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Newsletter 658 del 16 aprile 2020

In questo numero:



Professioni tecniche
CFP ingegneri: pronto il nuovo portale per l’autocertificazione di 15 (+5) crediti formativi
Sicurezza
In Gazzetta la nuova Regola Tecnica Verticale per gli asili nido
Certificazione energetica
Bonus facciate ed efficientamento energetico: il vademecum dell’Enea
Sicurezza
Comunicazione ai prefetti per riaprire le attività o accedere ai locali chiusi
Professioni tecniche
Campania: bonus da 1000 euro a tutti i professionisti
Varie e brevi
Campania: bonus da 2000 euro alle microimprese. Ecco come richiederlo
Fisco
Fondo di garanzia dello Stato per imprese e professionisti: il modulo per la richiesta
Fisco
Credito d’imposta sugli affitti: le istruzioni delle Entrate
Titoli edilizi
Secondo il Tar Campania il permesso di costruire non decade automaticamente se non iniziano i lavori
Fisco
Le misure fiscali del decreto salva-imprese spiegate dalle Entrate
Titoli edilizi
Una tensostruttura adibita a magazzino necessita di titolo edilizio
Certificazione energetica
Ecobonus per caldaie a biomassa, aggiornato il vademecum Enea
Varie e brevi
Carta del docente: prorogato l’uso causa emergenza Covid-19
Sicurezza
Impianti e attrezzature antincendio: ecco la bozza del decreto per il controllo e la manutenzione
Varie e brevi
Prorogato al 3 maggio il distacco per morosità di acqua, luce e gas
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CFP ingegneri: pronto il nuovo portale per l’autocertificazione di 15 (+5) crediti formativi

Il CNI informa che è attiva la nuova piattaforma per l’aggiornamento professionale: a causa dell’emergenza previsti ulteriori 5 CFP per l’aggiornamento informale 2020

Il CNI (Consiglio Nazionale Ingegneri) attraverso la circolare n. 538/XIX Sess./2020 del 10 aprile, informa che sono state deliberate una serie di novità riguardanti l’aggiornamento professionale ed i CFP per ingegneri.

Le novità sui CFP 2020 sono le seguenti:

  1. è già operativo il nuovo portale per la formazione degli ingegneri;
  2. l’autocertificazione dell’aggiornamento informale deve essere compilata dal 14 aprile al 30 giugno 2020 unicamente attraverso il suddetto portale;
  3. per il primo quadrimestre 2020 sono stati aggiunti ulteriori 5 CFP (che si sommano ai 15 CFP già previsti);
  4. l’attribuzione dei crediti è immediata e le autocertificazioni saranno soggette a controlli a campione  su almeno il 20% delle istanze.

Il nuovo portale per la formazione degli ingegneri

Il CNI ha recentemente attivato il nuovo portale per la formazione degli ingegneri, per accedervi è necessaria una nuova registrazione attraverso il sito mying.it.

Per accedere al nuovo portale è necessaria una nuova registrazione, perché le credenziali con le quali gli iscritti accedevano al vecchio mying.it non sono più valide.

Per la registrazione gli iscritti dovranno indicare una mail valida (NON PEC), che costituirà l’username per l’accesso alla piattaforma e mediante la quale si dovrà validare la registrazione cliccando su un link che verrà inviato.

La registrazione prevede modalità differenziate per:

  • ingegneri iscritti all’albo;
  • laureati o laureandi in ingegneria;
  • imprese.

I contenuti del portale per i CFP ingegneri

Il portale permetterà facilmente di avere sotto controllo tutto ciò che riguarda il proprio aggiornamento professionale, grazie a una pratica Dashboard.

Immagine a colori che mostra la Dashboard pattaforma formazione ingegneri

Dashboard piattaforma formazione ingegneri

Sono presenti le seguenti sezioni:

  • eventi – in questa sezione sarà possibile cercare gli eventi formativi in programma;
  • i tuoi CFP – dove vengono riassunti tutti i CFP già acquisiti;
  • autocertificazioni – qui è possibile caricare le autocertificazioni relative ai crediti dell’aggiornamento informale;
  • richiesta crediti – dove si può gestire le richieste in corso di CFP.

Il portale inoltre è totalmente fruibile anche da smartphone e tablet.

Autocertificazione dell’aggiornamento informale

Il Consiglio Nazionale Ingegneri a seguito dell’emergenza Covid-19, per venire incontro alle necessità degli iscritti in tema di formazione, ha deliberato di integrare quanto già comunicato con Circolare n. 464/ 2019, che dava indicazioni sulle modalità e tempi di presentazione dell’Autocertificazione dell’aggiornamento informale legato all’attività professionale dimostrabile.

La proroga

E’ stato quindi stabilito che l’autocertificazione dei CFP per ingegneri deve essere compilata da martedì 14 aprile e fino al 30 giugno 2020, esclusivamente attraverso il modulo presente all’interno della nuova piattaforma.

È opportuno che gli iscritti, però, presentino tale documento in congruo anticipo rispetto alla scadenza del 30 giugno, per consentire di operare al meglio i relativi controlli.

I CFP aggiuntivi

Considerato il perdurare dell’emergenza Covid-19, la presentazione dell’autocertificazione 2019 consentirà sia l’acquisizione dei 15 CFP previsti per l’anno passato, sia l’aggiunta di ulteriori 5 CFP maturati, sempre nel campo dell’attività professionale dimostrabile, nel primo quadrimestre 2020.

Quindi nel modulo presente nella piattaforma dovranno essere attestate le azioni di aggiornamento svolte nell’ambito della propria attività professionale durante il 2019 ed il primo quadrimestre 2020.

Sempre a partire dal 14 aprile 2020 e fino al 30 giugno 2020 sarà possibile per gli Iscritti, presentare le richieste di riconoscimento di CFP Informali anche per le seguenti attività svolte nel corso del 2019 (art. 5.3 Testo Unico):

  • articoli su rivista;
  • monografie;
  • contributo su volume;
  • brevetti nell’ambito dell’ingegneria;
  • partecipazione qualificata ad organismi, gruppi di lavoro, commissioni tecniche;
  • partecipazione a commissioni esami di stato per l’esercizio della professione di ingegnere.

L’allegato A alla circolare contiene le modalità per acquisire i CFP per le suddette attività (pubblicazioni ed attività qualificate nell’ambito dell’ingegneria).

I controlli sui CFP ingegneri

Se l’attribuzione dei crediti sarà immediato, le autocertificazioni saranno soggette a controlli a campione ex-post, che riguarderanno almeno il 20% delle istanze presentate, con la conseguente possibilità di una sua rideterminazione.

