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Newsletter 656 del 2 aprile 2020

In questo numero:



Professioni tecniche
Indennità di 600 euro per ingegneri e architetti: le ultime informazioni sul bonus
Professioni tecniche
Indennità di 600 per geometri: ecco come fare
Professioni tecniche
Come chiedere il bonus 600 euro all’Inps. La guida passo passo
Varie e brevi
Coronavirus, attenzione a truffe via email! Ecco i consigli
Certificazione energetica
Bonus casa: la guida Enea per la comunicazione dei dati
Fisco
Sostituzione infissi: ecco tutta la documentazione da inviare/conservare
Titoli edilizi
Per modificare le aperture in facciata serve il permesso di costruire
Opere edili
In un concorso di idee quale grado di definizione deve avere la proposta progettuale?
Varie e brevi
Le FAQ del Governo sul Coronavirus
Fisco
Al via la comunicazione all’ENEA dei dati relativi a ecobonus, bonus ristrutturazione e bonus facciate
Opere edili
Scadenza Durc prorogata al 15 giugno
Varie e brevi
Mutuo prima casa: ecco il modulo per chiedere la sospensione
Sicurezza
DPI: i tempi di vestizione rientrano negli orari di lavoro?
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Indennità di 600 euro per ingegneri e architetti: le ultime informazioni sul bonus

Prevista un’indennità di 600 euro anche per ingegneri e architetti iscritti a Inarcassa. Ecco come accedere al bonus

Aggiornamento del 02-04-2020: Inarcassa ha pubblicato sul sito il seguente messaggio:

“Le Casse aderenti all’Adepp hanno concordato che l’orario di inizio della presentazione delle domande sia fissato alle ore 12 odierne fino al 30/4. Tutte le richieste saranno esitate. Vi preghiamo di non ingolfare il sito!”

Il decreto #CuraItalia (dl 18/2020) ha previsto con l’art. 27 un’indennità di 600 euro per il mese di marzo, per i professionisti che hanno accesso alla gestione separata Inps. Lo stesso decreto istituisce all’art. 44 un fondo per il risarcimento dei danni subiti dall’emergenza per i lavoratori dipendenti e autonomi (il decreto non prevedeva né importi né i dettagli per accedere al fondo) .

A seguito delle istanze giunte dal mondo delle professioni è stato deciso di garantire anche ai professionisti iscritti alle Casse previdenziali (Inarcassa e altre casse previdenziali) l’indennità di 600 euro per il mese di marzo.

A tal scopo è stato firmato un decreto interministeriale del Ministero del Lavoro e del Ministero delle Finanze del 28 marzo (in attesa di pubblicazione in Gazzetta).

L’indennità di 600 euro per i ingegneri e architetti

In attesa della pubblicazione del Decreto attuativo del DL 18/2020 – che prevede l’indennità una tantum di 600 euro a favore dei liberi professionisti – Inarcassa informa che renderà disponibile il modulo di domanda a partire dal 1° di aprile.

L’iscritto potrà presentare esclusivamente nell’area riservata di Inarcassa On Line la richiesta.

In merito all’ammissibilità delle istanze di ingegneri e architetti, sono accettabili le domande iscritte:

  • tra il 1° ed il 30 aprile 2020;
  • dai professionisti in regola con gli obblighi contributivi per l’anno 2019 e non titolari di pensione;
  • con reddito complessivo percepito nell’anno di imposta 2018 non superiore a 35.000 euro.

Inoltre, le domande potranno essere presentate anche da coloro che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito complessivo compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro a condizione di aver chiuso la partita IVA dal 23 febbraio al 31 marzo 2020 o di aver subito una riduzione di almeno un terzo del reddito nel primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019.

Inoltre, le indennità verranno erogate agli iscritti seguendo l’ordine cronologico di presentazione, all’esito della verifica del possesso dei requisiti.

Infine, secondo quanto previsto dalla bozza di decreto in attesa di pubblicazione in Gazzetta, all’istanza deve essere allegata un’auto dichiarazione circa il rispetto dei requisiti di ammissibilità e copia fotostatica del documento d’identità in corso di validità e del codice fiscale nonché le coordinate bancarie o postali per l’accreditamento dell’importo relativo al beneficio.

Inarcassa avrà cura di non escludere alcun professionista avente diritto.

Ulteriori chiarimenti, utili alla miglior fruizione dell’agevolazione prevista dal Decreto, verranno forniti sul sito della Cassa ad avvenuta pubblicazione del testo definitivo, da parte dei ministeri competenti.

NB: lavori in corso il primo aprile 2020 sul sito Inarcassa

Inarcassa informa che sono in corso modifiche alla pagina. Per problemi tecnici o in caso di smarrimento di uno dei due Codici di Accesso scrivi a Inarcassa Risponde, oppure chiama il n. 02 91979700, dal lunedì al venerdì, dalle ore 09:00 alle 19:00.

Clicca qui per accedere alla sezione Inarcassa

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Indennità di 600 per geometri: ecco come fare

Le istruzioni su come richiedere ed accedere al bonus di 600 euro erogato dalla Cassa Geometri

A seguito dell’emanazione del decreto interministeriale del 28 marzo 2020, la Cassa Geometri ha chiarito le modalità attraverso cui richiedere l’indennità di 600 prevista per il mese di marzo.

Ricordiamo che tale misura è stata prevista dagli artt. 27 e 44 del decreto #CuraItalia (dl 18/2020) come risarcimento dei danni subiti per il mese di marzo, dai lavoratori dipendenti e autonomi a seguito dell’emergenza Coronavirus.

La richiesta dell’indennità di 600 per i Geometri

Per i professionisti iscritti alle Casse professionali privati è previsto che la domanda per accedere all’indennità venga fatta direttamente dall’area riservata della propria Cassa. Pertanto per i geometri la domanda si potrà inviare attraverso l’area riservata della Cassa (attenzione i primi giorni ci sono stati rallentamenti per l’acceso all’area riservata).

