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Home » BIM Topic » BIM e progettazione » Tetto verde: criteri di progettazione e vantaggi

Tetto verde: criteri di progettazione e vantaggi

Come progettare un tetto verde per ridurre la temperatura interna, migliorare l'efficienza energetica e trasformare gli edifici in oasi verdi

Tempo di lettura stimato: 10 minutidi Redazione BibLus / 3 Marzo 2025/0 Commenti/in BIM e progettazione, Certificazione energetica /di
Tetto-verde

Nel panorama dell’edilizia sostenibile, il “tetto verde” o “green roof” rappresenta un’opzione sempre più considerata da progettisti e urbanisti, grazie alle molteplici virtù e agli effetti positivi sulle prestazioni energetiche degli edifici.

Questa soluzione innovativa, oltre ad avere una grande resa estetica e funzionale, aumenta il valore delle strutture in fase di vendita e apporta benefici inestimabili all’ambiente urbano. In questo articolo approfondiamo com’è fatto un tetto verde, il tipo di vegetazione consigliata, i benefici economici e le regole progettuali da rispettare.

Inoltre, vedremo come un software BIM per la progettazione architettonica può essere molto d’aiuto per valutare attentamente tutti gli elementi in gioco nel progetto di un tetto verde: stratigrafia, elaborati grafici, visualizzazione 3D, render e realtà virtuale.

Coperture a verde, l’approfondimento ANCE

ANCE propone un interessante approfondimento sulle coperture a verde, una soluzione innovativa per potenziare l’efficienza energetica del costruito e, allo stesso tempo, per migliorare l’estetica delle nostre città.

Le coperture a verde vengono impiegate per migliorare l’isolamento termico e acustico degli edifici. Sono, infatti, un isolante naturale che protegge dai rumori esterni e dalla dispersione di calore, in inverno, e dalla calura in estate, riducendo così significativamente i consumi per il riscaldamento e il raffrescamento.

Contribuiscono, inoltre, alla gestione delle acque meteoriche, assorbendo l’acqua in eccesso e riducendo il rischio di sovraccaricare le reti fognarie, e favoriscono la biodiversità di flora e fauna in ambienti urbani.

L’approfondimento ANCE concentra l’attenzione sulla UNI 11235 – la normativa di riferimento per le coperture a verde – che definisce i criteri di progettazione, esecuzione e manutenzione di questo tipo di coperture, dai green roof ai giardini pensili e garantisce un quadro di riferimento per tutte le parti coinvolte nel processo, dal progettista al committente.

Icona

Download Gratuito Approfondimento ANCE sulle coperture a verde (Marzo 2025)

I vantaggi del tetto verde

Negli ultimi anni, il tetto verde è emerso come una soluzione rivoluzionaria nell’ambito delle costruzioni sostenibili in grado di migliorare l’isolamento termico degli edifici, riducendo i consumi per riscaldamento e raffrescamento.

Le coperture a verde offrono innanzitutto benefici dal punto di vista delle prestazioni ambientali degli edifici. In particolare, sono in grado di migliorare l’efficienza energetica, agendo come un isolante naturale. Durante l’inverno, queste coperture contribuiscono a ridurre la dispersione di calore, mentre in estate ne limitano l’accumulo, rendendo gli ambienti interni più freschi e confortevoli. In aggiunta, questi sistemi migliorano l’acustica, assorbendo parte dei rumori esterni.

Le piante e la vegetazione delle coperture a verde assorbono l’acqua, che viene trattenuta negli strati drenanti, riducendo il deflusso superficiale, migliorandone la qualità, contribuendo alla gestione delle acque meteoriche e riducendo il rischio di sovraccarico delle reti fognarie.

Inoltre, se realizzati e gestiti correttamente, i tetti verdi contrastano gli effetti delle intense precipitazioni e servono come bacini idrici per l’irrigazione. Numerosi studi dimostrano che il valore aggiunto attualizzato di un tetto verde estensivo si attesta a 15 euro/mq, a fronte dei costi puri associati solo all’impermeabilizzazione

Grazie alla presenza della vegetazione, le coperture a verde contribuiscono a ridurre il fenomeno delle isole di calore urbane, abbassando la temperatura ambientale nelle città durante i periodi estivi.

Recentemente, anche l’Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (Enea) ha fornito dati sorprendenti che confermano l’efficacia di questa tecnologia all’avanguardia.

Secondo l’Enea, l’isolamento verde, che implica la presenza di vegetazione sui tetti e sulle pareti degli edifici, è in grado di ridurre la temperatura interna degli edifici fino a 3 gradi Celsius e il flusso di calore di quasi il 50%. Questo è un risultato eccezionale, che offre una risposta diretta alle sfide dell’efficienza energetica nelle costruzioni moderne.

