BibLus-net
Newsletter 562 del 19 aprile 2018

In questo numero:



Focus Impiantus-ELETTRICO
Guida impianto elettrico per civile abitazione (PARTE 1): criteri generali e norme di riferimento
Sicurezza
Come mantenere una postura corretta in ambito lavorativo
Professioni tecniche
Credito pro soluto, nuova opportunità per ingegneri e architetti di recuperare moneta
Sicurezza
Codice prevenzione incendi, le 77 osservazioni degli ingegneri
Fisco
Bonus ristrutturazioni: qual è il limite di spesa in caso di interventi già iniziati?
Fisco
Al via la dichiarazione precompilata 2018
Sicurezza
Qualità del lavoro, in arrivo le linee guida con le priorità di intervento
Professioni tecniche
Dichiarazione di successione telematica: “Fisco Oggi” ricorda che sono abilitati anche architetti ed ingegneri oltre ai geometri
Lavori pubblici
Linee guida Anac n. 2 aggiornate, ok con riserva dal CdS
Lavori pubblici
Sicurezza edifici pubblici e territorio: l’elenco dei Comuni beneficiari del contributo
Fisco
Pompe di calore e detrazione 65%, istruzioni per l’uso
Opere edili
Tettoia abusiva, si può accedere al fascicolo edilizio di altri per verificare la parità di trattamento?
Fisco
Collettori solari: le condizioni per accedere all’ecobonus 2018
Opere edili
Variante al PRG: il Comune è tenuto a rispondere alle osservazioni in caso di esproprio?
Sicurezza
Sicurezza edifici scolastici: il punto della situazione sui finanziamenti
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Guida impianto elettrico per civile abitazione (PARTE 1): criteri generali e norme di riferimento

Guida all’impianto elettrico per civile abitazione PARTE 1: criteri progettuali, livelli prestazionali, schemi esemplificativi e norme di riferimento


In questo nuovo focus di Biblus-net dedicato alla progettazione elettrica forniamo una guida completa all’impianto elettrico per civile abitazione che sarà corredata da una serie di strumenti operativi (piante, schemi, file di esempio, link per scaricare software di progettazione).

La guida completa è suddivisa in 4 parti così strutturate:

  1. PARTE 1: criteri progettuali, livelli progettuali, schemi esemplificativi e norme di riferimento
  2. PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simboli e schema unifilare
  3. PARTE 3: esempi pratico di progetto elettrico per civile abitazione
  4. PARTE 4: progettazione dell’impianto con l’ausilio del software

In occasione dell’ultima uscita sarà proposta anche la guida completa in formato PDF.

Criteri progettuali di un impianto elettrico per civile abitazione

Un impianto elettrico per civile abitazione è definito come l’insieme di tutti i componenti preposti a generare, distribuire e utilizzare la corrente elettrica.

L’impianto elettrico, così come è definito dall’articolo 21 della norma CEI 64-8, è costituito da:

  • circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori
  • circuiti di alimentazione delle prese a spina
  • apparecchiature di protezione.

Per soddisfare i requisiti prestazionali di un impianto elettrico si valutano due fondamentali criteri progettuali:

  • la flessibilità nel tempo: la facilità d’adeguamento dell’installazione alle mutevoli esigenze abitative ed organizzative
  • la sicurezza ambientale: intesa come protezione di persone e cose che in qualche modo interagiscono con l’ambiente in piena coerenza con la norma CEI 64-8.

Tutti i materiali e gli apparecchi utilizzati devono rispondere alle norme CEI ed alle tabelle di unificazione CEI-UNEL e devono essere contrassegnati dal marchio IMQ quando è previsto. Devono essere adatti all’ambiente in cui si installano e devono avere caratteristiche tali da resistere alle azioni meccaniche, corrosive e termiche a cui sono sottoposti.

Immagine che raffigura la marcatura CE

Un adeguato numero di circuiti ed un corretto dimensionamento delle linee e delle protezioni sono caratteristiche essenziali per un impianto elettrico efficiente e sicuro. Una progettazione errata può essere causa di danni gravi o gravissimi a cose e/o persone.

L’impianto elettrico deve essere progettato considerando i seguenti aspetti:

  • superficie calpestabile dell’abitazione
  • carichi elettrici impiegati
  • esigenze della committenza
  • accordi fra committente e progettista.

In base a tali valutazioni si definirà la potenza impegnata.

La CEI 64-8 prevede che il valore minimo della potenza di impiego sia pari a:

  • 3 kW per superfici fino a 75 m²
  • 6 kW oltre i 75 m² anche se il contratto di fornitura può essere stipulato per una potenza inferiore.

Gli accordi fra committenza e progettista sono estremamente importanti. La diffusione di tecnologie come il piano cottura ad induzione, per esempio, può richiedere l’aumento della potenza contrattuale a 4,5 kW.

Progetto elettrico

Il dm 37/08 prevede la redazione del progetto elettrico per impianti di:

  • produzione
  • trasformazione
  • trasporto
  • distribuzione
  • utilizzazione dell’energia elettrica
  • di protezione contro le scariche atmosferiche
  • di automazione di porte, cancelli e barriere

Da sottolineare che il progetto è obbligatorio sempre per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento di tali impianti (all'art. 1, comma 2, lettere a), b), c), d), e), g) dm 37/2008). Fatta salva l'osservanza delle normative più rigorose in materia di progettazione, in alcuni casi il progetto è redatto da un professionista iscritto negli albi professionali secondo la specifica competenza tecnica richiesta mentre, negli altri casi, il progetto è redatto, in alternativa, dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice.

I casi in cui è obbligatorio il progetto redatto da professionista per utenze domestiche sono i seguenti:

  • potenza superiore ai 6kW
  • superficie superiore ai 400 m²
  • impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo freddo, collegati ad impianti elettrici per i quali è obbligatorio il progetto e in ogni caso per impianti di potenza complessiva maggiore di 1200 VA resa dagli alimentatori
  • ambienti soggetti a normativa specifica del CEI, in caso di locali adibiti ad uso medico o per i quali sussista il pericolo di esplosione o incendio
  • impianti di protezione da scariche atmosferiche in edifici con volume superiore a 200 m³.

Il progetto deve essere realizzato a regola d’arte, ovvero deve essere conforme alle norme di settore.

Il progetto elettrico è composto da:

  • relazioni descrittive sulla tipologia di impianto e sui materiali
  • tavole grafiche
  • computi metrici
  • misure di prevenzione e sicurezza
  • capitolati speciali d’appalto.

Tale documentazione si presenta poi allo sportello unico per l’edilizia comunale ed è necessario per il rilascio del relativo titolo abilitativo (permesso di costruire, SCIA, ecc).

In caso di variazioni in corso d’opera il progettista è tenuto ad integrare la documentazione fornita.

Terminati i lavori l’impresa installatrice rilascia la dichiarazione di conformità, realizzata secondo il modello presente negli allegati I e II del dm 37/08 , al committente.

Livelli prestazionali secondo la CEI 64-8

Vengono indicate tre frecce in cui sono dichiarati i tre livelli prestazionali: base, standard e livello domotico

La norma CEI 64-8 stabilisce una classificazione degli impianti elettrici residenziali, prevedendo tre livelli riferiti alle prestazioni impiantistiche del sistema:

  • Livello 1 – livello base, prevede:
    • un numero minimo di punti prese e punti luce distribuiti in modo uniforme in base alla metratura o alla tipologia di vano
    • un numero minimo di circuiti
    • almeno due interruttori differenziali.
  • Livello 2  – livello standard, prevede:
    • un numero maggiore di componenti rispetto al livello precedente
    • l’installazione di un sistema di controllo dei carichi.
  • Livello 3 – livello domotico: l’impianto deve gestire funzioni più complesse (ad esempio controllo delle temperature, rivelazione incendi, controllo remoto, ecc).

La scelta del livello prestazionale è stabilita preventivamente dal progettista o viene concordata con il committente.

Non si può scendere in ogni caso sotto il livello base (livello 1).

Di seguito proponiamo una tabella di sintesi relativa ai livelli prestazionali in funzione dei metri quadri e alla dotazione minima da garantire. La superficie considerata è quella calpestabile ed è espressa in m2.



