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Vincolo culturale e terreno agricolo con rustico

Vincolo bene culturale anche per un terreno agricolo con rustico?

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Vincolo bene culturale anche per rustici e terreni agricoli se contestualizzati a eminenza storica ed artistica: Sentenza del Tar Liguria

L’Italia, senza escludere una punta di orgoglio, è un Paese meraviglioso colmo di tesori storici, artistici, naturalistici e paesaggistici, ma vivere tra cotanta bellezza da proteggere, spesso assoggettata a vincoli, potrebbe risultare, a volte, un po’ scomodo per ovvie ragioni. Ed allora la domanda che ci si pone oggi è se nell’elenco del patrimonio tutelabile e vincolabile possano rientrare un semplice manufatto rurale o un terreno agricolo come un frutteto o un semplice orto?

Ebbene, se contestualizzati e con più di settant’anni di vita, potrebbero ricadere in un vincolo culturale ben circoscritto rispetto a un vincolo paesaggistico, come afferma la sentenza n. 16/2024 del Tar Liguria.

Ti ricordo che nel caso di vincoli paesaggistici è bene accertarsi se il lotto di progetto possa ricadervi e nella cui eventualità va richiesta apposita autorizzazione paesaggistica. Valuta quindi uno strumento che possa agevolarti nella redazione della relazione paesaggistica e che ti consentirà di ottenere, in pochi minuti ed in maniera guidata, la documentazione per:

  • l’autorizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/04 (norma nazionale) e quella per le regioni Lazio, Friuli, Lombardia, Piemonte ed Umbria;
  • l’autorizzazione paesaggistica semplificata per gli interventi ricadenti nell’allegato B di cui al D.P.R. 31/2017.

Quando è possibile un vincolo bene culturale per un rustico e un terreno agricolo? Il caso

Un ente pubblico economico riceveva in donazione dall’ultimo proprietario una villa storica con giardino sulla quale era stato posto successivamente un vincolo d’interesse culturale.

La villa con giardino comprendeva anche alcuni terreni circostanti ad uso frutteto ed orto, con un fabbricato rurale.

In occasione di una successiva vendita a privati e alienazione dei terreni agricoli e del fabbricato rurale da parte dell’ente, la Soprintendenza comunicava l’apposizione di un ulteriore vincolo anche su quei beni ai sensi degli artt. 10 e 12 del D.Lgs. n. 42/2004.

L’ente protestava, facendo ricorso al Tar, infatti, a suo parere ed in buona sostanza, il vincolo su quei beni sarebbe stato sproporzionato e, oltretutto, il rustico non avrebbe presentato comunanza di elementi architettonici ed estetici con la villa in qualità di edificio padronale.

Vincolo bene culturale: la definizione di bene culturale costituisce un concetto aperto che può essere interessato da più aspetti della cultura e gli organi di tutela ne hanno ampia discrezionalità

I giudici intervengono in giudizio sulla base di due importanti premesse:

  •  le valutazioni implicite nella dichiarazione di interesse culturale si estendono su una vasta gamma di campi del sapere e si fondano sull’individuazione delle qualità di un bene, caratterizzato da una considerevole discrezionalità tecnica. Il giudizio che precede la dichiarazione di interesse culturale, e quindi l’imposizione di un vincolo, comporta l’applicazione di competenze specialistiche tipiche di settori scientifici come storia, arte, architettura, archeologia e altre discipline con canoni flessibili e mutevoli, e quindi, ampi margini di soggettività;
  • la discrezionalità del Ministero è ancora maggiore nel caso di beni appartenenti a enti pubblici rispetto alle valutazioni condotte sui beni privati. Infatti, mentre per i beni del demanio o del patrimonio pubblico è richiesto un “interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”, ossia un “interesse semplice”, il codice dei beni culturali, nell’articolo 10, comma 3, richiede per i beni di proprietà privata il riscontro di un interesse “particolarmente importante” o “eccezionale”.

Tali premesse portano a ritenere che anche beni tradizionalmente estranei alla categoria di beni culturali (come un frutteto, un orto o un bene rustico) possano legittimamente presentare un interesse culturale che non può essere escluso a priori. Ad esempio, per quanto riguarda i terreni oggetto di valutazione, l’interesse culturale sorge dalla stretta connessione con un bene cinquecentesco (precedentemente sottoposto a vincolo) sia dal punto di vista morfologico che storico.

La natura giuridica del bene rappresenterebbe, poi, un ulteriore elemento a favore della legittimità del decreto di vincolo, la cui valutazione era chiamata ad accertare un interesse “semplice”.

È importante ricordare, a questo proposito, che secondo la costante giurisprudenza, la valutazione dell’amministrazione può essere oggetto di censura solo se la decisione risulta in contrasto con la realtà fattuale, ovvero se è irragionevole, incoerente o inattendibile dal punto di vista tecnico, andando al di là della naturale e intrinseca soggettività della conoscenza che definisce la natura culturale del bene.

Il ricorso non è, quindi, accolto

 

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