Ma come funziona esattamente questo fenomeno? Gli esperti attribuiscono questo notevole miglioramento al ruolo essenziale dell’ombreggiatura e al fenomeno di traspirazione delle piante. Le piante sui tetti e sulle pareti degli edifici forniscono un’ombra naturale che riduce l’assorbimento di calore solare, mantenendo così gli interni più freschi durante le giornate calde. Inoltre, la traspirazione delle piante rilascia umidità nell’aria circostante, contribuendo a raffrescare l’ambiente interno durante le stagioni calde.

Ecco in sintesi i principali vantaggi dei tetti verdi:

  • miglioramento dell’isolamento termico degli edifici;
  • riduzione dei consumi per riscaldamento e raffrescamento;
  • riduzione dell’effetto isola di calore urbano, contribuendo a mantenere temperature più fresche nelle città;
  • miglioramento della qualità dell’aria attraverso la mitigazione degli inquinanti atmosferici;
  • aumento dell’albedo, consentendo una maggiore riflessione della radiazione solare e una dispersione del calore;
  • raffreddamento dell’aria circostante grazie all’evapotraspirazione delle piante;
  • miglioramento delle condizioni microclimatiche all’interno degli edifici, con un notevole risparmio energetico;
  • gestione più efficace delle acque meteoriche durante piogge intense;
  • promozione della biodiversità urbana attraverso la creazione di habitat per flora e fauna;
  • valorizzazione estetica dell’ambiente e degli edifici, contribuendo a un aspetto più verde e gradevole;
  • protezione delle membrane impermeabilizzanti dei tetti, aumentando la loro durata nel tempo;
  • isolamento acustico per una riduzione dei rumori ambientali;
  • ritorno sull’investimento comprovato, offrendo benefici sociali, economici e ambientali.

 

tetto verde

Tetto verde

Oltre agli evidenti benefici in termini di efficienza energetica, l’isolamento verde offre anche un vantaggio estetico significativo. Molti architetti considerano questa soluzione una scelta ideale non solo per migliorare le prestazioni termiche degli edifici ma anche per arricchire la loro estetica. L’aggiunta di vegetazione sui tetti e sulle pareti può trasformare un edificio in un’oasi urbana, migliorandone l’aspetto complessivo e la connessione con la natura circostante.

In questi progetti, tali sistemi svolgono un ruolo importante nel migliorare l’aspetto visivo dell’edificio e nel valorizzare il paesaggio urbano circostante. L’integrazione di elementi naturali come piante e vegetazione crea un impatto visivo positivo, che contribuisce a un’estetica più gradevole e a una migliore percezione dello spazio, migliorando l’aspetto urbano in generale.

In alcuni casi, queste coperture possono essere trasformate in veri e propri giardini pensili, destinati a attività all’aperto, come luoghi di relax o spazi sociali. Questi giardini sono fruibili sia in contesti privati che pubblici, come alberghi, ospedali, centri commerciali e condomini.

In ambienti urbani, dove lo spazio disponibile a livello del suolo è ridotto, queste soluzioni rappresentano un’opportunità unica per sfruttare aree altrimenti inutilizzabili, aggiungendo valore alla città e migliorando la qualità della vita dei suoi abitanti.

Le istruzioni della UNI 11235 per la progettazione di coperture a verde

Per sfruttare appieno i benefici dell’isolamento verde, è essenziale seguire le norme e le linee guida appropriate. La UNI 11235:2015 è il riferimento principale che regola questo tipo di intervento. Questa normativa regola una serie di aspetti, tra cui la capacità agronomica e drenante del terreno, il controllo dell’aerazione, la manutenzione della vegetazione, la resistenza agli attacchi biologici e l’attitudine alla biodiversità.

Inoltre, è sempre consigliabile effettuare una valutazione accurata del contesto in cui verrà realizzato l’isolamento verde. Questo include anche l’analisi delle caratteristiche specifiche del luogo, la pianificazione dell’aerazione adeguata e il controllo del solaio e degli elementi strutturali prima di procedere con la posa dei vari strati.

Progettazione a strati

Nel capitolo 5 della Norma UNI 11235:2015 sono definiti i criteri relativi alla progettazione delle coperture a verde secondo un approccio tipicamente bottom-up, che implica l’organizzazione della struttura a partire dalla base, per poi definire progressivamente gli strati superiori che compongono l’intero sistema.

Ogni strato ha una funzione specifica, che si integra perfettamente con gli altri per garantire la durabilità e l’efficienza della copertura nel tempo. La sequenza degli strati è cruciale, poiché il corretto funzionamento di una copertura a verde dipende dalla sinergia tra di essi, dalla protezione contro le infiltrazioni d’acqua alla gestione ottimale delle risorse idriche.

