicato.

La data è da confermare.

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Ecco il PDF aggiornato del Codice appalti al decreto semplificazioni 2021

Il decreto semplificazioni 2021 prevede alcune modifiche al Codice appalti relative ai subappalti, alla trasparenza ed alla Banca dati nazionale degli operatori economici

Con la recente pubblicazione in Gazzetta del decreto semplificazioni 2021 (dl n. 77/2021) vengono apportate sia delle deroghe (per le opere finanziate dal PNRR) sia delle modifiche strutturali al Codice degli appalti (dlgs n. 50/2016).

Le modifiche al Codice, che interessano tutti gli appalti, riguardano i principi di trasparenza e l’istituzione della “Banca dati nazionale dei contratti pubblici” gestita dall’ANAC in sostituzione della “Banca dati nazionale degli operatori economici”.

Il decreto inoltre prevede importanti novità in merito alla disciplina dei subappalti, al riguardo rimandiamo ad un articolo di approfondimento di BibLus-net.

In allegato il PDF con il testo aggiornato dell’intero Codice.

Le modifiche al Codice apportate dall’art. 53 del decreto semplificazioni 2021

L’art. 53 (Semplificazione degli acquisti di beni e servizi informatici strumentali alla realizzazione del PNRR e in materia di procedure di e-procurement e acquisto di beni e servizi informatici), comma 5, del decreto semplificazioni 2021 prevede alcune modifiche al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

In dettaglio, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. all’articolo 29:
    1. al comma 1, primo periodo, dopo le parole “nonché alle procedure per l’affidamento” sono inserite le seguenti: “e l’esecuzione”;
    2. il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. Tutte le informazioni inerenti gli atti delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatoti relativi alla programmazione, alla scelta del contraente, all’aggiudicazione e all’esecuzione di lavori, servizi e forniture relativi all’affidamento, inclusi i concorsi di progettazione e i concorsi di idee e di concessioni, compresi quelli di cui all’articolo 5, sono gestite e trasmesse tempestivamente alla Banca Dati Nazionale dei Contratti pubblici dell’ ANAC attraverso le piattaforme telematiche ad essa interconnesse secondo le modalità indicate all’articolo 213, comma 9. L’ ANAC garantisce, attraverso la Banca Dati Nazionale dei Contratti pubblici, la pubblicazione dei dati ricevuti, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 53 e ad eccezione di quelli che riguardano contratti secretati ai sensi dell’articolo 162, la trasmissione dei dati all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea e la pubblicazione ai sensi dell’articolo 73. Gli effetti degli atti oggetto di pubblicazione ai sensi del presente comma decorrono dalla data di pubblicazione dei relativi dati nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici.”;
    3. al comma 3, sono inserite, in fine, le seguenti parole: “anche attraverso la messa a disposizione di piattaforme telematiche interoperabili con la Banca dati nazionale dei contratti pubblici per la gestione di tutte le fasi della vita dei contratti pubblici secondo le modalità indicate all’articolo 213, comma 9”;
    4. il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. Le stazioni appaltanti sono tenute ad utilizzare le piattaforme telematiche di cui al comma 2, aderenti alle regole di cui all’articolo 44.”;
    5. il comma 4-bis è sostituito dal seguente: “4-bis. “L’interscambio dei dati e degli atti tra la Banca Dati Nazionale dei Contratti pubblici dell’ ANAC, il sistema di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229, e le piattaforme telematiche ad essa interconnesse avviene, nel rispetto del principio di unicità del luogo di pubblicazione e di unicità dell’invio delle informazioni, in conformità alle Linee guida AgID in materia di interoperabilità. L’insieme dei dati e delle informazioni condivisi costituiscono fonte informativa prioritaria in materia di pianificazione e monitoraggio di contratti. Per le opere pubbliche si applica quanto previsto dall’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229.” .
  2. all’ articolo 36, comma 6-bis, secondo periodo, la parola “decreto” è sostituita dalla seguente: “provvedimento” e, al terzo periodo, le parole “Banca dati nazionale degli operatori economici” sono sostituite dalle seguenti: “Banca dati nazionale dei contratti pubblici.”;
  3. all’articolo 77, comma 2, le parole “può lavorare” sono sostituite dalle seguenti: “di regola, lavora”.
  4. all’ articolo 81:
    1. al comma 1, le parole “Banca dati centralizzata gestita dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, denominata Banca dati nazionale degli operatori economici” sono sostituite dalle seguenti: “Banca dati nazionale dei contratti pubblici, di cui all’ articolo 213, comma 8”;
    2. il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. Per le finalità di cui al comma 1, l’ ANAC individua, con proprio provvedimento, adottato d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e con l’ AgID, i dati concernenti la partecipazione alle gare e il loro esito, in relazione ai quali è obbligatoria la verifica attraverso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, i termini e le regole tecniche per l’acquisizione, l’aggiornamento e la consultazione dei predetti dati, anche mediante la piattaforma di cui all’articolo 50-ter del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonché i criteri e le modalità relative all’accesso e al funzionamento della Banca dati. L’interoperabilità tra le diverse banche dati gestite dagli enti certificanti coinvolte nel procedimento, nonché tra queste e le banche dati gestite dall’ ANAC, è assicurata secondo le modalità individuate dall’ AgID con-le Linee guida in materia.”;
    3. al comma 3, primo periodo, la parola “decreto” è sostituita dalla seguente: “provvedimento” e, al secondo periodo, le parole “, debitamente informata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,” sono soppresse;
    4. il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. Presso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici è istituito il fascicolo virtuale dell’operatore economico nel quale sono presenti i dati di cui al comma 2 per la verifica dell’assenza di motivi di esclusione di cui all’articolo 80, l’attestazione di cui all’ articolo 84, comma 1, per i soggetti esecutori di lavori pubblici, nonché i dati e documenti relativi ai criteri di selezione di cui all’articolo 83 che l’operatore economico carica. Il fascicolo virtuale dell’operatore economico è utilizzato per la partecipazione alle singole gare. I dati e documenti contenuti nel fascicolo virtuale, nei termini di efficacia di ciascuno di essi, possono essere utilizzati anche per gare diverse. In sede di partecipazione alle gare l’operatore economico indica i dati e i documenti relativi ai requisiti generali e speciali di cui agli articoli 80, 83 e 84, contenuti nel fascicolo virtuale per consentire la valutazione degli stessi alla stazione appaltante.”;
    5. dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: “4-bis. Le amministrazioni competenti al rilascio delle certificazioni di cui all’articolo 80 realizzano, mediante adozione delle necessarie misure organizzative, sistemi informatici atti a garantire alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici la disponibilità in tempo reale delle dette certificazioni in formato digitale, mediante accesso alle proprie banche dati, con modalità automatizzate mediante interoperabilità secondo le modalità individuate dall’ AgID con le linee guida in materia. L’ ANAC garantisce l’accessibilità alla propria banca dati alle stazioni appaltanti e agli operatori economici, limitatamente ai loro dati. Fino alla data di entrata in vigore del provvedimento di cui al comma 2, l’ ANAC può predisporre elenchi di operatori economici già accertati e le modalità per l’utilizzo degli accertamenti per gare diverse.”;
  5. all’articolo 85, comma 7, la parola “decreto” è sostituita dalla seguente: “provvedimento”;
  6. all’articolo 213, comma 8, il quarto periodo è soppresso;
  7. all’ articolo 216, comma 13, la parola “decreto” è sostituita dalla seguente: “provvedimento”.

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Decreto semplificazioni 2021 #3: le regole per le opere del PNRR

Il decreto prevede un iter semplificato per le 10 opere del PNRR: pareri più veloci, pari opportunità, appalto integrato, ecc.

Con la recente pubblicazioni del DL 77/2021 (decreto semplificazioni 2021) vengono stabilite le regole per la governance del PNRR e un iter semplificato per la realizzazione dei progetti che finanzia.

I progetti del PNRR

L’allegato IV del decreto contiene l’elenco dei progetti del PNRR soggetti a questo regime semplificato. Nel dettaglio, i progetti sono relativi a:

  1. l’alta velocità ferroviaria sulla tratta Salerno-Reggio Calabria;
  2. l’alta velocità/alta capacità sulla Palermo-Catania-Messina;
  3. la realizzazione della linea ferroviaria Roma-Pescara;
  4. il potenziamento della linea Orte-Falconara;
  5. la realizzazione linea ferroviaria Battipaglia-Potenza-Taranto;
  6. il potenziamento della linea Verona-Brennero;
  7. la realizzazione della diga foranea di Genova;
  8. la realizzazione delle opere di derivazione della diga di Campolattaro;
  9. la messa in sicurezza e l’ammodernamento del sistema idrico del Peschiera nel Lazio;
  10. il potenziamento delle infrastrutture del porto di Trieste.

Semplificazioni in materia di affidamento dei contratti pubblici

In relazione alle procedure afferenti agli investimenti pubblici finanziati, in tutto o in parte, con le risorse previste dal PNRR, dal PNC e dai programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione Europea, viene prevista anzitutto l’applicazione delle disposizioni nel decreto c.d. “Semplificazione” (n. 76/2020), e nel decreto “Sblocca-cantieri” (n. 32/2019), nonché la nuova disciplina del subappalto introdotta all’articolo 49 del decreto semplificazioni 2021.