Il CNI informa inoltre di aver annullato, a causa dell’attuale emergenza, i diritti di segreteria per le attività di attribuzione di crediti informali per le autocertificazioni, previsti per quest’anno per le attività di verifica e controllo implementati dalla nuova piattaforma e che comunque saranno eseguiti.

compensus
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In Gazzetta la nuova Regola Tecnica Verticale per gli asili nido

Pubblicata la Regola Tecnica Verticale per gli asili nido: sarà un’integrazione del nuovo Codice di prevenzione Incendi

Nella Gazzetta Ufficiale n. 98, del 14 aprile 2020, è stata pubblicata la Regola Tecnica Verticale (RTV) per gli asili nido.

Ricordiamo che la norma era stata approvata il 16 ottobre 2019 durante la riunione del CCTS (il comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi). La nuova regola, che fu approvata insieme alla RTV sulle autorimesse, ora confluirà nel dm 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi).

La nuova RTV per gli asili

La nuova regola tecnica si sviluppa nei seguenti capitoli:

  • scopo e campo di applicazione;
  • definizioni;
  • classificazioni;
  • valutazione del rischio di incendio;
  • strategia antincendio.

Di seguito riportiamo gli aspetti principali.

Campo di applicazione

La regola tecnica verticale si applica agli asili nido con numero di occupanti superiore a 30.

Classificazioni

Gli asili nido sono classificati in relazione alla massima quota dei piani h:

  • HA: ≤ 12 m;
  • HB: 12 m < h ≤ 32 m;
  • HC: 32 m < h ≤ 54 m;
  • HD: h > 54 m.

Le aree dell’attività sono classificate come segue:

  1. TA: aree destinate principalmente alla presenza di bambini;
  2. TB: aree destinate ad uffici o servizi;
  3. TC: aree destinate al confezionamento dei pasti nel caso vi sia presenza di impianti a gas;
  4. TM1: locali destinati al lavaggio della biancheria o a deposito con carico di incendio specifico qf > 300 MJ/m2;
  5. TM2: locali destinati al lavaggio della biancheria o a deposito con carico d’incendio specifico qf > 900 MJ/m2;
  6. TO: aree destinate a spazi comuni;
  7. TZ: altre aree non ricomprese nelle precedenti.

Sono considerate aree a rischio specifico almeno le aree TM2.

Valutazione del rischio di incendio

La progettazione della sicurezza antincendio deve essere effettuata attuando la metodologia di cui al capitolo G.2,  mentre i profili di rischio sono determinati secondo la metodologia di cui al capitolo G.3.

La valutazione del rischio di incendio deve tenere conto della vulnerabilità e delle capacità motorie, che non consentono di raggiungere autonomamente un luogo sicuro, nonché delle condizioni di permanenza dei bambini nella struttura (es. in culla, nei lettini, ecc.), soprattutto ai fini della progettazione del sistema di esodo e della gestione della sicurezza antincendio.

Strategia antincendio

Devono essere applicate tutte le misure antincendio della regola tecnica orizzontale (RTO) attribuendo i livelli di prestazione secondo i criteri in esse definiti, fermo restando quanto riportato nelle indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO.

Non sono ammesse aree a rischio per atmosfere esplosive.

  • Reazione al fuoco: nella aree TA sono ammessi solo materiali del gruppo GM1.
  • Resistenza al fuoco: la classe di resistenza al fuoco dei compartimenti non può essere inferiore a quanto previsto nella seguente tabella.
CompartimentiClassificazione dell’attività
HAHBHCHD
Fuori terra306090
Interrati6090
  • Compartimentazione:
  1. le aree TA devono essere ubicate a quota di piano non inferiore a -1 m;
  2. le aree dell’attività devono avere le caratteristiche di compartimentazione in tabella.
Aree dell’attivitàClassificazione dell’attività
HAHBHCHD
TA, TB e TODi tipo protetto con superficie lorda massima del compartimento non superiore a 1000 m2
TC Di tipo protetto
TM1Di tipo protetto
TM2 Il resto dell’attività deve essere a prova di fumo proveniente dall’area TM2
TZSecondo risultanze della valutazione del rischio
  • Esodo: 
  1. nelle aree TA l’affollamento è pari al numero massimo di occupanti previsto;
  2. da ciascuna area TA e TO è ammessa lunghezza di corridoio cieco ≤ 20 m ed affollamento degli ambiti serviti non superiore a 50 occupanti;
  3. nelle aree TA, TB e TO deve essere prevista segnaletica di sicurezza a pavimento finalizzata ad indicare le vie d’esodo fino al luogo sicuro in ogni condizione di esercizio dell’attività.
  • Gestione della sicurezza antincendio:
  1. ai soli fini dell’attribuzione del livello di prestazione della gestione della sicurezza antincendio, il numero di posti letto è da assumersi pari al numero dei bambini;
  2. la frequenza delle prove di attuazione del piano di emergenza deve essere non inferiore a 3 volte l’anno e, comunque, la prima prova deve essere effettuata entro due mesi dall’apertura dell’anno educativo;
  3. tutto il personale addetto all’attività deve ricevere formazione antincendio specifica secondo la normativa vigente. Di esso, un numero non inferiore a 4 fino a 50 occupanti, deve essere in possesso di specifico attestato di idoneità tecnica. In caso di più di 50 occupanti, la necessità di un numero superiore di addetti in possesso di attestato di idoneità tecnica è frutto di specifica  valutazione del rischio.
  • Controllo dell’incendio:
  1. le aree dell’attività devono essere dotate di misure di controllo dell’incendio secondo i livelli di prestazione previsti in tabella;
Aree dell’attivitàClassificazione dell’attività
HAHBHCHD
TA, TB, TM1, TM2, TOIII [1]III
TZSecondo risultanze della valutazione del rischio
[1] è ammesso il livello II se il numero di occupanti è inferiore a 100.
  1. ai fini dell’applicazione della norma UNI 10779 devono essere previsti i seguenti parametri minimi di progettazione: protezione interna; livello di pericolosità 1; alimentazione singola secondo EN 12845.
  • Rivelazione ed allarme: l’attività deve essere dotata di misure di rivelazione ed allarme di livello IV, ad esclusione dei sistemi EVAC.

antifuocus
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Bonus facciate ed efficientamento energetico: il vademecum dell’Enea

Ecco le regole per gli interventi sulle facciate influenti dal punto di vista energetico per i quali occorre trasmettere i dati all’ENEA

L’Enea ha pubblicato un utile vademecum con le regole per utilizzare il bonus facciate nel caso di riqualificazione ed efficientamento energetico.