Stratigrafia di un tetto verde

In un tetto verde occorre prevedere i seguenti strati funzionali:

  • strato impermeabilizzante di alta qualità;
  • sistema anti-radice o strato di protezione meccanica, per evitare che le radici si sviluppino in profondità danneggiando le componenti del fabbricato e lo stato impermeabilizzante sottostante;
  • strato di drenaggio fatto di materiale ghiaioso;
  • un tessuto filtrante, in genere un “geotessuto”, come il TNT;
  • substrato per la crescita delle piante (strato colturale);
  • strato di vegetazione.
Stratigrafia tetto verde

Stratigrafia tetto verde

Secondo la norma UNI 11235, i seguenti elementi sono definiti primari e devono sempre essere presenti nelle coperture a verde:

  • elemento portante;
  • elemento di tenuta all’acqua;
  • elemento di protezione all’azione delle radici;
  • elemento di protezione meccanica;
  • elemento di accumulo idrico;
  • elemento drenante;
  • elemento filtrante;
  • strato colturale;
  • strato di vegetazione.

Gli strati secondari sono:

  • barriera al vapore;
  • schermo al vapore;
  • isolamento termico;
  • strato di pendenza;
  • strato di regolarizzazione;
  • strato di imprimitura;
  • strato di continuità;
  • strato di diffusione e/o equalizzazione delle pressioni di vapore;
  • strato di irrigidimento o ripartizione dei carichi;
  • strato di separazione e/o scorrimento;
  • protezione meccanica;
  • zavorramento;
  • antierosione.

Gli elementi accessori di una copertura a verde sono:

  • elementi di trattenimento dello strato colturale;
  • elementi di trattenimento dell’elemento drenante;
  • elementi di ancoraggio della vegetazione;
  • elementi di barriera di fuoco;
  • pozzetti di ispezione;
  • sistemi anticaduta.

Con un software di progettazione architettonica BIM puoi impostare facilmente la stratigrafia, caratterizzando ciascun strato ed assegnando proprietà, spessori, ecc. Dal modello 3D BIM, inoltre, è possibile ottenere in automatico le sezioni dettagliate e tutti i grafici necessari alla corretta realizzazione dell’opera.

stratigrafia solaio con Edificius

Stratigrafia solaio con Edificius

Membrana impermeabilizzante

Al di sopra del supporto portante si trova la membrana impermeabilizzante, che riveste un ruolo determinante nel garantire sia la tenuta all’acqua che la protezione dalle radici (paragrafo 8.2).

Questa membrana deve essere progettata per evitare qualsiasi infiltrazione, proteggendo la struttura sottostante. Essendo un elemento fondamentale, la membrana deve essere resistente alle sollecitazioni meccaniche, all’invecchiamento e deve sopportare l’aggressione delle radici. La manutenzione delle membrane può risultare complessa, in quanto una volta posata, qualsiasi intervento di riparazione o sostituzione implica lo spostamento degli strati soprastanti, inclusa la vegetazione.

È importante progettare la copertura con soluzioni che impediscano il passaggio orizzontale dell’acqua in caso di infiltrazioni, come l’adozione di membrane posate in totale adesione o la creazione di settori compartimentati per facilitare eventuali riparazioni. Le membrane, che possono essere in bitume polimero-elastomeriche (SBS), bitume polimero-plastomeriche (APP) o sintetiche (PVC, poliolefine), devono essere scelte in base a specifiche esigenze legate alla loro flessibilità, alla resistenza al carico e alle temperature, per garantirne l’efficienza nel tempo.

Strato drenante

Procedendo verso l’alto, un ruolo cruciale è ricoperto dallo strato drenante, la cui funzione è quella di gestire correttamente le acque meteoriche e favorire il deflusso dell’umidità (paragrafo 8.5). Il drenaggio efficace impedisce il ristagno dell’acqua sulla copertura, riducendo il rischio di danni strutturali. Gli elementi drenanti possono essere realizzati con aggregati naturali o elementi preformati, a seconda delle necessità progettuali e delle caratteristiche ambientali.

A livello progettuale deve esser dimensionata la capacità drenante di questo strato, in funzione dell’intensità di pioggia critica, dell’inclinazione del solaio e della geometria della copertura.

Gli aggregati naturali, come pomice, lapillo, tufi geolitici, sono in grado di accumulare acqua, contribuendo così a una sua gestione più equilibrata. Questi materiali, tuttavia, devono essere scelti con attenzione, evitando l’uso di materiali che possono comportare carichi eccessivi sulla copertura.
Gli elementi preformati, invece, sono soluzioni più leggere e possono essere composti da materiali come pannelli in plastica, polistirene estruso, poliestere, polipropilene, polistirene espanso o polietilene. In entrambi i casi, i materiali devono rispettare rigorosi standard tecnici per garantire la longevità e l’efficienza del sistema drenante.