In aggiunta, sempre ai fini dell’affidamento, viene disposta l’applicazione delle seguenti previsioni:

  1. possibilità di innalzare l’importo dell’anticipazione del prezzo contrattuale fino al 30% (DL n. 34/2020);
  2. nomina di un RUP, per ogni procedura, con il compito di validare e approvare ciascuna fase progettuale e di esecuzione del contratto, anche in corso d’opera, con propria determinazione adeguatamente motivata, fermo restando l’attività di verifica che rimane in capo ai soggetti di cui all’articolo 26, comma 6, del Codice;
  3. possibilità di ricorrere alla procedura negoziata con invito a 5 operatori quando, per ragioni di urgenza derivanti da circostanze imprevedibili, l’applicazione dei termini, anche abbreviati, previsti dalle procedure ordinarie può compromettere la realizzazione degli obiettivi o il rispetto dei tempi di attuazione del PNRR, del PNC, nonché dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione Europea;
  4. in caso di impugnazione delle procedure di affidamento, relative agli interventi per cui è richiesto il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, applicazione delle disposizioni processuali relative alle infrastrutture strategiche, le quali, in sintesi, rendono più difficile l’accoglimento della domanda cautelare e limitano la caducazione del contratto, favorendo il risarcimento per equivalente;
  5. possibilità di ricorso all’appalto congiunto di progettazione ed esecuzione dei lavori, anche ponendo a base di gara il progetto di fattibilità tecnica ed economica (c.d. appalto integrato complesso). In tale caso:
    • sul progetto di fattibilità tecnica ed economica posto a base di gara, è sempre convocata la Conferenza di servizi;
    • l’affidamento avviene mediante acquisizione del progetto definitivo in sede di offerta, ovvero, in alternativa, mediante offerte aventi a oggetto la realizzazione del progetto definitivo, del progetto esecutivo e il prezzo;
    • in entrambi i casi, l’offerta relativa al prezzo indica distintamente il corrispettivo richiesto per la progettazione definitiva, per la progettazione esecutiva e per l’esecuzione dei lavori;
    • in ogni caso, alla conferenza di servizi indetta ai fini dell’approvazione del “definitivo” partecipa anche l’affidatario, che provvede, ove necessario, ad adeguare il progetto;
    • entro cinque giorni dall’aggiudicazione ovvero dalla presentazione del progetto definitivo da parte dell’affidatario, qualora lo stesso non sia stato acquisito in sede di gara, il RUP avvia le procedure per l’acquisizione dei pareri e degli atti di assenso necessari per l’approvazione del progetto.
  6. le stazioni appaltanti, nel bando di gara o nella lettera di invito, possono prevedere l’assegnazione di un punteggio premiale per l’uso di metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture (BIM);
  7. il parere del CSLLPP, in deroga a quanto previsto dall’art. 215 del Codice, viene reso solo sui progetti di fattibilità tecnica ed economica ovvero sui progetti definitivi di lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno il 50% dallo Stato, di importo pari o superiore ai 100 milioni di euro (in tali casi, il parere reso non riguarda anche la valutazione di congruità del costo); sotto tale importo, fino al 31 dicembre 2026, si prescinde dal parere.

Procedure semplificate per opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto

Ai fini della realizzazione di alcuni interventi del PNRR di particolare complessità o di rilevante impatto (vedi sopra – allegato IV), viene definita una procedura speciale volta a velocizzare la fase “a monte” della gara.

In particolare, con l’art. 44 del decreto semplificazioni 2021 è previsto che tutti i pareri e le autorizzazioni richiesti (Conferenza dei servizi, valutazione di impatto ambientale, verifica archeologica, dibattito pubblico) vengano acquisiti sul progetto di fattibilità tecnico-economica per il quale il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici definirà i contenuti essenziali.

Un Comitato speciale all’interno del menzionato Consiglio viene incaricato di indicare le eventuali modifiche o integrazioni al progetto di fattibilità tecnico-economica che dovessero essere necessarie per rispettare le indicazioni contenute nei pareri e le autorizzazioni.

Controlli e monitoraggio dei progetti

Nell’ambito della disciplina della governance per l’attuazione degli interventi del PNRR l’art. 6 del decreto prevede  la costituzione, presso la Ragioneria generale dello Stato, dell’ufficio “Servizio centrale per il PNRR”, con compiti, inter alia, di monitoraggio, rendicontazione e controllo del PNRR.

Tale ufficio sarà altresì responsabile della gestione del Fondo di Rotazione del Next Generation EU-Italia e dei connessi flussi finanziari, nonché della gestione del sistema di monitoraggio sull’attuazione delle riforme e degli investimenti del PNRR.

L’art. 7 del DEL nell’ambito del sistema dei controlli, istituisce inoltre un ufficio avente funzioni di audit degli interventi del PNRR, che opererà in posizione di indipendenza funzionale rispetto alle strutture coinvolte nella gestione degli stessi interventi.

Ai fini del rafforzamento delle attività di controllo, anche finalizzate alla prevenzione ed al contrasto della corruzione, delle frodi, nonché ad evitare i conflitti di interesse ed il rischio di doppio finanziamento pubblico degli interventi, si segnala infine la possibilità per le amministrazioni centrali titolari di interventi previsti dal PNRR di stipulare specifici protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Comitato speciale del Consiglio Superiore dei lavori pubblici

Con l’art. 45 si prevede che, al fine di dare attuazione alle procedure di cui all’articolo 44 sopra menzionato, venga istituito, fino al 31 dicembre 2026, un Comitato speciale presso il Consiglio Superiore dei lavori pubblici per l’espressione dei pareri di competenza dello stesso Consiglio, relativamente alle opere di particolare complessità o di rilevante impatto.

Detto organo sarà composto da dirigenti delle Amministrazioni, rappresentanti della Conferenza unificata Stato e Autonomie locali e degli ordini professionali, docenti universitari e magistrati amministrativi e contabili, nonché un avvocato dello Stato.

Potranno essere invitati a partecipare, in qualità di esperti per la trattazione di speciali problemi, studiosi e tecnici anche non appartenenti a pubbliche amministrazioni, senza però diritto di voto.

Infine, si evidenzia che, ai fini dello svolgimento dell’attività istruttoria di detto Comitato, viene altresì istituita, sempre presso il Consiglio Superiore dei lavori pubblici, una struttura di supporto di durata temporanea fino al 31 dicembre 2026.

Riduzione dei temi del dibattito pubblico

Viene prevista la possibilità per il Ministro delle infrastrutture di adottare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, in relazione agli interventi di particolare complessità o di rilevante impatto di cui all’articolo 44 sopra menzionato, nonché per quelli finanziati in tutto o in parte con le risorse del PNRR) un decreto volto a definire soglie dimensionali delle opere da sottoporre obbligatoriamente a dibattito pubblico, inferiori rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente e contenute nell’Allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 maggio 2018, n. 76.

Al riguardo, si ricorda che il citato decreto n. 76 reca il regolamento delle modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico, e che il relativo allegato detta, con riferimento alle diverse tipologie di opere (ad esempio, autostrade e strade, tronchi ferroviari, aeroporti e porti), le soglie dimensionali oltre le quali è obbligatorio espletare la procedura di dibattito pubblico.

Con riferimento specifico, poi, alle opere del PNRR di particolare complessità o di rilevante impatto di cui all’articolo 44, vengono introdotte misure di snellimento e di velocizzazione della procedura di dibattito pubblico, tra cui, l’applicazione di termini ridotti alla metà e la durata massima della procedura, fissata a 30 giorni.

Pari opportunità, generazionali e di genere, nei contratti PNRR

Al fine di perseguire le finalità relative alle pari opportunità, generazionali e di genere, si prevede l’applicazione agli interventi del PNRR e del PNC delle seguenti disposizioni:

