Chiusura balconi con vetrate frangivento e veranda abusiva

Vetrate frangivento: costituiscono una veranda?

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Semplici pannelli di vetro scorrevoli privi di montanti verticali e a chiusura non ermetica (c.d. vetrate frangivento) comportano nuovo volume e modifica di sagoma del fabbricato. Lo chiarisce il CdS

La veranda costituisce un locale autonomo e non può essere definita pertinenza, salvo che sia di dimensioni esigue da poter contenere esclusivamente un’istallazione tecnologica a servizio dell’abitazione.

Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 469/2022 torna a dibattere sulla chiusura abusiva di terrazzi e balconi con alcuni interessanti chiarimenti.

Il caso di un balcone schermato da vetrate frangivento

Un privato installava sul proprio balcone dei pannelli frangivento in vetro, rotabili su sé stessi e scorrevoli su binari, senza richiedere alcun permesso.

Nel dettaglio, la struttura era costituita:

  • da pannelli di vetro tra i 5 e i 10 mm, privi di camera aria;
  • tra un pannello e l’altro (quando chiusi) rimaneva dello spazio di circa 3 mm, non perfettamente isolato né in termini termici né dalla formazione di condensa o infiltrazioni piovane;
  • i pannelli erano fissati in sommità e al piede su guide costituite da profilati in alluminio di spessore tra i 40 e 60 mm di altezza;
  • i pannelli di vetro erano privi di montanti laterali.

Successivamente, dopo un accertamento, il Comune intimava la rimozione di tale struttura poiché abusiva.

Il privato, di conseguenza, faceva ricorso al Tar che lo respingeva con la seguente motivazione:

l’opera così come realizzata determina una chiusura idonea a creare ulteriore superficie utile, necessitando quindi di idoneo titolo edilizio, non potendo detta opera, per il materiale utilizzato, essere ricondotta a strutture leggere quali pergotende o gazebo.

Il ricorrente, quindi, decideva di appellarsi al CdS.

A parere del ricorrente appellante, i pannelli frangivento:

  • realizzati da una struttura leggera di arredo, ad esclusivo servizio dell’immobile stesso;
  • facilmente amovibili, caratterizzati da elementi in materiale leggero di esigua sezione, privi di opere murarie e di pareti chiuse di qualsiasi genere;
  • costituiti da elementi leggeri, assemblati tra loro, tali da rendere possibile la loro rimozione previo smontaggio e non demolizione;

non avrebbero potuto in nessun caso determinare il cambio di destinazione d’uso, rimanendo a tutti gli effetti un balcone non abitabile e non creando alcuna superficie utile lorda aggiuntiva.

Ne conseguiva la non necessarietà di alcun titolo autorizzativo preliminare, essendo la struttura frangivento paragonabile a tutti gli effetti ad un tendaggio di arredo.

La sentenza del Consiglio di Stato: la struttura frangivento integra una veranda assentibile tramite permesso di costruire

I giudici di Palazzo Spada, nonostante una perizia tecnica che inquadra l’opera realizzata per:

  • le sue caratteristiche costruttive,
  • le prestazioni termiche della vetrazione,
  • la completa amovibilità della partizione tramite impacchettamento,

come finalizzata a soddisfare esigenze temporanee, ricorda che già in passato si è affermato che:

l’installazione di pannelli in vetro atti a chiudere integralmente un’area (un porticato, ma analogamente, ad avviso del Collegio, la questione può essere posta per balconi o logge) che si presenti aperta su tre lati, determina, senz’altro, la realizzazione di un nuovo locale autonomamente utilizzabile, con conseguente incremento della preesistente volumetria e ciò perché l’intervento va riguardato dall’ottica del risultato finale, ovvero il rilevato aumento di superficie e di volumetria, sia che ciò consegua alla chiusura su tutti i lati, sia che ne implichi anche la copertura, pure con superfici vetrate o con elementi trasparenti e impermeabili, parzialmente o totalmente apribili.

Insomma, le opere in esame necessitano del permesso di costruire, poiché configurano la realizzazione di un veranda con chiusura di un balcone, comportando nuovi volumi e modifica della sagoma dell’edificio.

I togati ribadiscono che l’avvenuta realizzazione di un vano aggiuntivo mediante tamponatura di un’area (portico, loggia o balcone) non può neppure qualificarsi come pertinenza in senso urbanistico, in quanto integra un nuovo locale autonomamente utilizzabile.

La qualifica di pertinenza urbanistica è applicabile, infatti, soltanto ad opere di modesta entità e accessorie rispetto ad un’opera principale, quali ad esempio i piccoli manufatti per il contenimento di impianti tecnologici, ma non anche ad opere che, dal punto di vista delle dimensioni e della funzione, si connotino per una propria autonomia rispetto all’opera cosiddetta principale e non siano coessenziali alla stessa, tali, cioè, che non ne risulti possibile alcuna diversa utilizzazione economica.

Infine, il CdS chiarisce che anche se la perizia tecnica ha sottolineato l’utilizzo limitato, non ha escluso che la chiusura con vetrate dell’area corrispondente al balcone costituisca un’area abitabile (sebbene dette vetrate siano richiudibili “a pacchetto”), per la conformazione tecnica dell’opera e per il risultato che emerge a seguito della installazione, anche se tale uso è stimato che possa avvenire limitatamente in corrispondenza di alcuni periodi dell’anno.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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