Il vademecum riguarda esclusivamente gli interventi sulle strutture opache verticali delle facciate esterne per i quali occorre trasmettere i dati all’ENEA: cioè quelli influenti dal punto di vista energetico o che interessino l’intonaco per oltre il 10% della superficie disperdente lorda complessiva.

Ricordiamo che per conoscere tutti i dettagli sul bonus facciate è possibile scaricare la guida completa di BibLus-net.

Il bonus facciate

Ricordiamo che il comma 219, della legge di bilancio 2020, ha introdotto il “bonus facciate”, che prevede:

per le spese documentate, sostenute nell’anno 2020, relative agli interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B ai sensi del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, spetta una detrazione dall’imposta lorda pari al 90 %.

La normativa sulle prestazioni energetiche degli edifici

Gli interventi devono rispettare il dm 26 giugno 2015 “requisiti minimi” ed avere valori di trasmittanza termica U (W/m2K) non superiori al minimo dei corrispondenti valori riportati in tabella 2 del dm 11 marzo 2008 come modificato dal dm 26 gennaio 2010, e nell’appendice B del dm 26 giugno 2015 ”requisiti minimi”.

I beneficiari

Possono accedere alla detrazione tutti i contribuenti che:

  • sostengono le spese di riqualificazione energetica;
  • possiedono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio.

Ricordiamo che NON è possibile optare, in alternativa all’utilizzo diretto della detrazione, per la cessione del credito o per il contributo sotto forma di sconto del corrispettivo dovuto (sconto in fattura).

Requisiti tecnici dell’intervento

Gli edifici interessati dall’intervento:

  • possono essere di qualsiasi categoria catastale e qualsiasi destinazione d’uso;
  • devono essere “esistenti”, ossia accatastati o con richiesta di accatastamento in corso, e in regola con il pagamento di eventuali tributi;
  • devono essere ubicati in zona A o B ai sensi del dm 1444/1968, o in zone a queste assimilabili in base alla
    normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali;
  • possono essere condominiali o costituiti da una singola unità immobiliare.

L’intervento deve:

  • essere finalizzato al “recupero o restauro” della facciata esterna e riguardare le strutture verticali opache della stessa (facciate sull’intero perimetro esterno o interne visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico);
  • configurarsi come un intervento influente dal punto di vista termico ovvero interessare oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio;
  • rispettare i requisiti indicati nel dm 26/06/2015 (Decreto “requisiti minimi”). I valori di trasmittanza termica finali (U) devono essere inferiori o uguali ai valori riportati:
    a) nella tabella 2 del dm 26/01/2010;
    b) nella tabella Appendice B all’Allegato 1 del dm 26/06/2015 “requisiti minimi”.

Spese ammissibili

Le spese che possono essere portate in detrazione sono:

  • fornitura e posa in opera di materiale coibente e dei materiali ordinari funzionali alla realizzazione dell’intervento;
  • opere provvisionali e accessorie;
  • occupazione di suolo pubblico;
  • prestazioni professionali (produzione della documentazione tecnica necessaria compresi gli Attestati di Prestazione Energetica – A.P.E. – delle unità immobiliari per cui si chiedono le detrazioni, direzione lavori etc.).

Documentazione

Deve essere trasmessa all’Enea unicamente la “Scheda descrittiva dell’intervento” entro 90 giorni dalla data di fine dei lavori o di collaudo delle opere, attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui essi sono terminati.

La “scheda descrittiva” deve essere redatta da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito iscritto al proprio albo professionale).

Deve essere invece conservata dal contribuente la seguente documentazione tecnica:

  • la stampa originale della “scheda descrittiva dell’intervento”, riportante il codice CPID assegnato dal sito ENEA, firmata dal soggetto beneficiario e da un tecnico abilitato;
  • l’asseverazione, redatta da un tecnico abilitato ai sensi degli articoli 4 e 7 del dm 19/02/2007 e successive modificazioni, attestante anche il rispetto dei requisiti tecnici di cui sopra;
  • la copia dell’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.) di ogni singola unità immobiliare per cui si richiedono le detrazioni fiscali;
  • la copia della relazione tecnica necessaria ai sensi dell’art. 8 comma 1 del dlgs. 192/2005 e s.m.i. o provvedimento regionale equivalente;
  • le  schede tecniche dei materiali e dei componenti edilizi impiegati e, se prevista, marcatura CE con relative dichiarazioni di prestazione (DoP).

Inoltre devono essere conservate anche l’eventuale delibera assembleare, di approvazione dell’esecuzione dei lavori, tutte le fatture relative alle spese sostenute e le  ricevute dei bonifici (bancari o postali).

termus
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Comunicazione ai prefetti per riaprire le attività o accedere ai locali chiusi

Il Ministero dell’Interno chiarisce quando deve essere inviata la comunicazione preventiva ai prefetti per riaprire le attività consentite o per accedere ai locali chiusi

È stata inviata ai prefetti una circolare del Ministero dell’Interno che fornisce indicazioni in merito all’applicazione del dpcm del 10 aprile 2020 ed alla comunicazione ai prefetti.

Il decreto, che ha disposto il prolungamento fino al 3 maggio delle misure finalizzate allo svolgimento in sicurezza delle attività produttive industriali e commerciali, prevede che per riaprire alcune tipologie di attività, o accedere ai locali delle attività chiuse, bisogna inviare una comunicazione alla Prefettura.

Il dpcm del 10 aprile

Ricordiamo che il dpcm del 10 aprile, nel confermare l’attuale regime di sospensione delle attività commerciali al dettaglio (così come disposto dai precedenti decreti del 22 e 25 marzo), ad esclusione delle attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, inserisce, nel novero delle attività consentite:

  • il commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria;
  • il commercio al dettaglio di libri;
  • il commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati.

Il Ministero chiarisce che per le attività già espressamente autorizzate dal dpcm del 10 aprile non è necessaria alcuna comunicazione alle Prefettura.

Tutte le attività che possono lavorare regolarmente hanno in ogni caso l’obbligo di assicurare, oltre alla distanza interpersonale di 1 m, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto di beni.

Il dpcm conferma, inoltre, la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nella tabella ad esso allegata, e amplia, il novero delle attività già consentite, ricomprendendovi espressamente anche quelle funzionali alla continuità delle filiere delle attività consentite.

Le attività produttive che possono riaprire, o continuare a lavorare, sono:

  1. le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 3 del dpcm 10 aprile;
  2.  le attività che erogano servizi di pubblica utilità, nonché i servizi essenziali;
  3.  l’attività di produzione, trasporto commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari;
  4. ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza;
  5. le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti;
  6.  le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, incluse le lavorazioni, gli impianti, i materiali, i servizi e le infrastrutture essenziali per la sicurezza e il soccorso pubblico.