Per agevolare la compilazione della domanda, sarà necessario disporre dei seguenti documenti e dati:

  • scansione del documento di identità in corso di validità e del codice fiscale (il file deve essere in formato PDF e di dimensioni non superiori a 5 MByte);
  • indirizzo di Posta elettronica certificata (PEC) registrato nella posizione anagrafica della Cassa. Chi ne è sprovvisto potrà ottenerlo gratuitamente attraverso l’apposito servizio presente nell’Area riservata. Se invece si dispone già di una PEC sarà necessario inserirla nell’anagrafica personale nella funzione “Variazione Dati Anagrafici” dell’area riservata;
  • IBAN;
  • Matricola Cassa e Password (recuperabile con il servizio presente in home page);
  • Pin di 16 cifre (generabile all’interno dell’area riservata tramite la funzione “Richiesta Codice Pin”).

Al fine di agevolare l’inserimento delle domande da parte degli iscritti, gli altri servizi online della Cassa sono stati temporaneamente limitati.

Guida all’indennità 600 euro reddito di ultima istanza

La Cassa ha pubblicato, in concomitanza con l’attivazione del servizio per le richieste dell’indennità, una guida all’indennità 600 euro reddito di ultima istanza.

Di seguito ne riportiamo gli aspetti più interessanti.

Chi ha diritto a chiedere l’indennità

L’indennità può essere richiesta:

  • dal geometra libero professionista che abbia percepito un reddito complessivo nell’anno 2018, calcolato al lordo dei canoni da locazione assoggettati a cedolare secca non superiore a 35.000 euro e abbia avuto l’attività limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza da COVID-19;
  • dal geometra libero professionista che abbia percepito un reddito complessivo nell’anno 2018, calcolato al lordo dei canoni da locazione assoggettati a cedolare secca, compreso tra 35.000 e 50.000 euro e abbia chiuso la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020 o abbia subìto una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019.

Possono richiedere l’indennità coloro che hanno effettuato l’iscrizione alla Cassa nel 2019 o nel 2020, purché l’iscrizione sia intervenuta entro il 31 marzo 2020.

Si potrà richiedere tale bonus anche se è stata chiusa la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020 e se è stato percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito non superiore a 50.000 euro.

Chi NON ha diritto a chiedere l’indennità

Non può accedere all’indennità chi:

  • l’ha già richiesta ad un altro ente previdenziale, anche se si versano le contribuzioni presso diverse gestioni;
  • è titolare di pensione;
  • è titolare di pensione di invalidità;
  • è titolare di pensione di reversibilità;
  • è iscritto alla Cassa, poiché svolge attività professionale, ma è titolare di pensione INPS;
  • è dipendente e contestualmente è iscritto alla Cassa.

Ammontare dell’indennità

L’importo dell’indennità ammonta a 600 euro e non concorre alla formazione del reddito imponibile.

Attualmente il decreto interministeriale del 28 marzo 2020 ha previsto l’erogazione di una indennità unicamente per il mese di marzo 2020. Sarà cura della Cassa pubblicare tempestivamente sul sito istituzionale eventuali novità in materia.

L’indennità verrà erogata a mezzo bonifico bancario; a tal fine si raccomanda di inserire correttamente le proprie coordinate bancarie al momento della compilazione della domanda.

Invio della domanda

La domanda di indennità può essere presentata dal 1° aprile 2020 al 30 aprile 2020.

È tuttavia consigliabile presentare la domanda il prima possibile in quanto le istanze saranno trattate in ordine cronologico e le indennità saranno erogate nei limiti previsti dallo stanziamento del Fondo per il reddito di ultima istanza, quantificato attualmente in 200 milioni di euro per tutti i soggetti iscritti ad Albi ed Ordini professionali.

La procedura per la presentazione della domanda è guidata e non consente di procedere se non si allegano i documenti. Resta inteso che gli allegati dovranno contenere i documenti richiesti e questi dovranno essere in corso di validità, pena l’inammissibilità della domanda.

Clicca qui per accedere alla guida della Cassa Geometri ed alle FAQ

Clicca qui per accedere all’area riservata della Cassa

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Come chiedere il bonus 600 euro all’Inps. La guida passo passo

L’Inps rende disponibile una guida illustrata per richiedere il bonus dei 600 euro. Ecco tutti gli step da seguire

Come noto, è possibile richiedere il bonus di 600 euro all’Inps, compilando la richiesta online sul sito a partire dal primo aprile 2020.

In questo articolo ti mostro passo passo come fare per ottenere il bonus.

Attenzione! Puoi richiedere all’Inps il bonus di 600 euro solo se rientri in una di queste categorie di professionisti:

  • Professionisti con partita IVA attiva al 23 febbraio 2020 e iscritti a gestione separata Inps (non titolari di un trattamento pensionistico diretto e privi di altre forme di previdenza obbligatoria) e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;
  • Lavoratori autonomi iscritti alla Gestione speciali dell’AGO;
  • Lavoratori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • Lavoratori agricoli operai a tempo determinato;
  • Lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo.

Non possono fare richiesta all’INPS i professionisti iscritti alle Casse professionali (ingegneri, architetti, avvocati, ecc.), che devono seguire altre strade.

Le indennità per le diverse categorie di lavoratori già elencate non sono tra esse cumulabili e non sono riconosciute ai percettori di reddito di cittadinanza. L’indennità non è soggetta ad imposizione fiscale.

