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Tettoia su rampa di scale e ristrutturazione edilizia

Tettoia per scale esterne: è ristrutturazione edilizia?

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Tettoia per scale esterne, aperta su tre lati e con modeste dimensioni non necessita di permesso di costruire: il parere del TAR Campania

Oggetti camaleontici come tettoie, pergolati e pergotende rimangono, nonostante fiumi di sentenze, ancora parzialmente avvolti in un alone di mistero per quel che riguarda il loro inquadramento giuridico in edilizia. Infatti, nella sentenza n. 6151/2023, il Tar Campania, in premessa, ne sottolinea la definizione e delimitazione poco chiara nell’attuale regime legislativo, in particolare le tettoie, per cui, in ogni caso, bisogna valutarne bene consistenza e funzione. Questa poca chiarezza può costituire la pietra d’inciampo non solo per tali manufatti, ma anche per tanti interventi edilizi che potrebbero necessitare di un titolo abilitativo specifico. Ed allora, per essere sicuro di non sbagliare, valuta l’utilizzo di un software per i titoli abilitativi in edilizia, che ti supporterà nella scelta e gestione e nella successiva archiviazione, facilmente consultabile, dei molteplici moduli edilizi sempre aggiornati.

Tettoia per scale esterne: manutenzione straordinaria o ristrutturazione edilizia?

Al centro del caso vi è una struttura esterna, aperta su tre lati, a protezione della rampa di scale che conduceva sul terrazzo di copertura di un fabbricato ad uso abitazione.

Nel dettaglio, detta struttura:

  • copriva una superficie di circa 15 m²;
  • aveva una copertura ad onduline in plastica, pendente ed altezza variabile da m 2,50 a m 3.

Per il Comune tale manufatto costituiva opera non precaria, qualificabile come tettoia, rientrante in intervento di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3, comma 1, lett. d) del D.P.R. 380/2001. Per tale motivo l’ente emetteva un’ordinanza di demolizione per mancato rilascio del previo permesso di costruire.

Il proprietario della tettoia sosteneva, al contrario, che si sarebbe trattato di un’opera precaria o di facile rimozione, rientrante in edilizia libera, o, tutt’al più, in manutenzione straordinaria, poiché il recente intervento era stato limitato alla semplice sostituzione della copertura originaria, pure in plastica, su un manufatto preesistente e risalente agli anni ’40.

Si arrivava, così, al ricorso al Tar.

Tar Campania: circa la tettoia per scale esterne, risultano evidenti la mera funzione di riparo e le ridotte dimensioni

I giudici ricordano che la ristrutturazione cd. pesante è costituita dall’effetto dell’intervento complessivo che, pur incidendo su un manufatto preesistente, deve condurre ad un “organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente” per effetto di un “insieme sistematico di opere“.

Con riguardo alle strutture poste in aree esterne, la giurisprudenza ha ad esempio precisato che “una tettoia di rilevanti dimensioni” che determini un’evidente alterazione dello stato dei luoghi e incida sull’assetto edilizio precedente, sì da integrare gli estremi dell’intervento di ristrutturazione edilizia, comportante modifica della volumetria e della sagoma complessive dell’edificio, determina la realizzazione di un organismo edilizio diverso dal precedente ai sensi del citato art. 3, comma 1, lett. d) del D.P.R. 380/2001 necessitante del permesso di costruire.

Tanto premesso, i giudici ritengono che tali caratteristiche, però, non sussistano nella tettoia in esame:

  • per la modesta dimensione del manufatto (che copre una superficie di 15 metri quadri),
  • per la sua evidente funzione di riparo dagli agenti atmosferici derivante dalla sua specifica collocazione in una zona di passaggio tra un livello e l’altro dei lastrici di copertura,
  • per la sua inidoneità a trasformare anche solo in parte l’edificio cui è annesso, idoneità di cui non vi è traccia né negli atti istruttori o né nel provvedimento impugnato.

Ne consegue che l’applicazione degli articoli 3 comma 1 lett. d) e 33 “Interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità” del TUE, non appare sorretta da un’adeguata istruttoria, rispetto all’opera oggetto di ricorso.

Il ricorso è, quindi, accolto.

 

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