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Newsletter 674 del 27 agosto 2020

In questo numero:



Fisco
Circolare 24/E delle Entrate, tutte le istruzioni sul Superbonus 110
Fisco
Le modifiche al Superbonus previste dal decreto agosto
Fisco
Cessione del credito e detrazioni fiscali in edilizia: le regole ed il modello
Sicurezza
COVID-19: ecco cosa fare in caso di contagio nelle scuole
Professioni tecniche
Indennità Inarcassa per il mese di maggio: le nuove domande entro il 14 settembre
Sicurezza
Pulizia, disinfezione e sanificazione in vista della riapertura delle scuole
Fisco
Ecco i chiarimenti delle Entrate sulle misure della legge Rilancio
Opere edili
In arrivo i fondi MIT per la demolizione delle opere abusive
Opere edili
Distanze tra pareti finestrate: incide la presenza di un porticato aperto?
Fisco
Sismabonus in caso di frazionamento: i chiarimenti delle Entrate
Opere edili
Demolizione e ricostruzione rudere: bisogna dimostrare l’originaria consistenza
Varie e brevi
In Gazzetta il decreto agosto: ecco tutte le misure per imprese e lavoratori
Titoli edilizi
Per il cambio di destinazione d’uso nella stessa categoria funzionale basta una SCIA
Titoli edilizi
Trasformazione di un garage in abitazione: quale titolo occorre?
Rinnovabili ed ambiente
Impianti di climatizzazione e coronavirus: ecco cosa fare per ridurre il rischio contagio
Certificazione energetica
La diagnosi energetica nelle PMI: il vademecum dell’ENEA
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Circolare 24/E delle Entrate, tutte le istruzioni sul Superbonus 110

Dalle Entrate tutti i dettagli sul Superbonus al 110 %: beneficiari, tipologie di interventi, spese detraibili, cessione del credito, adempimenti e controlli

Con la circolare 24/E dell’8 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate fornisce tutti i dettagli sul Superbonus; le detrazioni al 110% introdotte dalla legge Rilancio.

Ricordiamo che l’articolo 119 del decreto Rilancio, nell’incrementare al 110 % l’aliquota di alcune detrazioni, individua le tipologie e i requisiti tecnici degli interventi oggetto di beneficio, l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione nonché gli adempimenti da porre in essere ai fini della spettanza della stessa.

Le nuove disposizioni si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (sismabonus), nonché quelli di riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus).

La circolare 24/E delle Entrate sul Superbonus

La circolare si sviluppa in 9 punti ed affronta tutti gli aspetti del Superbonus 110%.

1 – Beneficiari

Il comma 9, dell’articolo 119, del decreto Rilancio nel dettagliare l’ambito soggettivo di applicazione, stabilisce che i beneficiari della detrazione sono:

  1. i condomìni. Il singolo condòmino usufruisce della detrazione per i lavori effettuati sulle parti comuni degli edifici, in ragione dei millesimi di proprietà o dei diversi criteri applicabili ai sensi degli articoli 1123 e seguenti del codice civile. Il condominio può svilupparsi sia in senso verticale che in senso orizzontale. In presenza di un “condominio minimo”, ovvero di edificio composto da un numero non superiore a 8 condomini, risultano comunque applicabili le norme civilistiche sul condominio, fatta eccezione degli articoli che disciplinano, rispettivamente, la nomina dell’amministratore (nonché l’obbligo da parte di quest’ultimo di apertura di un apposito conto corrente intestato al condominio) e il regolamento di condominio (necessario in caso di più di dieci condomini).
  2. le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari. Per tali soggetti, il Superbonus si applica limitatamente agli interventi di efficienza energetica realizzati su un numero massimo di 2 unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio. Sono ammessi a fruire della detrazione anche i familiari del possessore o del detentore dell’immobile, individuati ai sensi dell’articolo 5, comma 5, del TUIR (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) nonché i conviventi di fatto ai sensi della predetta legge n. 76 del 2016, sempreché sostengano le spese per la realizzazione dei lavori.
  3. gli Istituti autonomi case popolari (IACP), comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di «in house providing», per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica. Per questi soggetti la norma prevede che il Superbonus spetti anche per le spese sostenute dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2022. Il medesimo termine si applica anche ai condomini nei quali la prevalenza della proprietà dell’immobile (da calcolare in base alla ripartizione millesimale) sia riferibile ai predetti istituiti o enti;
  4. le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci;
    • d-bis)
      • le organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’articolo 10 del dlgs n. 460/1997;
      • le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui alla legge n. 266/1991;
      • le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall’art. 7 della legge n. 3838/2000.
  5. le associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte nel registro istituito ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.

Il Superbonus spetta anche alle “comunità energetiche rinnovabili” costituite in forma di enti non commerciali o da parte di condomìni che aderiscono alle “configurazioni”, limitatamente alle spese sostenute per impianti a fonte rinnovabile gestiti dai predetti soggetti.

Nel caso in cui gli interventi siano eseguiti mediante contratti di locazione finanziaria, la detrazione compete all’utilizzatore ed è determinata in base al costo sostenuto dalla società concedente.

2 – Interventi

Il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese relative a taluni specifici interventi finalizzati alla riqualificazione energetica e alla adozione di misure antisismiche degli edifici (interventi trainanti) nonché ad ulteriori interventi, realizzati congiuntamente ai primi (interventi trainati).

In entrambi i casi, gli interventi devono essere realizzati:

  • su parti comuni di edifici residenziali in “condominio” (sia trainanti, sia trainati);
  • su edifici residenziali unifamiliari e relative pertinenze (sia trainanti, sia trainati);
  • su unità immobiliari residenziali funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno site all’interno di edifici plurifamiliari e relative pertinenze (sia trainanti, sia trainati);
  • su singole unità immobiliari residenziali e relative pertinenze all’interno di edifici in condominio (solo trainati).

Sono escluse le unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali:

  • A1 (Abitazioni di tipo signorile);
  • A8 (Abitazioni in ville);
  • A9 (A/9 Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici).

La circolare con i dettagli sul Superbonus chiarisce che per edificio unifamiliare si intende un’unica unità immobiliare di proprietà esclusiva, funzionalmente indipendente, che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno e destinato all’abitazione di un singolo nucleo familiare. Una unità immobiliare può ritenersi «funzionalmente indipendente» qualora sia dotata di installazioni o manufatti di qualunque genere, quali impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento di proprietà esclusiva.

In caso di interventi realizzati sulle parti comuni di un edificio, le relative spese possono essere considerate, ai fini del calcolo della detrazione, soltanto se riguardano un edificio residenziale considerato nella sua interezza.

Unità non residenziali

Qualora la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza ricomprese nell’edificio sia superiore al 50 %, è possibile ammettere alla detrazione anche il proprietario e il detentore di unità immobiliari non residenziali (ad esempio strumentale o merce) che sostengano le spese per le parti comuni.

Se tale percentuale risulta inferiore, è comunque ammessa la detrazione per le spese realizzate sulle parti comuni da parte dei possessori o detentori di unità immobiliari destinate ad abitazione comprese nel medesimo edificio.

In caso di interventi realizzati sulle parti comuni, inoltre, la detrazione spetta anche ai possessori (o detentori) di sole pertinenze (come ad esempio box o cantine) che abbiano sostenuto le spese relative a tali interventi.

3 – Requisiti per l’accesso alla detrazione

Ai fini dell’accesso al Superbonus, gli interventi di isolamento termico delle superfici opache o di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti devono:

  1. rispettare i requisiti previsti dal decreto del Ministro dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 6 agosto 2020;
  2. assicurare, nel loro complesso, anche «congiuntamente» agli interventi di efficientamento energetico di cui al medesimo articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, all’installazione di impianti solari fotovoltaici ed, eventualmente, dei sistemi di accumulo, il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio condominiale, unifamiliare o della singola unità immobiliare funzionalmente indipendente e che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno di edifici plurifamiliari, ovvero, se non possibile in quanto l’edificio o l’unità immobiliare è già nella penultima (terzultima) classe, il conseguimento della classe  energetica più alta.

4 – Ammontare della detrazione

La detrazione (come chiarito nella circolare allegata con i dettagli sul Superbonus) è riconosciuta nella misura del 110 %, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo e si applica alle spese sostenute, per interventi “trainanti” e “trainati”, dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, indipendentemente dalla data di effettuazione degli interventi.

I limiti di spesa ammessi alla detrazione variano in funzione della tipologia di interventi realizzati nonché degli edifici oggetto dei lavori agevolabili.

L’importo massimo di detrazione spettante si riferisce ai singoli interventi agevolabili e deve intendersi riferito all’edificio unifamiliare o alla unità immobiliare funzionalmente indipendente oggetto dell’intervento e, pertanto, andrà suddiviso tra i soggetti detentori o possessori dell’immobile che partecipano alla spesa in ragione dell’onere da ciascuno effettivamente sostenuto e documentato.

Nel caso in cui sul medesimo immobile siano effettuati più interventi agevolabili, il limite massimo di spesa detraibile sarà costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati.

Come tutte le detrazioni dall’imposta lorda, l’agevolazione è ammessa entro il limite che trova capienza nella predetta imposta annua; pertanto, la quota annuale della detrazione che non trova capienza nell’imposta lorda di ciascun anno, non può essere utilizzata in diminuzione dell’imposta lorda dei periodi d’imposta successivi né essere chiesta a rimborso.