  1. gli operatori economici tenuti alla redazione del rapporto sulla situazione del personale, di cui all’art. 46 del D.lgs. n. 198/2006 (ossia, le aziende pubbliche e private che occupano oltre 100 dipendenti) producono, a pena di esclusione, al momento della presentazione della domanda di partecipazione o dell’offerta, copia dell’ultimo rapporto redatto, con attestazione della sua conformità a quello trasmesso alle rappresentanze sindacali aziendali alla consigliera e al consigliere regionale di parità;
  2. gli operatori economici diversi da quelli di cui alla lettera a) e che occupano un numero pari o superiore a 15 dipendenti, entro sei mesi dalla conclusione del contratto sono tenuti a consegnare alla stazione appaltante una relazione di genere sulla situazione del personale maschile e femminile, da trasmettere contestualmente alle rappresentanze sindacali aziendali alla consigliera e al consigliere regionale di parità;
  3. le stazioni appaltanti prevedono, nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, specifiche clausole dirette all’inserimento, come requisiti necessari e come ulteriori requisiti premiali dell’offerta, di criteri orientati a promuovere l’imprenditoria giovanile, la parità di genere e l’assunzione di giovani, con età inferiore a trentasei anni, e donne;
  4. è requisito necessario dell’offerta l’assunzione dell’obbligo di assicurare una quota pari almeno al 30% delle assunzioni necessarie per l’esecuzione del contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali, all’occupazione giovanile e femminile. Ulteriori misure premiali possono prevedere l’assegnazione di un punteggio aggiuntivo all’offerente o al candidato che:
    • nei tre anni antecedenti la data di scadenza del termine di presentazione delle offerte, non risulti destinatario di accertamenti relativi ad atti o comportamenti discriminatori;
    • utilizzi o si impegni a utilizzare specifici strumenti di conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro per i propri dipendenti, nonché modalità innovative di organizzazione del lavoro;
    • si impegni ad assumere, oltre alla soglia minima percentuale prevista come requisito di partecipazione, giovani con età inferiore a trentasei anni, e donne per l’esecuzione del contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali;
    • abbia, nell’ultimo triennio, rispettato i principi della parità di genere e adottato specifiche misure per promuovere le pari opportunità generazionali e di genere;
    • abbia presentato o si impegni a presentare per ciascuno degli esercizi finanziari, ricompresi nella durata del contratto di appalto, una dichiarazione volontaria di carattere non finanziario. Dichiarazione, questa, che, ai sensi dell’articolo 7 del D.lgs. n. 254/2016, copre, nell’ambito della comprensione dell’attività d’impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell’impatto della stessa prodotta, i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche dell’impresa;
  5. i contratti di appalto prevedono l’applicazione di penali per l’inadempimento dell’appaltatore agli obblighi di cui alle lettere b) e c), commisurate alla gravità della violazione e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto. La violazione dell’obbligo di cui alla lettera b) determina, altresì, l’impossibilità per l’operatore economico di partecipare, in forma singola ovvero in RTI, per un periodo di dodici mesi ad ulteriori procedure di affidamento afferenti agli investimenti pubblici finanziati, in tutto o in parte, con le risorse del PNRR e PNC;
  6. le stazioni appaltanti possono escludere l’inserimento nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, delle previsioni di cui alla lettera c), o stabilire una quota inferiore, dandone adeguata e specifica motivazione, qualora l’oggetto del contratto, la tipologia o la natura del progetto o altri elementi puntualmente indicati ne rendano l’inserimento impossibile o contrastante con obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche.

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Decreto semplificazioni 2021 #4: le proroghe alle “deroghe” del Codice appalti

Il decreto semplificazioni 2021 proroga al 2023 alcune norme “provvisorie” previste dal decreto Sblocca Cantieri e dal decreto semplificazioni 2020

Con la recente pubblicazione in Gazzetta del decreto semplificazioni 2021 vengono previste proroghe e modifiche al decreto sblocca cantieri (dl 32/2019) ed al decreto semplificazioni 2020 (dl 76/2020).

Modifiche al DL Sblocca Cantieri n. 32/2019

Con riferimento al decreto n. 32/2019, convertito con modificazioni nella legge n. 55/2019, vengono prorogate fino al 30 giugno 2023 (invece che fino al 31 dicembre 2021), le seguenti disposizioni:

  1. sospensione dell’obbligo per i comuni non capoluogo di provincia di avvalersi delle centrali di committenza, però limitatamente alle procedure non afferenti agli investimenti pubblici finanziati con risorse PNRR. Nelle more di una disciplina diretta ad assicurare la riduzione, il rafforzamento e la qualificazione delle stazioni appaltanti, per le procedure afferenti alle opere PNRR e PNC, i comuni non capoluogo di provincia procedono all’acquisizione di forniture, servizi e lavori, oltre che secondo le modalità indicate all’ articolo 37, comma 4, del Codice, attraverso le unioni di comuni, le province, le città metropolitane e i comuni capoluogo di province;
  2. sospensione dell’obbligo di ricorso, da parte delle stazioni appaltanti, ai commissari “esterni” iscritti all’apposito albo tenuto dall’ANAC;
  3. sospensione del divieto di appalto congiunto della progettazione e dell’esecuzione di lavori (cd “integrato”);
  4. possibilità per la PA di prevedere in fase di gara l’inversione procedimentale, aprendo prima le offerte e poi verificando i requisiti dei concorrenti;
  5. innalzamento a 100 milioni di euro della soglia oltre la quale è obbligatorio il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici. Per i lavori pubblici di importo inferiore a 100 milioni di euro e fino a 50 milioni di euro, le competenze del Consiglio superiore sono esercitate dai comitati tecnici amministrativi presso i Provveditorati interregionali per le opere pubbliche. Per i lavori pubblici di importo inferiore a 50 milioni di euro si prescinde dall’acquisizione del parere;
  6. sospensione del divieto di iscrivere riserva su progetti validati. Viene inoltre prorogata, fino al 31 dicembre 2023, come in precedenza evidenziato, la sospensione dell’obbligo di indicazione della terna di subappaltatori in gara, sia per gli appalti sia per le concessioni, e del conseguente obbligo di verifica in sede di gara, in capo agli stessi, del possesso dei necessari requisiti di partecipazione.

Vengono infine prorogate per tutto il 2023 le seguenti misure:

  1. possibilità per i soggetti attuatori di opere per le quali deve essere realizzata la progettazione, di avviare le relative procedure di affidamento anche in caso di disponibilità di finanziamenti limitati alle sole attività di progettazione. Dette opere saranno poi considerate prioritariamente ai fini dell’assegnazione dei finanziamenti per la loro realizzazione;
  2. possibilità di affidare i contratti di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, ad esclusione degli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono il rinnovo o la sostituzione, sulla base di un progetto definitivo “alleggerito” e possibilità di iniziare i lavori a prescindere dall’avvenuta redazione e approvazione del progetto esecutivo;
  3. per gli interventi ricompresi tra le infrastrutture strategiche, una volta approvato il progetto definitivo dal CIPE, la possibilità per i soggetti aggiudicatori di approvare direttamente le eventuali varianti, qualora non superino del 50% il valore del progetto approvato; in caso contrario, dovranno tornare al CIPE per l’approvazione.

Modifiche al DL semplificazione n. 76/2020

Al decreto legge n. 76/2020, convertito con modificazioni nella legge n. 120/2020, vengono anzitutto prorogate fino al 30 giugno 2023 (dal 31 dicembre 2021) le seguenti disposizioni:

  1. le procedure derogatorie per gli affidamenti “sotto soglia” (art. 1); contestualmente, vengono altresì modificate le modalità di affidamento di tali lavori, prevedendo:
    1. affidamento diretto dei lavori fino a 150 mila euro, anche senza consultazione di più operatori economici;
    2. procedura negoziata con invito a 5 operatori per lavori da 150 mila euro e fino ad 1 milione;
    3. procedura negoziata con invito a 10 operatori da 1 milione e fino a soglia comunitaria (5,3 milioni di euro).
  2. le procedure derogatorie per gli affidamenti “sopra soglia” (art. 2);
  3. le disposizioni in tema di verifiche antimafia – cd informativa antimafia liberatoria (art. 3);
  4. la disciplina derogatoria in tema di sospensioni dei lavori (art. 5);
  5. l’operatività del Collegio Consultivo Tecnico (art. 6). Rispetto a tale istituto, viene altresì prevista:
    1. la possibilità per la PA e l’operatore di individuare i componenti (non il presidente) tra il personale dipendente o con rapporto di lavoro autonomo o di collaborazione purché in possesso dei requisiti richiesti;
    2. la possibilità per il giudice, quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della determinazione del CCT, di escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che non ha osservato la determinazione, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto;
    3. l’approvazione, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, con decreto del MIMS, previo parere del CSLLPP, di linee guida volte a definire  i requisiti professionali e i casi di incompatibilità dei membri e del Presidente del collegio consultivo tecnico; i criteri preferenziali per la loro scelta, i parametri per la determinazione dei compensi rapportati al valore e alla complessità dell’opera, nonché all’entità e alla durata dell’impegno richiesto ed al numero e alla qualità delle determinazioni assunte; le modalità di costituzione e funzionamento del collegio e il coordinamento con gli altri istituti consultivi, deflattivi e contenziosi esistenti.
  6. gli snellimenti procedurali di cui all’articolo 8, comma 1. Tra questi, in particolare, quelli secondo cui:
    1. è sempre autorizzata la consegna in via d’urgenza;
    2. l’obbligo di sopralluogo è possibile solo ove sia strettamente indispensabile in ragione della tipologia, del contenuto o della complessità dell’appalto da affidare;
    3. in relazione alle procedure ordinarie, si applica la riduzione dei termini per ragioni di urgenza, senza necessità di motivazione alcuna;
  7. la norma in materia di responsabilità erariale, di cui all’articolo 21, comma 2, del decreto n. 76/2020, che limita la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei Conti ai soli casi in cui la produzione del danno conseguente alla condotta sia dolosamente voluta. Si ricorda che tale limitazione non trova applicazione per i danni cagionati da omissione ed inerzia del pubblico funzionario.

primus
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Inarcassa: prorogato il pagamento dei minimi 2021

Slitta al 31 dicembre la scadenza per i contributi minimi 2021. Gli importi: 2.360 euro per il soggettivo e 705 euro per l’integrativo


Il Consiglio di Amministrazione Inarcassa, con una breve nota, ha comunicato che il pagamento dei contributi minimi 2021  potrà essere effettuato entro il prossimo 31 dicembre senza nessuna sanzione.