La comunicazione preventiva al prefetto per la riapertura

Il dpcm permette tuttavia la riapertura di alcune delle attività sopra indicate, lettere a), e) ed f), obbligandole ad inviare una preventiva comunicazione al prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, innovando la precedente disciplina che prevedeva invece un’autorizzazione scritta.

Possono quindi inviare tale comunicazione solamente le aziende che vogliono riaprire:

  1. che garantiscono la continuità delle filiere autorizzate a lavorare;
  2. con impianti a ciclo produttivo continuo;
  3. dell’industria dell’aerospazio e della difesa.

Per tali attività si configura quindi una sorta di “silenzio assenso” visto che con l’invio della comunicazione si può già riavviare l’attività.

La Prefettura manderà una comunicazione solo nel caso in cui non vi siano stati i requisiti per la riapertura e quindi l’attività deve chiudere.

I soggetti che abbiano già comunicato la prosecuzione dell’attività ai sensi del Dpcm del 22 marzo 2020, non sono tenuti a inviare ulteriori comunicazioni.

Ulteriore elemento di novità, è rappresentato dalla previsione che, in sede di valutazione delle condizioni richieste dalla norma per la prosecuzione delle attività per le quali opera l’obbligo della comunicazione, il Prefetto adotti l’eventuale il provvedimento di sospensione, sentito il Presidente della Regione.

La comunicazione ai prefetti per accedere all’interno delle attività sospese

Un ulteriore obbligo di preventiva comunicazione al Prefetto è introdotto anche con riferimento alle attività sospese, per i casi in cui si richieda l’accesso ai locali da parte del personale dipendente, o terzi delegati, per lo svolgimento:

  • di attività di vigilanza;
  • di attività conservativa e di manutenzione;
  • della gestione dei pagamenti;
  • delle attività di pulizia e sanificazione;
  • della spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino e la ricezione in magazzino di beni e forniture.

Per tutte le suddette comunicazioni bisogna fare riferimento alla modulistica della Prefettura della propria provincia.

I controlli

La circolare richiama la possibilità di demandare al personale del Corpo della Guardia di Finanza, in linea con le funzioni proprie di polizia economico-finanziaria, lo svolgimento di specifici controlli e riscontri:

  • a mezzo di disamine documentali, tramite le banche dati in uso;
  • ove necessario, tramite rilevamenti presso le sedi aziendali.

Verrà in tal caso controllata la veridicità del contenuto delle comunicazioni prodotte dalle aziende, avuto riguardo all’inclusione nelle categorie autorizzate ovvero all’esistenza della relazione economico-commerciale tra le attività d’impresa appartenenti alle varie filiere consentite.

La circolare ribadisce, poi, che i prefetti potranno avvalersi, oltre che dell’attività dei competenti servizi:

  • delle Aziende Sanitarie Locali;
  • del supporto delle articolazioni territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

ai fini del controllo sulle modalità di attuazione, da parte dei datori di lavoro, delle procedure organizzative e gestionali oggetto del Protocollo Governo-parti sociali del 14 marzo 2020, e, più in generale, sull’osservanza delle precauzioni dettate per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e la sussistenza di adeguati livelli di protezione dei lavoratori.

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Campania: bonus da 1000 euro a tutti i professionisti

Dalla Regione Campania una nuova misura a sostegno di tutti i professionisti iscritti alle casse previdenziali e professionisti-autonomi iscritti alla gestione separata INPS

La Regione Campania ha pubblicato un bando per l’erogazione immediata di un bonus di 1000 euro a tutti i professionisti. La misura a sostegno del Piano Socio Economico della Regione Campania prevede uno stanziamento di 80 milioni di euro.

I beneficiari del bonus 1000 euro Campania

Il bonus di 1000 euro è disponibile una tantum per ciascun richiedente e sarà erogato a tutti i professionisti lavoratori autonomi titolari di partita IVA attiva alla data del 23/02/2020, che non abbiano superato un reddito di 35.000 euro nel 2019.

In definitiva, il bonus è destinato a tutti i professionisti che:

  • siano iscritti agli ordini professionali e rispettive casse previdenziali oppure siano iscritti alla gestione separata dell’INPS;
  • che abbiano iniziato l’attività prima del 1/1/2020;
  • che abbiano sede/studio in Campania.

Sono esclusi dal bonus tutti i professionisti che risultino anche dipendenti o titolari di pensione e i lavoratori autonomi che non esercitano attività professionali.

Il bonus è cumulabile con altri incentivi e con tutte le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare l’attuale crisi economica-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Al riguardo si rimanda all’apposita sezione Covid-19 di BibLus con tutte le informazioni utili.

Modalità di presentazione delle domande

La domanda per l’ottenimento del bonus dovrà essere presentata esclusivamente on-line, utilizzando la piattaforma apposita su https://coniprofessionisti.regione.campania.it., dalle ore 10,00 del 24 aprile 2020 alle ore 15,00 del 8 maggio 2020 salvo proroghe.

La registrazione sarà possibile già dalle ore 10,00 del 22 aprile 2020.

compensus
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Campania: bonus da 2000 euro alle microimprese. Ecco come richiederlo

A favore delle microimprese campane è stato concesso un bonus una tantum a fondo perduto: ecco i dettagli del bando della Regione

La Regione Campania ha pubblicato il bando che mette a disposizione delle microimprese artigiane, commerciali, industriali e di servizi, con sede operativa nel territorio della regione, un bonus una tantum, a fondo perduto, a supporto di quei settori colpiti dall’attuale crisi economica-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria.

L’ammontare delle risorse destinate al finanziamento è pari a 140.000.000 di euro, che potrà essere incrementato qualora si rendano disponibili ulteriori risorse a seguito dell’adozione di successivi provvedimenti.

L’importo del bonus, concesso a fondo perduto una tantum, è pari a 2.000 euro per ciascuna impresa richiedente.

Il bonus è cumulabile con tutte le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare l’attuale crisi economica-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria da Covid-19, ivi comprese le indennità erogate dall’INPS.

Il bonus non è cumulabile con le ulteriori agevolazioni emanate dalla Regione Campania nell’ambito del Piano per l’Emergenza Socio-Economica approvato con dgr n. 170 del 07/04/2020.

Chi può accedere al bonus?