5 – Altre spese detraibili

La detrazione spetta anche per talune spese sostenute in relazione agli interventi che beneficiano del Superbonus, a condizione, tuttavia, che l’intervento a cui si riferiscono sia effettivamente realizzato. Si tratta, in particolare:

  • delle spese sostenute per l’acquisto dei materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse, comunque richieste dal tipo di lavori (ad esempio, l’effettuazione di perizie e sopralluoghi, le spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione);
  • degli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi (ad esempio, le spese relative all’installazione di ponteggi, allo smaltimento dei materiali rimossi per eseguire i lavori, l’imposta sul valore aggiunto qualora non ricorrano le condizioni per la detrazione, l’imposta di bollo e i diritti pagati per la richiesta dei titoli abilitativi edilizi, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico pagata dal contribuente per poter disporre dello spazio insistente sull’area pubblica necessario all’esecuzione dei lavori).

6 – Cumulabilità

Per gli interventi diversi da quelli che danno diritto al Superbonus, restano applicabili le agevolazioni già previste dalla legislazione vigente in materia di riqualificazione energetica.

7 – Cessione del credito e sconto in fattura

Ai sensi dell’articolo 121 del Decreto Rilancio, i soggetti che sostengono, negli anni 2020 e 2021, spese per gli interventi possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante in sede di dichiarazione dei redditi relativa all’anno di riferimento delle spese, alternativamente:

  • per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati (cd. “sconto in fattura”). Il fornitore recupera il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successive cessioni di tale credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.
  • per la cessione di un credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante, ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successive cessioni.

L’opzione può essere effettuata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori. Il primo stato di avanzamento, inoltre, deve riferirsi ad almeno il 30 % dell’intervento medesimo.

In particolare, per interventi sulle parti comuni degli edifici, non è necessario che il condominio nel suo insieme opti per lo sconto in fattura o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. Infatti, alcuni condomini potranno scegliere di sostenere le spese relative agli interventi e beneficiare così della detrazione, mentre altri potranno optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi;
  • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti);
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

Le modalità di esercizio dell’opzione, da effettuarsi in via telematica, anche avvalendosi dei professionisti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) sono definite con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate dell’8 Agosto 2020.

8 – Adempimenti

La circolare delle Entrate con i dettagli sul Superbonus infine chiarisce che per usufruire delle detrazione è necessario effettuare gli adempimenti ordinariamente previsti per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di efficientamento energetico degli edifici, inclusi quelli antisismici e quelli finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, nonché quelli di installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.

Inoltre, in aggiunta ai predetti adempimenti, è necessario acquisire:

  • ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto al Superbonus. Il visto di conformità è rilasciato ai sensi dell’articolo 35 del citato dlgs n. 241/1997, dai soggetti incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) e dai responsabili dell’assistenza fiscale dei CAF che sono tenuti a verificare la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai professionisti incaricati.
  • ai fini del Superbonus nonché dell’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito corrispondente al predetto Superbonus l’asseverazione del rispetto dei requisiti tecnici degli interventi effettuati nonché della congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. L’asseverazione è rilasciata al termine dei lavori o per ogni stato di avanzamento dei lavori e attesta i requisiti tecnici sulla base del progetto e della effettiva realizzazione.

Ai fini del rilascio delle predette attestazioni ed asseverazioni, i tecnici abilitati sono tenuti alla stipula di una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500.000 euro, al fine di garantire ai propri clienti e al bilancio dello Stato il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata.

9 – Controlli

I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d’imposta ricevuto.

Pertanto, se il soggetto acquisisce un credito d’imposta, ma durante i controlli dell’ENEA o dell’Agenzia delle Entrate viene rilevato che il contribuente non aveva diritto alla detrazione, il cessionario che ha acquistato il credito in buona fede non perde il diritto ad utilizzare il credito d’imposta.

Il recupero dell’importo della detrazione non spettante è effettuato nei confronti del soggetto beneficiario fermo restando, in presenza di concorso nella violazione, oltre all’applicazione dell’articolo 9, comma 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, anche la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari per il pagamento dell’importo di cui al comma 5 e dei relativi interessi.

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Le modifiche al Superbonus previste dal decreto agosto

Il dl agosto riduce il quorum delle maggioranze condominiali necessarie per dare l’ok al Superbonus ed estende l’agevolazione anche alle dimore storiche aperte al pubblico

Con la recente pubblicazione in gazzetta del decreto agosto vengono apportate le prime modifiche al Superbonus, la detrazione fiscale dell 110% introdotta dalla legge Rilancio.

In particolare le modifiche al Superbonus sono contenute negli articoli 63 ed 80 del decreto agosto (dl 61/2020), e riguardano:

  • art. 63 – quorum ridotto per le maggioranze condominiali necessarie per avviare i lavori;
  • art. 80 – permette l’accesso al Superbonus anche per gli immobili censiti nella categoria A9 (castelli e dimore storiche), purché aperti al pubblico.

Il quorum ridotto per le maggioranze condominiali

Come noto il Superbonus riguarda i condomini, le abitazioni unifamiliari e le abitazioni plurifamiliari con accesso indipendente (ad es. le case a schiera).

Per quanto i condomini, un passaggio fondamentale per avviare i lavori è la loro approvazione in sede di assemblea condominiale. 

L’art.63 del decreto 61/2020, il cosiddetto dl agosto che dovrà essere convertito in legge, al momento ha modificato tale quorum, riducendolo, e quindi facilitando di fatto l’accesso dei condomini a tale detrazione.

Il nuovo decreto infatti ha aggiunto alla legge Rilancio il comma 9 bis all’art.119, che riporta:

9 -bis . Le deliberazioni dell’assemblea del condominio aventi per oggetto l’approvazione degli interventi di cui al presente articolo sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno 1/3 del valore dell’edificio.

Ricordiamo che invece la riforma del condominio del 2011 prevedeva, per delibere relative a tali interventi, un quorum pari ai 2/3 del valore dell’edificio.

L’ok al Superbonus anche per le dimore storiche

L’art. 80, comma 6, del dl agosto include tra le categorie catastali che possono accedere alle detrazioni al 110% anche la categoria A9, ossia le dimore storiche ed i castelli, purché essi siano aperti al pubblico.

La  legge Rilancio infatti prevedeva che fosse escluso l’accesso al Superbonus per le categorie catastali A1/A8/A9.

Ricordiamo inoltre che la legge Rilancio al comma 2 dell’art. 119, prevede per gli immobili vincolati, poiché non è possibile intervenire facilmente sull’involucro esterno con interventi di isolamento esterno, che non vi sia distinzione tra interventi trainanti ed interventi trainati.

L’art. 119 comma 2 della legge Rilancio prevede infatti:

Qualora l’edificio sia sottoposto ad almeno uno dei vincoli previsti dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, o gli interventi di cui al citato comma 1 siano vietati da regolamenti edilizi, urbanistici e ambientali, la detrazione si applica a tutti gli interventi di cui al presente comma, anche se non eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi di cui al medesimo comma 1, fermi restando i requisiti di cui al comma 3.

In pratica gli immobili vincolati, come appunto le dimore storiche aperte al pubblico, potranno detrarre al 110% tutti gli interventi di riqualificazione energetica e sismica, compresi quindi quelli ricadenti nel classico ecobonus (ad es. la sostituzione di infissi e caldaie).

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Cessione del credito e detrazioni fiscali in edilizia: le regole ed il modello

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un provvedimento con le regole ed il modello per la cessione del credito per le detrazioni fiscali in edilizia

Lo scorso 8 agosto l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un provvedimento con le regole (ed il modello) per l’eventuale cessione del credito per le detrazioni fiscali in edilizia (Superbonus 110%, Ecobonus, Sismabonus, bonus facciate, detrazioni fiscali per impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica di auto elettriche).

Le Entrate hanno emanato, sempre l’8 agosto, la circolare 24/E con i primi chiarimenti sul Superbonus 110%.

Provvedimento AE sulla cessione del credito

In seguito analizziamo i principali aspetti del provvedimento delle Entrate.

Interventi per cui è prevista la cessione del credito

Come previsto dall’articolo 121 del dl n. 34/2020 (decreto Rilancio convertito con modificazioni dalla legge n. 77/2020), negli anni 2020/2021 è possibile optare in luogo dell’utilizzo diretto della detrazioni in edilizia:

  • per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi, d’intesa con i fornitori stessi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante;
  • per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare ad altri soggetti, ivi compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

E’ possibile utilizzare tali benefici nel caso si realizzino i seguenti interventi (detrazioni):

  1. recupero del patrimonio edilizio  (bonus ristrutturazioni o bonus casa) di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi;
  2. efficienza energetica (ecobonus) di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90/2013 e di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020;
  3. adozione di misure antisismiche (sismabonus) di cui all’articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies del dl n. 63 del 2013 e di cui al comma 4 dell’articolo 119 del decreto legge n. 34 del 2020;
  4. recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti (bonus facciate), ivi inclusi gli interventi di sola pulitura o tinteggiatura esterna, di cui all’articolo 1, commi 219 e 220, della legge n. 160/2019;
  5. installazione di impianti fotovoltaici di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ivi compresi gli interventi di cui ai commi 5 e 6 dell’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020;
  6. installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’articolo 16- ter del decreto-legge n. 63 del 2013 e di cui al comma 8 dell’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020.

L’opzione dello sconto/cessione del credito può essere esercitata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori.

L’opzione può essere esercitata anche per le rate residue non fruite delle detrazioni riferite alle spese sostenute negli anni 2020 e 2021. L’opzione si riferisce a tutte le rate residue ed è irrevocabile.