Come richiedere il bonus di 600 euro all’Inps, guida passo passo

Puoi richiedere il bonus accedendo al portale dell’Inps, a partire dal 1 aprile 2020

Puoi accedere usando Codice Fiscale e credenziali SPID o PIN Inps o CNS o Carta di identità elettronica 3.0. Se ha nessuna di queste credenziali, è possibile richiedere il PINonline tramite il portale INPS.
Il servizio Richiesta PIN online è accessibile digitando la parola chiave “PIN” nel motore di ricerca del portale.

Bonus 600 euro: passo 1

Dalla Home del portale INPS, seleziona il riquadro «Indennità 600 euro».

Bonus 600 euro: passo 2

Inserisci quindi nella maschera qui indicata il tuo Codice fiscale e gli 8 caratteri del tuo PIN o le credenziali SPID o CNS o della Cie.

Clicca su “AVANTI“.

Bonus 600 euro: passo 3

Nel Menu a sinistra, clicca su “Indennità COVID-19″ e poi sulla voce “Invio domanda”.

Clicca su “AVANTI“.

Bonus 600 euro: passo 4

Inserisci i tuoi recapiti Telefono, Cellulare e E-mail. Ti consiglio di indicare il tuo numero di cellulare,
oltre alla e-mail obbligatoria.

Clicca su “AVANTI“.

Bonus 600 euro: passo 5

Inserisci la spunta in alto nel campo “Richieste” (“Desidero…”).

Per inserire il Tipo di Indennità che vuoi richiedere, apri il menu Categoria di Indennità e seleziona la tua Categoria.

Apri poi il secondo menu a tendina e seleziona il Tipo di Qualifica corrispondente all’attività che svolgi.

Clicca su “AVANTI“.

Bonus 600 euro: passo 6

Dal menu a tendina, seleziona la Modalità di pagamento tra

  • Bonifico domiciliato
  • Accredito su conto corrente.

Se indichi Accredito su cc, inserisci nel riquadro evidenziato l’IBAN del tuo conto corrente.

Clicca su “AVANTI“.

Bonus 600 euro: passo 7

Inserisci la spunta a sinistra, dopo aver letto la “Dichiarazione di responsabilità” in merito alla veridicità dei dati da te inseriti nella Domanda

Clicca su “CONFERMA“.

Bonus 600 euro: passo 8

Leggi l’Informativa sul Trattamento dei dati personali.

Clicca su “AVANTI“.

Bonus 600 euro: passo 9

Verifica i Recapiti e i Dati per il pagamento inseriti nella tua domanda.

Con i pulsanti In basso sinistra puoi:

  • tornare Indietro per modificare dei dati (pulsante Indietro)
  • cancellare la domanda (pulsante Abbandona).

Se i dati inseriti sono corretti clicca sul pulsante Conferma per inviare all’Inps la domanda.

Clicca su “CONFERMA“.

Bonus 600 euro: passo 10

Apri la Ricevuta per salvarla sul tuo PC o stamparla, utilizzando il pulsante STAMPA RICEVUTA.

Attenzione! Nella ricevuta che devi conservare, sono riportare una serie di informazioni rilevanti:

  • Codice Identificativo della tua domanda
  • Data di presentazione.

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Coronavirus, attenzione a truffe via email! Ecco i consigli

Si moltiplicano in rete gli attacchi centrati attorno al tema del coronavirus per cercare di rubare informazioni, dati sensibili, denaro. Ecco alcuni consigli utili per evitare le truffe via email


In questi giorni, sfruttando le preoccupazioni che il Coronavirus sta generando tra le persone, i criminali del web stanno approfittando del momento di vulnerabilità per colpire le proprie vittime con attività di phishing relative all’emergenza COVID-19.

Attività di phishing per il furto di credenziali, invio di allegati e link pericolosi, attacchi di business email compromise, utilizzo di landing page fittizie, downloader, messaggi spam e malware, e tutti utilizzano il coronavirus come ‘esca’ per gli utenti.

Negli ultimi giorni i cyber-criminali hanno inviato ondate di email (da 12 a oltre 200.000 alla volta) e il numero di campagne sta continuando ad aumentare: in un primo momento si assisteva ogni giorno a una singola campagna a livello globale, ora se ne osservano 3-4 al giorno.

Un vero e proprio bombardamento di falsi messaggi informatici e truffe via email, legati al coronavirus e alla sicurezza sanitaria, nei confronti di imprese e privati.

Anche alla luce del necessario ricorso allo smart working, occorre porre sempre maggiore attenzione.

Molte aziende, come misura preventiva contro la diffusione del Coronavirus, chiedono ai dipendenti di lavorare da casa e di restare in contatto via mail, per ricevere aggiornamenti. Ciò pone gli utenti in uno stato di costante attesa di nuove email, alimentando in maniera sensibile il rischio di aprire un messaggio fraudolento.

Esistono diversi modi per proteggere le aziende e i dipendenti da questo nuovo tipo di truffe e sono basati sulla formazione delle risorse, sulle tecnologie di sicurezza e sull’uso di piattaforme collaborative.

Come difendersi dai malware e dalle truffe via email

Ecco una serie di raccomandazioni e di accorgimenti a cui attenersi per evitare di cadere nelle truffe.

  1. Non cliccare su link che provengono da fonti sconosciute o sono allegati a messaggi sospetti o a mittenti sconosciuti.
  2. Non installare software sconosciuti o di dubbia provenienza, soprattutto se a seguito di sollecitazioni via email.
  3. Presta attenzione al tipo di documento allegato   |   Spesso i criminali invogliano l’apertura di documenti World ed Excel, ma le comunicazioni sono solite arrivare in formato PDF o P7M. E’ sconsigliata quindi l’apertura di documenti .doc o .xls non richiesti, e lo stesso vale per i zip, rar, tar e gz. Per i documenti le estensioni corrette sono DOCX e non DOCM e DOC, mentre per Excel quella sicura è XLSX e non XLSM o XLS.
  4. Fai attenzione ai tentativi di phishing   |  Non inserire mai username e password di lavoro su siti o programmi che non siano i tuoi o dell’amministrazione e dell’azienda per cui lavori.
  5. Installa programmi di Antivirus e mantieni aggiornati i tuoi software: versioni molto vecchie, precedenti al 2010, sono più vulnerabili agli attacchi.

smart working vademecum cert-pa - truffe via email

Phishing, cos’è?