Livello 1 Livello 2 Livello 3


Prese Luci Presa Tv Prese Luci Presa Tv Prese Luci Presa Tv
Per ogni locale
(Camera da letto, soggiorno, studio, etc.)
8 m²<A≤12 m²
12 m²<A≤20 m²
A>20 m²
4[1]
5[2]
6[3]
1
1
2
1 5
7
8
2
2
3
1 5
8
10
2
3
4
1
Ingresso
 1 1  – 1  1  1 1
Angolo cottura
 2[1] 2[1] 1 3[2] 1
Locale cucina
 5[2] 1 1 6[2] 2 1 7[3] 2 1
Lavanderia
 3 1  – 4  1 4 1
Locale bagno o doccia
2 2 2 2
2 2
Locale servizi (wc)
 1 1  – 1  1  1 1
Corridoio L≤5 m
L>5 m
1
2
1
2
 1
2
1
2
 1
2
1
2
Balcone/terrazzo A≥10 m²  1 1  – 1  1  1 1
Ripostiglio A≥1 m²  – 1  – 1  – 1
Cantina/soffitta
 1 1  – 1  1  1 1  –
Box auto
 1 1  – 1  1  1 1  –
Giardino A≥10 m²  1 1  – 1  1  1 1  –

Note alla tabella:

  • [] in parentesi sono indicati il numero di punti presa che possono spostarsi in un altro locale purché il numero totale di punti presa nell’abitazione resti invariato;
  • l’area rappresenta la superficie calpestabile dell’abitazione, si escludono terrazzi, portici, cantine, soffitte e ulteriori pertinenze;
  • nelle camere da letto si può prevedere una presa in meno rispetto a quella indicata dalla tabella;
  • si escludono i circuiti di alimentazione di apparecchi specifici come le caldaie, lo scaldacqua, condizionatori, ecc.

Per ulteriori dettagli si rimanda alla norma di riferimento CEI 64-8.

Proponiamo ai lettori la tabella di sintesi sui livelli prestazionali in formato PDF.

Immagine che raffigura sinteticamente i livelli prestazionali 64-8

Livelli prestazionali 64-8

Numero di circuiti da prevedere

Per circuito si intende una porzione dell’impianto dotata dello stesso interruttore magnetotermico o dallo stesso interruttore differenziale.

Di seguito si riporta la tabella con le dotazioni minima di circuiti previsti per i vari livelli.

Livello 1 Livello 2 Livello 3
area (m²) numero circuiti area (m²) numero circuiti area (m²) numero circuiti
A≤50 2 A≤50 3 A≤50 3
50<A≤75 3 50<A≤75 3 50<A≤75 4
75<A≤125 4 75<A≤125 5 75<A≤125 5
A>125 5 A>125 6 A>125 7

Criteri generali di posizionamento delle prese

Il progettista deve agevolare l’utilizzo dell’energia elettrica prevedendo un numero ed un posizionamento idoneo dei punti presa, funzione del tipo di vano e delle attività svolte all’interno di ciascuno spazio.

Per “punto presa” si intende la scatola frutti predisposta per l’installazione di una o più prese di energia. Dunque i punti presa sono indipendenti dal numero effettivo di prese nel vano.

La quota minima di una presa dal pavimento è di 17,5 cm da terra.

Nell'immagine sono riportate le altezze consigliate per le varie tipologie di prese generali, interruttori luce e prese servizi

Posizionamento frutti in cucina

Relativamente alla posizione delle prese nel vano cucina, si consiglia quanto segue:

  • altezza per le prese del piano cottura, del frigo, del forno, della lavastoviglie: 30 cm dal pavimento
  • nel caso in cui il forno è a colonna: tra 80 e 110 cm da terra
  • per piccoli elettrodomestici sul piano di lavoro: tra 110-120 cm.

È opportuno inoltre distanziare di almeno 60 cm le prese dal piano cottura e dal lavello per evitare la vicinanza alle fonti di calore e agli schizzi d’acqua.

Nel caso di guasto ad un elettrodomestico potrebbe essere necessario interrompere la corrente ad uno solo di essi. Quando non è possibile staccare con facilità la presa di alcuni elettrodomestici, come il forno o il frigorifero, è consigliato installare un interruttore bipolare dal quale si può staccare l’alimentazione dell’elettrodomestico senza dover interrompere l’intera linea.

Per un livello 1- livello base, si consigliano:

  • 5 punti presa
  • 1 punto luce.

Questi sono solitamente disposti:

  • 1 o 2 prese nei pressi della porta
  • sopra il piano di lavoro vicino gli elettrodomestici (piano cottura, frigo, lavastoviglie)
  • vicino i piccoli elettrodomestici (fornetto, macchinetta del caffè).

Questa immagine rappresenta un'ipotetica distribuzione delle prese e degli interruttori in una cucina

Posizionamento frutti in bagno

Per il bagno la norma individua delle zone particolari.

Nella zona:

  • 1 non si può installare alcuna presa
  • 2 si possono collocare prese e spine purché siano previsti trasformatori isolati in Classe II. Si tratta di prese che possono alimentare piccoli apparecchi o prese posizionate vicino allo specchio, ma sempre opportunamente distanti dal lavandino o doccia
  • 3 è quella nella quale invece abbiamo massima libertà di installazione di prese che devono essere però protette tramite separazione elettrica individuale.

È buona regola prevedere, per un livello 1-livello base:

  • 2 punti presa
  • 2 punti luce.

Solitamente:

  • 1 presa va nei pressi dello specchio
  • 1 presa nei pressi della lavatrice (presa schuko).

Questa immagine rappresenta un'ipotetica distribuzione delle prese e degli interruttori in un bagno

Posizionamento frutti in soggiorno

Relativamente alla posizione delle prese nel vano soggiorno, si consiglia quanto segue:

  • quota presa standard a 30 cm
  • quota presa tv: tra i 30 e i 100 cm in funzione della posizione dell’apparecchio
  • prevedere prese di rete
  • prevedere presa per il telefono.

Per un livello 1- livello base, si consigliano:

  • 4 punti presa
  • 1 punto luce.

In genere:

  • 1 o 2 prese vanno nei pressi della porta d’ingresso
  • 1 presa per la tv
  • 1 presa diametralmente opposta all’angolo tv per l’attacco di aspirapolvere o altri apparecchi.

Questa immagine rappresenta un'ipotetica distribuzione delle prese e degli interruttori in soggiorno

Posizionamento frutti in camera da letto

Per le prese della camera da letto, si consiglia invece quanto segue:

  • quota presa standard a 30 cm
  • la presa vicino al letto dovrà avere un’altezza di 30 cm dal pavimento e dovrà distare dal bordo del letto di minimo 20 cm.

Per un livello 1- livello base, si consigliano:

  • 4 punti presa
  • 1 punto luce.

È buona regola prevedere:

  • 1 o 2 prese nei pressi della porta
  • almeno una presa nei pressi del letto, se la camera è matrimoniale almeno una presa per ogni lato
  • nei pressi della scrivania o tavolo
  • vicino lo specchio, se presente.

Questa immagine rappresenta un'ipotetica disposizione di prese in una camera da letto matrimoniale

Norme di riferimento per il progetto di un impianto elettrico per civile abitazione

Gli impianti e i relativi componenti devono rispettare, ove di pertinenza, le prescrizioni contenute nelle relative norme di riferimento, comprese eventuali varianti, aggiornamenti ed estensioni emanate successivamente dagli organismi di normazione citati.
L’Ente nazionale per il settore elettrico ed elettronico è il Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) che, oltre a definire i criteri e i requisiti da verificare, stabilisce il livello di sicurezza degli impianti e i requisiti che devono avere i materiali, le macchine e le apparecchiature.
Si riportano di seguito le principali norme impiegate nel settore elettrico-elettrotecnico per l’ambito residenziale:

  • Dlgs 81/2008 testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro
  • DM 37/08 decreto ministeriale recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici
  • CEI 64-8 Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e 1500 V in corrente continua
  • CEI-UNEL 35024/1 Cavi elettrici isolati con materiale elastomerico o termoplastico per tensioni nominali non superiori a 1000 V in corrente alternata e 1500 V in corrente continua. Portate di corrente in regime permanente per posa in aria
  • CEI-UNEL 35023 Cavi per energia isolati in gomma o con materiale termoplastico aventi grado di isolamento non superiore a 4. Cadute di tensione
  • CEI 11-25 Correnti di cortocircuito nei sistemi trifase in corrente alternata. Parte 0: calcolo delle correnti.

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Come mantenere una postura corretta in ambito lavorativo

Dall’Inail una guida con le indicazioni per una postura corretta, movimenti ed esercizi idonei a prevenire i rischi muscolo-scheletrici per chi lavora in piedi o seduto


L’Inail ha di recente pubblicato la guida Back school – neck school (letteralmente “la scuola della schiena”) per mantenere una postura corretta in ambito lavorativo e favorire, quindi, la riduzione di dolori alla schiena e dolori cervicali.

