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Un amministratore può spostare denaro da una cassa condominiale all’altra?

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Per la Cassazione stornare momentaneamente somme di denaro da una cassa condominiale per coprire i debiti di un altro condominio, costituisce appropriazione indebita

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 29179/2020 chiarisce che un amministratore di codominio non può disporre liberamente dei fondi dei singoli condomìni, e pertanto non può compensare momentaneamente i debiti di un’amministrazione con il denaro proveniente da una cassa condominiale all’altra.

Per la Cassazione questa operazione costituisce reato di appropriazione indebita.

Il caso

Un’amministratrice che gestiva più condomìni, era condannata per appropriazione indebita di denaro in primo e secondo grado, poiché in numerose occasioni aveva utilizzato le risorse economiche di un condomìnio per compensare i debiti di un altro condomìnio.

La vicenda si era manifestate perché, nel momento di fine mandato di amministratrice, non era stata più in grado di restituire il denaro stornato dalla cassa di un condomìnio di cui era stata gestrice.

L’amministratrice faceva, quindi, ricorso in Cassazione.

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso […]

Il giudizio della Corte di Cassazione

I giudici chiariscono che la questione prescinde dalla volontà dell’amministratrice di restituire il denaro sottratto e successivamente impossibilitata alla restituzione a causa dei condomini insolventi.

Per gli ermellini, ciò che conta è la volontà di appropriarsi delle somme di denaro in favore di terzi; il reato non è da individuarsi nel momento di mancata restituzione, ma secondo l’orientamento dato dall’art. 646 del Codice penale, il reato deve:

essere individuato nella volontà del legislatore di sanzionare penalmente il fatto di chi, avendo l’autonoma disponibilità della “res”, dia alla stessa una destinazione incompatibile con il titolo e le ragioni che ne giustificano il possesso, anche nel caso in cui si tratti di una somma di danaro

Quindi, per i giudici, il possesso e l’utilizzo del denaro affidato all’amministratrice è giustificato entro i limiti degli scopi ammessi dall’incarico conferito, per cui quest’ultima ha commesso il reato nel momento in cui ha messo in pratica l’intenzione di prelevarli per fare un uso diverso e per propri fini, estranei all’interesse del mandante.

Il ricorso, quindi, non è accolto.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Cassazione

 

esimus

 

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