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Validità autorizzazione paesaggistica: quali sono i termini?

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Condizioni di validità dell’autorizzazione paesaggistica e possibilità di proroga. Cosa stabilisce la normativa di riferimento

Per gli interventi in zone soggette a tutela paesaggistica, è obbligatorio presentare all’ente competente i progetti delle opere previste al fine di verificare la compatibilità paesaggistica e ottenere l’autorizzazione paesaggistica.

Al fine di redigere in conformità alla normativa vigente le pratiche per l’autorizzazione paesaggistica, ti suggerisco l’apposito software per l’autorizzazione paesaggistica, che ti consente di compilare rapidamente i modelli, evitando errori e dimenticanze grazie a avanzate funzioni di input guidato, e ti offre la possibilità di archiviare digitalmente le pratiche per una consultazione agevole.

Scopriamo le condizioni di validità dell’autorizzazione paesaggistica, comprese eventuali proroghe ed eccezioni previste dalla normativa di riferimento.

Autorizzazione paesaggistica: ordinaria e semplificata

Se si intende effettuare interventi su un edificio o luogo situati in un’area soggetta a vincolo paesaggistico, è indispensabile richiedere, oltre al titolo edilizio pertinente, l’autorizzazione paesaggistica.

Si tratta di un’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione regionale o da un ente pubblico designato (come comune, ente parco o provincia) e ha una validità nel tempo a partire dalla data di rilascio.

La richiesta di autorizzazione può essere presentata attraverso due procedure, a seconda della natura dell’intervento:

  • procedimento ordinario;
  • procedimento semplificato.

L’autorizzazione paesaggistica ordinaria è obbligatoria quando si desidera intervenire su un immobile o un’area soggetta a tutela paesaggistica. Le modalità e i tempi per ottenere questa autorizzazione sono regolati dall’art. 146 del D.Lgs. 42/2004, noto come Codice dei beni culturali e del paesaggio.

L’autorizzazione paesaggistica semplificata è stata introdotta dal D.P.R. 31/2017 (allegato B) e si applica a 42 interventi considerati di lieve entità per i quali è prevista una procedura di autorizzazione paesaggistica più semplice e breve.

Non richiedono l’autorizzazione, invece, gli interventi elencati nell’art. 149, comma 1 del D.Lgs. 42/2004, così come quelli indicati nell’allegato A del D.P.R. 31/2017 noto come “interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica“.

Validità autorizzazione paesaggistica: art. 146 D.Lgs. 42/2004

L’autorizzazione paesaggistica ha una validità di cinque anni, al termine dei quali è necessario richiedere una nuova autorizzazione per continuare o iniziare i lavori progettati. Se i lavori iniziano durante il periodo di validità, devono essere completati entro un anno dalla sua scadenza.

Il periodo di validità inizia quando diventa efficace il titolo edilizio necessario per l’intervento, a meno che il ritardo nel rilascio non sia causato da circostanze imputabili al richiedente.

Art. 146 comma 4 – D.Lgs. 42/2004

[…] L’autorizzazione è efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l’esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione. I lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell’autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l’anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo. Il termine di efficacia dell’autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell’intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest’ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all’interessato.

L’autorizzazione deve essere richiesta da chiunque sia proprietario, possessore o detentore di un bene per intervenire su un immobile o un’area tutelati dal punto di vista paesaggistico. Questi soggetti devono presentare il progetto degli interventi e la documentazione necessaria, inclusa una relazione paesaggistica redatta da un tecnico abilitato. L’assenza della relazione paesaggistica comporta l’annullamento dell’autorizzazione.

L’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli abilitativi. I richiedenti devono astenersi dall’avviare i lavori fino a quando non ottengono l’autorizzazione e, se decade il titolo abilitativo edilizio, cade anche l’autorizzazione paesaggistica.

Per facilitarti la gestione delle pratiche edilizie, ti suggerisco di utilizzare in maniera integrata il software per i titoli abilitativi e il software per le istanze paesaggistiche, con cui puoi avere a tua disposizione modelli standardizzati e autorizzazioni paesaggistiche. Utilizzando la stessa interfaccia e le medesime modalità operative, puoi compilare, archiviare e stampare modelli unificati e standardizzati come CIL, CFL, CILA, Super SCIA, SCIA e PdC (Permesso di Costruire), nonché presentare istanze di autorizzazione paesaggistica.

Titoli abilitativi e autorizzazione paesaggistica: software Praticus-TA

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Proroga e rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica

L’art. 146 del decreto legislativo 42/2004 prevede la possibilità di ottenere una proroga di un anno nel caso in cui i lavori siano ancora in corso al termine dei cinque anni di validità dell’autorizzazione paesaggistica. In pratica, se i lavori sono iniziati ma non sono stati completati entro il quinquennio, è concesso un ulteriore anno per terminarli.