Slittano, dunque, le 2 scadenze stabilite per la corresponsione dei contributi minimi:

  • il 30 giugno
  • il 30 settembre.

I contributi minimi potranno essere pagati in concomitanza dell’eventuale conguaglio in scadenza il 31 dicembre 2021; i modelli Mav/F24, saranno, comunque, resi disponibili alle scadenze istituzionali.

Regolamento Inarcassa

I contributi previdenziali di Inarcassa sono connessi all’esercizio della libera professione:

  • il contributo soggettivo, è obbligatorio per gli iscritti ad Inarcassa ed è calcolato in misura percentuale sul reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF, per l’intero anno solare di riferimento, indipendentemente dal periodo di iscrizione intervenuto nell’anno;
  • il contributivo facoltativo, è un contributo volontario calcolato in base ad una aliquota modulare applicata sul reddito professionale netto. Rappresenta una delle importanti novità introdotte dal Regolamento Generale di Previdenza;
  • il contributo integrativo, è obbligatorio per i professionisti iscritti all’albo professionale e titolari di partita IVA, per le società di Ingegneria e di Professionisti ed è calcolato in misura percentuale sul volume di affari professionale dichiarato ai fini IVA;
  • il contributo di maternità, è obbligatorio per tutti gli iscritti Inarcassa.

Gli importi per il 2021

Per l’anno 2021 relativamente agli importi da versare ad Inarcassa, come previsto dal Regolamento generale di previdenza, il Consiglio di Amministrazione, lo scorso gennaio, ha deliberato la rivalutazione Istat delle pensioni e dei contributi allo 0,1%.

Pertanto, l’importo dei contributi minimi 2021 sarà:

  • 2.360 euro per il contributo soggettivo
  • 705 euro per il contributo integrativo.

Rimaniamo in attesa dell’approvazione dei ministeri vigilanti e, soprattutto, della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto dei ministeri del Lavoro e dell’Economia in merito all’esonero parziale dei contributi per quei professionisti che a causa della crisi pandemica hanno subìto un calo del fatturato.

Si tratta di una delle misure previste dalla legge di Bilancio 2021, che esonera parzialmente i professionisti, iscritti alle Casse di previdenza private, dal versamento dei relativi contributi, qualora abbiano:

  • percepito nel periodo d’imposta 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro;
  • subìto un calo del fatturato o dei corrispettivi nell’anno 2020 non inferiore al 33% rispetto a quelli dell’anno 2019.

La misura è limitata ai professionisti con fatturato non superiore a 50.000 euro (si fa riferimento ai redditi 2019).

compensus
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ISA 2021: dalle Entrate le regole per il periodo d’imposta 2020

Nella nuova circolare delle Entrate i correttivi sugli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) relativi al COVID-19 ed alle cause di esclusione

Il 2020 è stato il terzo anno di applicazione degli Indici di affidabilità fiscale (ISA), ma anche l’anno in cui gli operatori economici hanno iniziato a subire le conseguenze economiche negative, dovute dalla diffusione del COVID-19.

In considerazione degli effetti di natura straordinaria della crisi economica causata dall’emergenza sanitaria, gli ISA (riferiti a tale periodo d’imposta) sono stati oggetto di una profonda revisione, al fine di garantirne una corretta applicazione.

Con la circolare n. 6 del 4 giugno 2021, l’Agenzia delle Entrate intende quindi fornire chiarimenti in merito all’applicazione degli ISA, di cui al dl n. 50/2017, per il periodo d’imposta 2020.

Circolare AE n. 6/2021

La circolare delle Entrate chiarisce come applicare gli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) per il periodo d’imposta 2020.

Nel documento vengono ripercorse le novità normative introdotte dall’articolo 148 del decreto Rilancio, che tiene conto della pandemia per il loro utilizzo.

In particolare, sono stati previsti nuovi correttivi straordinari Covid-19 e nuove cause di esclusione, senza l’introduzione di ulteriori oneri dichiarativi a carico del contribuente.

Nella prima parte vengono analizzate:

  • le nuove cause di esclusione;
  • la revisione straordinaria degli ISA in applicazione;
  • i correttivi Covid-19.

Revisione ISA

Il documento sottolinea innanzitutto che, relativamente al periodo d’imposta 2020, tutti gli ISA sono stati oggetto di una profonda revisione avvenuta in due momenti:

  1. integrale revisione di una prima parte degli ISA (n. 87 ISA), secondo il percorso di ordinaria evoluzione cui annualmente circa la metà degli ISA è sottoposta;
  2. specifici interventi che hanno riguardato tutti gli ISA, compresi quelli precedentemente descritti.

Tale revisione, ricordiamo, si è resa necessaria anche per tener conto delle mutate condizioni economiche e dei mercati, investiti nel 2020 dagli effetti della pandemia, e per prevedere (per tale annualità) ulteriori ipotesi di esclusione dell’applicabilità degli ISA.

Non cambiano, invece, le modalità di consultazione e acquisizione dei dati “precalcolati”.

Nuove cause di esclusione

Per il periodo d’imposta 2020 sono state individuate nuove cause di esclusione connesse agli effetti economici negativi della pandemia: con i 2 decreti ministeriali (2 febbraio 2021 e del 30 aprile 2021) è stato previsto che gli ISA non trovino applicazione per i contribuenti che:

  • hanno subito una diminuzione dei ricavi, ovvero dei compensi di almeno il 33% nel periodo d’imposta 2020 rispetto al periodo d’imposta precedente;
  • hanno aperto la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019;
  • esercitano, in maniera prevalente, le attività economiche individuate da specifici codici attività.

Tuttavia, i contribuenti esclusi dall’applicazione degli ISA sono comunque tenuti alla comunicazione dei dati economici, contabili e strutturali previsti all’interno dei relativi modelli.

Correttivi COVID-19

La circolare elenca i nuovi correttivi da applicare sia all’analisi degli indicatori elementari di affidabilità sia a quelli di anomalia, commisurati all’entità dei seguenti fattori sintomatici dello stato di difficoltà economica:

  • contrazione della produttività settoriale;
  • giornate di chiusura disposte dai decreti che si sono succeduti nel corso del 2020, differenziate per ciascun codice Ateco;
  • riduzione del valore dei Ricavi/Compensi nel periodo d’imposta 2020 rispetto al 2019 riferite al singolo contribuente;
  • riduzione dei Costi per l’acquisto di materie prime, sussidiarie, semilavorati e merci e per la produzione di servizi rispetto al valore del periodo d’imposta precedente;
  • variazione della forza lavoro dipendente del settore ISA sulla base dei dati del modello Uniemens di fonte INPS.

Modelli

Per quanto riguarda i modelli si ha che, per le attività professionali è presente un unico quadro di dati contabili (il quadro H) che fa, inoltre, diretto rinvio al quadro RE di “Redditi”.

Si precisa anche che in nessun modello sono state richieste nuove informazioni per l’applicazione della metodologia, che consente la modifica del risultato dell’applicazione degli Isa per tenere conto degli effetti economici negativi conseguenti alla diffusione del COVID-19.

factus
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Sì al bonus ristrutturazioni per demolizione/ricostruzione in aree sottoposte a stato d’emergenza

Per le Entrate è possibile detrarre al 50% le spese per interventi di demolizione e ricostruzione di edifici inagibili a seguito di calamità naturali

Con l’interpello n. 389/2021 l’Agenzia delle Entrate chiarisce che è possibile utilizzare il bonus ristrutturazioni in aree in cui sia stato dichiarato lo stato d’emergenza a seguito di calamità naturali.

In particolare, l’istanza riguardava un intervento di demolizione e ricostruzione, con aumento di volumetria e diversa sagoma, di un fabbricato reso inagibile a seguito di un terremoto.

Il quesito posto al Fisco

L’Istante è proprietario di una unità immobiliare sita al primo piano di un edificio bifamiliare che è stato  danneggiato dal sisma del 2016.

Il Comune a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo, ha stabilito con apposita ordinanza l’inutilizzabilità dell’edificio inibendo l’utilizzo dello stesso ai proprietari e agli occupanti a qualunque titolo, sino alla sua messa in sicurezza mediante l’esecuzione delle opere necessarie.

Su detto edificio, l’Istante ed i proprietari dell’altra unità immobiliare intendono eseguire un intervento di demolizione e ricostruzione di pari volumetria, ma con diversa sagoma e prospetti in modo che l’edificio sia in regola con le normative antisismiche, energetiche, di accessibilità ed impiantistica.

L’Istante dichiara che:

  • il Comune rilascerà un titolo edilizio di nuova costruzione ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lett. e) del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, “poiché l’intervento non può essere identificato come ristrutturazione edilizia ai sensi del DPR 380/2001, articolo 3, comma 1, lett. d, in quanto l’edificio si trova in zona paesaggisticamente vincolata“;
  • l’edificio è soggetto al vincolo “paesaggistico” ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004;
  • non ha ancora ricevuto alcun contributo per la ricostruzione post-sisma.

Ciò considerato, chiede se potrà fruire del bonus ristrutturazioni previsto dall’art. 16-bis, comma 1, lett. c) del TUIR per la parte eccedente il contributo, ancorché l’intervento di ricostruzione rientri nella categoria edilizia della “nuova costruzione”.