Cessione del credito e Superbonus 110 %

Ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto in alternativa alle detrazioni spettanti nella misura del 110 %, di cui all’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020:

  1. per gli interventi di cui ai commi 1, 2 e 3 del citato articolo 119, i tecnici abilitati asseverano il rispetto dei requisiti energetici previsti dai decreti di cui al comma 3-ter dell’articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013 e la corrispondente congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Una copia dell’asseverazione è trasmessa, esclusivamente per via telematica, all’ENEA, secondo le modalità stabilite con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 3 agosto 2020;
  2. per gli interventi di cui al comma 4 del medesimo articolo 119, l’efficacia degli stessi al fine della riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, della direzione dei lavori delle strutture e del collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali, iscritti agli ordini o ai collegi professionali di appartenenza. I professionisti incaricati attestano altresì la corrispondente congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati.
  3. è necessario richiedere il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta. Il visto di conformità è rilasciato ai sensi dell’articolo 35 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dai soggetti indicati alle lettere a) e b) del comma 3 dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e dai responsabili dell’assistenza fiscale dei centri costituiti dai soggetti di cui all’articolo 32 del citato decreto legislativo n. 241 del 1997.

Ammontare della detrazione dello sconto e del credito d’imposta

Il contributo sotto forma di sconto è pari alla detrazione spettante e non può in ogni caso essere superiore al corrispettivo dovuto. A fronte dello sconto praticato, al fornitore è riconosciuto un credito d’imposta pari alla detrazione spettante.

L’importo dello sconto praticato non riduce l’imponibile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto ed è espressamente indicato nella fattura emessa a fronte degli interventi effettuati, quale sconto praticato in applicazione delle previsioni dell’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020.

L’importo della detrazione spettante è calcolato tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dell’importo non corrisposto al fornitore per effetto dello sconto praticato.

In presenza di diversi fornitori per il medesimo intervento, la detrazione spettante è commisurata all’importo complessivo delle spese sostenute nel periodo d’imposta nei confronti di ciascuno di essi.

Modalità di esercizio dell’opzione

L’esercizio dell’opzione, sia per gli interventi eseguiti sulle unità immobiliari, sia per gli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici, è comunicato all’Agenzia delle Entrate utilizzando il modello allegato in calce all’articolo.

La comunicazione è inviata esclusivamente in via telematica all’Agenzia tra il 15 ottobre 2020 ed entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese che danno diritto alla detrazione.

Interventi su edifici unifamiliari

La comunicazione relativa agli interventi eseguiti sulle unità immobiliari è inviata dal beneficiario della detrazione, direttamente oppure avvalendosi di un intermediario mediante il servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate oppure mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Interventi condominiali o su edifici plurifamiliari

La comunicazione relativa agli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici è inviata direttamente dall’amministratore di condominio oppure avvalendosi di un intermediario, esclusivamente mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Nel caso in cui, ai sensi dell’articolo 1129 del codice civile, non vi è obbligo di nominare l’amministratore del condominio e i condòmini non vi abbiano provveduto, la comunicazione è inviata da uno dei condòmini a tal fine incaricato.

Cessione del credito e Superbonus 110 %

Con riferimento agli interventi che danno diritto alla detrazione al 110% di cui all’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020, la comunicazione relativa agli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici può essere inviata, esclusivamente mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate:

  1. dal soggetto che rilascia il visto di conformità;
  2. dall’amministratore del condominio, direttamente oppure avvalendosi di un intermediario. Nel caso in cui, ai sensi dell’articolo 1129 del codice civile, non vi è obbligo di nominare l’amministratore del condominio e i condòmini non vi abbiano provveduto, la comunicazione è inviata da uno dei condòmini a tal fine incaricato. In tali casi, il soggetto che rilascia il visto, mediante apposito servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, è tenuto a verificare e validare i dati relativi al visto di conformità e alle asseverazioni e attestazioni.

Nel caso di interventi influenti dal punto di vista energetico, la comunicazione è inviata a decorrere dal quinto giorno lavorativo successivo al rilascio da parte dell’ENEA della ricevuta di avvenuta trasmissione dell’asseverazione prevista. A seguito dell’invio della comunicazione è rilasciata, entro 5 giorni, una ricevuta che ne attesta la presa in carico, ovvero lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni.

Modalità di utilizzo dei crediti d’imposta

I cessionari e i fornitori utilizzano i crediti d’imposta esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, sulla base delle rate residue di detrazione non fruite dal beneficiario originario.

Il credito d’imposta è fruito con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della comunicazione e comunque non prima del 1° gennaio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese.

La quota dei crediti d’imposta che non è utilizzata entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento non può essere utilizzata negli anni successivi, né richiesta a rimborso ovvero ulteriormente ceduta.

Ulteriori cessioni dei crediti d’imposta

In alternativa all’utilizzo diretto, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della comunicazione, i cessionari e i fornitori possono cedere i crediti d’imposta ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione.

La comunicazione della cessione avviene esclusivamente, a pena d’inefficacia, a cura del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia.

Controlli

Qualora sia accertata la mancata sussistenza, anche parziale, dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta, l’Agenzia delle Entrate provvede al recupero dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante, maggiorato di interessi e sanzioni, nei confronti dei beneficiari della detrazione, ferma restando, in presenza di concorso nella violazione, anche la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari per il pagamento dell’importo e dei relativi interessi.

I fornitori e i cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d’imposta ricevuto.

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COVID-19: ecco cosa fare in caso di contagio nelle scuole

Le indicazioni operative per la gestione dei focolai di coronavirus nelle scuole: formazione, informazione e comunicazione per operatori sanitari e scolastici

Mancano pochi giorni alla riapertura della scuola che, dal punto di vista epidemiologico, rappresenta sicuramente un possibile aumento del rischio di contagio nelle scuole e della circolazione del virus SARS-CoV-2.

E’ necessario, quindi, procedere ad una riapertura scolastica in sicurezza. A tal riguardo sono già state considerate alcune misure di prevenzione (CTS, 28 maggio 2020; CTS, 22 giugno e successive specificazioni) che forniscono le indicazioni per ridurre il rischio di trasmissione in ambito scolastico, ma non in grado di azzerarlo.

In una prospettiva di probabile circolazione del virus a settembre, e per sviluppare una strategia nazionale di risposta ad eventuali casi sospetti, sono state pubblicate le indicazioni ufficiali.

Si tratta del documento messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, con Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, INAIL, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna, contenente le Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia.

Destinatari ed obiettivi del documento

Il documento è rivolto, essenzialmente, alle istituzioni scolastiche e dei servizi educativi dell’infanzia nonché ai Dipartimenti di Prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale ed a tutti coloro che potrebbero essere coinvolti nella risposta a livello di salute pubblica ai possibili casi e focolai di COVID-19.

Lo scopo è quello di fornire un supporto operativo per la gestione dei casi di bambini con sintomi da COVID-19 e per la preparazione, il monitoraggio e la risposta a potenziali focolai collegati all’ambito scolastico e dei servizi educativi dell’infanzia.

E’ opportuno, come sottolineato nel documento, che vengano utilizzate modalità basate su evidenze e/o buone pratiche di sanità pubblica, razionali, condivise e coerenti sul territorio nazionale, evitando così frammentazione e disomogeneità.

Operazioni da intraprendere

Tra le azioni da intraprendere, nel caso in cui un alunno o un operatore scolastico abbiano dei sintomi compatibili con il Covid-19, si segnalano:

  • individuazione di un referente scolastico adeguatamente formato in materia di Covid-19;
  • compilazione di un registro degli eventuali contatti tra alunni e/o personale di classi diverse;
  • collaborazione con i genitori per la misurazione quotidiana della temperatura corporea e segnalazione eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19.

Cosa fare in caso di sintomatologia a scuola

Le indicazioni, in breve, su cosa fare nel caso che lo studente manifesti la sintomatologia a scuola:

  • deve essere accompagnato da un adulto, protetto da mascherina chirurgica, in un’area di isolamento previamente individuata dalla scuola;
  • devono essere contattati tempestivamente i genitori.

I genitori, poi, devono rivolgersi al pediatra o al medico di famiglia per valutare la possibilità di contattare il Dipartimento di prevenzione (DdP) per l’esecuzione del tampone; il DdP dovrà, inoltre, eseguire un’indagine sull’identificazione dei contatti avuti e valutare le misure più adeguate da adottare per impedire l’ulteriore diffusione del virus.

Il documento parla, nel caso specifico, di un’implementazione della quarantena per compagni di classe, insegnanti e altri soggetti che rientrano nella definizione di contatto stretto.

Contenuti del vademecum

Ecco di seguito una sintesi degli argomenti trattati:

  • preparazione alla riapertura delle scuole in relazione alla risposta ad eventuali casi/focolai di COVID-19;
  • risposta a eventuali casi e focolai da COVID-19;
  • formazione, informazione e comunicazione per operatori sanitari e operatori scolastici;
  • monitoraggio e studi;
  • tempistica prevista di alcuni prodotti correlati a questa tematica;
  • criticità.

Chiude la pubblicazione sul rischio contagio nelle scuole una scheda riassuntiva in riferimento ai seguenti casi:

  • alunno con sintomatologia a scuola;
  • alunno con sintomatologia a casa;
  • operatore scolastico con sintomatologia a scuola;
  • operatore scolastico con sintomatologia a casa.

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Indennità Inarcassa per il mese di maggio: le nuove domande entro il 14 settembre

L’indennità Inarcassa di 1000 euro di maggio sarà accreditata automaticamente a coloro che hanno già ricevuto quella di aprile: per le nuove domande invece c’è tempo fino al 14 settembre

Con la pubblicazione il 14 agosto 2020 del decreto agosto sono state definite le modalità di attribuzione dell’indennità di 1.000 euro per il mese di maggio 2020 a favore dei liberi professionisti iscritti alle Casse.