Sono ammesse alla presentazione della domanda al bonus quelle microimprese, commerciali, artigianali, industriali e di servizi, che:

  • risultino attive e abbiano sede operativa nella Regione Campania;
  • risultino iscritte nelle pertinenti sezioni del Registro delle Imprese istituito presso la CCIAA (Camera di Commercio) territorialmente competente;
  • non siano destinatarie di provvedimenti agevolativi a valere sugli Avvisi della Regione Campania emanati ai sensi della dgr 426/2019 e pubblicati sul BURC n. 1 del 3/1/2020;
  • abbiano un fatturato/volume di affari, desumibile dall’ultima dichiarazione fiscale presentata, compreso tra 1,00 e 100.000,00 euro;
  • siano classificate come microimprese, conformemente a quanto previsto dall’Allegato 1 del Regolamento (UE) N. 651/2014, ossia imprese che occupino meno di 10 persone e che realizzino un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 2.000.000,00 di euro;
  • non presentino le caratteristiche di impresa in difficoltà ai sensi dell’art. 2 punto 18 del Regolamento CE 651/2014 alla data del 31 dicembre 2019;
  • esercitino, conformemente alle informazioni desumibili dal Registro imprese del sistema camerale, un’attività economica sospesa ai sensi dei Dpcm 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 e delle Ordinanze del Presidente della Regione Campania emanate nell’ambito dell’emergenza Covid-19, sempre che non si siano avvalse delle deroghe di cui all’art. 1 comma 1 lettere d) e g) del Dpcm 22 marzo 2020 e s.m.i.;
  • si trovino nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essendo in stato di scioglimento o liquidazione e non essendo sottoposte a procedure di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione controllata;
  • siano in regola con la normativa antimafia, in particolare attestanti la insussistenza di cause di divieto, sospensione o decadenza previste dall’art. 67 del dlgs 6/9/2011 n. 159 (Codice antimafia).

Presentazione delle domande

Le domande potranno essere presentate direttamente dalle imprese interessate, dai dottori commercialisti ovvero da un “intermediario” abilitato alla presentazione telematica delle dichiarazioni all’Agenzia delle Entrate.

Dovranno essere compilate on line, accedendo, previa registrazione, a questo sito e inviate mediante procedura telematica, dalle ore 10 del 20 aprile 2020 alle ore 24 del 30 aprile 2020.

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Fondo di garanzia dello Stato per imprese e professionisti: il modulo per la richiesta

Il MISE ha pubblicato il modulo per la richiesta di accesso al fondo di garanzia fino a 25.000 euro dedicato ad imprese, lavoratori autonomi e professionisti

A seguito della pubblicazione del decreto salva imprese in Gazzetta Ufficiale, il Ministero dello Sviluppo economico si è adoperato per rendere immediatamente attuative le misure approvate in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti: tra questi strumenti vi è il potenziamento del fondo di garanzia.

In merito il MiSE e Mediocredito Centrale, gestore del fondo di garanzia, stanno lavorando insieme all’Associazione bancaria italiana e ai principali istituti di credito per rendere attivi e disponibili, in tempi brevi, tutti i sistemi informatici e la modulistica necessaria alla richiesta di garanzia per i beneficiari delle misure, che si prevedono numerosi.

Infatti è già stato reso disponibile il modulo per la richiesta di garanzia fino a 25.000 euro, che il beneficiario dovrà compilare e inviare per mail (anche non certificata) alla banca o al confidi al quale si rivolgerà per richiedere il finanziamento.

Il fondo di garanzia, cosa è

Il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, è uno strumento già operativo da alcuni anni e che è stato, a causa dell’emergenza Covid-19, implementato e reso disponibile per una platea più ampia di utenti.

Con tale strumento l’Unione europea e lo Stato Italiano affiancano le imprese e i professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di sufficienti garanzie. La garanzia pubblica, in pratica, sostituisce le costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento.

La garanzia del fondo è una agevolazione che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari a favore di imprese e professionisti. Il fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e cliente. Tassi di interesse, condizioni di rimborso ecc., sono lasciati alla contrattazione tra le parti. Ma sulla parte garantita dal fondo non possono essere acquisite garanzie reali, assicurative o bancarie.

I beneficiari

Possono essere garantite le imprese di micro, piccole o medie dimensioni (PMI) iscritte al Registro delle Imprese e i professionisti iscritti agli ordini professionali o aderenti ad associazioni professionali iscritte all’apposito elenco del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’impresa e il professionista devono essere valutati in grado di rimborsare il finanziamento garantito. Devono perciò essere considerati economicamente e finanziariamente sani sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi.

Le start up sono invece valutate sulla base di piani previsionali.

A chi presentare la domanda

L’impresa o il professionista non può inoltrare la domanda direttamente al fondo.

Deve rivolgersi a una banca per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia diretta. Sarà la banca stessa ad occuparsi della domanda.

In alternativa, ci si può rivolgere a un Confidi che garantisce l’operazione in prima istanza e richiede la controgaranzia al fondo.

Tutte le banche sono abilitate a presentare le domande mentre occorre rivolgersi ad un confidi accreditato.

Quali operazione garantisce e in che misura

L’intervento è concesso, fino ad un massimo dell’80% del finanziamento, su tutti i tipi di operazioni sia a breve sia a medio-lungo termine, tanto per liquidità che per investimenti.

Il fondo garantisce a ciascuna impresa o professionista un importo massimo di 2,5 milioni di euro, un plafond che può essere utilizzato attraverso una o più operazioni, fino a concorrenza del tetto stabilito, senza un limite al numero di operazioni effettuabili. Il limite si riferisce all’importo garantito, mentre per il finanziamento nel suo complesso non è previsto un tetto massimo.

Clicca qui per accedere al portale del Fondo e scoprire le FAQ, la modulistica completa e la normativa di riferimento

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Credito d’imposta sugli affitti: le istruzioni delle Entrate

Le Entrate chiariscono che il credito d’imposta per i negozi sarà erogato quando sia già stato corrisposto il canone di affitto relativo a marzo 2020

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 8/E del 3 aprile 2020 risponde al quesito in merito all’art. 65 del dl 17 marzo 2020, n. 18 #CuraItalia (misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori ed imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19).

Ricordiamo che l’art. 65 del decreto prevede, a beneficio dei soggetti esercenti attività d’impresa, il riconoscimento di un credito nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione di marzo 2020.

Le Entrate, nella circolare, chiariscono che:

L’agevolazione in esame ha la finalità di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica nei confronti dei soggetti esercitanti attività d’impresa nell’ambito della quale risulta condotto in locazione un immobile in categoria catastale C/1.