La guida, secondo le direttive del protocollo formativo Back School at Work®, si colloca nell’ambito della formazione sui rischi specifici aziendali previsti dal dlgs 81/2008 sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro.

Questo tipo di formazione, obbligatoria ai sensi degli artt. 36 e 37 del dlgs 81/2008, ha la finalità di fornire ai lavoratori le conoscenze sui rischi specifici esistenti negli ambienti in cui esercitano la propria attività lavorativa e sulle relative misure di prevenzione e protezione.

La guida Inail: finalità e contenuti

La guida, rivolta principalmente ai lavoratori, rappresenta una strategia di prevenzione orientata a favorire la percezione e il controllo dei movimenti e delle posture corrette durante lo svolgimento delle attività lavorative.

Gran parte  delle cause della rachialgia (dolore localizzato alla colonna vertebrale), infatti, sono sicuramente dovute ad un uso scorretto della nostra colonna vertebrale e a posture errate.

Una postura scorretta comporta un aumento della pressione sui dischi intervertebrali, una loro maggiore usura e quindi dolore.

La guida ricorda che per prevenire la rachialgia è necessario:

  • mantenere le normali curve fisiologiche della colonna
  • scegliere posizioni e movimenti che provochino minore pressione sui dischi intervertebrali
  • muoversi in maniera corretta

Nella pubblicazione l’Inail fornisce tutte le indicazioni pratiche per mantenere una corretta postura e realizzare anche al lavoro un programma di esercizi fisici per “manutenere” la colonna vertebrale; descrive ed illustra quali siano le posture, i movimenti corretti e gli esercizi che sarebbe opportuno fare se lavoriamo in piedi o se lavoriamo seduti.

In particolare:

se lavoriamo in piedi è importante scaricare il peso sugli arti inferiori e non sulla colonna vertebrale, per cui è consigliabile:

  • mantenere gli arti inferiori leggermente divaricati per distribuire uniformemente il carico su entrambe le gambe
  • mantenere ben allineata la schiena
  • posizionare il piano di lavoro in modo tale che i gomiti siano atteggiati ad angolo retto
  • appoggiare alternativamente i piedi su un rialzo

se lavoriamo seduti è consigliabile, invece:

  • che l’altezza del tavolo consenta che i gomiti siano appoggiati sul piano ad angolo retto
  • che l’eventuale monitor del computer sia posizionato ad una distanza di circa 50-70 cm e ad altezza occhi in modo da non dover piegare il collo
  • sedersi in fondo alla sedia appoggiando bene la parte bassa della schiena allo schienale
  • regolare l’altezza della sedia in modo da appoggiare i piedi a terra o eventualmente su un rialzo
  • usare i braccioli per rilassare le spalle e alleggerire il carico sulla colonna vertebrale
  • evitare di stare seduti troppo a lungo e nella stessa posizione


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Credito pro soluto, nuova opportunità per ingegneri e architetti di recuperare moneta

Credito pro soluto, Inarcassa mette in piedi il servizio Vitruvio che consente a ingegneri e architetti di recuperare anticipatamente i crediti vantati nei confronti della PA. Ecco come funziona

Al via l’operazione Vitruvio di Inarcassa. Ingegneri e architetti potranno recuperare, mediante il meccanismo di cessione del credito pro soluto, gli eventuali crediti vantati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.

In particolare, architetti e ingegneri iscritti alla Cassa, ma anche i non iscritti titolari di partita IVA e le società, possono finalmente accedere al credito pro soluto, strumento finora utilizzato solo dalle imprese.

Prima di entrare nel dettaglio della piattaforma, analizziamo cosa si intende per “credito pro soluto”.

Credito pro soluto, cos’è

I termini pro solvendo e pro soluto generalmente fanno rifermentano ai meccanismi di cessione del credito.

Proviamo a illustrare in maniera semplice come funziona il meccanismo.

Soggetto A ha un debito di 1000 euro con Soggetto B; i due si accordano che il debito sarà saldato entro un anno. Tecnicamente, si ha che Soggetto B è creditore nei confronti di Soggetto A di un importo pari a 1000 euro da saldare in un anno.

Se Soggetto B ha bisogno di liquidità, può pensare di cedere il suo credito a Soggetto C ad un importo inferiore a quello del credito, ad esempio 700 euro. Il Soggetto C, quindi, si trova ad essere creditore nei confronti del Soggetto A, da cui dovrà ricevere 1000 euro tra un anno.

A questo punto ci si chiede qual è il ruolo del Soggetto B? Esce dai giochi o deve farsi ancora garante del credito ceduto?

Dipende dalla tipologia di cessione del credito: pro soluto o pro solvendo.

In particolare,

  • in caso di cessione pro soluto il cedente (Soggetto B) garantisce al cessionario (Soggetto C) la sola sussistenza e validità del credito nel momento in cui glielo cede; in pratica dopo la cessione Soggetto B esce dai giochi
  • nel caso di cessione pro solvendo il cedente oltre a garantire la sussistenza e validità del credito fornisce anche garanzia per eventuale inadempimento del debitore: se Soggetto A non paga, dovrà lui stesso pagare Soggetto C

In definitiva, nella cessione pro soluto il cedente stesso resta liberato da ogni obbligo di pagare il debito qualora non vi provveda il debitore ceduto. Il Codice civile stabilisce che, in assenza di patti contrari, la cessione di un credito è sempre pro soluto.

Portale Vitruvio

Portale Vitruvio è lo strumento adottato da Inarcassa per la cessione del credito pro soluto di ingegneri e architetti. si tratta di una piattaforma online che consente a chi è interessato alla cessione di uno o più crediti, di seguire l’iter delle proprie posizioni e di richiedere assistenza in qualsiasi momento.

Vitruvio può essere utilizzato  anche per sanare eventuali morosità verso Inarcassa, attraverso il versamento diretto del credito con il conseguente rilascio del certificato di regolarità contributiva.

I crediti vantati verso la PA per essere ceduti devono ottenere, in via preliminare, l’indispensabile certificazione sulla Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC) del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Al riguardo, rimandiamo i lettore ad un precedente articolo.

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Codice prevenzione incendi, le 77 osservazioni degli ingegneri

Codice prevenzione incendi, dal CNI le osservazioni al dm 3 agosto 2015: testo originale, testo modificato e motivazioni

Il CNI, consiglio nazionale degli ingegneri, ha inviato ai Vigili del Fuoco una nota con allegate le 77 osservazioni circa il Codice di prevenzione incendi (dm 3 agosto 2015).

A seguito dell’entrata in vigore del dm 3 agosto 2015, il CNI, intenzionato a presentare una proposta di aggiornamento del Codice di prevenzione incendi, invitava gli Ordini a formulare le osservazioni che sono poi confluite in un documento di sintesi condiviso, trasmesso alla Direzione Centrale dei VVF.

Si tratta di 77 osservazioni, raccolte in un tabella riassuntiva in cui è riportato:

  • articolo/paragrafo/tabella del Codice
  • testo originale
  • proposta testo modificato/integrato
  • motivazione/commento

Le principali osservazioni del CNI

Tra le principali osservazioni del CNI recepite dal nuovo Codice si evidenziano, ad esempio:

  • i manutentori non rientrano nel profilo di rischio degli occupanti dell’attività
  • introduzione della definizione del concetto di “separazione strutturale”
  • è riduttivo annoverare tra gli elementi non portanti solo gli elementi strutturali che sono sottoposti al solo peso proprio (le orditure secondarie delle strutture di copertura concorrono a supportare il pacchetto copertura ma non sono mai in possesso del requisito di resistenza al fuoco degli elementi portanti principali)
  • necessità di definire anche gli elementi “non strutturali” per i quali è richiesta l’integrità e/o la permanenza in sede in caso di incendio
  • le classi di reazione al fuoco A1; A1L; A2-s1,d0; A2FLs1, d0; A2L-s1,d0, individuano materiali che non partecipano o contribuiscono in maniera non significativa all’incendio
  • altro

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Bonus ristrutturazioni: qual è il limite di spesa in caso di interventi già iniziati?

Risponde l’Agenzia delle Entrate: per accedere al bonus ristrutturazioni il limite massimo deve tener conto delle spese già sostenute

Nel caso di prosecuzione di lavori iniziati in anni precedenti, il limite massimo delle spese detraibili per i nuovi interventi di ristrutturazione sarà 96.000 euro meno gli importi destinati ai lavori effettuati in precedenza: si deve tener conto anche delle somme già sostenute negli stessi anni.