Sono sostanzialmente così confermati i requisiti previsti dal decreto Interministeriale del 29 maggio 2020 che regolamentava l’erogazione, sia del bonus di aprile, sia del bonus di maggio.

I bonus Inarcassa

Il bonus per gli iscritti alle casse previdenziali private, tra cui Inarcassa, è stato introdotto dal “dl CuraItalia” come ristoro parziale dei danni subiti dai liberi professionisti a seguito del lock down, ed è stato così erogato:

  • 600 euro per il mese di marzo;
  • 600 euro per il mese di aprile;
  • 1000 euro per il mese di maggio.

Il bonus Inarcassa di 1000 euro per il mese di maggio

Ai beneficiari dell’indennità di aprile, a condizione che non siano diventati nel frattempo pensionati a decorrere dal 1° maggio,  il bonus verrà erogato automaticamente, senza la necessità di presentare una nuova domanda.

Gli iscritti che hanno l’esigenza di modificare le coordinate di accredito trasmesse in precedenza, o coloro che non intendono beneficiare del bonus di maggio per qualunque motivo, devono darne tempestiva comunicazione a Inarcassa via PEC.

I professionisti iscritti che non hanno percepito l’indennità ad aprile, potranno inoltrare la domanda, per il mese di maggio, tramite Inarcassa On line, entro il 14 settembre 2020.

Possono accedere all’indennità del mese di maggio tutti i professionisti che siano iscritti a Inarcassa con decorrenza anteriore o uguale alla data del 23 febbraio 2020, oppure che siano stati cancellati tra il 23 febbraio ed il 31 maggio 2020.

Hanno diritto all’indennità anche coloro che hanno presentato domanda di iscrizione ma il cui provvedimento sia in corso, se la decorrenza di iscrizione è anteriore o uguale al 23 febbraio 2020.

Possono presentare la domanda anche gli iscritti a Inarcassa titolari di pensione ai superstiti (di reversibilità o indiretta). Sono invece esclusi i titolari di pensione diretta (vecchiaia, anzianità, invalidità, inabilità).

Il bonus Inarcassa di 600 euro per il mese di aprile

Ricordiamo che il decreto Rilancio ha rinnovato per il mese di aprile e maggio l’indennità di 600 euro destinata ai professionisti, erogata dalle Casse previdenziali privatizzate, tra cui Inarcassa.

Come avvenuto per il contributo del mese di marzo, è stato pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro un apposito decreto interministeriale (l’ultimo è del 29 maggio) contenente le modalità di attribuzione, le definizioni di cessazione e riduzione attività, nonché i requisiti dei nuovi beneficiari.

Il decreto del 29 maggio ha previsto un’indennità di 600 euro per il mese di aprile per i liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria a valere sul “Fondo per il reddito di ultima istanza” (previsto dal dl Cura Italia).

In riferimento all’indennità per il mese di aprile, nel provvedimento viene precisato quanto segue:

  • ai soggetti già beneficiari dell’indennità (di cui al decreto 28 marzo 2020), la medesima indennità è erogata in via automatica anche per il mese di aprile 2020 (come anticipato dall’Inps);
  • l’indennità è riconosciuta anche ai professionisti iscritti a una Cassa privata nel corso del 2019 ed entro il 23 febbraio 2020, a condizione che risulti che abbiano percepito un reddito professionale entro i 35.000 euro o 50.000 euro;
  • l’indennità non concorre alla formazione del reddito.

Il bonus Inarcassa di 600 euro per il mese di marzo

Ricordiamo che il decreto #CuraItalia (dl 18/2020) ha previsto con l’art. 27 un’indennità di 600 euro per il mese di marzo, per i professionisti che hanno accesso alla gestione separata Inps. Lo stesso decreto istituisce all’art. 44 un fondo per il risarcimento dei danni subiti dall’emergenza per i lavoratori dipendenti e autonomi (il decreto non prevedeva né importi né i dettagli per accedere al fondo).

Le modalità di assegnazione del bonus di marzo sono state regolamentate da un apposito decreto interministeriale del 28 marzo.

A seguito delle istanze giunte dal mondo delle professioni è stato deciso di garantire anche ai professionisti iscritti alle Casse previdenziali (Inarcassa e altre casse previdenziali) tale indennità/bonus.

In merito all’ammissibilità delle istanze, sono state ritenute accettabili le domande di:

  • ingegneri e architetti non titolari di pensione;
  • professionisti con reddito complessivo percepito nell’anno di imposta 2018 non superiore a 35.000 euro.

Le domande di marzo sono state presentate anche da coloro che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito complessivo compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro a condizione di aver chiuso la partita IVA dal 23 febbraio al 31 marzo 2020 o di aver subito una riduzione di almeno un terzo del reddito nel primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019.

La definizione di cessazione e riduzione attività

Le norme sul bonus riportano le seguenti definizioni:

  • per cessazione dell’attività si ritiene la chiusura della partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020;
  • per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa serve una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019 (il reddito è individuato secondo il principio della cassa come differenza tra ricavi e compensi percepiti e spese per attività).

I beneficiari e le modalità di attribuzione

I professionisti devono soddisfare i seguenti requisiti alla data della presentazione della domanda:

  • non devono essere titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
  • non devono essere titolari di pensione.

Novità fondamentale, per il mese di aprile/maggio, rispetto al mese di marzo è l’ampliamento della platea dei beneficiari: sono inclusi anche i professionisti con un contratto di lavoro dipendente a tempo determinato.

Le modalità di presentazione della domanda per le indennità Inarcassa

L’istanza deve essere presentata, corredata da copia del documento di identità, secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e corredata da una dichiarazione del lavoratore interessato, rilasciata ai sensi del dpr 445/2000, dove si autocertifica:

  • di essere un libero professionista non titolare di pensione né di rapporto di lavoro a tempo indeterminato;
  • di non aver percepito o percepire le indennità non cumulabili con la presente (artt. 19-20-21-22-27-28-29-30-38 e 96 del DL 18/2020), il Reddito di emergenza o le indennità ex artt. 84, 85 e 98 del DL Rilancio;
  • di non essere iscritto ad altro ente previdenziale obbligatorio;
  • di aver conseguito nell’anno di imposta 2018 un reddito professionale non superiore agli importi di cui all’art.1 comma 2 lettere a) e b) del DM 28 marzo 2020;
  • di aver chiuso la partita IVA nel periodo 23 febbraio – 30 aprile 2020 oppure di aver subito la riduzione del reddito del 33% o più come sopra descritto.

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Pulizia, disinfezione e sanificazione in vista della riapertura delle scuole

Dall’INAIL le istruzioni per una corretta pulizia, disinfezione e sanificazione delle scuole: dalla formazione del personale ai dispositivi di protezione, alle attrezzature e ai materiali da utilizzare

L’Inail ha realizzato un’interessante guida dal titolo “Gestione delle operazioni di pulizia, disinfezione e sanificazione nelle strutture scolastiche“, operazioni che costituiscono uno degli interventi primari di prevenzione della diffusione di malattie e di infezioni, soprattutto in vista dell’imminente riapertura delle scuole dopo il lockdown.

La pulizia e la sanificazione dei locali, delle apparecchiature, delle attrezzature, degli arredi e degli strumenti di lavoro costituisce un fattore fondamentale nella gestione degli ambienti ad alta frequentazione, al fine di evitare o contenere la trasmissione di malattie infettive, per lo più nelle attuali condizioni di emergenza epidemiologica (virus Sars Cov 2).

Il documento costituisce, quindi, un utile strumento per l’effettuazione delle migliori scelte utili a garantire la salubrità dei locali scolastici, attraverso una adeguata e consapevole organizzazione della pulizia e della disinfezione.

Contenuti della guida Inail

La pubblicazione vuole essere da supporto ai dirigenti scolastici nella gestione di tutte le attività di pulizia, disinfezione e sanificazione negli ambienti scolastici; è costituita da:

  • una parte generale su dispositivi di protezione individuale, dispositivi medici, detergenti e disinfettanti;
  • una parte più specifica delle procedure di pulizia e sanificazione.

In allegato sono fornite, inoltre, delle schede distinte per ambiente (aule, servizi igienici, uffici, palestre e spogliatoi, aree esterne, ecc.), in cui sono evidenziate:

  • le attività di pulizia, disinfezione e sanificazione da svolgere;
  • i materiali necessari, i prodotti da utilizzare;
  • una frequenza ipotetica di ciascuna attività da svolgere, sulla scorta degli accordi o contratti in essere, da parte di una ditta esterna o dei collaboratori scolastici, ma anche in taluni casi da docenti e alunni.

Sono state inserite, infine, alcune indicazioni scaturite dalla necessità di uniformare i comportamenti in casi di emergenza, come quella attuale (COVID – 19).

Di seguito una sintesi dei contenuti:

  • definizione di pulizia, disinfezione e sanificazione;
  • requisiti delle ditte di “pulizie”;
  • formazione del personale e sicurezza sul lavoro;
  • informazione ai tempi del COVID – 19;
  • gestione di una persona sintomatica nella scuola;
  • sorveglianza sanitaria;
  • altre misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro – pulizia e sanificazione;
  • circolare 5443 del 22 febbraio 2020: pulizia di ambienti non sanitari;
  • dispositivi di protezione individuale;
  • detersivi, detergenti e disinfettanti;
  • altri trattamenti;
  • procedura operativa;
  • attrezzatura per la pulizia;
  • travaso di prodotti;
  • compiti e responsabilità;
  • azioni preliminari;
  • pulizie ordinarie e straordinarie;
  • tecniche di pulizia.