Il phishing è un tipo di truffa effettuata su internet attraverso la quale si cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso.

Si tratta di una attività illecita, che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale: il malintenzionato invia e-mail dall’aspetto e dal contenuto identico a quelle inviate da noti fornitori di servizi: banche, assicurazioni, siti internet di compravendita online, etc. Tali messaggi fraudolenti richiedono di fornire informazioni riservate come, ad esempio, il numero della carta di credito o la password per accedere ad un determinato servizio.

Il supporto del CERT-PA

Per aiutare cittadini e amministrazioni a prevenire eventuali attacchi informatici legati all’emergenza Coronavirus, è operativa la piattaforma  CERT-PA con cui è possibile segnalare mail sospette in un form dedicato.

Ricordiamo che la piattaforma CERT-PA, operativa dal 2014, è stata instituita dall’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e ha il compito di supportare le pubbliche amministrazioni nella prevenzione e nella risposta agli incidenti di sicurezza informatica.

Sul sito del CERT-PA vengono inoltre raccolte e catalogate, con il tag “coronavirus”, tutte le notizie collegate al tema dei malware sul Covid-19.

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Bonus casa: la guida Enea per la comunicazione dei dati

Detrazioni per lavori di ristrutturazione che comportano risparmio energetico: come fare la comunicazione dei dati

L’Enea ha realizzato una pratica guida per la trasmissione dei dati relativi agli interventi che accedono alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie che comportano risparmio energetico e/o l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia (art. 16 bis del dpr n.  917/86)

Al fine di consentire il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico ottenuto dai suddetti interventi edilizi e tecnologici che accedono alle detrazioni fiscali, la legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, come già previsto in materia di detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus).

Tale obbligo rimane in vigore anche per l’anno 2019 e 2020.

Gli interventi

Nella guida è presente la seguente tabella in cui sono riassunti gli interventi edilizi e tecnologici per i quali la trasmissione dei dati all’Enea è obbligatoria.

Componenti e tecnologieTipo di intervento
Strutture edilizie
  • riduzione della trasmittanza termica delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno, dai vani freddi e dal terreno
  • riduzione delle trasmittanze termiche delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi
  • riduzione della trasmittanza termica dei pavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno, dai vani freddi e dal terreno
Infissi
  • riduzione della trasmittanza termica dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi
Impianti tecnologici
  • installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti
  • sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda sanitaria per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell’impianto
  • sostituzione di generatori con generatori di calore ad aria a condensazione ed eventuale adeguamento dell’impianto
  • pompe di calore per climatizzazione degli ambienti ed eventuale adeguamento dell’impianto
  • sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto
  • microcogeneratori (Pe<50kWe)
  • scaldacqua a pompa di calore
  • generatori di calore a biomassa
  • installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze
  • installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo (limitatamente ai sistemi di accumulo i dati vanno trasmessi per gli interventi con data di fine lavori a partire dal 01/01/2019)
  • teleriscaldamento
  • installazione di sistemi di termoregolazione e building automation
Elettrodomestici – solo se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a decorrere dal: 10 gennaio 2018 per le spese sostenute nel 2019; 1° gennaio 2019 per le spese sostenute nel 2020
  • forni
  • frigoriferi
  • lavastoviglie
  • piani cottura elettrici
  • lavasciuga
  • lavatrici
  • asciugatrici

Ammissibilità degli interventi

Per quanto riguarda l’ammissibilità degli interventi, si rimanda all’opuscolo dell’Agenzia delle Entrate “Ristrutturazioni edilizie: detrazioni fiscali”.

Scadenze

La trasmissione dei dati dovrà avvenire entro il termine di 90 giorni a partire dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo ed esclusivamente per via telematica attraverso il portale dell’Enea.

Portale Enea

Ricordiamo che è operativo il portale Enea per la comunicazione dei dati necessari ad ottenere le detrazioni fiscali del 50% (bonus casa) relative agli interventi edilizi e tecnologici che comportano risparmio energetico e/o l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, la cui data di fine lavori è compresa tra il 1° gennaio 2020 e il 25 marzo 2020.

Fasi di inserimento

La guida descrive passo passo le fasi di inserimento per la trasmissione dei dati relativi agli interventi realizzati:

  • FASE 0: “Registrazione degli utenti”
  • FASE 1: “Compila i dati anagrafici”
  • FASE 2: “Inserisci l’immobile”
  • FASE 3: “Seleziona l’intervento”
  • FASE 4: “Verifica”
  • FASE 5: “Invia e stampa”

FAQ bonus casa

In allegato anche le FAQ sul bonus casa, ossia le domande e le risposte alle domande più frequenti, sempre a cura dell’Enea in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Le FAQ, dal titolo: Interventi di risparmio energetico e utilizzo di fonti di energia rinnovabile che usufruiscono delle detrazioni fiscali del 50% previste per le ristrutturazioni edilizie – ex art. 16 bis del dpr 917/86, si suddividono per argomenti:

  • quesiti sulla procedura di trasmissione
  • quesiti sull’individuazione degli interventi soggetti all’obbligo di comunicazione
  • quesiti sugli impianti fotovoltaici
  • quesiti sulle pompe di calore
  • quesiti su serramenti, porte, persiane e tapparelle
  • quesiti sugli elettrodomestici
  • quesiti sulle valvole termostatiche e i sistemi di contabilizzazione
  • quesiti di natura fiscale
  • quesiti sul calcolo degli importi massimi detraibili
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Sostituzione infissi: ecco tutta la documentazione da inviare/conservare

Aggiornato il vademecum Enea su serramenti ed infissi: tutta la documentazione necessaria per garantirsi l’ecobonus

L’Enea ha aggiornato il vademecum sull’ecobonus relativo alla sostituzione di infissi e serramenti.