Questo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate in merito ad una domanda posta da un contribuente attraverso la posta di Fisco Oggi circa il bonus ristrutturazioni.

In particolare:

Nel caso in cui i lavori realizzati in un anno consistano nella mera prosecuzione di interventi iniziati in anni precedenti, per il calcolo del limite massimo delle spese ammesse a fruire della detrazione si tiene conto anche di quelle spese sostenute negli stessi anni. Pertanto, si ha diritto all’agevolazione solo se la spesa per la quale si è già fruito della relativa detrazione non ha superato il limite complessivo previsto (articolo 16-bis, comma 4, Tuir).

Ricordiamo che il limite massimo di spesa su cui calcolare la detrazione è di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

La legge di Bilancio 2018 ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 la detrazione al 50% sull’Irpef relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e confermato il limite massimo di spesa su cui calcolare la detrazione pari a 96.000 euro per ogni unità immobiliare.

In definitiva, come chiarito dalle Entrate, per la nuova ristrutturazione si potranno spendere 96.000 euro meno gli importi destinati ai lavori effettuati in precedenza.Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

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Al via la dichiarazione precompilata 2018

Dal 16 aprile al 2 maggio è possibile visualizzare la dichiarazione precompilata 2018 sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Tutto quello che occorre sapere

Per i contribuenti interessati è disponibile dal 16 aprile al 2 maggio sul sito dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione precompilata 2018 e il modello Redditi PF precompilato relativi al periodo d’imposta 2017.

Modello 730 precompilato

Come ogni anno l’Agenzia delle Entrate propone ai contribuenti il modello 730 precompilato al fine di semplificare la predisposizione della dichiarazione anche in virtù di un numero crescente di dati da inserire.

La dichiarazione dei redditi precompilata viene elaborata dalla Agenzia delle Entrate utilizzando:

  • i dati presenti nelle certificazioni rilasciate dai sostituti di imposta
  • le informazioni dell’anagrafe tributaria
  • i dati trasmessi da alcuni soggetti esterni (come banche, assicurazioni, enti previdenziali, strutture sanitarie, medici specialisti, psicologi e psichiatri, veterinari e altri soggetti)

I dati forniti dai sostituti di imposta riguardano i redditi da lavoro dipendente e assimilati, le pensioni e i compensi per attività occasionali di lavoro autonomo.

Il contribuente non è obbligato a utilizzare la dichiarazione dei redditi precompilata; può comunque presentarla con le modalità ordinarie.

I soggetti interessati

I soggetti interessati dalla dichiarazione dei redditi precompilata sono:

  • i lavoratori dipendenti
  • i pensionati
  • i titolari di redditi assimilabili al lavoro dipendente

I lavoratori dipendenti e pensionati interessati possono accettare il modello 730 così come predisposto dall’Agenzia, oppure possono modificarlo o integrarlo prima dell’invio.

Nel caso in cui il contribuenti accetta il modello così come predisposto dalle Entrate, non ci saranno ulteriori controlli documentali.

Come accedere alla dichiarazione precompilata

Il contribuente può visualizzare il modello 730 accedendo direttamente, a partire dal 16 aprile, utilizzando:

  • le credenziali SPID ovvero il nuovo “Sistema Pubblico dell’Identità Digitale” per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione
  • le credenziali di Fisconline
  • le credenziali INPS attraverso il Pin dispositivo direttamente dal sito dell’ente di previdenza
  • con NOiPA ovvero l’utenza riservata per i servizi online del Portale della Pubblica Amministrazione direttamente dal Portale NoiPA
  • con la Carta Nazionale dei Servizi (CNS)

I nuovi dati presenti nel modello 730 precompilato

Quest’anno nella dichiarazione precompilata sono inseriti, oltre i consueti dati  nuovi oneri e spese, in particolare:

  • le spese per la frequenza degli asili nido e i relativi rimborsi
  • i contributi detraibili versati alle società di mutuo soccorso
  • le erogazioni liberali effettuate alle Onlus, alle associazioni di promozione sociale, alle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico e alle fondazioni e associazioni aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica

Le date da ricordare

Le date da ricordare in merito alla dichiarazione precompilata sono:

  • dal 16 aprile al 2 maggio è possibile accedere e visualizzare la dichiarazione precompilata 2018
  • dal 2 maggio è possibile accettare, modificare e inviare la dichiarazione precompilata direttamente tramite l’applicazione web
  • dal 10 maggio è possibile inviare il modello Redditi precompilato
  • dal 24 maggio è possibile inviare il modello Redditi aggiuntivo del 730 presentando il frontespizio e i quadri RM, RT e RW e il Redditi correttivo per correggere e sostituire il 730 già inviato
  • dal 28 maggio è possibile annullare il 730 già inviato e presentare una nuova dichiarazione tramite l’applicazione web (l’annullamento del 730 si può fare una volta soltanto e fino al 20 giugno)

Cosa può fare il contribuente

Presa visione del modello 730, il contribuente può:

  • visualizzare e stampare la dichiarazione
  • accettare o modificare (dal 2 maggio), anche con integrazioni i dati contenuti nella dichiarazione
  • inviare la dichiarazione
  • versare le somme eventualmente dovute mediante modello F24 già compilato con i dati relativi al pagamento da eseguire, con possibilità di addebito sul proprio conto corrente bancario o postale
  • indicare le coordinate del conto corrente bancario o postale sul quale far accreditare l’eventuale rimborso
  • consultare le comunicazioni, e le ricevute relative alla dichiarazione presentata
  • consultare l’elenco dei soggetti delegati ai quali è stata resa disponibile la dichiarazione 730 precompilata
  • indicare un indirizzo di posta elettronica presso cui ricevere eventuali comunicazioni relative alla dichiarazione
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Qualità del lavoro, in arrivo le linee guida con le priorità di intervento

Sottoscritto il protocollo d’intesa tra Mit e sindacati sulle Linee Guida per la qualità del lavoro nei settori dell’edilizia, della logistica e dei trasporti

Il 13 aprile sorso è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le organizzazioni sindacali (Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil, Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti) finalizzato al raggiungimento di elevati standard qualitativi nei luoghi di lavoro, in particolare nell’ambito dell’edilizia e dei trasporti.

Il protocollo riguarda, infatti, le Linee guida per la qualità del lavoro nei settori dell’edilizia, della logistica e dei trasporti, aventi l’obiettivo di individuare i principi, le soluzioni e gli strumenti idonei a favorire la qualità del lavoro.

In particolare, sono state individuate delle priorità di intervento in tema di:

  • salute e sicurezza
  • regolarità e legalità
  • qualificazione degli appalti e delle stazioni appaltanti

Con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, il Mit e le organizzazioni sindacali condividono i seguenti principi:

  1. strategie e modalità di affidamento di lavori e servizi
  2. mercato del lavoro
  3. formazione sul lavoro
  4. sicurezza sul lavoro
  5. contratti pirata e dumping
  6. welfare aziendale, pari opportunità e conciliazione
  7. partecipazione, informazione e confronto
  8. rappresentanza sindacale e datoriale
  9. legalità
  10. osservatorio permanente sulla qualità del lavoro
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Dichiarazione di successione telematica: “Fisco Oggi” ricorda che sono abilitati anche architetti ed ingegneri oltre ai geometri

Architetti ed ingegneri sono tra i soggetti incaricati della trasmissione della dichiarazione di successione telematica. I chiarimenti di Fisco Oggi

A partire dal 23 gennaio 2017 è possibile presentare la dichiarazione di successione telematica, tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Segnaliamo, al riguardo, la domanda posta da un architetto (alla rivista telematica delle Entrate, Fisco Oggi) circa la possibilità di trasmettere una dichiarazione di successione telematica.

L’Agenzia delle Entrate ha così risposto:

Gli iscritti all’albo degli ingegneri e gli iscritti all’albo degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori con il titolo di “architetto” o “architetto iunior”, anche riuniti in forma associativa, nonché le agenzie che svolgono, per conto dei propri clienti, attività di pratiche amministrative presso amministrazioni ed enti pubblici (purché titolari di licenza rilasciata in base alla normativa in materia di pubblica sicurezza) sono stati inclusi tra i soggetti incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni di successione e domande di volture catastali (provvedimento 9 marzo 2018).

Provvedimento del 9 marzo 2018

Con provvedimento del 9 marzo 2018 l’Agenzia delle Entrate ha abilitato di fatto tutte le professioni tecniche, anche riuniti in società, alla presentazione telematica delle dichiarazioni di successione: anche gli architetti ed ingegneri (V. articolo BibLus-net).