In allegato, le schede pulizia e sanificazione dei diversi locali presenti in un istituto scolastico.

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Ecco i chiarimenti delle Entrate sulle misure della legge Rilancio

Dall’Agenzia le risposte ai quesiti pervenuti su alcune misure della legge Rilancio: dai contributi a fondo perduto al credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro

Con la circolare n. 25/E del 20 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate risponde ai quesiti posti dalle associazioni di categoria, dagli operatori e dai contribuenti, su alcune misure contenute nel decreto Rilancio n. 34/2020, convertito con modificazioni, dalla legge n. 77/2020.

Il contenuto della circolare

La circolare si appresta al chiarimento di alcuni quesiti posti in ambito applicativo in materia di:

  1. sostegno alle imprese e all’economia:
    • versamento IRAP;
    • contributi a fondo perduto;
    • credito d’imposta canoni di locazione;
  2. altre misure urgenti in materia di lavoro e politiche sociali:
    • bonus professionisti;
  3. misure fiscali:
    • credito d’imposta detrazioni fiscali in edilizia;
    • credito d’imposta sanificazione ambienti di lavoro;
    • cumulabilità della sospensione dei termini processuali e della sospensione nel procedimento di accertamento con adesione;
    • proroga dei termini di ripresa della riscossione per i soggetti di cui agli articoli 61 e 62 del dl CuraItalia;
    • sospensione del versamento degli importi richiesti a seguito del controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni;
    • sospensione della compensazione tra credito d’imposta e debito iscritto a ruolo;
    • sospensione dei versamenti delle somme dovute a seguito di atti di accertamento con adesione, conciliazione, rettifica e liquidazione, liquidazione e di recupero dei crediti d’imposta;
    • differimento del periodo di sospensione della notifica degli atti e per l’esecuzione dei provvedimenti di sospensione della licenza/autorizzazione amministrativa all’esercizio dell’attività/iscrizione ad albi e ordini professionali;
    • proroga del periodo di sospensione delle attività dell’agente della riscossione;
    • proroga dei termini al fine di favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali;
  4. misure per l’editoria:
    • credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari.

Bonus professionisti

Particolare interesse riveste il quesito che riguarda le “NUOVE INDENNITÀ PREVISTE PER I LAVORATORI DANNEGGIATI DALL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 (art. 84)“.

Il decreto prevede, a sostegno dei lavoratori, al comma 2 dell’art. 84 una indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1000 euro a favore di liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data di entrata in vigore del decreto, che:

  • siano iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
  • non siano titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie;
  • abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 % del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019.

Per la determinazione del reddito sul quale deve essere verificata la riduzione del 33 % prevista, viene stabilito che lo stesso deve essere individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento.

Il quesito

Dall’art. 84, comma 2, si legge che il reddito “è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento“, il contribuente chiede se questo criterio risulti applicabile a prescindere dal regime contabile/fiscale adottato dal professionista, ovvero che sia il regime ordinario, il regime dei minimi o il regime forfetario.

In particolare, considerato che, nell’ambito del regime forfetario di cui alla legge n. 23 dicembre 2014, n. 190, la determinazione del reddito prescinde dalla misurazione dei costi sostenuti, si chiede di confermare che anche ai fini della sussistenza della condizione in esame possa essere mantenuta la stessa semplificazione, in maniera tale che lo scostamento del reddito possa essere misurato applicando ai compensi percepiti nel bimestre interessato la percentuale forfetaria del 78 % prevista dalla predetta norma.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate

La risposta delle Entrate è positiva, nel senso che la misurazione dello scostamento del reddito e l’attribuzione della nuova indennità prescinde dal regime contabile adottato dal professionista, sia esso regime ordinario o regime forfetario.

Le Entrate sottolineano che:

Il regime forfettario previsto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge di stabilità per il 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190) e successive modificazioni, rileva, quindi, su un piano diverso e cioè ai fini della determinazione dell’imposta dovuta dal professionista e delle semplificazioni contabili previste anche ai fini delle imposte dirette.

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Credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro

La circolare delle Entrate fa riferimento a due quesiti posti sull’art. 125 del decreto (credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione), in merito alla:

  • certificazione occorrente all’attività di sanificazione;
  • pulizia impianti di condizionamento.

I quesiti

Il contribuente chiede maggiori delucidazioni sulla certificazione redatta da operatori professionisti e sulla base di specifici protocolli regolamentari da presentare relativamente alle attività di sanificazione degli ambienti di lavoro per ridurre o eliminare il rischio di contagio da Covid-19.

Inoltre, ferme restando le linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive che prescrivono in linea generale l’esclusione totale della funzione del ricircolo d’aria degli impianti di condizionamento e la garanzia della pulizia dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati, chiede se le attività di pulizia degli impianti di condizionamento possono rientrare tra le spese sostenute per la sanificazione degli ambienti di lavoro.

Le risposte dell’Agenzia delle Entrate

Le Entrate sottolineano che occorre far riferimento al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali, i cui contenuti sono trasfusi nell’allegato 12 al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 maggio 2020, ovvero in ulteriori protocolli, anche a carattere territoriale, sottoscritti dagli esercenti attività d’impresa e dagli enti territoriali, secondo le indicazioni ivi contenute temporalmente vigenti alla data di esecuzione degli interventi.

Sarà quindi cura delle imprese che svolgono tale attività, rilasciare certificazione che attesti l’avvenuta sanificazione nel rispetto di tale protocollo.

In merito al secondo quesito la risposta è, in via generale, negativa. Le Entrate infatti precisano che l’attività di pulizia dei filtri degli impianti di condizionamento rientra nelle normali attività di manutenzione dell’impianto per cui, in termini generali, tale attività non può rientrare in operazioni di sanificazione di prevenzione anticovid.

Tuttavia l’Agenzia successivamente aggiunge che:

le spese di pulizia degli impianti di condizionamento, diverse da quelle sostenute per le ordinarie prassi di manutenzione degli impianti e dei relativi filtri (ad esempio pulizia/sostituzione stagionale come sopra citata), finalizzate ad aumentare «la capacità filtrante del ricircolo» attraverso, ad esempio, la sostituzione dei «filtri esistenti con filtri di classe superiore, garantendo il mantenimento delle portate», mantenendo livelli di filtrazione/rimozione adeguati, possono rientrare tra quelle di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 125 del Decreto, rilevanti ai fini della determinazione del credito d’imposta di cui all’articolo 125 del Decreto.

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In arrivo i fondi MIT per la demolizione delle opere abusive

Pubblicato in Gazzetta il bando demolizione opere abusive che rende operativo il fondo da 10 milioni di euro a copertura del 50% del costo degli interventi

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, MIT, rende noto che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 206 del 19 agosto 2020) il decreto interministeriale n. 254 del 23 giugno 2020, con il quale sono stabiliti i criteri di utilizzazione e ripartizione dei fondi per la demolizione delle opere abusive.

La dotazione del fondo (di cui alla legge 205/2017) è di 10 milioni di euro.

I contributi statali saranno concessi a copertura del 50% del costo degli interventi di rimozione/demolizione delle opere o degli immobili realizzati in assenza (o totale difformità) dal permesso di costruire; sono incluse:

  • le spese tecniche e amministrative;
  • le spese connesse alla rimozione, trasferimento e smaltimento dei rifiuti derivanti dalle demolizioni.

Il restante 50% è a carico del bilancio comunale o di eventuali fondi di cui i Comuni già dispongano.

Fondo demolizioni opere abusive: il decreto 23 giugno 2020

Il decreto disciplina le modalità per l’erogazione ai comuni dei contributi per l’integrazione delle risorse necessarie agli interventi di demolizione di opere abusive a valere sul fondo di cui all’art. 1, comma 26, della legge 27 dicembre 2017, n. 205.

Possono presentare la domanda di concessione del contributo i Comuni nel cui territorio ricadono l’opera o l’immobile realizzati in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire di cui all’art. 31 del dpr n. 380/2001.

Il contributo ha ad oggetto le spese connesse agli interventi di rimozione o di demolizione delle opere o degli immobili per i quali è stato adottato un provvedimento definitivo di rimozione o di demolizione non eseguito nei termini stabiliti.

Finalità e criteri di utilizzazione del fondo

Le risorse attribuite al fondo sono utilizzate prioritariamente in relazione agli abusi riguardanti edifici o ampliamenti edilizi con volumetrie pari o superiori a 450 m³ insistenti sulle seguenti aree:

  • aree demaniali o di proprietà di altri enti pubblici;
  • aree a rischio idrogeologico;
  • aree sismiche con categoria di sottosuolo A, B, C, D (di cui al decreto ministeriale 17 gennaio 2018);
  • aree sottoposte a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
  • aree sottoposte a tutela delle aree naturali protette appartenenti alla rete natura 2000.

Criteri di ripartizione delle risorse attribuite al fondo

Le risorse sono assegnate ai Comuni, nei limiti delle disponibilità finanziarie annuali, a seguito dell’istruttoria positiva delle richieste presentate.

La ripartizione delle risorse assicura la realizzazione di almeno un intervento di demolizione in ciascuna regione, individuato a partire dalla maggiore volumetria dello stesso.

Le somme assegnate agli enti locali per ciascun intervento sono pari al 50% del costo totale dello stesso, indicato al momento della presentazione della domanda e risultante dal quadro tecnico economico.

