Verande, pergotende e schermature spazi aperti: qual è il confine

Verande, pergotende e schermature di spazi aperti: qual è il confine?

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Qualunque schermatura che assimili uno spazio aperto a quello interno necessita del PdC. Nuovo intervento del CdS su verande e pergotende

La tentazione di chiudere, anche parzialmente, un balcone o un terrazzo non smetterà mai di immolare nuove “vittime” alla irresistibile e diffusa sensazione di percepire queste aree quale un insopportabile spreco di spazio da sottrarre assolutamente alle intemperie, anche a costo di commettere un illecito!

Non ci resta, quindi, che continuare a diffondere quei concetti applicati a nuovi casi, attraverso le molteplici sentenze che giungono in proposito dalle aule dei tribunali a contrasto della diffusione di questo genere di abusi edilizi.

Il Consiglio di Stato oggi ci presenta, appunto, un nuovo caso in merito alle verande attraverso una recente sentenza, la n. 7024/2022.

Azione combinata di pergotende e pannelli in vetro: et voilà è servita la veranda abusiva!

La proprietaria di un balcone decideva di modificarlo (senza richiedere alcun permesso) con la posa in opera di vetri, senza profili verticali, ad ante scorrevoli richiudibili su se stesse, installate con viti di fissaggio su una guida in alluminio e senza l’utilizzo di telai in acciaio murati, plinti, saldature o strutture di fissaggio permanenti.

Nel dettaglio, le ante in vetro richiudibili a libro, erano installate sulla parte frontale del balcone attraverso un binario a terra ed uno all’intradosso del solaio soprastante.

Il balcone rimaneva privo di chiusure nelle parti laterali, sulle quali erano installate due tende motorizzate.

Il Comune ordinava, quindi, la rimozione di tali manufatti sostenendo avessero originato una veranda assentibile tramite il permesso di costruire.

La donna si opponeva, sostenendo che trattavasi di opere di finitura di spazi esterni per le quali non sarebbe stato necessario richiedere il titolo edilizio, ai sensi dell’art. 6 “Attività edilizia libera“, comma 1, lett. e-ter), dpr 380/2001.

Dopo un ricorso al Tar della medesima, respinto, la questione approdava in appello presso il CdS.

Secondo l’appellante:

  • il Tar non avrebbe considerato che la vetrata in contestazione si articolava soltanto nella parte esterna del balcone, rimanendo prive di chiusura le parti laterali, su cui erano installate due tende motorizzate, con la conseguenza che non sarebbe emersa una chiusura totale del balcone comportante aumento volumetrico;
  • l’opera era costituita da semplici vetrate prive di telaio e quindi non definibili quali serramenti e inidonee a garantire lo stesso valore termico dei serramenti;
  • le vetrate erano totalmente apribili e agevolmente smontabili senza l’ausilio di attrezzatura o di personale specializzato, avente la specifica finalità di schermare il balcone dagli agenti atmosferici durante le stagioni piovose.

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Il Consiglio di Stato ribadisce il concetto di uso non temporaneo del manufatto a prescindere dai materiali utilizzati

I giudici di Palazzo Spada premettono che ai fini della corretta qualificazione dell’attività edilizia incidente sui balconi, occorre distinguere a seconda che l’intervento concretamente eseguito:

  • consista in opere di mero arredo di spazi aperti, deputate a realizzare sole esigenze di miglior godimento dell’immobile senza incidere significativamente su di esso, in tale modo lasciandone inalterate le caratteristiche tipologiche (in specie, architettoniche e funzionali, suscettibili di consentire la qualificazione dell’organismo in base alle tipologie edilizie), formali (tali da contraddistinguere il manufatto, configurandone l’immagine caratteristica) e strutturali (concernenti la composizione della struttura dell’organismo edilizio), in specie attraverso la conservazione del preesistente utilizzo esterno del balcone, che continua ad essere caratterizzato dall’apertura su almeno due lati;
  • abbia determinato la trasformazione dell’organismo edilizio, consentendo la chiusura integrale del balcone o di una sua parte, al fine di soddisfare esigenze non temporanee, a prescindere dai materiali impiegati o dalla loro facile amovibilità.

In tale ultima ipotesi, emergerebbe un intervento di trasformazione dell’organismo edilizio che, anziché migliorare la fruizione temporanea di uno spazio che rimane esterno rispetto all’unità a cui accede, dà vita ad una variazione planivolumetrica ed architettonica dell’immobile nel quale viene eseguito. Ciò, a prescindere dalla natura dei materiali utilizzati, realizzandosi, comunque, un nuovo locale autonomamente utilizzabile, il quale viene ad aggregarsi ad un preesistente organismo edilizio, trasformandolo in termini di sagoma, volume e superficie.

Le opere del caso in esame non sono meramente funzionali alla protezione dagli agenti atmosferici, in quanto non si limitano a fornire riparo temporaneo dal sole, dalla pioggia, dal vento o dall’umidità per rendere maggiormente gradevole, per un maggior periodo di tempo, la permanenza presso un ambiente che comunque rimane esterno (in quanto aperto su almeno due lati), bensì consentono la chiusura integrale del balcone, in tale modo creando un ambiente assimilabile (seppure non identico) a quello interno, attraverso l’azione combinata della vetrata e delle tende motorizzate.

Quando tende e pergotende rientrano in edilizia libera

I giudici, infine, ribadiscono che le tende e le pergotende sono sottratte al rilascio del previo titolo edilizio soltanto quando costituiscano un elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici, configurando un arredo funzionale alla migliore fruizione temporanea dello spazio esterno all’unità a cui accedono, potendo in tale ipotesi essere effettivamente ricondotte agli interventi manutentivi liberi ai sensi dell’art. 6, comma 1, del dpr 380/2001; nel caso di specie, tuttavia, le tende motorizzate, da un lato, non svolgono soltanto una funzione di riparo dal sole o dagli agenti atmosferici, ma, essendo installate sul solaio del balcone e consentendo di raggiungere il pavimento, permettono di chiudere, per l’intera altezza, la porzione di balcone compresa tra la vetrata e il muro.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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