In definitiva, i soggetti abilitati alla trasmissione sono:

  • le società tra professionisti iscritte all’albo dei geometri e geometri laureati allo svolgimento del servizio di registrazione telematica dei contratti di locazione e del versamento delle relative imposte
  • gli iscritti all’ordine degli Ingegneri e gli iscritti all’albo degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori con il titolo di “architetto” o “architetto iunior”, anche riuniti in forma associativa, nonché le agenzie che svolgono, per conto dei propri clienti, attività di pratiche amministrative presso amministrazioni ed enti pubblici

Tale scelta è motivata dalla circostanza che i soggetti in questione, oltre a possedere i necessari requisiti tecnici ed organizzativi, svolgono un ruolo significativo nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, in particolare per la presentazione delle dichiarazioni di successione e domanda di volture catastali.

Modalità di trasmissione

Secondo le nuove regole, la dichiarazione di successione con la relativa domanda di voltura catastale, con riferimento alle successioni aperte successivamente al 3 ottobre 2006, deve essere presentata per via telematica; tuttavia è consentito ancora l’uso del modello cartaceo fino al 31 dicembre 2018.

Dal 2019 sarà possibile solo la trasmissione telematica.

Con il nuovo sistema, nell’ottima della semplificazione, sarà possibile calcolare automaticamente, le imposte e tasse da versare in autoliquidazione, che potranno essere pagate direttamente con addebito in conto indicando in domanda il codice iban dell’erede.

Sarà possibile, anche, con la stessa dichiarazione provvedere alla domanda di volture catastali che potrà essere automatica, quindi, senza la necessità di rivolgersi all’Ufficio competente.

Con la presentazione cartacea, invece, nei 30 giorni successivi alla presentazione è necessario adempiere direttamente all’Agenzia del Territorio.

La dichiarazione telematica potrà essere presentata direttamente dal contribuente in possesso dei codici personali di accesso o da un intermediario abilitato dall’Agenzia dell’Entrate.

Al riguardo segnaliamo il focus di BibLus-net sulle nuove regole, con il download dei modelli e con il confronto tra software gratuito e professionale per l’invio telematico.

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Linee guida Anac n. 2 aggiornate, ok con riserva dal CdS

Secondo il CdS le linee guida Anac n. 2 sull’offerta economicamente più vantaggiosa non aiutano la scelta delle stazioni appaltanti nei casi in cui è consentita anche l’aggiudicazione con massimo ribasso

Il Consiglio di Stato (n. 966 del 13 aprile 2018) ha espresso parere positivo alle Linee Guida Anac n.2 in materia di offerta economicamente più vantaggiosa. Ma con riserva.

Secondo i giudici di Palazzo Spada, infatti, l’Autorità:

  • fornisce indicazioni utili in ordine alla definizione degli obiettivi e dei criteri di valutazione che devono essere sottesi alla costruzione degli elementi o criteri di valutazione
  • non fornisce indicazioni utili ad orientare la scelta delle stazioni appaltanti dove è ammessa la discrezionalità sul criterio di aggiudicazione nelle ipotesi in cui è comunque ammesso il ricorso al criterio del minor prezzo

Quindi, secondo il CdS, per valorizzare in modo più adeguato l’esperienza conoscitiva maturata finora, l’Anac avrebbe dovuto “arricchire il testo in esame con indicazioni volte ad orientare in modo più consapevole la scelta per l’uno o l’altro criterio di aggiudicazione”.

Il percorso

Il parere nasce dalla richiesta dell’Autorità nazionale anticorruzione, che lo scorso febbraio si è rivolta al Consiglio di Stato perché quest’ultimo esercitasse le proprie funzioni consultive in relazione alle Linee Guida n. 2, sull’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV), attuative del Codice Appalti (d.lgs. 50/2016).

Ricordiamo che l’Anac aveva già approvato nel 2016 le linee guida sull’offerta economicamente più vantaggiosa; il testo tuttavia è stato superato dal Correttivo del 2017 per cui è stato necessario predisporne uno nuovo.

Come specificato dalla stessa Autorità, le modifiche apportate dal cosiddetto ‘Decreto correttivo’ al Codice hanno riguardato in particolare:

  1. l’ambito oggettivo di applicazione del criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV) secondo il miglior rapporto qualità/prezzo
  2. l’introduzione del limite massimo attribuibile al peso della componente economica (il cui valore massimo non può eccedere il 30 per cento del totale secondo l’attuale formulazione del comma 10-bis dell’articolo 95).

Esprimendo il proprio parere, la Commissione speciale del Consiglio di Stato ha ritenuto che le Linee guida in esame avrebbero potuto (al fine di garantire la promozione dell’efficienza e della qualità dell’attività amministrativa, nonché l’omogeneità dei procedimenti amministrativi) fornire indicazioni di grande utilità pratica al fine di impostare in modo adeguato la gestione del criterio di aggiudicazione in esame, alla luce dei nuovi vincoli di cui al comma 14-bis dell’articolo 95.

Offerta economicamente più vantaggiosa

L’offerta economicamente più vantaggiosa è prevista dall’articolo 95 comma 2 del nuovo Codice appalti: esso prevede che, in linea generale, le stazioni appaltanti aggiudichino gli appalti o affidino i concorsi di progettazione e i concorsi di idee sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo, oppure sulla base dell’elemento prezzo o del costo, seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia quale il costo del ciclo di vita (vedi articolo di BibLus-net).

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Sicurezza edifici pubblici e territorio: l’elenco dei Comuni beneficiari del contributo

Al via il primo acconto del contributo (150 milioni di euro) per la messa in sicurezza edifici pubblici e territorio: priorità per i Comuni in disavanzo

Sul sito del Ministero dell’Interno è stato pubblicato il decreto interministeriale del 13 aprile 2018 contenente l’elenco dei Comuni beneficiari del contributo, stanziati dalla legge di Bilancio 2018, per la realizzazione di interventi per la messa in sicurezza di edifici pubblici e territorio.

La legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017) ha stanziato complessivamente 850 milioni di euro, di cui 150 milioni di euro per l’anno 2018 (300 milioni di euro per l’anno 2019 e 400 milioni di euro per l’anno 2020).

I contributi sono stati assegnati, fino a concorrenza delle risorse disponibili, ai Comuni indicati dalla posizione dal n. 1 al n. 146 dell’allegato 2 del decreto.

Erogazione del contributo

Il 16 aprile 2018 è stato predisposto il pagamento del primo acconto, pari al 20% del contributo, agli Enti in regola con la trasmissione delle certificazioni (art. 161 del T.U. 267/2000); per il secondo acconto bisognerà essere in regola con i termini previsti per l’affidamento dei lavori.

Il decreto prevede, infatti, che entro il 30 settembre 2018 verrà pagato il 60% del contributo, previa verifica dell’avvenuto affidamento dei lavori.

L’affidamento dei lavori deve avvenire entro 8 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, pena revoca del beneficio.

Il restante 20%, infine, sarà erogato previa trasmissione al Ministero dell’interno del certificato di collaudo o del certificato di regolare esecuzione rilasciato per i lavori dal direttore dei lavori.

I numeri

Le richieste pervenute da parte degli Enti (circa 4.000 Comuni) ammontano a 10.199 domande, con 10.000 progetti candidati per oltre 7 miliardi di euro di richiesta di finanziamenti.

Sono risultate ammissibili 5904 istanze, per un totale di quasi 4 miliardi di euro.

I contributi sono stati assegnati a 54 Comuni (ossia ai Comuni indicati dalla posizione dal n. 1 al n. 146 dell’allegato 2) e copriranno la realizzazione di 146 progetti.

Si evidenzia che la domanda di contributi (entro lo scorso 20 febbraio) ha nettamente superato l’offerta.

Il Ministero ha disposto al riguardo (comma 855) che i contributi siano assegnati in via prioritaria ai Comuni con minore disponibilità di avanzi di amministrazione e quindi meno in grado di usufruire di maggiori spazi finanziari concessi con i patti nazionali e regionali.

Tuttavia, i Comuni esclusi potranno presentare una successiva domanda, per l’accesso alla tranche 2019, che prevede un maggiore stanziamento di risorse: 400 milioni di euro (come per il 2020).

Le prossime scadenze sono fissate al 20 settembre 2018 per le richieste relative al 2019 e al 20 settembre 2019 per l’anno 2020.

Si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 13 aprile 2018.