Entro 3 mesi dal termine per la presentazione delle domande di contributo, sarà approvato l’elenco degli interventi ammessi al contributo, con indicazione delle relative somme assegnate.

I Comuni dovranno provvedere all’affidamento dei lavori e alla stipulazione del contratto con l’impresa entro 12 mesi dall’assegnazione ed alla conclusione degli interventi nel termine di 24 mesi dalla data di assegnazione dei contributi, pena la revoca del contributo.

Modalità di presentazione delle domande di contributo

Sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) è disponibile l’apposito sistema informatico per la presentazione delle domande di contributo (tramite il modulo elettronico). Sono, inoltre, resi noti i termini per la presentazione delle domande e gli elementi amministrativi e contabili da indicare.

Non sono ritenute ammissibili le domande presentate oltre il termine stabilito e devono essere complete, a pena di nullità, degli elementi amministrativi e contabili concernenti gli interventi da eseguire, nonché dell’attestazione della copertura finanziaria per ciascun intervento proposto, nella misura del 50% del costo complessivo dello stesso.

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Distanze tra pareti finestrate: incide la presenza di un porticato aperto?

Secondo il Tar Liguria un porticato aperto su tutti i lati non costituisce costruzione rilevante ai fini delle distanze tra pareti finestrate

Come ci si deve regolare ai fini del calcolo delle distanze tra pareti finestrate (dm n. 1444/1968) in presenza di un porticato aperto? A chiarimento del caso giunge la sentenza n. 527/2020 del Tar Liguria.

Il caso

Un privato faceva richiesta presso il Comune di un accertamento di conformità relativo ad un porticato.

Il Comune respingeva l’istanza con la motivazione del mancato rispetto delle distanze (art. 9 – Limiti di distanza tra i fabbricati – del dm n. 1444/1968) tra il porticato e alcune aperture poste sul fabbricato antistante.

Di diversa opinione era il privato che sosteneva che il porticato, essendo aperto su tutti i lati, non avrebbe costituito costruzione rilevante ai sensi del dm n. 1444/68: per tale motivo faceva ricorso al Tar.

La sentenza del Tar Liguria

I Giudici richiamando l’art. 9 del dm n. 1444/68, fanno riferimento in particolare al comma 2 che per quanto riguarda le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee stabilisce che per i:

Nuovi edifici ricadenti in altre zone: è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di m. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti;

I Giudici commentano che tale normativa è stata stabilita “nell’esigenza di evitare la formazione intercapedini dannose per la salute.”

Per i togati alla luce di quanto espresso dalla norma, un porticato che risulti aperto e non presentando pareti, non impedisce la circolazione dell’aria.

Per tali motivi, a loro giudizio, si può concludere che la distanza minima di 10 metri da applicarsi per gli edifici di nuova costruzione, dalle pareti finestrate degli edifici antistanti, non si applica quando di fronte all’edificio in costruzione venga a trovarsi un porticato aperto.

Il ricorso è, quindi, accolto.

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Sismabonus in caso di frazionamento: i chiarimenti delle Entrate

Per la corretta individuazione delle unità immobiliari su cui applicare il limite di spesa bisogna considerare la situazione esistente prima dell’avvio dei lavori

Con la risposta n. 256 l’Agenzia delle Entrate interviene in merito ad una questione riguardante il sismabonus ed il frazionamento di unità immobiliari.

In particolare, viene chiarito come calcolare gli importi massimi detraibili nel caso di variazioni nel numero delle unità immobiliari, ossia se durante i lavori di adeguamento sismico vengono effettuati dei frazionamenti.

Il caso

Nello specifico, un’impresa intende realizzare a partire dall’anno 2020 interventi di miglioramento sismico volti ad ottenere una riduzione di 2 classi di rischio sismico su un immobile accatastato come unico fabbricato (accatastato come B/2 – ospedali e case di cura senza fine di lucro), ma costituito da diverse unità; alla fine dei lavori l’immobile verrà frazionato e nuovamente accatastato.

Premesso ciò, l’istante chiede se per gli interventi di adeguamento antisismico che intende porre in essere sulle singole unità immobiliari risultanti dal frazionamento dell’unico B/2, può beneficiare di tante detrazioni (sismabonus) quante le unità create, entro il tetto massimo previsto dal comma 1-bis dell’articolo 16 del dl n. 63/2013.

Ricordiamo che l’art. 16 del dl n. 63/2013 prevede che per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 relative gli interventi di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera i), del TUIR effettuati su edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, riferite a costruzioni adibite ad abitazione e ad attività produttive, spetta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del:

  • 70% in caso di diminuzione di una classe di rischio;
  • 80% in caso di diminuzione di due classi di rischio.

Tale detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo, nell’anno di sostenimento ed in quelli successivi.

Parere dell’Agenzia delle Entrate

In merito al quesito posto dall’istante, circa la corretta individuazione delle unità immobiliari su cui applicare il limite di spesa ai fini della detrazione sismabonus, l’Agenzia delle Entrate prende in esame la circolare 31 maggio 2019, n. 13 in cui si precisa che:

Nel caso di interventi di recupero edilizio che comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori (Circolare 11.05.1998, n. 121, paragrafo 3). Ciò anche nell’ipotesi in cui l’unità immobiliare su cui si effettuano i lavori non sia ad uso abitativo.

Alla luce di quanto espresso si ha che per la corretta individuazione delle unità immobiliari su cui applicare il limite di spesa, bisogna prendere in considerazione la situazione esistente prima dell’avvio dei lavori; questo vale sia per il bonus ristrutturazione che per il bonus mobili.

In linea generale, quindi, nel caso di interventi di recupero edilizio che comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori. Questo vale anche nell’ipotesi in cui l’unità immobiliare su cui si effettuano i lavori non sia ad uso abitativo.

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Demolizione e ricostruzione rudere: bisogna dimostrare l’originaria consistenza

Perché la demolizione e ricostruzione di un rudere rientri in una ristrutturazione edilizia, bisogna accertare l’originaria consistenza dell’immobile. Lo afferma il Tar Lombardia

La sentenza n. 517/2020 del Tar Brescia fa ulteriore chiarezza su quale siano i presupposti perché la demolizione e ricostruzione di un immobile allo stato di rudere o non più esistente, possa configurare una ristrutturazione edilizia e non una nuova costruzione.

Il caso

Alcuni privati presentavano domanda al Comune per la ricostruzione di un fabbricato preesistente, demolito diversi anni prima.

Il Comune respingeva la domanda perché sosteneva che l’intervento di ricostruzione dell’immobile demolito costituisse nuova costruzione non ammessa dal PGT (Piano di Governo del Territorio) introdotto dalla legge regionale.

Il ricorso al Tar ed il Testo unico edilizia

I privati decidevano, quindi, di fare ricorso a Tar lamentando, tra le varie motivazioni, la violazione dell’art. 3, comma 1, lett. d) del dpr 380/2001.

Ricordiamo che tale comma definisce gli interventi di ristrutturazione edilizia, come:

gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti.

Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.

Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente.

La sentenza del Tar Lombardia

I Giudici infatti richiamano l’art. 30 del dl n. 69/2013 (decreto del Fare convertito nella legge n. 98/2013), che ha modificato l’art. 3, comma 1, lett. d), del dpr 380/2001 e ha ricompreso fra gli interventi di ristrutturazione edilizia anche quelli:

volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.

I Giudici sottolineano, oltretutto, che il comma 2 dello stesso art. 3 del Testo Unico dell’Edilizia prevede che le definizioni di cui al comma 1 prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi.

In sintesi, dal 2013 la legislazione ha allargato il concetto di ristrutturazione alla demolizione/ricostruzione di edifici diruti, (ossia anche parzialmente demoliti o crollati), ma dei quali è possibile ricostruire con sufficiente grado di sicurezza la consistenza in base a:

  • documentazione fotografica;
  • aerofotogrammetrie;
  • mappe catastali;
  • altri elementi certi e verificabili.

Nel caso specifico i Giudici convengono che i ricorrenti hanno opportunamente dimostrato la consistenza dell’edificio: il ricorso è, quindi, accolto.

Ricostruzione rudere con nuova edificazione

Per i Giudici, la qualificazione dell’intervento di ricostruzione, riconducibile ad una nuova edificazione, scatta ove sia impossibile l’individuazione certa dei connotati essenziali del manufatto originario:

  • mura perimetrali;
  • strutture orizzontali;
  • copertura.

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net:

Ricostruzione di un rudere: è sempre indispensabile l’esatta consistenza dell’immobile preesistente

Demolizione e ricostruzione di un rudere alla luce del dl Semplificazioni

Ricordiamo che di recente è stato approvato il decreto Semplificazioni (dl 76/2020) che apporta modifiche al dpr 380/2001.

Tra le varie misure del sl semplificazioni che hanno modificato il Testo Unico edilizia sicuramente quella più significativa riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione.

Per questi interventi, se ricadenti in un piano di rigenerazione urbana, non bisognerà più rispettare il vincolo del rispetto della sagoma, dell’area di sedime dell’edificio preesistente e quindi della volumetria.

Pertanto sono ammissibili anche gli incrementi volumetrici espressamente previsti dai vari Piani Casa in vigore.

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In Gazzetta il decreto agosto: ecco tutte le misure per imprese e lavoratori

Prolungamento cassa integrazione, esonero versamento contributi, indennità di disoccupazione, rifinanziamento della nuova Sabatini. Tutte le novità del decreto agosto

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 203 del 14 agosto 2020 il cosiddetto “decreto agosto“, il dl n.61/2020 dal titolo: “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia“.