Ricordiamo infatti che è possibile usufruire dell’ecobonus per la sostituzione di finestre comprensive di infissi, delimitanti il volume riscaldato verso l’esterno, o verso vani non riscaldati, che rispettino i requisiti di trasmittanza termica U (W/m2K) riportati in tabella 2 del dm 26 gennaio 2010.

Chi può accedere all’ecobonus

Possono accedere all’agevolazione tutti i contribuenti che:

  • sostengono le spese di riqualificazione energetica;
  • possiedono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio.

I contribuenti, in alternativa all’utilizzo diretto della detrazione fiscale, possono optare per la cessione del credito.

Requisiti tecnici dell’edificio e dell’intervento

Gli interventi incentivatili devono interessare gli edifici che, alla data d’inizio dei lavori, siano:

  • “esistenti”, ossia accatastati o con richiesta di accatastamento in corso, e in regola con il pagamento di eventuali tributi;
  • dotati di “impianto termico”, così come definito dalla faq sull’ecobonus.

L’intervento deve configurarsi come sostituzione di elementi già esistenti e/o sue parti (e non come nuova installazione). L’infisso interessato dall’intervento deve delimitare un volume riscaldato verso l’esterno o verso vani non riscaldati.

I valori di trasmittanza termica finali (UW) devono essere inferiori o uguali ai valori limite riportati nella tabella 2 del dm del 26 gennaio 2010.

Devono essere, inoltre, rispettate le pertinenti norme nazionali e locali vigenti in materia urbanistica, edilizia, di efficienza energetica, di sicurezza (impianti, ambiente, lavoro).

Spese ammissibili ed entità dell’ecobonus

La detrazione prevede un’aliquota:

  • del 50% delle spese totali sostenute dal 01/01/2018 al 31/12/2020 nel caso delle singole unità immobiliari;
  • del 65% delle spese totali sostenute dal 01/01/2020 al 31/12/2020 nel caso di interventi che interessino le parti
    comuni degli edifici condominiali o tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio.

Il limite massimo di detrazione ammissibile è di 60.000 euro per unità immobiliare.

Le spese ammissibili sono:

  • la fornitura e posa in opera di una nuova finestra comprensiva di infisso o di una porta d’ingresso; integrazioni e sostituzioni dei componenti vetrati;
  • la fornitura e posa in opera di scuri, persiane, avvolgibili, cassonetti (se solidali con l’infisso) e relativi elementi accessori, purché tale sostituzione avvenga simultaneamente a quella degli infissi (o del solo vetro). In questo caso, nella valutazione della trasmittanza termica, si può considerare anche l’apporto termico degli elementi oscuranti, assicurandosi che il valore di trasmittanza termica complessivo non superi il valore limite di cui ai requisiti tecnici;
  • le prestazioni professionali (produzione della documentazione tecnica necessaria, compreso l’Attestato di Prestazione Energetica – A.P.E. – ove richiesto; direzione dei lavori etc.).

Documentazione sulla sostituzione infissi

Deve essere trasmessa all’Enea la scheda descrittiva dell’intervento, entro 90 giorni dalla data di fine dei lavori o di collaudo delle opere, redatta unicamente attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui essi sono terminati.

La scheda descrittiva:

  • nel caso della singola unità immobiliare (ossia univocamente definita al Catasto) può essere redatta anche dal soggetto beneficiario;
  • in tutti i casi diversi dal precedente (per esempio interventi che riguardano le parti comuni condominiali) deve essere redatta da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito iscritto al proprio albo professionale).

Il richiedente avrà inoltre cura di conservare la seguente documentazione:

  • tecnica:
    • originale della scheda descrittiva dell’intervento , riportante il codice CPID assegnato dal sito ENEA, firmata dal soggetto beneficiario e, nei casi previsti, dal tecnico abilitato;
    • asseverazione redatta dal tecnico abilitato ai sensi degli articoli 4 e 7 del dm 19/02/2007 e successive modificazioni attestante il rispetto dei requisiti tecnici specifici di cui sopra e, in particolare, i valori di trasmittanza termica dei nuovi infissi installati e di quelli sostituiti.
    • schede tecniche di prodotto e marcatura CE con relative dichiarazioni di prestazione (DoP);
    • copia dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE). Tale documentazione NON è richiesta nel caso della singola unità immobiliare.
  • amministrativa:
    • delibera assembleare di approvazione di esecuzione dei lavori nel caso di interventi sulle parti comuni condominiali;
    • fatture relative alle spese sostenute, ovvero documentazione relativa alle spese il cui pagamento non possa essere eseguito con bonifico, e per gli interventi su parti comuni condominiali la dichiarazione dell’amministratore del condominio che certifichi l’entità della somma corrisposta dal condomino;
    • ricevute dei bonifici (bancari o postali dedicati ai sensi della Legge 296/2006) recanti la causale del versamento, con indicazione degli estremi della norma agevolativa, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero e la data della fattura e il numero di partita IVA o il codice fiscale del soggetto destinatario del singolo bonifico;
    • stampa della e-mail inviata dall’Enea contenente il codice CPID che costituisce garanzia che la scheda descrittiva dell’intervento è stata trasmessa.

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Per modificare le aperture in facciata serve il permesso di costruire

Il Tar Lazio ribadisce che per modificare le aperture in facciata di un fabbricato è necessario il permesso di costruire

Con la sentenza n. 3329/2020 del Tar Lazio viene ribadito che per modificare le aperture in facciata di un fabbricato occorre richiedere un permesso di costruire (per maggior approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net).