La risposta dell’Agenzia

Le Entrate ricordano che a seguito della proroga disposta dalla legge di bilancio 2021 è previsto che “per le spese documentate, relative agli interventi indicati nel comma 1 del citato articolo 16-bis, spetta una detrazione dall’imposta lorda fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare. La detrazione è pari al 50% per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2021″.

Anche se gli interventi generalmente devono essere eseguiti su edifici esistenti ed non devono costituire una nuova costruzione, la misura agevolativa spetta, anche (ai sensi della lettera c) dell’articolo 16-bis del TUIR) per interventi su unità immobiliari danneggiate a seguito di eventi calamitosi.

A tal riguardo, con la circolare 19/E del 8 luglio 2020 è stato chiarito che in relazione ai lavori necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi l’agevolazione spetta a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza e concerne tutti gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino di un immobile danneggiato a seguito di un evento calamitoso, indipendentemente dalla categoria edilizia alla quale appartengono.

Pertanto, con riferimento al caso di specie e nel presupposto, non verificabile in sede di interpello, che gli interventi siano eseguiti su edifici esistenti, danneggiati e resi inutilizzabili da eventi calamitosi per i quali è intervenuta una dichiarazione dello stato di emergenza, l’Agenzia ritiene che l’Istante potrà fruire della detrazione.

edilus
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Mercato immobiliare 2021: in ripresa la compravendita delle abitazioni

Dalle Entrate i primi dati sulla ripresa del mercato immobiliare nel primo trimestre 2021

Con un comunicato stampa l’Agenzia delle Entrate ha divulgato i dati rilevati dall’OMI (Osservatorio del Mercato immobiliare), del tutto incoraggianti, relativi alla ripresa che si registra nel mercato immobiliare delle abitazioni dopo la lieve flessione del 2020: +38,6% nel primo trimestre 2021.

Sono positivi anche i dati riguardanti il comparto terziario-commerciale che sono cresciuti del 51,3%; bene anche per il settore produttivo (+43,6%).

A partire da questo trimestre sono prese in esame nuove informazioni come il numero di abitazioni acquistate dalle persone fisiche, gli acquisti per i quali si è fruito dell’agevolazione “prima casa” e quelli assistiti da mutuo ipotecario.

Mercato delle abitazioni +45.000 compravendite

Il primo trimestre 2021 fa registrare una crescita dei volumi di compravendita del settore residenziale, anche per via del confronto con i primi tre mesi del 2020 contraddistinti dalla chiusura per lockdown del mese di marzo.

Sono oltre 45 mila in più le abitazioni scambiate, +38,6% rispetto al primo trimestre 2020, con un numero totale di scambi che tocca quota 162.258. Anche in questo trimestre, come nell’ultimo del 2020, il segno positivo è più marcato nei comuni minori (+43,3% rispetto al primo trimestre 2020); nei capoluoghi i volumi di compravendita crescono del 30% circa.

L’incremento riguarda tutte le aree geografiche con il massimo rialzo nei comuni non capoluogo del Nord Est, dove è pari a +46,8%, e il minimo nella stessa area per i capoluoghi con +27,7%.

La ripresa vede una crescita più ampia per le abitazioni di maggiori dimensioni, tra 115 e 145 m² (+41,2%) e oltre 145 m² (+48,5%).

Variazione % NTN I 21I 20 abitazioni, per classi dimensionali e per area

La situazione nelle maggiori città

Anche i dati relativi alle principali città evidenziano una variazione molto positiva nel suo complesso, con circa 5 mila abitazioni acquistate in più rispetto al primo trimestre del 2020 (+24,4%), nel dettaglio:

  • a Genova si registra il valore massimo di crescita, +36,7%;
  • a Roma, Torino e Napoli il tasso è intorno al +30%;
  • a Milano, Bologna e Firenze, dopo ancora un calo rilevato nello scorso trimestre, le compravendite riprendono ad aumentare con tassi di crescita più moderati, ma comunque a due cifre (+14,4%, +14,9% e +17,3% rispettivamente).

Bene anche gli scambi dei depositi pertinenziali (cantine e soffitte), con volumi di compravendita quasi raddoppiati rispetto allo stesso trimestre del 2020, e di box e posti auto, con una tendenza positiva (+41,9%) che si accentua rispetto a quanto già registrato nel trimestre precedente (era +10,6%).

Immagine che mostra un grafico relativo all'andamento del mercato immobiliare residenziale 2011-2021

Serie storica variazioni % tendenziali NTN (Numero Transazioni normalizzate) dal 2011

Il mercato non residenziale

Il comparto terziario-commerciale ha realizzato nel primo trimestre 2021 un’espansione del +51,3%, compensando di fatto il calo del 16,5% subito nei primi tre mesi del 2020. In particolare:

  • gli uffici e studi privati crescono del 50,7%,
  • i negozi e laboratori del 34,4%,

con una distribuzione territoriale abbastanza omogenea.

Crescono anche le compravendite di:

  • depositi commerciali e autorimesse (+61,6%),
  • capannoni e industrie (+43,6%),

positivo i dati anche per il settore produttivo agricolo (+53,2%).

Immagine che mostra un grafico relativo all'andamento del mercato non residenziale 2011-2021

Serie storica variazioni % tendenziali NTN settore TCO (Terziario – Commerciale) dal 2011

Per maggiore approfondimento leggi anche questi articoli di BibLus-net:

  • Mercato residenziale: dalle Entrate il rapporto immobiliare 2021
  • Mercato non residenziale: dalle Entrate il rapporto immobiliare 2021

Clicca qui per scaricare le statistiche trimestrali 2021 relative ai mercati immobiliari

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Un loggiato chiuso da infissi crea nuovo volume

Un loggiato che viene chiuso con degli infissi crea nuovo volume abitabile e blocca la sanatoria paesaggistica. I chiarimenti del CdS

Con la sentenza n. 3889/2021 il Consiglio di Stato fornisce nuovi chiarimenti sui loggiati chiusi a mezzo di infissi istallati in un secondo momento e senza le necessarie autorizzazioni, in area paesaggisticamente vincolata.

Il caso

La proprietaria di un’abitazione sita in un fabbricato condominiale, ricadente in area paesaggisticamente vincolata, decideva di chiudere il loggiato di pertinenza all’abitazione con degli infissi, senza richiedere le necessarie autorizzazioni.

In particolare il loggiato, sorretto da quattro colonne, era caratterizzato da una superficie di circa 25 m² e da un’altezza di oltre 280 cm.

Successivamente, la signora presentava istanza al Comune per ottenere un permesso di costruire in sanatoria che il Comune rilasciava dietro il parere positivo della Soprintendenza.

A questo punto i proprietari del abitazione soprastante, che avevano il loro terrazzo sul loggiato sottostante, decidevano di impugnare presso il Tar il titolo edilizio concesso in sanatoria alla loro vicina.

Il motivo del ricorso? Il nuovo volume creato con la chiusura del loggiato tramite infissi generava superficie utile a tutti gli effetti abitabile in violazione della normativa comunale e paesistica.

Il Tar accoglieva il ricorso, per cui la proprietaria del loggiato ricorreva in appello presso il Consiglio di Stato, sostenendo che la concessione in sanatoria oggetto della controversia:

  • riguardava solo l’installazione di infissi alle aperture del loggiato, senza creare nuovi impatti al paesaggio circostante;
  • non si originava una nuova superficie mentre il volume sarebbe scaturito solo dall’apposizione di infissi.

La sentenza del Consiglio di Stato

Palazzo Spada conviene con la decisione del Tar: la chiusura del loggiato tramite l’apposizione di infissi ha realizzato una nuova volumetria che non consente il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria secondo l’art. 167, comma 4 del dlgs 42/2004 (Codice dei beni culturali):

L’autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica […] nei seguenti casi:

a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
b) per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;
c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del dPR 6 giugno 2001, n. 380.

I giudici chiariscono, in conclusione, che tra un loggiato (esposto alle intemperie) e un vano abitabile (in ogni condizione di tempo) vi è una differenza sostanziale: il primo non costituisce volume; il secondo sì.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Per maggiore approfondimento leggi anche questi articoli di BibLus-net:

  • Trasformare un balcone in veranda: quale titolo edilizio è necessario?
  • Vano caldaia: quando occorre il permesso di costruire?

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Procedure di sanificazione: aggiornato il Rapporto ISS COVID-19

Aggiornamento delle procedure di sanificazione per imprese, esercizi commerciali, servizi e luoghi aperti al pubblico

Alla luce delle più recenti evidenze scientifiche relative alla trasmissione del COVID-19, si ha che la propagazione del virus avviene per lo più per via aerea, piuttosto che attraverso il contatto con le superfici; pertanto maggiore attenzione è richiesta sugli aspetti riguardanti le procedure di sanificazione dell’aria e dell’ambiente.

A tal riguardo, l’Istituto Superiore della Sanità, ISS, ha pubblicato le nuove procedure di sanificazione: Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: ambienti/superfici (Rapporto ISS COVID-19 – n. 12/2021, versione del 20 maggio 2021).

Il documento è un aggiornamento del rapporto ISS COVID-19 n. 25/2020 (Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID 19: superfici, ambienti interni e abbigliamento), redatto anche in considerazione delle nuove disposizioni normative vigenti.