Con il decreto il Governo ha stanziato ulteriori 25 miliardi di euro, da utilizzare per proseguire e rafforzare l’azione di ripresa dalle conseguenze negative dell’epidemia da COVID-19 e sostenere lavoratori, famiglie e imprese, con particolare riguardo alle aree svantaggiate del Paese.

I contenuti del dl agosto

Di seguito le misure del decreto uscito dal Consiglio dei Ministri n. 61 del 7 agosto.

Lavoro: sgravi, esoneri e sospensioni

Si introducono importanti agevolazioni fiscali per le aree svantaggiate e ulteriori nuove indennità specifiche per alcuni settori, vengono inoltre prolungate e rafforzate alcune delle misure a sostegno dei lavoratori varate con i precedenti provvedimenti.

In primo luogo viene introdotto uno sgravio del 30 % sui contributi pensionistici per le aziende situate nelle aree svantaggiate, con l’obiettivo di stimolare crescita e occupazione. Il decreto finanzia la misura per il periodo ottobre-dicembre 2020, in attesa che questa venga estesa sul lungo periodo con prossimi interventi.

Prolungati per un massimo di 18 settimane complessive i trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga previsti per l’emergenza.

Per le aziende che non richiederanno l’estensione dei trattamenti di cassa integrazione verrà riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un massimo di 4 mesi, entro il 31 dicembre 2020.

Fino a tale data, vengono inoltre escluse dal versamento dei contributi previdenziali, per un massimo di 6 mesi dall’assunzione, le aziende che assumono lavoratori subordinati a tempo indeterminato, in presenza di un aumento dell’occupazione netta.

Per i datori di lavoro che non hanno integralmente fruito della cassa integrazione o dell’esonero dai contributi previdenziali resta precluso l’avvio delle procedure di licenziamento individuali e restano sospese quelle avviate dopo il 23 febbraio 2020. Inoltre, si conferma la sospensione delle procedure di licenziamento collettivo (queste disposizioni non si applicano in caso di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa).

È possibile rinnovare o prorogare, per un periodo massimo di 12 mesi (fermo restando il limite complessivo di 24 mesi) e per una sola volta, i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato anche in assenza di causale.

Vengono prorogate per ulteriori due mesi la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) e l’indennità di disoccupazione mensile “DIS-COLL” per i collaboratori coordinati e continuativi il cui periodo di fruizione termini nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020.

Viene aumentata di 500 milioni di euro per il biennio 2020-21 la dotazione del Fondo nuove competenze introdotto dal “decreto rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) per la formazione e per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori.

Sostegno alle imprese

Il decreto legge prevede ulteriori fondi per i settori del turismo, della ristorazione e della cultura, che sono tra quelli maggiormente colpiti.

È previsto uno specifico finanziamento per gli esercizi di ristorazione che abbiano subito una perdita di fatturato da marzo a giugno 2020 di almeno il 25% rispetto allo stesso periodo del 2019. Potranno ottenere un contributo a fondo perduto per l’acquisto di prodotti di filiere agricole, alimentari e vitivinicole da materia prima italiana. Il contributo minimo è di 2.500 euro.

Ulteriori 400 milioni di euro sono stanziati per contributi a fondo perduto in favore degli esercenti dei centri storici che abbiano registrato a giugno 2020 un calo del 50% del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019. Il contributo minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 per i soggetti diversi.

Vengono inoltre rifinanziati alcuni strumenti di supporto alle imprese: 64 milioni per la “nuova Sabatini”; 500 milioni per i contratti di sviluppo; 200 milioni per il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività di impresa; 50 milioni per il voucher per l’innovazione; 950 milioni per il Fondo Ipcei per il sostegno alle imprese che partecipano alla realizzazione di importanti progetti di interesse europeo.

Viene rifinanziato per 7,8 miliardi di euro (per il triennio 2023-24-25) il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, per favorire l’accesso al credito attraverso la concessione di una garanzia pubblica. Sempre per le p.m.i. è prorogata anche la moratoria su prestiti e mutui: dal 30 settembre 2020 il termine viene esteso al 31 gennaio 2021 (al 31 marzo 2021 per le imprese del comparto turistico).

Vengono stanziati 1,5 miliardi di euro per il rafforzamento patrimoniale, il rilancio e lo sviluppo di società controllate dallo Stato.

Viene potenziato lo strumento dei Piani individuali di risparmio alternativi, con la soglia di investimento annuale detassata che sale da 150.000 a 300.000 euro per gli investimenti a lungo termine.

Fra le ulteriori misure predisposte per il sostegno dei settori del turismo e della cultura: il credito di imposta del 60% del canone di locazione o leasing o concessione; l’esonero dal pagamento della seconda rata dell’Imposta municipale unica (IMU) 2020 per alcune categorie di immobili e strutture turistico-ricettive, gli immobili per fiere espositive, manifestazioni sportive, quelli destinati a discoteche e sale da ballo, gli immobili destinati a cinema e teatri. Questi ultimi vengono esonerati dal pagamento dell’IMU anche per il 2021 e il 2022.

Stanziati 180 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 per il credito d’imposta per la riqualificazione e i miglioramenti effettuati dalle imprese del settore turistico ricettivo e termale, compresi gli agriturismi e i campeggi.

Fisco: riprogrammazione e rinvii delle scadenze

Con un impiego di risorse di circa 6,5 miliardi di euro, vengono adottate diverse misure in campo fiscale che puntano a fornire un ulteriore e sostanziale supporto alla liquidità di famiglie e imprese.

In particolare con il decreto agosto vengono riprogrammate le scadenze relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza, in modo da ridurre sensibilmente nel 2020 l’onere che altrimenti graverebbe sui contribuenti in difficoltà.

Nel dettaglio, sono rateizzati ulteriormente i versamenti sospesi nei mesi di marzo, aprile e maggio: il 50% del totale potrà essere versato, senza applicazione di sanzioni o interessi, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione (fino a 4 rate mensili di pari importo) con il pagamento della prima rata entro il 16 settembre. Il restante 50% può essere corrisposto, senza sanzioni e interessi, con una rateizzazione per un massimo di 24 rate mensili di pari importo.

Rinviati i versamenti per i contribuenti ISA (Indici sintetici di affidabilità) e forfettari che abbiano subito un calo di almeno il 33% nel primo semestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: il termine di versamento della seconda o unica rata e dell’acconto Irap è prorogato al 30 aprile 2021.

Viene spostata dal 31 agosto al 15 ottobre 2020 la data finale della sospensione dei termini dei versamenti da cartelle di pagamento e dagli avvisi esecutivi sulle entrate tributarie.

Si proroga anche l’esonero dal pagamento della Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) e del Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) al 31 dicembre 2020 per le attività di ristorazione, gravemente danneggiate dall’emergenza epidemiologica.

Enti territoriali: nuovi fondi per opere pubbliche e nuova autorità per la gestione MOSE

Con gli articoli 46/ 51, sono stati incrementati alcuni fondi per far fronte ai minori introiti fiscali, salvaguardare gli equilibri di bilancio e garantire la regolarità dell’azione pubblica a tutti i livelli di governo.

in particolare per quanto riguarda gli investimenti nelle infrastrutture/lavori pubblici, gli articoli interessati sono:

  • Art. 46. – Incremento risorse per messa in sicurezza di edifici e territorio degli enti locali;
  • Art. 47. – Incremento risorse per piccole opere;
  • Art. 48. – Incremento risorse per le scuole di province e città metropolitane;
  • Art. 49. – Risorse per ponti e viadotti di province e città metropolitane;
  • Art. 50. – Aggiornamento termini risorse per rigenerazione urbana;
  • Art. 51. – Piccole opere e interventi contro l’inquinamento.

Inoltre il decreto agosto prevede che:

  • il fondo per l’esercizio delle funzioni degli enti locali sia incrementato di 1,67 miliardi per il 2020. Le risorse complessive del fondo enti locali ammontano quindi a 5,17 miliardi (di cui 4,22 miliardi per i comuni);
  • il fondo per l’esercizio delle funzioni delle regioni e delle province autonome sia incrementato di 2,8 miliardi per il 2020. Le risorse complessive del fondo Regioni sono pari a 4,3 miliardi (2,6 miliardi per le Autonomie speciali e 1,7 per le Regioni a statuto ordinario).

Ulteriori risorse previste dal decreto agosto sono state destinate:

  • al ristoro delle minori entrate dell’imposta di soggiorno, della TOSAP/COSAP e dell’IMU;
  • al sostegno del trasporto pubblico locale, al sostegno degli enti locali in deficit strutturale e al contenzioso regionale;
  • alla sospensione del pagamento delle quote capitale 2020 dei mutui MEF delle Autonomie speciali.

È prevista infine l’istituzione di un’Autorità per la laguna di Venezia, che assume le competenze relative alla salvaguardia della città di Venezia e della zona lagunare e al mantenimento del regime idraulico lagunare, tra cui la gestione e la manutenzione del MOSE, nonché quelle attribuite al Magistrato alle acque.

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Per il cambio di destinazione d’uso nella stessa categoria funzionale basta una SCIA

Quando il cambio di destinazione d’uso avviene nella stessa categoria funzionale basta la presentazione di una SCIA. Lo afferma il Tar Marche

La capacità di adattamento e di rigenerazione risulta essere una grande risorsa in tutti gli ambiti della vita ed in particolar modo nel modo del lavoro e delle attività imprenditoriali. Una burocrazia  più snella dovrebbe appunto poter favorire tali processi nel rispetto delle regole.