Il caso

Il Comune di Roma riscontrava alcuni abusi edilizi in un fabbricato privato. Tra gli abusi veniva contestata al proprietario la modifica delle aperture sulla facciata dell’edificio.

Il Comune intimava, quindi, il ripristino dello stato dei luoghi con demolizione e sanzione pecuniaria (artt. 33 e 37 del dpr n. 380/2001).

Il proprietario ricorreva quindi al Tar, adducendo la motivazione di un’errata rappresentazione delle aperture in facciata nei grafici a corredo della DIA (ora SCIA), presentata un anno dopo l’acquisto dell’immobile, per lavori di manutenzione straordinaria.

La sentenza del Tar Lazio

I giudici sottolineano che la DIA presentata era descrittiva di lavori di manutenzione, oltretutto non riferiti alle opere abusive riscontrate dal Comune (le aperture in facciata).

Infatti i giudici ricordano che le modifiche dei prospetti esterni di un fabbricato ricadono:

nel novero degli interventi di ristrutturazione edilizia, ex art. 3, comma 1d del D.P.R. n. 380 del 2001, soggetti al regime del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 10, comma 1c del D.P.R. n. 380 del 2001 (cfr. Tar Lazio, II bis, n. 10930 del 2017); che dunque correttamente l’Amministrazione ne ha ordinato la rimozione, siccome abusiva, ex art. 33 del D.P.R. n. 380 del 2001.

Proseguono, inoltre, con riferimento alla difformità delle aperture rispetto ai grafici erronei a corredo della DIA:

a nulla rileva poi il dedotto errore grafico, allorquando l’Amministrazione rileva in fatto difformità sul punto, confrontando lo stato dei luoghi con gli elaborati grafici allegati alla DIA

La diversa collocazione delle aperture sulla facciata rilevata “quale intervento di ristrutturazione che comporta la modifica del prospetto dell’immobile” è da rimuovere se realizzata senza il necessario titolo abilitativo, che in questo caso risulta essere un permesso di costruire (cfr. Corte di Cass., penale, III, n. 20846 del 2015).

Per tali motivazioni il ricorso è respinto.

In definitiva, per variazioni che comportano una modifica del prospetto è sempre necessario ottenere il permesso di costruire.

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In un concorso di idee quale grado di definizione deve avere la proposta progettuale?

Il Tar Molise chiarisce che in un concorso di idee la proposta progettuale non deve essere definita nei dettagli

Con la sentenza n. 91/2020 del Tar di Campobasso si chiarisce quale grado di definizione debba avere una proposta di progetto presentata nell’ambito di un concorso di idee: la proposta ideativa non consiste in un progetto definito nei dettagli.

Il caso

Un Comune molisano indiceva un concorso di idee per la realizzazione di tre scuole. Una RTP di professionisti risultava vincitrice per la proposta progettuale riguardante una delle tre scuole da realizzare.

Per la stessa scuola arrivava classificato in seconda posizione uno studio professionale che successivamente faceva ricorso al Tar chiedendo l’annullamento del concorso.

Tra le motivazioni addotte al ricorso vi era principalmente il fatto di ritenere incompleta la proposta progettuale della RTP vincitrice e di non aver evidenziato in essa il rispetto di tutte le normative del caso.

Per il ricorrente, quindi, la proposta progettuale del vincitore non era conforme al bando.

La sentenza del Tar Molise

Secondo i Giudici del Tar: “trattandosi di un concorso di idee e non di un concorso di progettazione, in sede di presentazione delle offerte è sufficiente presentare una proposta ideativa, inevitabilmente caratterizzata da un certo grado di indeterminatezza” tanto più che quei dettagli progettuali, come i parcheggi, che il ricorrente sottolinea essere mancanti, non erano nemmeno stati richiesti dal bando come requisiti minimi e comunque non a pena causa di esclusione.

Per Giudici sulla scorta dell’art. 156 comma 3 del dlgs n. 50/2016, secondo il quale nel concorso di idee “non possono essere richiesti elaborati di livello pari o superiori a quelli richiesti per il progetto di fattibilità tecnica ed economica“:

ai concorrenti può essere richiesta una mera “proposta ideativa”, un’idea progettuale in una fase embrionale che può evolvere secondo differenti sviluppi e non un progetto definitivo in ogni suo aspetto

Concludendo, in un concorso di idee è sufficiente presentare un’idea progettuale non definita nei dettagli. La commissione giudicatrice, alla quale è lasciato ampio margine discrezionale di valutazione dell’idea progettuale nell’interesse pubblico, ha il compito di accertare che quell’idea di progetto non risulti in contraddizione con ciò che richiede il bando di gara o con specifiche disposizioni di legge.

Per tale motivo il ricorso è stato respinto.

 

edificius
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Le FAQ del Governo sul Coronavirus

Domande e risposte sul Coronavirus: le misure adottate dal Governo con il decreto #IoRestoaCasa e le FAQ a cura del Ministero della Salute

Continuano a rincorrersi le domande in merito all’emergenza epidemiologica da COVID-19 (Coronavirus).

Al fine di fornire le risposte ed utili chiarimenti, di volta in volta aggiornata in base ai nuovi provvedimenti emanati, sul portale della presidenza del Consiglio dei ministri sono state pubblicate le risposte alle domande più frequenti (FAQ) sulle misure adottate dal Governo per tutto il Paese con il decreto #IoRestoaCasa.

FAQ del Governo

Sul sito del Governo è disponibile la sezione relativa alle FAQ: “Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo”.