In allegato il decreto e i 2 elenchi (parte integrante del decreto stesso) contenenti:

  • l’elenco dei Comuni che ha fatto richiesta di contributo (Allegato 1)
  • l’elenco delle richieste risultate ammissibili (Allegato 2)


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Pompe di calore e detrazione 65%, istruzioni per l’uso

Ecobonus per pompe di calore ad alta efficienza: l’intervento deve essere di sostituzione integrale o parziale del vecchio impianto termico, non nuova installazione

Tra le tipologie di lavori incentivati con la detrazione fiscale del 65% per l’efficientamento energetico degli edifici, rientrano anche le pompe di calore.

L’ENEA ha pubblicato le nuove guide che illustrano come operare nei diversi casi di interventi agevolabili.

In pratica, sono indicati: i lavori detraibili, i soggetti beneficiari, i requisiti tecnici richiesti e la documentazione da approntare e conservare.

Guida pompe di calore

Il vademecum sulle pompe di calore spiega come operare per usufruire dell’ecobonus nei seguenti casi:

  • la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza, anche con sistemi geotermici a bassa entalpia
  • la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria

Ricordiamo che l’entità del beneficio è pari al 65% delle spese totali sostenute; il limite massimo di detrazione ammissibile è di 30.000 euro per unità immobiliare.

Spese agevolabili

Le spese agevolabili sono:

  • smontaggio e dismissione dell’impianto di climatizzazione esistente
  • fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche, meccaniche elettriche ed elettroniche, delle opere idrauliche e murarie necessarie per la sostituzione a regola d’arte dell’impianto termico esistente con un impianto a pompa di calore
  • eventuali interventi sulla rete di distribuzione, sui sistemi di accumulo, sui sistemi di trattamento dell’acqua, sui dispositivi di controllo e regolazione nonché sui sistemi di emissione
  • spese per le prestazioni professionali necessarie alla realizzazione degli interventi nonché della documentazione tecnica necessaria

Requisiti tecnici

Per poter essere detratto, l’intervento deve configurarsi come sostituzione integrale o parziale del vecchio impianto termico e non come nuova installazione.

Inoltre:

  • le pompe di calore installate devono garantire un coefficiente di prestazione (COP/GUE)
  • qualora siano installate pompe di calore elettriche dotate di variatore di velocità (inverter), i pertinenti valori di cui all’allegato F sono ridotti del 5%
  • nel caso di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria deve essere rispettata la condizione prevista dal punto 3, lettera c), dell’allegato 2 al dlgs 28/2011 (COP >2,6)

Documentazione da trasmettere all’Enea

Occorre trasmettere all’Enea la Scheda descrittiva dell’intervento attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui sono terminati i lavori, entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori, come da collaudo delle opere.

Documentazione da conservare a cura del cliente

Il cliente dovrà conservare la seguente documentazione:

Documentazione di tipo tecnico

  • impianti di potenza utile nominale <100 kW: certificazione del fornitore (o produttore o importatore) che attesti il rispetto dei requisiti tecnici di cui sopra
  • impianti di potenza nominale del focolare ≥100 kW: asseverazione redatta da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito) iscritto al proprio Albo professionale, contenente i medesimi requisiti tecnici.
  • per tutti gli impianti:
    • originale della Scheda descrittiva inviata all’ENEA, debitamente firmata
    • schede tecniche

Documentazione di tipo amministrativo

  • fatture relative alle spese sostenute
  • ricevuta del bonifico bancario o postale (modalità di pagamento obbligata nel caso di richiedente persona fisica), che rechi chiaramente come causale il riferimento alla legge finanziaria 2007, numero della fattura e relativa data, oltre ai dati del richiedente la detrazione e del beneficiario del bonifico
  • ricevuta dell’invio effettuato all’ENEA (codice CPID), che costituisce garanzia che la documentazione è stata trasmessa

Di seguito il link a tutti i Vademecum dell’ENEA:

Parti comuni condominiali (detrazioni del 70 e 75%)
Serramenti e infissi
Caldaie a condensazione
Collettori solari
Pompe di calore
Coibentazione strutture
Riqualificazione globale
Caldaie a biomassa
Schermature solari
Building automation
Sistemi ibridi
Microcogeneratori


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Tettoia abusiva, si può accedere al fascicolo edilizio di altri per verificare la parità di trattamento?

In merito a un caso di tettoia abusiva, il CdS ha stabilito che è possibile accedere al fascicolo edilizio di un proprio concittadino per la tutela dei propri interessi se esistono elementi di similitudine tra le posizioni

E’ quanto emerge dalla sentenza n.2158 del 9 aprile 2018, con cui il Consiglio di Stato ha dato ragione ad un Comune che ha riconosciuto al destinatario di un ordine di demolizione, emesso a seguito della realizzazione di una tettoia abusiva, un interesse differenziato, diretto, concreto e attuale a conoscere gli atti e ad avere le informazioni richieste.

Il caso

Il proprietario di un immobile sito in un’area vincolata in un Comune della provincia di Napoli (signor A) ha realizzato in maniera abusiva una tettoia aperta su tre lati. Il Comune, accertato l’abuso, ha applicato una sanzione pecuniaria, trasformata poi in ordine di demolizione.

Il signor A decide di difendersi chiedendo accesso al fascicolo edilizio di un suo concittadino, il signor B.

Il motivo della particolare richiesta risiede nel fatto che il signor B è titolare di una posizione analoga a quella del ricorrente: proprietario di un immobile nel medesimo comune, anche se distante dal fabbricato del signor A una decina di chilometri, aveva realizzato anche lui (probabilmente in maniera abusiva) più tettoie con pilastri in muratura.

Il signor B, considerando un’ingerenza la richiesta del signor A, si oppone alla richiesta e diffida il comune dal concedere l’accesso agli atti del proprio fascicolo edilizio.

Il Comune rimane inerte, dando inizio ad una vera e propria querelle giudiziaria: il signor B ricorreva alla giustizia amministrativa, con lo scopo di far dichiarare illegittimo il silenzio prestato dall’amministrazione comunale.

La prima sentenza del Tar

Il Tar accoglieva il ricorso del signor B, considerando l’esistenza di una situazione di inerzia e, quindi, del corrispondente interesse ad agire ai sensi dell’art. 117 del c.p.a.; riteneva inoltre l’inerzia del comune giuridicamente apprezzabile in quanto pregiudizievole della posizione legittimante del privato.

I giudici amministrativi quindi riconoscevano la sussistenza, in capo al comune, del dovere di concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento espresso, fissando il termine in 30 giorni.

La risposta del Comune

Nel corso del procedimento amministrativo, il signor A ripresentava istanza per accedere agli atti relativi al fascicolo edilizio del signor B, questa volta qualificando la richiesta come ‘richiesta di informazioni ambientali’.

Il Comune concludeva il procedimento nei termini richiesti dal giudice amministrativo e, con riferimento alla legge n. 241/1900 sulle norme sul procedimento amministrativo e al d.lgs. n. 195/2005 sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale, considerava ammissibili le richieste del signor A.

Il responsabile del settore tecnico competente ha ritenuto legittimo concedere l’accesso agli atti in quanto, trattandosi di materia paesaggistico-ambientale, l’interesse a conoscere i documenti amministrativi è bene della vita autonomo. E questo anche non sussistendo vicinanza tra gli immobili.

Il responsabile ha pertanto ritenuto essere sufficiente una generica richiesta di informazioni da parte di chiunque, per obbligare l’Amministrazione ad accordare l’accesso alle informazioni relative all’ambiente e garantire la massima trasparenza.

Ha ritenuto inoltre l’interesse da parte del signor A a conoscere cosa sia avvenuto in una situazione analoga alla sua diretto, concreto e attuale.

Verso tale decisione il signor B ricorre nuovamente al Tar per chiedere l’annullamento del provvedimento che autorizza il signor A ad accedere al proprio fascicolo; in assenza del requisito della “vicinitas”, mancherebbe un interesse attuale e concreto all’esercizio del diritto di accesso agli atti.

La nuova sentenza del Tar

Il Tar accoglie il ricorso del signor B.

I giudici amministrativi hanno evidenziato anzitutto che l’interesse del signor A a conoscere cosa sia avvenuto in altra situazione analoga, e cioè quale comportamento sia stato assunto dal Comune, in generale non può essere qualificato come un interesse differenziato.

Nel rilevare che non sono ammissibili istanze volte ad un controllo generalizzato sull’attività della P.A., i giudici hanno ritenuto che il signor A, “nell’affermare di voler verificare che il comune abbia improntato la propria attività a criteri di imparzialità e coerenza, ha perseguito un’inammissibile finalità di controllo generalizzato estranea all’istituto in esame“.