Ricordiamo, anche, che a giugno l’ISS ha pubblicato le indicazioni dell’ISS sugli impianti di ventilazione e climatizzazione nelle strutture pubbliche e private.

Nel documento vengono descritti i principali componenti dei sistemi di ventilazione e di climatizzazione che possono favorire la movimentazione dell’aria in ambienti indoor all’interno di strutture comunitarie non sanitarie e di ambienti domestici, e fornite le raccomandazioni operative per la gestione degli impianti.

Rapporto ISS COVID-19 – n. 12/2021

Il Rapporto, finalizzato al contenimento del contagio, fa riferimento alle vigenti disposizioni: il dl n. 52/2021 e quanto riportato nella Circolare del Ministero della Salute n. 17644/2020.

A tal riguardo, si precisa che nelle imprese, negli esercizi commerciali, nei servizi e luoghi aperti al pubblico deve essere assicurata, ove prevista, la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti interni e di altre aree ad essi connessi.

Nelle imprese, inoltre, in ottemperanza alle indicazioni del Ministero della Salute, secondo le modalità ritenute più opportune, possono organizzare interventi specifici/periodici di pulizia, come attuazione di misure di sicurezza di tipo collettivo, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (dl n. 81/2008).

Aggiornamenti

I principali aggiornamenti, rispetto alle versioni precedenti, riguardano:

  • l’aggiornamento sulle procedure e sui sistemi di sanificazione/disinfezione generati in situ e altre tecnologie utilizzabili per la sanificazione degli ambienti di strutture non sanitarie, compreso il miglioramento dell’aria degli ambienti;
  • i diversi sistemi di sanificazione/disinfezione per cui sono descritti gli aspetti tecnico- scientifici, l’ambito normativo e il pertinente uso.

Destinatari

Il presente rapporto è indirizzato alle:

  • autorità sanitarie preposte alla tutela della salute;
  • altre Autorità interessate alle misure di prevenzione e controllo della pandemia COVID-19;
  • amministrazioni locali;
  • imprese;
  • portatori di interesse che sono tenuti ad attuare la sanificazione degli ambienti interni;
  • popolazione generale.

Trasmissione aerea

La trasmissione per via aerea rappresenta una delle tre vie di contagio dell’infezione da SARS-CoV-2, oltre alla trasmissione indiretta da contatto con le superfici e a quella diretta attraverso le goccioline grandi.

Posizione degli organismi internazionali sulla trasmissione

Sulla base dell’evoluzione delle conoscenze e della comprensione dei meccanismi di trasmissione del SARS-CoV-2, gli organismi internazionali riconoscono nella trasmissione per via aerea una modalità significativa di diffusione del virus.

In conclusione, anche secondo quanto riportato da organismi internazionali:

  • le attuali evidenze scientifiche suggeriscono che la trasmissione attraverso le superfici contaminate non contribuisce in maniera prevalente alle nuove infezioni;
  • i contributi relativi all’inalazione del virus e alla deposizione dello stesso sulle mucose rimangono non quantificati e, ancor oggi, difficili da stabilire;
  • la modalità di trasmissione è ad oggi più focalizzata sulla via aerea piuttosto che attraverso il contatto con le superfici; pertanto maggiore attenzione è richiesta sugli aspetti riguardanti la sanificazione dell’aria e dell’ambiente, in associazione con le misure raccomandate dalle disposizioni vigenti in relazione alla situazione pandemica.

Disinfettanti per ambienti e sistemi di sanificazione

Nel documento vengono indicati i principi attivi per la disinfezione delle superfici suggeriti da Organismi nazionali e internazionali e derivanti dai PMC attualmente autorizzati.

Sanificazione

Analogamente a quanto indicato nel precedente Rapporto, si conferma che con il termine sanificazione, relativamente al COVID-19, si intende:

il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.

Nel recente documento vengono trattati i seguenti argomenti:

  • aspetti regolatori;
  • tutela della salute degli utilizzatori dei prodotti, del personale e degli astanti;
  • misure per il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione;
  • gestione dei rifiuti prodotti nell’ambito delle operazioni di sanificazione.

Interventi “non farmacologici” per la gestione del rischio di contagio nella trasmissione aerea del SARS-CoV-2

Visto che il numero di contagi all’aperto risulta trascurabile rispetto alla trasmissione negli ambienti chiusi e che, inoltre, la trasmissione del contagio attraverso superfici è molto bassa, è indispensabile realizzare prioritariamente interventi di mitigazione relativamente alla trasmissione aerea del SARS-CoV-2 negli ambienti chiusi sulla base della valutazione e gestione del rischio. In particolare:

  • riduzione dell’emissione;
  • esposizione e ventilazione.

Generatori in situ e altri sistemi per la sanificazione/disinfezione

Procedure diverse dall’uso di prodotti/disinfettanti chimici possono essere proposte, l’adozione delle quali può essere decisa in funzione del tipo di applicazione ove, ad esempio, non sia possibile utilizzare i prodotti chimici o nel caso di esigenze diverse da quelle descritte nelle linee guida di ECDC, CDC e OMS in merito alla disinfezione ambienti/superfici, come trattamento mediante:

  • ozono;
  • cloro attivo generato in situ;
  • perossido di idrogeno;
  • purificatori/ionizzatori;
  • radiazione ultravioletta;
  •  vapore.

Chiude il documento un interessante vademecum sulla sanificazione degli ambienti:

  • aerosol;
  • droplet;
  • fomite;
  • trasmissione del SARS-CoV-2;
  • sanificazione;
  • ricambio di aria;
  • ricambio di aria e rischio di contagio;
  • generatori in situ di sostanze chimiche attive;
  • purificatori d’aria;
  • misure di contenimento della diffusione del contagio.

Infine, è riportata una tabella riepilogativa circa i sistemi per la sanificazione ambiente/superfici: tecnologie, vantaggi e limiti.

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Canna fumaria esterna, rispetto del decoro architettonico e pregio del fabbricato

Cassazione: la salvaguardia del decoro della facciata di un fabbricato prescinde dal pregio artistico dell’immobile e da precedenti alterazioni

Con l’ordinanza n. 14598/2021 della Cassazione si torna a parlare delle canne fumarie esterne installate sulle facciate degli edifici condominiali da parte di un’attività commerciale presente nel fabbricato.

La Corte Suprema ribadisce che devono essere i giudici a valutare (caso per caso) l’impatto sul decoro architettonico di un condominio causato dall’installazione di una canna fumaria, a prescindere dal pregio artistico dell’immobile.

Il caso

Un’attività di ristorazione posta in un condominio faceva installare una canna fumaria di 27 cm di diametro sul prospetto principale dello stabile.

La canna fumaria si sviluppava partendo dall’accesso del locale al piano terra sino a raggiungere il terrazzo di copertura.

Da ciò scaturiva un contenzioso giudiziario tra il condominio e l’attività di ristorazione. Il condominio, infatti, chiedeva la rimozione di quella canna fumaria, poiché a suo avviso ne danneggiava il decoro architettonico e impediva la normale fruizione del terrazzo di copertura a causa dei fumi di scarico sprigionati.

Il Tribunale ordinario e la Corte d’Appello decidevano per la rimozione dell’oggetto della disputa, ma la conduttrice del ristorante decideva di fare ricorso in Cassazione.

Infatti, a parere della ricorrente, era stato interpretato e applicato maldestramente l’art. 1102 del Codice Civile, reputando la canna fumaria lesiva del decoro architettonico sebbene il fabbricato risultava già alterato da precedenti interventi e dalle condizioni dello stesso determinate da incuria o vetustà.

Il giudizio della Cassazione

Gli ermellini ribadiscono che, per interpretazione consolidata della stessa Corte, l’uso di parti comuni di un condominio attraverso l’installazione di impianti destinati al servizio esclusivo di un’unità immobiliare esige il rispetto delle regole dettate dall’art. 1102 c.c.

Infatti, a giudizio della Cassazione:

Al fine di conclamare la legittimità dell’uso particolare del bene comune, ai sensi dell’art. 1102 c.c., spetta al giudice di verificare altresì se l’opera arrechi pregiudizio al decoro architettonico dell’edificio condominiale, trattandosi di limite legale compreso nel principio generale dettato da tale norma e che perciò deve guidare l’indagine giudiziale sulla verifica delle condizioni di liceità del mutamento di uso.

La Cassazione premette che l’installazione di una canna fumaria sul muro comune perimetrale di un edificio condominiale individua una modifica della cosa comune che, seppur conforme alla destinazione della stessa, ciascun condomino può apportare a sue cure e spese.

Tuttavia tale diritto del singolo condomino:

  • non deve impedire l’uso altrui della parte comune,
  • non deve recare pregiudizio alla stabilità ed alla sicurezza dell’edificio,
  • non deve alterare il decoro architettonico del fabbricato.

I giudici chiariscono che l'”alterazione del decoro” si verifica quando le nuove opere si riflettono negativamente sull’aspetto dello stabile, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l’edificio.

Infatti ai fini della tutela del decoro dell’edificio condominiale, non occorre che il fabbricato abbia un particolare pregio artistico, né rileva che tale fisionomia sia stata già gravemente ed evidentemente compromessa da precedenti interventi sull’immobile.