Le FAQ si presentano divise nei seguenti argomenti:

  • zone interessate dal decreto
  • spostamenti
  • disabilità
  • trasporti
  • lavoro
  • uffici pubblici
  • pubblici esercizi e attività commerciali
  • attività produttive, professionali e servizi
  • cantieri
  • agricoltura, allevamento e pesca
  • scuola
  • università
  • servizi sociali
  • cerimonie, eventi e attività ricreative
  • riunioni
  • turismo
  • violazioni e sanzioni

Da tener presente che la pagina è in continuo aggiornamento a causa del susseguirsi dei vari decreti del Governo.

Il Governo italiano infatti, dopo i primi provvedimenti cautelativi, tenuto conto del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, ha proclamato lo stato di emergenza ed ha emanato con il dpcm 22 marzo 2020 (il cui allegato 1 è stato modificato dal dm 25 marzo 2020), contenente ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria, applicabili sull’intero territorio nazionale.

Ricordiamo che l’allegato 1 del dpcm 22 marzo 2020, contenente l’elenco dei codici delle attività produttive industriali e commerciali che non sono state sospese, è stato modificato con un nuovo decreto del Ministro dello sviluppo economico, il dm 25 marzo 2020.

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FAQ Ministero della Salute

Sono state aggiornate al 31 marzo anche le FAQ a cura del Ministero della Salute, suddivise in base ai seguenti argomenti:

  • misure di contenimento in Italia
  • viaggi e ritorno in Italia
  • virus e malattia
  • sintomi
  • modalità di trasmissione
  • superfici e igiene
  • animali
  • prevenzione e trattamento
  • diagnosi
  • donazione sangue e trasfusioni
  • donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule
  • anziani
  • malattie rare
  • gravidanza
  • bambini
  • indicazioni per patologie specifiche

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Lavoro agile

Ricordiamo a tutti i lettori che è opportuno cercare di uscire solo per questioni assolutamente necessarie. Occorre altresì adottare forme li lavoro agile.

Al riguardo rinviamo ad appositi articoli di BibLus che spiegano come organizzare il lavoro da remoto grazie all’utilizzo gratuito di opportune piattaforme (usBIM.platfom ONE).

usbim-platform
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Al via la comunicazione all’ENEA dei dati relativi a ecobonus, bonus ristrutturazione e bonus facciate

Online i siti per l’invio della documentazione all’Enea relativa ai lavori conclusi tra il 1° gennaio ed il 25 marzo 2020. Le istruzioni operative

Operativo il portale Enea per la comunicazione dei dati in merito agli interventi relativi alle seguenti detrazioni fiscali, la cui data di fine lavori è compresa tra il 1° gennaio 2020 e il 25 marzo 2020:

  • ecobonus;
  • bonus ristrutturazione;
  • bonus facciate.

Il termine per trasmettere i dati all’Enea è di 90 giorni dalla data di fine lavori.

Per gli interventi conclusi tra il 1° gennaio 2020 e 25 marzo 2020 il termine di 90 giorni va conteggiato a partire dal 25 marzo 2020.

Le istruzioni operative per la comunicazione dei dati

L’Enea fa sapere che i dati relativi a:

  • riqualificazioni energetiche del patrimonio edilizio esistente (incentivi del 50%, 65%, 70%, 75%, 80% , 85%);
  • bonus facciate (incentivi del 90%);

devono essere inseriti cliccando sulla sezione ECOBONUS.

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I dati, invece, per gli interventi di:

  • risparmio energetico;
  • utilizzo di fonti rinnovabili;

che usufruiscono del bonus casa, ovvero delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, devono essere inseriti cliccando sulla sezione BONUS CASA.

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Per maggiori approfondimenti scarica la guida ecobonus (marzo 2019), la guida sulle ristrutturazioni edilizie (luglio 2019) e la guida di BibLus-net sul bonus facciate.

Clicca qui per accedere al portale Enea

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Scadenza Durc prorogata al 15 giugno

L’Inps informa che tutti i Durc che scadono prima del 15 aprile 2020 conserveranno la loro validità fino al 15 giugno 2020

A seguito dell’emergenza Coronavirus, l’Inps informa (circolare n. 1374 del 25 marzo) che l’art. 103 del dl n. 18/2020 (#CuraItalia), comma 2, prevede che:

tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020.

Pertanto, i documenti attestanti la regolarità contributiva (Durc On Line), che riportano nel campo una data compresa tra il 31 gennaio 2020 ed il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020 (le date del 31 gennaio 2020 e del 15 aprile 2020 sono incluse).

Proroga della scadenza dei Durc

L’Inps informa che:

tutti i soggetti per i quali è stato già prodotto un Durc On Line con data fine validità compresa tra il 31 gennaio 2020 e il 15 aprile 2020, ovvero i richiedenti ai quali sia stata comunicata la formazione dell’esito, devono ritenere valido il medesimo documento fino al 15 giugno 2020 nell’ambito di tutti i procedimenti in cui è richiesto il possesso del Durc senza procedere ad una nuova interrogazione.

Qualora il predetto documento non sia nella materiale disponibilità dell’interessato o dei richiedenti ai quali sia stata a suo tempo notificata la formazione dell’esito positivo di regolarità ovvero si tratti di stazioni  appaltanti /amministrazioni procedenti o di altri interessati che in precedenza non ne avevano fatto richiesta.

Durc, cos’è

Il Durc è il Documento che attesta la regolarità contributiva, ossia l’assolvimento da parte di un’impresa degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e Cassa edile.

Pertanto il Durc non viene rilasciato:

  • a chi non è in regola;
  • a chi non paga;
  • a chi paga in ritardo i contributi ai lavoratori.

Ricordiamo che senza Durc non è possibile partecipare:

  • agli appalti e subappalti per lavori pubblici;
  • lavori privati soggetti al rilascio della concessione edilizia o alla Dia/SCIA;
  • alle attestazioni Soa, le certificazioni necessarie per partecipare alle gare.