Inoltre, sempre secondo i giudici del Tar, il signor A non avrebbe specificato le ragioni per le quali avrebbe ritenuto che gli atti richiesti fossero indispensabili, o anche solo utili, alla tutela della sue esigenze difensive.

Infine il Tar considera che il fatto che l’immobile ricada in area paesaggistica vincolata non sia sufficiente a qualificare le informazioni richieste come ‘informazioni ambientali’ (per cui la legge d.lgs. n.195/2005 riconosce diritto di accesso alle informazioni).

Quindi secondo il Tar:

  1. la norma si applica solo ed esclusivamente nei confronti delle informazioni relative allo «stato dell’ambiente (aria, sottosuolo, siti naturali, ecc.) ed ai fattori che possono incidere sull’ambiente (sostanze, energie, rumori, radiazioni, emissioni), sulla salute e sulla sicurezza umana, con esclusione quindi di tutti i fatti e i documenti che non abbiano, come nella fattispecie, un rilievo ambientale
  2. la circostanza che il diritto riconosca ai cittadini la facoltà di accedere alle ‘informazioni ambientali’ non esclude che l’istanza di accesso debba comunque essere motivata esplicitando le ragioni che rendono necessario l’esercizio del diritto

Il Comune, nel ricordare i provvedimenti (pecuniario prima e demolitorio poi) emessi nei confronti del signor A, impugna la sentenza appellandosi al Consiglio di Stato, riconoscendo al signor A una titolarità di diritto attuale e concreta che lo legittimerebbe all’esercizio del diritto di accesso agli atti di un suo concittadino per la difesa dei suoi interessi giuridici.

La sentenza del Consiglio di Stato

I giudici di Palazzo Spada accolgono l’appello.

Essi considerano legittimo l’accesso difensivo agli atti e considerano che non viene esercitato il controllo sull’attività della PA.

Secondo il CdS va accolto il motivo con il quale il Comune ritiene sussistere, in capo al signor A, un interesse differenziato, diretto, concreto e attuale a conoscere gli atti e ad avere le informazioni richieste, tenuto conto degli elementi di somiglianza esistenti tra le situazioni e avuto riguardo alla esistenza di un interesse di natura anche ‘difensiva’ collegato ai documenti e alle informazioni domandate.

I giudici richiamano la legge n. 241/1990 in materia di ‘norme sul procedimento amministrativo’, e nello specifico l’articolo 24 comma 7 il quale prevede che “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici“, fatte salve le limitazioni nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari.

In sostanza quindi il legislatore, nel bilanciamento delle contrapposte esigenze delle parti interessate (diritto di accesso e di difesa e cura dei propri interessi da parte e diritto di riservatezza dei terzi dall’altro) ha dato prevalenza al diritto di accesso alle informazioni.

Inoltre il signor A non chiede di poter accedere agli atti per effettuare un controllo (illegittimo) sull’attività dell’amministrazione ma, più semplicemente, chiede di esercitare il diritto di accesso allo scopo di poter tutelare la propria posizione giuridica.


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Collettori solari: le condizioni per accedere all’ecobonus 2018

Il vademecum ENEA su collettori solari termici per acqua calda e riscaldamento: per essere detraibili devono essere garantiti per almeno 5 anni

L’ENEA ha di recente pubblicato le nuove guide per usufruire dell’ecobonus 2018 in riferimento alla realizzazione di alcune tipologie di intervento: dagli interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali all’acquisto e posa in opera di micro-generatori.

Tra gli interventi ammessi alla detrazione rientra anche l’installazione di collettori solari per produzione di acqua calda a uso domestico o industriale e per la copertura del fabbisogno di acqua calda nelle piscine, nelle strutture sportive, nelle case di ricovero e cura, negli istituti scolastici e nelle università.

In questo articolo analizziamo la guida ENEA circa i collettori solari.

Collettore solare

Il collettore solare (comunemente chiamato pannello solare termico) è il dispositivo idoneo alla conversione della radiazione solare in energia termica e al suo trasferimento ad un accumulatore termico per un uso successivo, ad esempio per:

  • la produzione di acqua calda (sanitaria o di processo)
  • il riscaldamento degli ambienti
  • il raffrescamento solare (solarcooling)

Si differenzia con il pannello solare fotovoltaico in quanto quest’ultimo serve, invece, per la produzione di corrente elettrica.

Guida ENEA collettori solari

Il documento definisce: i requisiti che gli interventi detraibili devono avere, i nuovi tetti massimi di detrazione e la documentazione necessaria da inviare all’ENEA e da conservare.

Per l’installazione di collettori solari si può detrarre il 65% delle spese totali sostenute (ecobonus 2018), con un limite massimo di spesa pari a 60.000 euro per unità immobiliare.

L’edificio deve essere esistente ma non necessariamente dotato di un impianto di riscaldamento.

Sono agevolabili le spese:

  • per la fornitura e la posa in opera di tutte le apparecchiature necessarie per la realizzazione a regola d’arte di impianti solari termici collegati alle utenze in modo organico, anche in integrazione con gli impianti di riscaldamento
  • per le prestazioni professionali necessarie alla realizzazione degli interventi

Tra i requisiti necessari per accedere all’agevolazione si ha che:

  • i collettori solari e i bollitori devono essere garantiti per almeno 5 anni
  • gli accessori e i componenti elettrici ed elettronici devono essere garantiti per almeno 2 anni
  • gli accessori e i componenti elettrici ed elettronici devono possedere anche la certificazione solar keymark
  • l’installazione dell’impianto deve essere eseguita in base ai manuali di installazione dei principali componenti

documenti importanti richiesti e da conservare: la scheda descrittiva dell’intervento e l’asseverazione di un tecnico abilitato.

Di seguito il link a tutti i Vademecum dell’ENEA:

  • Parti comuni condominiali (detrazioni del 70 e 75%)
  • Serramenti e infissi
  • Caldaie a condensazione
  • Collettori solari
  • Pompe di calore
  • Coibentazione strutture
  • Riqualificazione globale
  • Caldaie a biomassa
  • Schermature solari
  • Building automation
  • Sistemi ibridi
  • Microcogeneratori


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Variante al PRG: il Comune è tenuto a rispondere alle osservazioni in caso di esproprio?

Tar Emilia Romagna: se il proprietario interessato da una variante al PRG si oppone all’esproprio, il Comune non ha l’obbligo di replicare alle osservazioni

Le osservazioni dei proprietari interessati ad una variante al PRG rappresentano un mero apporto collaborativo; il Comune non ha l’obbligo di replicare alle osservazioni dei proprietari che si oppongono all’esproprio.

Così si è pronunciato il Tar Emilia Romagna nella sentenza n. 276/2018 riguardante la variante al Piano Regolatore Generale (PRG) e conseguente esproprio di terreno.

Il caso

Il proprietario di un terreno impugnava la delibera del Consiglio Comunale di Rimini avente ad oggetto l’approvazione della variante al PRG per la sistemazione di una strada di collegamento, in parte già esistente ed utilizzata pubblicamente anche se non realizzata secondo i canoni di una via pubblica.

La variante approvata per dichiarare la pubblica utilità della realizzazione della strada, avrebbe comportato la necessità di espropriare parte del terreno di proprietà del ricorrente. La zona da espropriare riguardava la strada già esistente in terra battuta per una superficie di 82 m2  oltre ad un ulteriore tratto da realizzare pari a 45 m2.

Il proprietario si opponeva, quindi, all’esproprio sostenendo l’esistenza di un’altra strada di collegamento da poter utilizzare e sottolineando, inoltre, gli ingenti danni che la realizzazione dell’infrastruttura gli avrebbe causato.

Il Comune rigettava l’istanza senza fornire alcuna motivazione. Inizialmente, il proprietario presentava ricorso straordinario al Presidente della Repubblica poi trasposto innanzi al TAR per l’opposizione del Comune di Rimini.

Il Tar per l’Emilia Romagna, definitivamente pronunciando sul ricorso, lo rigetta con condanna al pagamento delle spese.

Le decisioni del Tar Emilia Romagna

In particolare, in riferimento al primo motivo di ricorso prospettato dai proprietari, l’Amministrazione comunale non avrebbe giustificato adeguatamente le ragioni della reiezione delle osservazioni e comparato la situazione di fatto con gli interessi pubblici coinvolti, i giudici si sono espressi riprendendo un consolidato orientamento giurisprudenziale:

le osservazioni dei proprietari interessati ad una variante rappresentano un mero apporto collaborativo e devono essere esaminate e valutate in rapporto all’interesse generale, non richiedendo, per il loro rigetto, una dettagliata motivazione (Consiglio di Stato 1700/2017 ).