In definitiva, la Cassazione conclude che la relativa valutazione del giudice (in base a dimensioni, consistenza e tipologia del manufatto) rimane insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” (art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.).

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: “La canna fumaria sulla facciata deve rispettare il decoro del condominio

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Modello Unico Dichiarazione ambientale (MUD) 2021, il 16 giugno la scadenza

Entro il 16 giugno deve essere presentato il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) per l’anno 2021. Ecco i moduli con le istruzioni per la compilazione

Il 16 giugno è il termine fissato entro cui presentare il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) 2021, contenuto nel DPCM del 23 dicembre 2020 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 39/2021.

Considerata la necessità di adottare, per l’anno 2021, un nuovo MUD, in sostituzione di quello previgente, come richiesto dal MISE e dal Ministero dell’ambiente, è stato sostituito integralmente il modello precedente allegato al DPCM del 24 dicembre 2018.

Rimangono tuttavia immutate le informazioni da comunicare, le modalità per la trasmissione, nonché le istruzioni per la compilazione del modello.

Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale

Ricordiamo che il Modello Unico, istituito con la legge n. 70/1994, è un modello attraverso il quale devono essere denunciati i rifiuti prodotti dalle attività economiche, quelli raccolti e trasportati e quelli smaltiti e, avviati al recupero, nell’anno precedente la dichiarazione.

La Legge n. 70/1994

Ricordiamo che la legge 70/1994 prevede che tutti gli obblighi di dichiarazione, di comunicazione, di denuncia, di notificazione previsti dalle leggi, dai decreti, e dalle relative norme di attuazione in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica, siano soddisfatti attraverso la presentazione di un Modello Unico di Dichiarazione ambientale, alla Camera di commercio, Industria ed Artigianato e Agricoltura competente per territorio, in cui ha sede l’unità locale cui si riferisce la dichiarazione.

Deve essere presentato, per via telematica, un MUD per ogni unità locale che sia obbligata, dalle norme vigenti, alla presentazione di dichiarazione, di comunicazione, di denuncia, di notificazione.

Il DPCM del 2021 e la comunicazione rifiuti

Il nuovo decreto contiene i modelli e le istruzioni per la presentazione delle seguenti comunicazioni:

  1. Comunicazione Rifiuti,
  2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso,
  3. Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio,
  4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche,
  5. Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione,
  6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.

I soggetti tenuti alla presentazione del MUD/Comunicazione Rifiuti, sono individuati dalla normativa seguente:

  • dall’articolo 189, commi 3 e 4 del dlgs 152/2006 come modificato dal dlgs 116/2020;
  • dall’articolo 4, comma 6, del dlgs n. 182/2003.

In particolare, i soggetti tenuti alla presentazione del MUD, per le sue diverse parti, sono:

  • chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
  • commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
  • imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
  • imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g) del dlgs 152/2006 che hanno più di dieci dipendenti;
  • i Consorzi e i sistemi riconosciuti, istituiti per il recupero e riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, ad esclusione dei Consorzi e sistemi istituiti per il recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio che sono tenuti alla compilazione della Comunicazione Imballaggi;
  • i gestori del servizio pubblico di raccolta, del circuito organizzato di raccolta di cui all’articolo 183 comma 1 lettera pp) del dlgs 152/2006, con riferimento ai rifiuti conferitigli dai produttori di rifiuti speciali, ai sensi dell’articolo 189, comma 4, del dlgs 152/2006.

Sono esonerati dall’obbligo di presentazione:

  • gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile con un volume di affari annuo non superiore a euro ottomila;
  • le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all’articolo 212, comma 8, del dlgs 152/2006, nonché per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di dieci dipendenti;
  • le imprese e gli enti produttori di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184, comma 3, diversi da quelli indicati alle lettere c), d) e g);
  • i produttori di rifiuti che non sono inquadrati in un’organizzazione di ente o di impresa.

Allegati al DPCM 2021

Nel decreto sono presenti i 4 allegati:

  • Allegato 1, suddiviso nei seguenti paragrafi:
  1. Articolazione del modello Unico
  2. Istruzioni per la compilazione, soggetti obbligati
  3. Presentazione del modello
  4. Comunicazione rifiuti semplificata
  5. Sezione anagrafica
  6. Comunicazione rifiuti
  7. Comunicazione veicoli fuori uso
  8. Comunicazione imballaggi
  9. Comunicazione RAEE
  10. Comunicazione Rifiuti Urbani e Assimilati
  11. Comunicazione Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche
  • Allegato 2: Modulo
  • Allegato 3: Schede e moduli specifici
  • Allegato 4: Indicazioni per la presentazione, caratteristiche del file di esportazione

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Decreto Sostegni-bis: i chiarimenti nelle FAQ delle Entrate

Prorogata la sospensione delle attività di riscossione fino al 30 giugno e fissata al 31 luglio la scadenza dei pagamenti

Il decreto Sostegni-bis (dl n. 73/2021), pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 123 del 25 maggio 2021), contiene misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali.

Pertanto l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’aggiornamento delle FAQ con le novità introdotte in materia di riscossione dal provvedimento, riguardanti:

  • la proroga al 30 giugno 2021 del termine finale di sospensione della notifica degli atti, delle procedure di riscossione, dei pagamenti delle cartelle e delle rateizzazioni;
  • lo scioglimento di Riscossione Sicilia spa e il riassetto delle attività di riscossione nel territorio della Regione, dove, a partire dal 1° ottobre 2021, sarà operativa Agenzia delle Entrate-Riscossione.

FAQ in materia di riscossione

Di seguito alcuni dei chiarimenti forniti nelle FAQ sulle misure introdotte in materia di riscossione dai provvedimenti legislativi emanati nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19; in particolare le novità introdotte dal decreto Sostegni bis (dl n. 73/2021).

Pagamenti entro il 2 agosto

Il decreto ha prorogato al 30 giugno 2021 (dal 30 aprile) il termine di sospensione dei versamenti di:

  • tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento;
  • avvisi di accertamento esecutivo;
  • avvisi di addebito Inps, la cui scadenza ricade nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 30 giugno 2021;
  • il pagamento delle rate dei piani di dilazione, in scadenza nello stesso periodo (per i soggetti con residenza, sede legale o operativa nei comuni della “zona rossa” di cui all’allegato 1 del Dpcm del 1° marzo 2020, la sospensione decorre dal 21 febbraio 2020).

Stop alle notifiche fino al 30 giugno

Prorogato, inoltre, fino al 30 giugno 2021 (in precedenza era 30 aprile 2021) il periodo di sospensione per l’attività di notifica di:

  • nuove cartelle;
  • avvisi;
  • tutti gli altri atti di competenza dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Sospesi pignoramenti e procedure di riscossione

In sospeso fino al 30 giugno 2021, gli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto “Rilancio” (dl n. 34/2020), su:

  • stipendi;
  • salari;
  • altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego;
  • titolo di pensioni;
  • trattamenti assimilati.

Rimarranno sospese fino al 30 giugno 2021 anche le verifiche di inadempienza delle Amministrazioni pubbliche e delle società a prevalente partecipazione pubblica, da effettuarsi, ai sensi dell’articolo 48-bis del dpr n. 602/1973, prima di disporre pagamenti di importo superiore a cinquemila euro. Le Amministrazioni pubbliche dunque possono procedere con il pagamento in favore del beneficiario.

Agenzia Entrate-Riscossione, dal 1° ottobre competenza allargata

Infine, il decreto dispone lo scioglimento della società Riscossione Sicilia spa, con decorrenza 30 settembre 2021.

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Cambio destinazione d’uso con frazionamento e oneri di urbanizzazione

Tar Piemonte: il cambio d’uso da rurale a civile abitazione con frazionamento in più unità immobiliari è soggetto agli oneri di urbanizzazione poiché incide sul carico urbanistico

Il cambio di destinazione d’uso da abitazione rurale a civile abitazione, il frazionamento in più unità immobiliari ed il relativo pagamento degli oneri di urbanizzazione sono gli argomenti messi a fuoco dalla sentenza n. 446/2021 del Tar Piemonte.

Essi costituiscono temi quanto mai attuali vista la centralità di tutte le politiche legate al recupero ed alla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente.

Il caso

Una società chiedeva al Comune un permesso di costruire per un intervento di restauro e risanamento di un fabbricato rurale dal quale ricavare spazi abitativi.

L’intervento prevedeva il cambio di destinazione d’uso da fabbricato rurale a civile abitazione con la creazione di sei unità abitative, in luogo delle quattro originarie.

Il Comune, quindi, determinava gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione per l’intervento di “cambio uso e recupero dei rustici”.

La società si opponeva non ritenendo dovuti:

  • né gli oneri di urbanizzazione legati al cambio di destinazione d’uso da fabbricato rurale a civile abitazione;
  • né il contributo di costruzione dovuto per l’intervento di frazionamento in più unità immobiliari. Infatti, a parere della società, l’intervento di frazionamento era qualificabile quale manutenzione straordinaria con la conseguente applicazione dell’art. 17 (Riduzione o esonero dal contributo di costruzione), comma 4, dpr n. 380/2001 secondo cui: “[…] per gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all’articolo 6, comma 2, lettera a), qualora comportanti aumento del carico urbanistico, il contributo di costruzione è commisurato alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione, purché ne derivi un aumento della superficie calpestabile“.