 

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Mutuo prima casa: ecco il modulo per chiedere la sospensione

Il Ministero dell’Economia ha pubblicato il modulo per richiedere la sospensione del mutuo prima casa a seguito dell’emergenza Covid-19

Il Ministero dell’Economia e delle Finanza ha pubblicato la nuova modulistica, aggiornata e semplificata rispetto al modello precedente, per presentare la domanda di sospensione del mutuo per l’acquisto della prima casa.

La sospensione dei mutui è uno degli strumenti, facoltativi, che è stato messo a disposizione delle famiglie italiane, con il decreto CuraItalia, per attenuare i disagi sociali ed economici dell’emergenza in atto: per usufruirne bisogna farne esplicitamente richiesta.

Al fine di facilitare e velocizzare ulteriormente le procedure il nuovo modello potrà essere compilato online ed inviato secondo le modalità indicate da ciascuna banca.

La sospensione dei mutui prevista dal CuraItalia

Ricordiamo che a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo dell’art. 54 del dl “CuraItalia” è stato integrato il cosiddetto fondo Gasparrini, che prevede il diritto, per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà previste dal regolamento, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi.

In seguito all’emergenza Covid, l’operatività del fondo Gasparrini è stata estesa, consentendo di accedere al medesimo anche:

  • ai lavoratori dipendenti con riduzione o sospensione dell’orario di lavoro (ad esempio per cassa integrazione) per un periodo di almeno 30 giorni ;
  • ai lavoratori autonomi e ai professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019.

Ecco le ipotesi di accesso al Fondo:

  • non è più richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);
  • è possibile beneficiare anche per chi ha già fruito in passato della sospensione (purché l’ammortamento sia ripreso da 3 mesi);
  • è stato previsto che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione.

Il modulo editabile per la sospensione dei mutui

Per ottenere rapidamente la sospensione del mutuo il cittadino, in possesso dei requisiti previsti, deve:

  1. prendere contatto con la banca che ha concesso il mutuo;
  2. presentare la documentazione necessaria tra cui il modulo;
  3. la banca dopo le opportune verifiche, procede alla sospensione del finanziamento.
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DPI: i tempi di vestizione rientrano negli orari di lavoro?

Il Ministero del Lavoro chiarisce che i tempi necessari per indossare i DPI rientrano negli orari lavorativi

Con l’interpello n. 1/2020 del Ministero del Lavoro viene chiarito che, per quanto riguarda i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), i tempi di vestizione ricadono nell’orario lavorativo.

L’interpello riguarda tutti i lavoratori dipendenti che utilizzino dispositivi di protezione; compresi quindi quelli del settore delle costruzioni.

L’interpello al Ministero del Lavoro

L’UGL (federazione nazionale delle autonomie) ha formulato istanza di interpello per conoscere se possano essere inclusi nell’orario di lavoro i tempi di vestizione della divisa da parte dei dipendenti, inquadrati in vari ruoli professionali, di aziende che applichino un CCNL che non preveda disposizioni specifiche al riguardo.

Ricade in tale quesito, quindi, anche la questione relativa al tempo necessario per indossare i Dispositivi di Protezione Individuale (tute, scarpe antinfortunistiche, occhiali, ecc.) per i lavoratori che durante la propria attività sono tenuti ad indossarli per motivi di sicurezza. Il tempo impiegato rientra nell’orario lavorativo?

Il Ministero premette che:

L’orario di lavoro è definito dall’articolo 1 del dlgs n. 66/2003 come “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia a/ lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio delle sue funzioni”.

Successivamente viene precisato che la Corte di cassazione, secondo un orientamento ormai consolidato, ha ritenuto che si debba distinguere tra i seguenti casi:

  1. se il lavoratore ha avuto in dotazione gli indumenti di lavoro e dispone della possibilità di portarli al proprio domicilio, recandosi al lavoro con gli indumenti già indossati, il tempo impiegato per la vestizione non può essere considerato orario di lavoro (ciò non vale per i dispositivi di sicurezza);
  2. se, invece, il datore di lavoro ha fornito al lavoratore determinati indumenti, con il vincolo però di tenerli e di indossarli sul posto di lavoro (come nel caso dei DPI), il tempo necessario alla vestizione e svestizione rientra nel concetto di orario di lavoro e, come tale, andrà computato e retribuito.

Sulla base di tale ricostruzione, si ritiene che l’attività di vestizione e di svestizione debba essere inclusa nell’orario di lavoro solo nel caso in cui il datore di lavoro abbia imposto (per esempio per motivi di sicurezza) al lavoratore di indossare determinati indumenti dallo stesso forniti, con il vincolo di tenerli sul posto di lavoro.

Viceversa, non sarebbe riconducibile ad orario di lavoro l’ipotesi in cui i lavoratori non siano obbligati ad indossare la divisa in azienda e non abbiano l’obbligo di dismetterla alla fine dell’orario, lasciandola in sede. In tali ultime ipotesi, infatti, il lavoratore resta libero di scegliere il tempo e il luogo dove indossare la divisa, ben potendo decidere di effettuare tale operazione presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro.

Cosa sono ed a cosa servono i DPI

Ricordiamo brevemente che secondo il testo sulla sicurezza del dlgs n. 81/2008, nell’art. 74, comma 1, s’intende per dispositivo di protezione individuale “DPI”:

qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni completamento o accessorio destinato a tale scopo.

Inoltre secondo l’art. 75 (che riguarda l’obbligo d’uso dei DPI)comma 1:

I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

Secondo l’art. 76 i DPI devono:

  • essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
  • essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
  • tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
  • poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.

Per maggiori dettagli sui DPI, e per averne un elenco indicativo, consigliamo la lettura di un articolo di approfondimento di BibLus-net.

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