Ancorché la disposizione si riferisca, genericamente, al 60 % dell’ammontare del canone di locazione, la stessa ha la finalità di ristorare il soggetto dal costo sostenuto costituito dal predetto canone, sicché in coerenza con tale finalità il predetto credito maturerà a seguito dell’avvenuto pagamento del canone medesimo.

Ne consegue chiaramente che il credito è limitato (per ora) al mese di marzo 2020 e sarà erogato a beneficio dei soggetti esercenti attività d’impresa, locatari di immobili accatastati in C/1 (negozi e botteghe), che abbiano già corrisposto il canone di affitto per il predetto mese di marzo 2020.

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Secondo il Tar Campania il permesso di costruire non decade automaticamente se non iniziano i lavori

Per il Tar Campania un permesso di costruire, in caso di mancato avvio lavori, è sempre valido in assenza di un provvedimento formale del Comune

Il Tar Campania, con la sentenza n. 1322/2020, sostiene che in caso di mancato avvio dei lavori previsti da un permesso di costruire entro la scadenza dei tempi prescritti dal rilascio, il permesso non può considerarsi automaticamente decaduto se non sia intervenuto il Comune con un provvedimento formale.

Il caso

Un privato richiedeva un permesso di costruire per un ampliamento in orizzontale e in verticale del proprio immobile. Con una richiesta successiva, il proprietario otteneva un nuovo permesso di costruire in variante alla prima concessione.

Una società immobiliare, proprietaria di un fondo confinante, faceva quindi ricorso al Tar impugnando entrambi i permessi di costruire con la richiesta di annullamento degli stessi.

La motivazione addotta dalla società ricorrente era l’avvenuta decadenza del primo permesso di costruire a causa del mancato avvio dei lavori entro l’anno di rilascio e, quindi, della consequenziale invalidità anche del permesso di costruire in variante in corso d’opera.

La sentenza del Tar Campania

Secondo un ormai comprovato orientamento giurisprudenziale, i Giudici affermano che:

Il permesso di costruire […] non poteva considerarsi decaduto per asserito omesso inizio dei lavori entro l’anno dal suo rilascio, dal momento che non era intervenuto alcun provvedimento dell’amministrazione comunale significativo in tal senso.

Infatti, viene precisato nella sentenza che la perdita di efficacia del titolo edilizio per mancato inizio o ultimazione dei lavori nei termini prescritti dall’art. 15, comma 2, del d.P.R. n. 380/2001, deve essere accertata e dichiarata con formale provvedimento del competente organo comunale all’esito di apposita istruttoria, anche ai fini del necessario contraddittorio con il privato.

L’effetto di decadenza del permesso di costruire, secondo i Giudici, “presuppone, a garanzia degli interessi privati coinvolti, un atto di accertamento di un effetto legale che si riconnette al manifestarsi dei presupposti normativi“. Si tratterebbe quindi di una intermediazione provvedimentale in assenza della quale il titolo edilizio dovrà continuare ad essere considerato assolutamente valido.

Per tale motivo il ricorso è stato respinto.

Testo unico dell’edilizia (dpr 380/2001) e decadenza del PdC

Di seguito riportiamo, a prescindere da quanto stabilito dal Tar Campania, quanto effettivamente previsto dal testo unico sull’edilizia.

In particolare, il dpr 380/2001, all’art. 15 definisce l’efficacia temporale e la decadenza del permesso di costruire.

Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo; quello di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere completata, non può superare tre anni dall’inizio dei lavori.

Decorsi tali termini il permesso decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza, venga richiesta una proroga. La proroga può essere accordata, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti, estranei alla volontà del titolare del permesso, oppure in considerazione della mole dell’opera da realizzare, delle sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive, o di difficoltà tecnico-esecutive emerse successivamente all’inizio dei lavori, ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari.

La proroga dei termini per l’inizio e l’ultimazione dei lavori è comunque accordata qualora i lavori non possano essere iniziati o conclusi per iniziative dell’amministrazione o dell’autorità giudiziaria rivelatesi poi infondate.

Inoltre, il permesso decade con l’entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio.

Di seguito sono disponibili i link al download della sentenza e del dpr 380/2001.

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Le misure fiscali del decreto salva-imprese spiegate dalle Entrate

Le Entrate riassumono con delle tabelle le misure fiscali per l’emergenza COVID-19 contenute nel decreto salva-imprese

L’Agenzia delle Entrate attraverso una serie di tabelle riassuntive, chiarisce quali sono le misure fiscali, adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, e contenute nel decreto legge n. 23/2020 (denominato salva-imprese o liquidità).

Ricordiamo che tale decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.94, del 8 aprile 2020 (leggi questo articolo di BibLus-net per maggiori approfondimenti sul decreto salva- imprese).

Le tabelle riassuntive delle Entrate

Di seguito le 11 tabelle con le misure fiscali contenute nel dl.

1. Sospensione versamento per imprese e lavoratori autonomi con sede o domicilio nel territorio dello Stato (Articolo 18)

2. Non effettuazione delle ritenute d’acconto sul reddito di lavoro autonomo, altri redditi e provvigioni (Articolo 19)

3. Riduzione degli acconti IRPEF, IRES e IRAP dovuti per l’anno 2020 (Articolo 20)

4. Rimessione in termini per i versamento in scadenza il 16 marzo 2020 (Articolo 21)

5. Proroga dei termini di consegna e trasmissione telematica della Certificazione Unica 2020 (Articolo 22)

6. Proroga della validità del DURF (Articolo 23)

7. Sospensione dei termini – agevolazioni prima casa (Articolo 24)

8. Assistenza fiscale a distanza per il modello 730 (Articolo 25)

9. Semplificazione del versamento dell’imposta di bollo sulle fatture  elettroniche (Articolo 26)

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10. Cessione gratuita di farmaci ad uso compassionevole (Articolo 27)

11. Credito d’imposta per spese di sanificazione e acquisto dei dispositivi di protezione e sicurezza  (Articolo 30)

Download completo di tutte le tabelle PDF

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Una tensostruttura adibita a magazzino necessita di titolo edilizio

Per il Tar Toscana una tensostruttura adibita a magazzino non può essere considerata una pertinenza: necessita di titolo edilizio

Con la sentenza n. 363/2020 del Tar Toscana si chiarisce la natura di una tensostruttura utilizzata permanentemente come magazzino: non può essere considerata pertinenza e necessita di titolo edilizio.

Il Caso

Una ditta realizzava una tensostruttura in area ad uso artigianale, di sua proprietà, per adibirla a magazzino.

La tensostruttura ad uso magazzino era stata realizzata senza titolo edilizio; il Comune quindi ne intimava la demolizione.