(ndr Ricordiamo che il contributo di costruzione si compone degli oneri di urbanizzazione più il costo di costruzione.)

La società faceva, quindi, ricorso al Tar, chiedendo l’accertamento della gratuità dell’intero intervento edilizio o comunque l’esonero dal pagamento del contributo di costruzione in quanto si trattava (a parere della ricorrente società) di un intervento di risanamento conservativo (anche se richiesto con permesso di costruire in forza di quanto disposto dall’art. 22, comma 7, dpr 380/2001 secondo cui è comunque fatta salva la facoltà dell’interessato di chiedere il rilascio del permesso di costruire anche in relazione a tale tipologia di intervento, senza obbligo del pagamento del contributo di costruzione di cui all’art. 16 del medesimo TUE) del fabbricato che non comportava alcun aumento né del volume né della superficie calpestabile.

La sentenza: il cambio di destinazione d’uso

I giudici chiariscono, prima di tutto, la questione del cambio di destinazione d’uso dell’immobile da fabbricato rurale a civile abitazione.

Il Tar spiega che, possono distinguersi due tipologie di casi:

  1. per le residenze rurali realizzate dopo l’entrata in vigore della legge 10/1977 (Norme per la edificabilità dei suoli) il passaggio dall’utilizzo “rurale” (da parte dell’imprenditore agricolo a servizio della conduzione dell’azienda agricola) all’utilizzo “civile” (da parte di soggetti privi della qualifica di imprenditore agricolo e per esigenze abitative svincolate dalla conduzione del fondo) configura una modificazione della destinazione d’uso giuridicamente rilevante, giacché determina la decadenza dal beneficio dell’esenzione dal contributo di concessione di cui aveva beneficiato il titolo originario;
  2. per le residenze rurali edificate prima dell’entrata in vigore della legge 10/1977 il passaggio dall’uno all’altro utilizzo non configura alcuna modifica della destinazione d’uso giuridicamente rilevante, dal momento che in tal caso il titolo abilitativo autorizzava entrambi gli utilizzi, e ad entrambi concedeva il beneficio della gratuità previsto, in modo generalizzato, per il rilascio di qualsivoglia titolo edilizio.

Il fabbricato oggetto della presente controversia rientra nella seconda categoria essendo stato edificato prima dell’entrata in vigore della legge 10/1977, di conseguenza non è soggetto al pagamento degli oneri di urbanizzazione.

La sentenza: il frazionamento e gli oneri di urbanizzazione

Per quel che riguarda la creazione di più unità abitative, i giudici spiegano che si tratta di un intervento ristrutturazione edilizia.

Per tali interventi la giurisprudenza ha chiarito che la divisione ed il frazionamento di un immobile in più unità immobiliari distinte determinano un incremento del carico urbanistico.

Infatti per il Tar:

ai fini dell’insorgenza dell’obbligo di corresponsione degli oneri concessori, è rilevante il verificarsi di un maggior carico urbanistico quale effetto dell’intervento edilizio, sicché non è neanche necessario che la ristrutturazione interessi globalmente l’edificio – con variazioni riguardanti nella loro interezza le parti esterne ed interne del fabbricato – ma è soltanto sufficiente che ne risulti comunque mutata la realtà strutturale e la fruibilità urbanistica, con oneri conseguentemente riferiti all’oggettiva rivalutazione dell’immobile e funzionali a sopportare l’aggiuntivo carico “socio – economico ” che l’attività edilizia comporta, anche quando l’incremento dell’impatto sul territorio consegua solo a marginali lavori dovuti ad una divisione o frazionamento dell’immobile in due unità o fra due o più proprietari (CdS n. 2838/2012)

In conclusione per i giudici l’intervento edilizio del caso in esame, prevedendo la realizzazione di sei distinte unità immobiliari autonomamente utilizzabili, porta ad un maggior carico urbanistico (in relazione alla aumentata potenzialità di insediamento nell’immobile) con conseguente obbligo di pagamento degli oneri di urbanizzazione.

Il ricorso è, quindi, parzialmente accolto solo nella parte che riguarda il cambiamento di destinazione d’uso del fabbricato da rurale a civile abitazione.

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: “Frazionamento unità immobiliare: non serve il permesso di costruire, basta la SCIA

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Bonus prima casa giovani under 36: domande e risposte del Notariato

Garanzia dello Stato fino all’80% e riduzione delle imposte, ecco i chiarimenti del Notariato sulle agevolazioni introdotte dal decreto Sostegni-bis


Per favorire la ripartenza del Paese, nel decreto Sostegni bis (dl n. 73/2021) è presente un pacchetto di agevolazioni fiscali a favore dei giovani, tra queste: il Bonus prima casa per gli under 36.

Bonus prima casa

Si tratta di un’agevolazione per l’acquisto dell’abitazione da parte di giovani, allo scopo di stimolare l’acquisto di una casa di proprietà; una misura che favorisce, quindi, sia i giovani che il settore immobiliare, da sempre un volano per l’economia italiana.

Il dl n. 73/2021 prevede per il Fondo Garanzia prima casa (che finora ha previsto il rilascio della garanzia sul mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, nella misura massima del 50%):

  • un’agevolazione nell’accensione del mutuo (la percentuale di copertura viene elevata fino alla misura massima dell’80% della quota capitale ogni qualvolta il soggetto finanziatore aumenti oltre l’80% il limite di finanziabilità dell’operazione);
  • una riduzione imposte dirette (sono esonerati dal pagamento dell’imposta di registro e delle imposte ipotecaria e catastale);

a favore di soggetti:

  • under 36;
  • ISEE inferiore ai 40.000 euro.

Le richieste devono essere presentate a partire dal 24 giugno 2021 fino al 30 giugno 2022, attraverso banche ed istituti finanziari.

Guida Notariato

In un vademecum del Consiglio Nazionale del Notariato i chiarimenti, sotto forma di risposta alle domande relative alle agevolazioni introdotte dal provvedimento.

Otto risposte alle domande sul bonus agevolazioni prima casa, di cui ai commi 6-11 dell’articolo 64 del dl n. 73/2021:

1. Cosa prevede la norma?

2. A quali tipologie di acquisto di immobili si applicano le agevolazioni fiscali previste dal decreto Sostegni bis?

3. Chi ha diritto alle agevolazioni fiscali?

4. Cosa succede per chi acquista da impresa?

5. L’esenzione fiscale vale anche per i mutui?

6. Quando entra in vigore la norma e fino quando sarà possibile usufruire delle agevolazioni?

7. Quando si decade dai benefici prima casa? Cosa succede in questo caso?

8. Cosa succede se non si rispettano i requisiti di età e di reddito previsti dalla legge?

Clicca qui per scaricare il vademecum del Notariato

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Prevenzione dei danni all’ambiente: pubblicata la UNI/PdR 107:2021 

In vigore dal 3 giugno la UNI/PdR 107:2021. Ecco i criteri tecnici per la prevenzione dei danni all’ambiente


Dal 3 giugno è in vigore la prassi di riferimento UNI/PdR 107:2021Linee guida per la prevenzione dei danni all’ambiente – Criteri tecnici per un’efficace gestione dei rischi ambientali”, pubblicata sul sito UNI.

La norma contiene le linee guida da tener presente al fine di garantire una più efficace e puntuale prevenzione dei danni all’ambiente, nonché la tutela delle risorse naturali in riferimento a specifici scenari di rischio applicabili alle diverse organizzazioni.

A chi si rivolge

Il documento si rivolge a tutte le imprese, di qualunque settore e dimensione, quali:

  • impianti produttivi;
  • depositi;
  • magazzini;
  • centri logistici;
  • cantieri edili;
  • altro.

Obiettivo

Lo scopo della norma è quello di fornire uno strumento pratico al fine di garantire una più efficace tutela dell’ambiente da parte della propria azienda e la prevenzione di eventuali danni a: terreno, acqua, aria …

In particolare la UNI/PdR 107:2021 ha l’obiettivo di:

  • contribuire alla prevenzione dei danni ed alla diminuzione della frequenza ed intensità degli eventi;
  • fornire indicazioni su come eseguire manutenzione e controlli dei propri impianti.

Scenari di danno

Gli scenari di danno all’ambiente considerati dalla norma sono:

  • effetti diretti e indiretti legati a incendio causati dai fumi, dalle ricadute al suolo di sostanze chimiche e polveri, dallo scarico di acque di spegnimento e anche dalle fiamme;
  • perdite da serbatoi e vasche interrate e fuori terra che possono verificarsi in fase di installazione, di esercizio, di attività di carico e scarico e anche di disinstallazione;
  • perdite da condutture di adduzione e reflui industriali (interrate e fuori terra) che possono verificarsi in fase di installazione, di esercizio e anche di disinstallazione;
  • sversamenti da aree di processo, di deposito, di movimentazione o di carico e scarico di prodotti e/o di rifiuti;
  • emissioni fuori norma, localizzate e/o diffuse;
  • perdite da depuratori e/o disoleatori aziendali.

La UNI/PdR 107:2021 sulla prevenzione dei danni all’ambiente è scaricabile a pagamento dal sito UNI.

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