Per quanto riguarda l’istanza per il rinnovo delle autorizzazioni paesaggistiche, se scadute da meno di un anno, si segue una procedura semplificata secondo quanto sancito dal D.P.R. 31/2017 (art.7). Questo vale anche per le autorizzazioni rilasciate precedentemente secondo le regole dell’art.146 del Codice.

Il procedimento semplificato è però applicabile solo se le variazioni progettuali richieste sono di lieve entità e, nel caso in cui non sono richieste variazioni progettuali e non sono state introdotte nuove prescrizioni di tutela, l’istanza non deve includere una relazione paesaggistica.

Se invece le modifiche progettuali comportano interventi di entità maggiore, si applica il procedimento autorizzativo ordinario ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/2004.

Come ottenere l’autorizzazione paesaggistica: tempi e procedimenti

Il procedimento per ottenere l‘autorizzazione paesaggistica ordinaria può essere riassunto nelle seguenti 5 fasi:

  1. la parte interessata presenta l’istanza per ottenere l’autorizzazione paesaggistica;
  2. l’amministrazione competente esamina l’istanza, la documentazione e la relazione paesaggistica, verificandone la completezza e, se necessario, richiedendo integrazioni e svolgendo gli accertamenti necessari;
  3. l’amministrazione trasmette la documentazione alla Soprintendenza entro 40 giorni, accompagnata da una relazione tecnica e da una proposta di provvedimento. Viene comunicato all’interessato l’avvio del procedimento;
  4. la Soprintendenza esprime il proprio parere vincolante entro 45 giorni dalla ricezione degli atti, (in caso di parere negativo, la Soprintendenza comunica il preavviso di provvedimento negativo);
  5. entro 20 giorni dalla ricezione del parere della Soprintendenza, l’amministrazione competente provvede a rilasciare l’autorizzazione o negarla.
Come ottenere l'autorizzazione paesaggistica: procedura

Come ottenere l’autorizzazione paesaggistica: procedura

Per quanto riguarda il procedimento semplificato per l’autorizzazione paesaggistica, esso deve concludersi entro 60 giorni complessivi. Il Comune ha 30 giorni per verificare la richiesta, chiedere integrazioni se necessario, e inviare la proposta di autorizzazione alla Soprintendenza. Quest’ultima ha 20 giorni per esprimere un parere vincolante. Se positivo, il Comune rilascia l’autorizzazione entro 10 giorni. Se negativo, viene inviato un preavviso di rigetto, e la richiesta viene respinta solo in assenza di osservazioni accoglibili.

In caso di mancato parere entro il termine, si applica il principio del silenzio-assenso, e l’Amministrazione rilascia l’autorizzazione.

Autorizzazione paesaggistica e sentenze di riferimento

Di seguito ti propongo una serie di sentenze che specificano dei casi in cui si chiariscono degli aspetti fondamentali sul tema dell’autorizzazione paesaggistica e degli interventi per cui è richiesta.

Cambio destinazione d’uso. Quando ci vuole l’autorizzazione paesaggistica?

La sentenza n. 11390/2023 del Consiglio di Stato rivela un intricato scenario legale riguardo al cambio di destinazione d’uso opere interne e compatibilità paesaggistica nello specifico la trasformazione di un’autorimessa in abitazione in zone vincolate.

Il caso esaminato si concentra su un’istanza di autorizzazione paesaggistica riguardante la trasformazione di un garage-cantina in abitazione civile, che ha sollevato controversie tra vicini, portando alla luce questioni cruciali.

Sebbene il Tar avesse inizialmente respinto le impugnazioni, il CdS ha ribaltato la decisione, affermando che la trasformazione interna, anche senza incremento volumetrico, può influire sulla superficie utile e, di conseguenza, sul paesaggio. La sentenza sottolinea la distinzione tra interventi “minori” e quelli che comportano la “creazione di superfici utili”, escludendo questi ultimi da una possibile compatibilità paesaggistica postuma. La giurisprudenza consolidata indica che le modifiche sostanziali alla destinazione d’uso non possono rientrare nella categoria di manutenzione straordinaria o restauro conservativo, ma piuttosto rientrano nella ristrutturazione edilizia.

Per tale ragione gli interventi edilizi non potevano essere ricondotti a quelli contemplati dall’articolo 167, comma 4 (compatibilità paesaggistica), lettera c) del D.Lgs. n. 42/2004, escludendo in tal modo la possibilità di una compatibilità paesaggistica postuma.

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