La ditta si opponeva, sostenendo che la tensostruttura avesse natura leggera e di pertinenza e quindi non necessitasse di un titolo edilizio, e conseguentemente ricorreva al Tar.

La sentenza del Tar Toscana

Secondo i Giudici del Tar il manufatto non può ritenersi precario data la funzione durevole nel tempo e non occasionale che gli è stata conferita:

Deve altresì escludersi che si tratti di opera pertinenziale sia per le sue non modeste dimensioni (17 x 4 m) sia per il fatto che manca il nesso obiettivo di stretta funzionalità rispetto ad un bene principale

I Giudici ribadiscono inoltre che:

Il fatto che la tensostruttura sia destinata a magazzino nell’ambito di una più ampia distribuzione di funzioni nel compendio produttivo non vale, infatti, a farne una pertinenza del capannone adiacente, atteso che il nesso di pertinenzialità deve avere natura reale ed obiettiva risolvendosi in un legame che non consenta altro che la destinazione del bene accessorio esclusivamente ad uso pertinenziale durevole (T.A.R Napoli, sez. III, 03/10/2019, n. 4718).

La tensostruttura adibita a magazzino, oltre ad avere dimensioni non trascurabili,  si connota come una struttura indipendente e con autonoma funzione ed è quindi assoggettabile alla richiesta di necessario titolo edilizio abilitativo.

Per tali motivi il ricorso non è stato accolto.

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Ecobonus per caldaie a biomassa, aggiornato il vademecum Enea

Dall’Enea tutte le informazioni utili per l’utilizzo dell’Ecobonus nel caso d’impianti con generatori di calore alimentati da biomasse combustibili

Con il nuovo vademecum Enea si ricorda che è agevolabile la sostituzione o la nuova installazione di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (caldaie a biomassa).

Beneficiari

Possono accedere alla detrazione tutti i contribuenti che:

  • sostengono le spese di riqualificazione energetica;
  • possiedono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio.

Tutti i contribuenti, in alternativa all’utilizzo diretto della detrazione fiscale, possono optare per la cessione del credito.

Edifici agevolabili

Accedono alla detrazione gli interventi su edifici che, alla data d’inizio dei lavori, siano“esistenti, ossia accatastati o con richiesta di accatastamento in corso, e in regola con il pagamento di eventuali tributi.

Entità dell’agevolazione

Sia nel caso in cui l’intervento si configuri come sostituzione totale o parziale del vecchio generatore termico o sia nel caso si configuri come nuova installazione sugli edifici esistenti, una caldaia a biomassa è agevolata al 50%.

L’aliquota di detrazione è pari, quindi, al 50% delle spese totali sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020.

Il limite massimo di detrazione ammissibile è pari a 30.000 euro per unità immobiliare.

Requisiti delle caldaie a biomassa

Non è richiesto il requisito del possesso di un impianto di riscaldamento (come per altri interventi), ma solo che gli edifici siano accatastati o con richiesta di accatastamento in corso.

Il generatore di calore deve possedere i seguenti requisiti:

  • un rendimento utile nominale minimo non inferiore all’85%;
  • la certificazione ambientale di cui al D.M. 07/11/2017 n. 186, in attuazione del D.Lgs. 152/2006 (art. 290, comma 4), in base al punto 1 dell’allegato 2 del D.Lgs. 28/2011;
  • il rispetto di normative locali per il generatore e per la biomassa;
  • conformità alle norme UNI EN ISO17225-2 per il pellet, UNI EN ISO17225-4 per il cippato e UNI EN ISO 17225-5 per la legna.

Spese ammissibili

Si possono portare in detrazione le spese sostenute per:

  • smontaggio e la dismissione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente;
  • fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche, meccaniche, elettriche ed elettroniche, delle opere idrauliche e murarie necessarie per la sostituzione, a regola d’arte, dell’impianto termico esistente con un generatore di calore a biomassa;
  • prestazioni professionali (produzione della documentazione tecnica necessaria, direzione dei lavori etc.).

Documentazione

Entro 90 giorni dalla data di fine dei lavori o di collaudo delle opere è obbligatorio inviare all’Enea la scheda descrittiva dell’intervento, redatta da un tecnico abilitato, attraverso l’apposito portale relativo all’anno in cui essi sono terminati i lavori.

La documentazione tecnica da conservare è:

  • scheda Enea;
  • asseverazione (nei casi in cui è richiesta);
  • schede tecniche dei generatori installati;
  • copia della dichiarazione di conformità ai sensi del D.M 37/08 e il libretto di impianto.

Infine la documentazione di tipo amministrativo:

  • delibera assembleare di approvazione di esecuzione dei lavori;
  • fatture relative alle spese sostenute;
  • ricevute dei bonifici recanti la causale del versamento;
  • stampa della e-mail inviata dall’Enea contenente il codice CPID che costituisce garanzia che la scheda descrittiva dell’intervento è stata trasmessa.

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Carta del docente: prorogato l’uso causa emergenza Covid-19

Dal Ministero dell’Istruzione la proroga dell’utilizzo della Carta del docente fino al 31 luglio 2020: Ecco i dettagli

La Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina rende noto che è stato prorogato fino al 31 luglio 2020 il termine entro il quale sarà possibile utilizzare la Carta del docente.

Il provvedimento si rende necessario a causa del prolungarsi dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 che sta interessando anche il mondo dell’istruzione, modificandone la didattica.

Infatti, in questo delicato momento, è sorta la necessità di utilizzare i sistemi informatici per il proseguimento a distanza della didattica in ogni grado e ordine d’istruzione (per un maggiore approfondimento sul lavoro da remoto potrebbe interessarti anche questo articolo di BibLus).

A tal riguardo è stato ampliato il pacchetto dei dispositivi acquistabili con la Carta che comprenderà anche webcam e microfoni, penne touch screen, scanner e hotspot portatili.

In allegato le FAQ aggiornate relative ai beni acquistabili.

Che cos’è la Carta del docente

Ricordiamo brevemente che la Carta del docente è un’iniziativa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca prevista dalla legge n. 107/2016 (Buona Scuola).

I beneficiari

La Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati idonei per motivi di salute di cui all’art. 514 del dlgs 16/4/94, n. 297 e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all’estero, delle scuole militari.

L’importo della carta

L’importo della carta è pari a 500 euro annui per ciascun anno scolastico.