A tal riguardo, la sentenza n. 467/2020 del Tar Marche aiuta a far chiarezza sulla gestione del cambio di destinazione d’uso di un immobile al centro di un’attività imprenditoriale che tenta la via della rigenerazione.

Il caso

I titolari di un’attività imprenditoriale ricettiva, volendo trasformare il loro albergo in una residenza turistico alberghiera (RTA), decidevano di fare domanda di titolo unico presso il SUAP del Comune per modifiche interne ed esterne da apportare al fabbricato.

La domanda veniva respinta perché secondo il Comune il cambio di destinazione d’uso in questione non era possibile per quel fabbricato sito su un lotto indicato con destinazione esclusiva ad albergo secondo il PRG vigente.

I titolari dell’albergo si opponevano con la motivazione che l’intervento avrebbe comportato un mutamento d’uso (senza modifica dei volumi esistenti) ricompreso nella stessa categoria di “Attività terziarie”, ma anche nella sua articolazione di “Attrezzature ricettive”.

La questione finiva, quindi, presso il Tar.

La sentenza del Tar Marche

I Giudici richiamano in proposito l’art. 23-ter (Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante) comma 1 del dpr 380/2001 nel quale si legge che:

Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali, costituisce mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare diversa, da quella originaria, ancorché non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie, purché tale da comportare l’assegnazione dell’immobile o dell’unità immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate:

a) residenziale;

a-bis) turistico-ricettiva;

b) produttiva e direzionale;

c) commerciale;

d) rurale.

In sintesi l’articolo del TU individua i mutamenti nella destinazione d’uso di un immobile da ritenere urbanisticamente rilevanti e che pertanto necessitano di uno specifico titolo abilitativo anche se non accompagnati dall’esecuzione di opere edilizie.

Per i Giudici:

Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali e degli strumenti urbanistici comunali, il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito

Per tale motivo, i togati concludono che il mutamento della destinazione d’uso, purché rimanga nella stessa categoria funzionale, è possibile attraverso la presentazione di una SCIA: ciò vale anche per il caso in oggetto dove l’intervento proposto si colloca nell’ambito della medesima destinazione urbanistica.

Il ricorso è, quindi, accolto.

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Trasformazione di un garage in abitazione: quale titolo occorre?

Per il Tar Campania la trasformazione di un garage in abitazione con cambio di destinazione d’uso incide sul carico urbanistico ed occorre un permesso di costruire

La sentenza n. 909/2020 del Tar Campania, ribadendo la differenza che intercorre tra uno spazio accessorio ed un locale abitabile, chiarisce come la trasformazione di un garage in abitazione, incida sul carico urbanistico.

Il caso

Dei privati realizzavano alcune opere su immobile di proprietà senza chiedere la preventiva autorizzazione al Comune; tra le opere realizzate vi era la trasformazione di un garage in civile abitazione.

Il Comune ritenendo che per la trasformazione dei locali occorresse un permesso di costruire, ordinava il ripristino dello stato originario dei luoghi.

I proprietari dell’immobile, si opponevano all’ordinanza del Comune e facevano ricorso al Tar, qualificando le opere abusive accertate dall’UTC come “modesti interventi di natura pertinenziale”.

La sentenza del Tar Campania

I Giudici amministrativi in merito al mutamento di destinazione d’uso da garage a civile abitazione ribadiscono la distinzione che sussiste tra locali abitabili in senso stretto e spazi accessori.

Gli spazi accessori, per il Tar, non hanno valore di superficie edificabile secondo lo strumento urbanistico vigente, di conseguenza non sono presi in considerazione come superficie residenziale all’atto del rilascio del permesso di costruire.

Tra gli spazi accessori rientrano:

  • le autorimesse,
  • le cantine,
  • i locali di servizio;

di conseguenza, i togati concludono che:

non è possibile ritenere urbanisticamente irrilevante la trasformazione di un garage, di un magazzino o di una soffitta in un locale abitabile; senza considerare i profili igienico–sanitari di abitabilità del vano, in ogni caso si configura, infatti, un ampliamento della superficie residenziale e della relativa volumetria autorizzate con l’originario permesso di costruire.

A conclusione, i Giudici osservano che il cambio di destinazione d’uso tra locali accessori e vani ad uso residenziale costituisce una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, per il quale è necessario richiedere il permesso di costruire.

Il ricorso, quindi, non è accolto.

Per maggiore approfondimento leggi anche questi articoli di BibLus:

Come trasformare un garage in appartamento

Un garage interrato può essere trasformato in locale abitabile?

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Impianti di climatizzazione e coronavirus: ecco cosa fare per ridurre il rischio contagio

Da AiCARR le indicazioni per la gestione e manutenzione degli impianti di climatizzazione e ventilazione esistenti durante l’emergenza Covid-19

Si continua a parlare di coronavirus e, soprattutto in questi mesi più caldi, ha fatto molto discutere il rischio di diffusione del virus attraverso gli impianti di climatizzazione e ventilazione.

A tal riguardo, l’AiCARR (Associazione italiana condizionamento dell’aria, riscaldamento e refrigerazione) ha pubblicato un nuovo documento dal titolo: “Protocollo per la riduzione del rischio da diffusione del SARS-CoV-2 nelle operazioni di gestione e manutenzione degli impianti di climatizzazione e ventilazione esistenti“.

Il protocollo sulla gestione e manutenzione degli impianti di climatizzazione

Il protocollo, disponibile in allegato, è suddiviso in tre sezioni che hanno le seguenti finalità:

  1. fornire informazioni di carattere generale, di inquadramento della problematica, per poi passare alle tipologie impiantistiche presenti negli edifici e alle loro specificità in funzione della destinazione d’uso;
  2. offrire indicazioni aggiuntive rispetto alle normali operazioni di ordinaria gestione e manutenzione degli impianti, al fine di tenere conto delle nuove e più stringenti condizioni di funzionamento o delle eventuali modifiche impiantistiche incorse durante questa recente fase di pandemia;
  3. illustrare indicazioni sulle strategie di pulizia e disinfezione di ogni sezione dell’impianto oggetto dell’intervento.

Contenuti del protocollo

Il documento offre un’interessante e pratica panoramica sul ruolo del trattamento dell’aria nei diversi scenari:

  • residenziale
  • grande distribuzione
  • ristoranti, mense
  • industriale
  • terziario
  • edifici adibiti ad attività sportive
  • strutture turistico ricettive (alberghi)
  • cinema e teatri
  • edifici scolastici

Nella pubblicazione, oltre le informazioni di carattere generale, sono analizzate le tipologie impiantistiche presenti negli edifici, per passare poi alle loro specificità in funzione della destinazione d’uso, con indicazioni aggiuntive rispetto alle normali operazioni di ordinaria gestione e manutenzione degli impianti.

Particolare attenzione viene data, anche attraverso l’utilizzo di tabelle sinottiche, alle attività di manutenzione degli impianti e dei loro componenti.

La pubblicazione è rivolta ai tecnici del settore e serve a fornire loro indicazioni su come operare correttamente sugli impianti. Sono presi in considerazione gli impianti esistenti, fatta eccezione per gli impianti speciali, quali quelli ospedalieri o a servizio di camere bianche e laboratori, che devono essere affrontati specificatamente.

In funzione della tipologia dell’impianto esistente, il documento fornisce utili indicazioni per massimizzare l’introduzione di aria esterna, quali:

  • aumento della portata d’aria;
  • forzatura serrande in sola aria esterna;
  • disattivazione o by-pass del recuperatore di calore;
  • mantenimento del set point umidità relativa al di sopra del 40%;
  • funzionamento in continuo dell’immissione di aria esterna;
  • Segue, una descrizione degli interventi suggeriti.

Il documento si sofferma poi sui due aspetti fondamentali:

  • la ventilazione e la possibilità di infezione;
  • l’igienizzazione straordinaria degli impianti e delle condotte aerauliche.

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La diagnosi energetica nelle PMI: il vademecum dell’ENEA

Pubblicate dall’ENEA le linee guida sulla diagnosi energetica nelle piccole e medie imprese (PMI)

Prestazione ed efficientamento dal punto di vista energetico è l’argomento al centro di un nuovo documento pubblicato da ENEA dal titolo “Linee Guida per la Diagnosi Energetica nelle Piccole e Medie Imprese” (PMI).

Attualmente, come testimoniato anche dall’art. 8 della Direttiva Europea 2012-27-UE sull’Efficienza Energetica che al comma 2 incoraggia la realizzazione delle azioni di miglioramento energetico nelle PMI, il potenziale per l’efficienza energetica di quest’ultime rimane ancora molto esteso e non attuato.

La stessa direttiva definisce, infatti, la diagnosi energetica come “una procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati”.

Benefici di una diagnosi energetica

Per le imprese la diagnosi energetica costituisce il principale strumento di analisi energetica a disposizione: il suo scopo è quello di comprendere come viene utilizzata l’energia all’interno dell’azienda e di identificare eventuali inefficienze o potenziali di miglioramento, in modo da poter ridurre i costi e aumentare la propria efficienza; nello specifico:

  • ridurre i propri consumi energetici attraverso un aumento dell’efficienza energetica dell’impresa;
  • ridurre l’incidenza della spesa energetica sul proprio fatturato;
  • ridurre le emissioni di CO2 e gas serra.

Finalità del documento ENEA

Il documento fornisce indicazioni, anche con esempi pratici, relative alla raccolta ed elaborazione dati ed a quella di redazione del rapporto di diagnosi energetica, del piano di monitoraggio e degli interventi di efficientamento energetico per le piccole e medie imprese che non siano soggette agli obblighi del decreto legislativo n° 102 del 4 Luglio 2014.

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