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Un edificio abusivo può essere usato a fini pubblici?

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Cassazione: il Comune ha la facoltà di decidere di recuperare per uso pubblico un edificio destinato alla demolizione, ma a determinate condizioni

Un edificio realizzato abusivamente e destinato ad essere demolito, può essere recuperato a beneficio della collettività solo attraverso una delibera consigliare che metta in luce gli evidenti interessi pubblici di tale conversione.

Attenzione però! Il recupero non deve essere in contrasto con i prevalenti interessi urbanistici ed ambientali (art. 31, comma 5 del dpr 380/2001). Lo chiarisce la sentenza penale n. 23360/2021 della Corte di Cassazione.

Il caso

Un Comune aveva acquisito al patrimonio pubblico un immobile realizzato abusivamente.

L’ente, in seguito, aveva deliberato per la conservazione dell’edificio (allo stato grezzo) al fine di destinarlo per edilizia residenziale sociale.

Successivamente il Tribunale aveva ingiunto la demolizione, a seguito di ricorso della Procura, poiché la decisione del Comune sarebbe stata illegittima.

Infatti l’edificio in questione oltre ad essere stato realizzato senza il necessario permesso di costruire, violava le disposizioni della normativa antisismica.

Il Comune, quindi, decideva di fare ricorso in Cassazione.

Il giudizio della Corte di Cassazione

Gli ermellini chiariscono che secondo costante affermazione giurisprudenziale della stessa Corte:

l’ordine di demolizione impartito dal giudice costituisce espressione di un potere sanzionatorio autonomo e distinto rispetto all’analogo potere dell’autorità amministrativa, con la conseguenza che esso deve essere eseguito in ogni caso, con la sola eccezione dell’adozione di una deliberazione consiliare, per l’esistenza di prevalenti interessi pubblici, e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.

In altre parole, la Cassazione spiega che fermo restando l’obbligo di esecuzione dell’ordine di demolizione emesso dal giudice, il Comune può decidere sulla possibilità di recuperare il manufatto abusivo destinato alla demolizione.

Tuttavia deve essere rispettate determinate condizioni:

  • l’assenza di contrasto con rilevanti interessi urbanistici e, nell’ipotesi di costruzione in zona vincolata, assenza di contrasto con interessi ambientali. In quest’ultimo caso l’assenza di contrasto deve essere accertata dall’amministrazione preposta alla tutela del vincolo;
  • l’adozione di una formale deliberazione del consiglio con cui si dichiari formalmente la sussistenza di entrambi i presupposti;
  • la dichiarazione di contrasto della demolizione con prevalenti interessi pubblici, quali ad esempio la destinazione del manufatto abusivo ad edificio pubblico.

Il giudice deve verificare che tale delibera e i suoi presupposti siano realmente incompatibili  con l’ordinanza di demolizione, non essendo evidentemente consentito fermare l’esecuzione penale per tempi imprevedibili.

Solo a partire dall’adozione di una delibera comunale secondo l’art. 31 del TUE è dunque preclusa al giudice la potestà di disporre la demolizione del manufatto e solo a partire da tale momento l’inottemperanza dell’ingiunto all’ordine di demolizione impartito dall’autorità giudiziaria potrebbe ritenersi giustificata.

Nel caso in esame, concludono gli ermellini, non basta individuare una finalità pubblica, ma occorre l’indicazione delle ragioni per le quali proprio quell’immobile costruito in violazione delle norme urbanistiche e sismiche possa soddisfare le suddette finalità.

Per tali motivi, il ricorso è dichiarato inammissibile.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: “Ordine di demolizione: quando sono possibili la revoca o la sospensione?

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte di Cassazione

 

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