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Tettoia: quando occorre il permesso di costruire

Tettoia: quando occorre il permesso di costruire?

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Il CdS torna sul tema delle tettoie: la differenza sulla necessità o meno di richiesta del PdC è data dalla consistenza del manufatto

Rieccoci ad occuparci di un classico intramontabile degli abusi in edilizia: la tettoia! Con una nuova sentenza sul caso, la n. 10897-2022, il Consiglio di Stato fa un utile ripasso e riepilogo, con qualche nuovo chiarimento, sulle circostanze che inquadrano la legittimità o la illegittimità di questo manufatto ancora protagonista di tante discussioni delle aule dei tribunali.

Tettoia: pertinenza o nuova costruzione? Ecco il caso

Tettoia incriminata: queste le caratteristiche!

  • Struttura portante in legno e copertura spiovente, con dimensioni di 3,00 x 9,00 m e dell’altezza di 2,60 m,
  • realizzata in assenza di concessione/autorizzazione ed in territorio dichiarato di notevole interesse pubblico.

Il Comune ne chiedeva la demolizione alla proprietaria che prontamente inoltrava istanza di sanatoria, per cui veniva sospeso il provvedimento demolitivo.

Successivamente, la disputa approdava prima presso il Tar e poi in appello presso il CdS.

Delineate quindi l’oggetto e la circostanza del contendere, passiamo alla difesa. La proprietaria ricorrente:

  • sosteneva che l’opera contesa, da lei ritenuta pertinenza, consisteva in una tettoia aperta sui tre lati, escludendo pertanto che la stessa avrebbe comportato un aumento volumetrico all’abitazione, con conseguenti sanzioni di carattere demolitorio;
  • chiedeva se l’effetto della presentazione di un’istanza di accertamento di conformità successivamente all’emanazione di un’ordinanza di demolizione da parte dell’Amministrazione procedente, o meglio, se la richiesta da parte del privato di ottenere un titolo abilitativo in sanatoria avrebbe comportato o meno la caducazione degli effetti del primo provvedimento sanzionatorio emesso dal Comune;
  • lamentava la violazione della giusta procedura da parte dell’amministrazione nella mancata comunicazione di avvio del procedimento a suo carico.

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I chiarimenti del CdS sulle tettoie: non deve aggiungere volumetria!

I giudici di Palazzo Spada, riprendendo il giudizio del Tar, osservano che la mera natura pertinenziale della tettoia in questione supposta dalla ricorrente non può ritenersi tale, date le dimensioni del manufatto che concorrono a mutare dal punto di vista esteriore lo stato dei luoghi, a determinare una modifica dell’immobile preesistente e, quindi, una trasformazione edilizia e urbanistica del territorio in area assoggettata a vincolo paesaggistico.

A tal proposito, secondo la consolidata giurisprudenza del CdS:

  • il rilascio del permesso di costruire per la realizzazione di una tettoia è necessario quando, per le sue caratteristiche costruttive, essa sia idonea ad alterare la sagoma dell’edificio;
  • l’installazione della tettoia è invece sottratta al regime del permesso di costruire quando la sua conformazione e le ridotte dimensioni ne rendano evidente e riconoscibile la finalità di mero arredo e di riparo e protezione dell’immobile cui accedono.

La realizzazione di una tettoia in aderenza alla parete verticale di un manufatto preesistente è, infatti, idonea a costituire un collegamento qualificato con il relativo immobile, anche se non imbullonata alla parete verticale dell’edificio cui accede, ma al suolo. Essa modifica la sagoma e costituisce un ampliamento, con conseguente creazione di nuova volumetria implicando la richiesta di un adeguato titolo autorizzatorio.

Istanza di sanatoria della tettoia

I giudici respingono l’assunto secondo cui la presentazione da parte del destinatario di un ordine di demolizione di una domanda di condono o sanatoria produrrebbe la definitiva inefficacia dell’originario ordine di demolizione.

Per giurisprudenza pacifica, la presentazione di un’istanza di sanatoria non comporta l’inefficacia del provvedimento sanzionatorio pregresso, non essendoci un’automatica necessità per l’amministrazione di adottare un nuovo provvedimento di demolizione; nel caso in cui venga presentata una domanda di accertamento di conformità in relazione alle medesime opere (da verificare nel caso di specie da parte degli organi comunali), l’efficacia dell’ordine di demolizione subisce un arresto, ma tale inefficacia opera in termini di mera sospensione.

Ne consegue che, rigettata la sanatoria, la demolizione, temporaneamente inefficace in pendenza del procedimento di sanatoria, riprende vigore anche in caso di silenzio-diniego.

L’art. 36 del testo unico sull’edilizia ha previsto che “sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata“.

Mancata comunicazione dell’avvio della procedura di demolizione

In ultimo, il CdS chiarisce che secondo consolidata giurisprudenza in materia, l’esercizio del potere repressivo degli abusi edilizi costituisce attività vincolata della PA, con la conseguenza che i relativi provvedimenti, quale il diniego di condono o della sanatoria, costituiscono un atto vincolato per la cui adozione non è necessario l’invio di comunicazione di avvio di procedimento, non essendovi spazio per i momenti partecipativi del destinatario dell’atto.

Per questi motivi, il ricorso non è accolto.

 

Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articoli:

Scarica lo schema del procedimento di rilascio del permesso di costruire.

praticus-ta
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