È sufficiente, ha concluso il Tar, che l’osservazione sia stata esaminata e ritenuta in contrasto con gli interessi e le considerazioni generali poste a base della formazione del piano regolatore o della sua variante: gli interessi dei proprietari danneggiati possono essere valutati solo nell’interesse pubblico.

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Sicurezza edifici scolastici: il punto della situazione sui finanziamenti

La nota Anci sulle ultime misure in tema di finanziamenti circa la messa in sicurezza edifici scolastici: dai mutui BEI alle NTC 2018

L’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, ha pubblicato di recente una nota riepilogativa di aggiornamento contenente gli ultimi finanziamenti e provvedimenti in materia di sicurezza edifici scolastici.

In particolare, il documento porta all’attenzione dei sindaci delle città metropolitane, il tema della programmazione unica triennale 2018/2020 (mutuiBEI), del fondo per le verifiche di vulnerabilità e progettazione degli enti locali e della normativa antincendio applicata agli edifici scolastici.

Ecco le principali misure da destinare agli interventi antisismici e alla messa in sicurezza delle scuole:

  • Finanziamenti programmazione nazionale in materia di edilizia scolastica per il triennio 2018-2020
  • Avviso pubblico finanziamento verifiche vulnerabilità sismica e progettazione eventuali interventi adeguamento antisismico – edifici scolastici zone a rischio sismico 1 e 2
  • Normativa antincendio applicata agli edifici e ai locali adibiti a scuole di qualsiasi tipo, ordine e grado, nonché agli edifici e ai locali adibiti ad asili nido
  • Fondo progettazione enti locali
  • Normativa messa in sicurezza antisismica (NTC 2018)

Finanziamenti programmazione nazionale in materia di edilizia scolastica per il triennio 2018-2020 (mutuiBEI)

Con il decreto del 3 gennaio 2018 sono state definite le procedure e i criteri per la definizione della Programmazione nazionale in materia di edilizia scolastica per il triennio 2018-2020. Le risorse disponibili ammontano complessivamente a 1,7 miliardi di euro.

Si tratta dell’operazione MutuiBEI che prevede mutui trentennali, con oneri di ammortamento a totale carico dello Stato, che le Regioni sono autorizzate a stipulare con la Banca europea per gli investimenti (Bei) e altri istituti di credito.

Gli Enti locali potranno beneficiare delle risorse al fine di favorire la realizzazione dei seguenti interventi:

  • straordinari di ristrutturazione
  • miglioramento
  • messa in sicurezza
  • adeguamento sismico
  • efficientamento energetico
  • costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici

Il decreto stabilisce precisi requisiti di priorità per la ripartizione delle risorse. In particolare, nella ripartizione delle risorse a livello regionale si terrà conto, anche sulla base dei dati contenuti nell’anagrafe regionale dell’edilizia, dei seguenti elementi:

  • edifici scolastici presenti nella regione
  • livello di rischio sismico
  • popolazione scolastica
  • affollamento delle strutture scolastiche

Avviso pubblico finanziamento verifiche vulnerabilità sismica e progettazione eventuali interventi adeguamento antisismico – Edifici scolastici zone a rischio sismico 1 e 2

Il dl 8/2017 ha stanziato le risorse finalizzate all’effettuazione delle verifiche di vulnerabilità sismica nonché per la progettazione degli eventuali interventi che risulteranno necessari a seguito delle verifiche.

Infatti:

Entro il 31 agosto 2018 ogni immobile adibito ad uso scolastico situato nelle zone a rischio sismico classificate 1 e 2, con priorità per quelli situati nei comuni compresi negli allegati 1 e 2 al decreto-legge n. 189 del 2016, deve essere sottoposto a verifica di
vulnerabilità sismica.

Sul sito del MIUR è stato pubblicato l’avviso pubblico al quale gli enti dovranno rispondere per essere inseriti nella graduatoria dei beneficiari; il portale per l’inserimento dei dati sarà accessibile dal 4 maggio 2018 fino al 5 giugno 2018.

Conclusa la procedura di selezione, il MIUR trasferirà gli elenchi e la graduatoria delle domande ritenute ammissibili al Dip. Casa Italia, che individuerà gli interventi ammessi al finanziamento per la zona 1 e successivamente per la zona 2.

Infine, le risorse per gli interventi di adeguamento/miglioramento o sostituzione potranno essere richieste, nell’ambito della programmazione nazionale unica degli interventi in edilizia scolastica predisposta (art.10 dl 104/2013).

Normativa antincendio applicata agli edifici e ai locali adibiti a scuole di qualsiasi tipo, ordine e grado, nonché agli edifici e ai locali adibiti ad asili nido

Il decreto 21 marzo 2018 fornisce le indicazioni programmatiche prioritarie per la messa a norma antincendio delle scuole e degli asili nido alla luce del fatto che un numero considerevole di tali strutture risultano ancora sprovvisti di CPI/Scia Antincendio.

Il 31 dicembre 2017 sono scaduti, infatti :

  • il termine di adeguamento alla normativa antincendio (prescrizioni indicate dal dm 26 agosto 1992)
  • il termine di adeguamento degli edifici e locali adibiti ad asili nido (prescrizioni indicate all’art. 6, comma 1, lettera a, del dm 16 luglio 2014)

Il decreto suddivide in 3 livelli di priorità, le disposizioni di cui si deve tenere conto nel programmare le attività di adeguamento degli edifici e dei locali adibiti a scuole, che potranno essere utilizzate dai Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco per impartire prescrizioni graduali e graduate, in presenza della rilevazione di carenze o lacune negli adempimenti inseriti nei diversi livelli di priorità dal decreto.

Fondo progettazione enti locali

La legge di bilancio 2018 ha istituito il Fondo per la progettazione degli enti locali: 90 milioni di euro per progettare nel triennio 2018-2020 la messa in sicurezza di edifici pubblici con priorità per le scuole.

Il Fondo, in particolare, è destinato al cofinanziamento statale massimo pari all’80% per la redazione di progetti:

  • di fattibilità tecnica ed economica
  • definitivi per opere destinate alla messa in sicurezza di edifici e strutture pubbliche, con priorità agli edifici e alle strutture scolastiche
  • di demolizione e ricostruzione, pur mantenendo la stessa destinazione d’uso
  • finalizzati all’adeguamento degli edifici alla normativa sismica
  • finalizzati alla messa in sicurezza edile ed impiantistica

Con un prossimo decreto ministeriale verranno stabiliti i criteri e le modalità di accesso, selezione e cofinanziamento dei progetti.
Per le Città Metropolitane e le Province, le risorse sono già assegnate, mentre i Comuni dovranno manifestare il proprio interesse a seguito della pubblicazione di un avviso pubblico.

Normativa messa in sicurezza antisismica (NTC 2018)

Il decreto 17 gennaio 2018 recante il Testo aggiornato delle norme tecniche per le costruzioni, NTC 2018, riguarda la sicurezza strutturale degli edifici, riponendo la massima attenzione nelle nuove costruzioni, con regole in generale molto stringenti ma più flessibili negli edifici esistenti.
Tra le novità delle NTC 2018, infatti, vi è l’esatta individuazione degli indici minimi di vulnerabilità sismica che dovranno essere raggiunti in caso di “miglioramento” (riservato agli immobili storici) o di “adeguamento” degli edifici scolastici esistenti, pari rispettivamente ai valori di 0,6 e 0,8.

Inoltre, è ribadito che la verifica è obbligatoria ma non lo è l’intervento: la necessità di adeguamento sismico degli edifici e delle opere sarà tenuta in considerazione nella redazione dei piani triennali ed annuali, nonché ai fini della predisposizione del piano straordinario di messa in sicurezza antisismica.

Infatti, nelle NTC 2018 sono così definiti gli interventi in presenza dei quali l’adeguamento sismico è obbligatorio:

  • sopraelevare la costruzione
  • ampliare la costruzione mediante opere ad essa strutturalmente connesse e tali da alterarne significativamente la risposta
  • apportare variazioni di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi globali verticali in fondazione superiori al 10%…
  • effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme sistematico di opere che portino ad un sistema strutturale diverso dal precedente, …
  • apportare modifiche di classe d’uso che conducano a costruzioni di classe III ad uso scolastico o di classe IV

In assenza di tali interventi, l’adeguamento sismico non è obbligatorio.

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