Cosa si può acquistare con la carta

La carta può essere utilizzata per l’acquisto di:

  • libri e testi, anche in formato digitale, pubblicazioni e riviste utili all’aggiornamento professionale;
  • hardware e software;
  • iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
  • iscrizioni a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale;
  • titoli di accesso per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
  • titoli per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione, di cui art. 1, comma 124, della legge n. 107 del 2015 (Buona Scuola).

Se vuoi scoprire le offerte a te riservate, chiamaci subito al n. 0827/69504.

Come spendere l’importo assegnato

Attraverso l’applicazione web del Ministero dell’Istruzione cartadeldocente.istruzione.it i docenti hanno la possibilità di spendere l’importo assegnato utilizzando annualmente Buoni di spesa elettronici per i beni o i servizi previsti:

  1. vai alla pagina “crea buono” accessibile dal Menu
  2. scegli se acquistare di persona o online presso un esercente o un ente di formazione aderente all’iniziativa e il bene/servizio che desideri acquistare
  3. inserisci l’importo del buono corrispondente al prezzo del bene o servizio che vuoi acquistare
  4. il buono creato sarà accompagnato da un codice identificativo (QR code, codice a barre e codice alfanumerico) che si potrà salvare sul proprio dispositivo o stampare per utilizzarlo online o presentarlo all’esercente o ente aderente all’iniziativa e ottenere così il bene o il servizio desiderato.

Per accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione, compreso quello per il rilascio del buono spesa, bisognerà prima ottenere le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) che costituiscono l’Identità Digitale unica (username e password) utilizzabile da computer, tablet e smartphone.

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Impianti e attrezzature antincendio: ecco la bozza del decreto per il controllo e la manutenzione

I criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio, la qualificazione dei tecnici manutentori

In base al dlgs 81/2008 (Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro), nei luoghi di lavoro devono essere adottate idonee misure per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumità dei lavoratori.

A tal riguardo, il Ministro dell’Interno ha predisposto la bozza del decreto che stabilisce i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e degli altri sistemi di sicurezza antincendio.

Campo di applicazione

Il decreto stabilisce i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e degli altri sistemi di sicurezza antincendio, in attuazione dell’art. 46, comma 3 lettera a punto 3, del dlgs n. 81/ 2008.

Il comma 3 nel dettaglio riporta:

“Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 e dalle disposizioni concernenti la prevenzione incendi di cui al presente decreto, i Ministri dell’interno, del lavoro, della salute e delle politiche sociali, in relazione ai fattori di rischio, adottano uno o più Decreti nei quali sono definiti:

  1. i criteri diretti atti ad individuare:
    1) misure intese ad evitare l’insorgere di un incendio ed a limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi;
    2) misure precauzionali di esercizio;
    3) metodi di controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio;
    4) criteri per la gestione delle emergenze;
  2. le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio, compresi i requisiti del personale addetto e la sua formazione”.

Controlli e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio

Il provvedimento dispone che gli interventi di manutenzione e di controlli vengano eseguiti e registrati nel rispetto delle:

  • disposizioni legislative e regolamentari vigenti;
  • norme tecniche emanate dagli organismi di normazione nazionali o internazionali;
  •  istruzioni fornite dal fabbricante e dall’installatore;

secondo i criteri indicati nell’ allegato I.

Il datore di lavoro deve predisporre un registro dei controlli dove siano annotati i controlli periodici e gli interventi di manutenzione su impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, secondo le cadenze temporali indicate da disposizioni, norme e specifiche tecniche pertinenti, nazionali o internazionali, nonché dal manuale d’uso e manutenzione. Tale registro deve essere mantenuto costantemente aggiornato e disponibile per gli organi di controllo.

Qualificazione dei tecnici manutentori

Nel decreto viene specificato che gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio devono essere eseguiti da tecnici manutentori qualificati, nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, secondo la regola dell’arte, in accordo a norme e specifiche tecniche pertinenti, ed al manuale di uso e manutenzione dell’impianto, dell’attrezzatura o del sistema di sicurezza antincendio.

Nell’Allegato II vengono indicate le modalità di qualificazione del tecnico manutentore.

In particolare, la tabella 1 indica alcune possibili norme tecniche di riferimento per la manutenzione ed il controllo di impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, che integrano le disposizioni applicabili.

Viene, inoltre, precisato che la qualifica di tecnico manutentore qualificato sugli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio è valida su tutto il territorio nazionale.

Entrata in vigore

Il decreto entrerà in vigore 180 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, dalla data di entrata in vigore, sono abrogati l’articolo 3 comma 1 lettera e) e l’allegato VI del dm 10 marzo 1998.

In allegato la BOZZA NON IN VIGORE del decreto e gli allegati:

  • Allegato I: Criteri generali per manutenzione, controllo periodico e sorveglianza degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio;
  • Allegato II: Qualificazione dei manutentori di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio

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Prorogato al 3 maggio il distacco per morosità di acqua, luce e gas

Prorogati i tempi per il distacco causa morosità per le utenze di acqua, luce e gas a seguito dell’emergenza Covid-19

Attraverso un comunicato stampa, ARERA (Autorità di regolazione per L’Energia, Reti e Ambiente) rende nota la proroga di distacco delle utenze di acqua, luce e gas per morosità fino al fino al 3 maggio 2020.

Ricordiamo che tutti i distacchi per morosità previsti dal 10 marzo scorso erano stati già prorogati al 3 aprile.

Quali sono i clienti interessati dallo stop della morosità

Il provvedimento è valido per le utenze di:

  • energia elettrica a bassa tensione;
  • gas per utenza domestica e non domestica con consumo non superiore a 200.000 Smc/anno;
  • acqua di tutte le tipologie di utenze domestiche e non domestiche.

Il comunicato precisa che al termine del periodo di proroga, i fornitori dovranno riavviare le procedure di costituzione in mora dei clienti/utenti, rispettando i tempi di preavviso previsti dalle regole settoriali (energia, gas, acqua).

Restano confermate le disposizioni di rateizzazione e d’invio delle bollette decise nel precedente provvedimento di sospensione dei distacchi:

La prima comunicazione di sollecito o di costituzione in mora dovrà contenere – essendo stati confermati i criteri di rateizzazione definiti con con la delibera 117/2020/R/com – l’offerta al cliente/utente di poter rateizzare i relativi importi senza il pagamento di interessi.

Attenzione: non si tratta di una sospensione dei pagamenti!

L’Autorità precisa che i provvedimenti non sono in alcun modo interpretabili come una sospensione del pagamento delle bollette, ma si tratta solo di una sospensione temporanea delle procedure di distacco delle utenze per morosità onde garantire, in un periodo di particolare criticità, la continuità del servizio.

Clicca qui per il comunicato stampa di ARERA sulla proroga morosità

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