Veranda abusiva su area vincolata: non vale l'accertamento di conformità

Veranda abusiva su area vincolata: non vale l’accertamento di conformità

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La conformità urbanistica di un’opera abusiva in area vincolata non può costituire ulteriore valutazione ai fini di un condono edilizio. I nuovi chiarimenti dal CdS

La non condonabilità edilizia di un’opera abusiva sorta in area con vincolo paesaggistico non può essere messa in discussione dall’accertamento della “doppia conformità urbanistica” dell’opera stessa.

Lo chiarisce il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6827/2021.

Il caso

Un Comune negava l’istanza di condono edilizio (legge n. 326/2003 – terzo condono) presentata per una veranda abusiva in area soggetta a vincolo paesaggistico.

Il proprietario del manufatto si appellava alla legge regionale:

Fermo restando quanto previsto dall’articolo 32, comma 27, d.l. n. 269/2003 e successive modifiche, dall’articolo 32 l. n. 47/1985, come da ultimo modificato dall’articolo 32, comma 43, del citato d.l. n. 269/2003, nonché dall’articolo 33 l. n. 47/1985, non sono comunque suscettibili di sanatoria… b) le opere di cui all’articolo 2, comma 1, realizzate, anche prima dell’apposizione del vincolo, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici […]

Il proprietario interpreta la norma regionale nel seguente modo: “la non sanabilità per le opere realizzate in aree vincolate – anche a prescindere dalla data di realizzazione delle stesse – dipende dalla verifica dell’ulteriore presupposto della non conformità alle norme urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici“.

Per tale motivo, il proprietario della veranda decideva di far ricorso al Tar (che gli dava ragione).

L’Amministrazione comunale ricorreva in appello presso il CdS.

La sentenza del Consiglio di Stato

I giudici richiamano la legge n. 326/2003 e ricordano che l’art. 27, pur collocandosi nell’impianto generale della legge n. 47/85, disciplina in maniera più restrittiva gli abusi realizzati in aree vincolate (come nel caso in esame), precludendo la sanatoria sulla base della anteriorità del vincolo e inscrivendo l’abuso nella categoria delle opere non suscettibili di sanatoria.

A parere del CdS, la norma regionale va letta in conformità a quanto succitato: non è condivisibile l’interpretazione che prevede il diniego del terzo condono del 2003 subordinato ad un’ulteriore valutazione di non conformità dell’intervento sul piano urbanistico.

Infatti, interpretare il requisito della conformità urbanistica:

quale presupposto da accertare con rigore ed in totale autonomia rispetto al contenuto del vincolo, per escludere la sanabilità dell’opera condurrebbe proprio a ritenere sanabili, nonostante la violazione dei vincoli paesaggistico ambientali, interventi abusivi solo perché per essi sussista una conformità urbanistica sostanziale […]

I giudici di Palazzo Spada, a conclusione, chiariscono che nel caso in esame la norma regionale è volta ad escludere la sanabilità delle opere abusive oggetto del terzo condono in via generale nelle zone vincolate con la sola ipotesi (di eccezione) che il vincolo sopravvenuto (dopo la realizzazione del manufatto abusivo) consenta l’accertamento di conformità ed in tali limiti.

Il ricorso è, quindi, accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net:

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del CdS

 

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