Elemento filtrante

Al di sopra dello strato drenante si trova l’elemento filtrante, il cui ruolo è quello di prevenire il passaggio di particelle fini dallo strato colturale verso il sistema di drenaggio, mantenendo la funzionalità di quest’ultimo nel tempo (paragrafo 8.7). Questo strato, solitamente un geotessile non tessuto, deve avere una permeabilità almeno dieci volte superiore a quella dello strato colturale. Questo garantisce che l’acqua possa defluire senza trasportare particelle che potrebbero ostruire i canali drenanti, compromettendo l’efficienza del sistema.

L’elemento filtrante deve essere scelto e posato con grande attenzione, poiché la sua capacità di resistere all’ostruzione è cruciale per il funzionamento a lungo termine del sistema. Inoltre, deve essere progettato per resistere alle condizioni ambientali, mantenendo la sua integrità nel tempo.

Questo strato è fondamentale per proteggere il drenaggio dalle particelle fini che provengono dallo strato colturale, evitando che l’intero sistema si intasi e smetta di funzionare correttamente.

Strato colturale

Infine, lo strato colturale, meglio denominato substrato, che costituisce il mezzo in cui le piante crescono, è il cuore del sistema, è quello che condiziona le prestazioni del sistema ed è l’elemento
visibile della copertura a verde (paragrafo 8.8). Questo è composto da una miscela di materiali che forniscono alle piante il supporto strutturale, nutrizionale e idrico necessari per la loro crescita.

A seconda della tipologia di copertura (intensiva o estensiva), la profondità e la composizione dello strato colturale variano. In generale, questo strato deve essere ben drenato per evitare ristagni d’acqua che possano danneggiare le radici delle piante, e deve essere sufficientemente profondo per garantire un buon sviluppo vegetale.

Lo strato colturale deve soddisfare caratteristiche specifiche per garantire un adeguato supporto alla vegetazione e un’efficace gestione idrica. Le principali proprietà da considerare includono il fuso granulometrico, che determina la distribuzione delle dimensioni delle particelle, e la velocità di infiltrazione, che influisce sulla rapidità con cui l’acqua penetra nel substrato. La conducibilità
elettrica, legata alla presenza di sali minerali, nonché la capacità di scambio cationico sono indicatori importanti per la salute delle piante, in quanto influenzano l’assorbimento dei nutrienti.

Altre caratteristiche rilevanti sono la sostanza organica, che migliora la fertilità e la struttura del substrato, e la porosità totale, fondamentale per consentire il corretto drenaggio e l’ossigenazione delle radici. La capacità di ritenzione idrica, l’acqua disponibile per la vegetazione, e il volume di aria nel substrato sono determinanti per mantenere un buon equilibrio tra umidità e ossigeno.

Scelta del substrato

La corretta scelta del substrato è fondamentale per garantire le prestazioni di un tetto verde e il benessere a lungo termine delle piante. La scelta deve ovviamente tener conto dello spessore a disposizione, del tipo di vegetazione che si vuole impiantare e dal carico che è possibile aggiungere in copertura. I substrati leggeri si possono realizzare a partire dai singoli componenti o essere forniti già premiscelati e pronti all’uso. L’importante è che assicurino le seguenti caratteristiche:

  • drenaggio: la capacità di assorbire le acque piovane risulta di vitale importanza per prevenire problemi di accumulo d’acqua, che potrebbero portare ad un aumento del carico strutturale del tetto, oltre a mettere a rischio la salute delle piante. Tuttavia, è importante che la velocità di assorbimento delle acque non sia eccessivamente elevata. Il “kit verde” (comprendente il sistema di drenaggio, il substrato e le piante) deve avere il tempo necessario per assorbire al massimo l’acqua, al fine di ricostituire le riserve idriche e rallentare l’afflusso delle acque piovane verso i sistemi di smaltimento (come grondaie, tubazioni e fognature). L’uso di materiali inerti, come sabbie di origine fluviale o da cava, nonché ghiaia con diverse granulometrie e caratteristiche, o argilla espansa, può garantire un drenaggio efficace, ma eccessivo rispetto alle esigenze di un tetto verde. D’altro canto, l’utilizzo di un terreno agricolo, con il tempo, rischia di diventare quasi impermeabile e quindi di rappresentare un carico eccessivo per la struttura e un ostacolo allo sviluppo delle piante. È dunque indispensabile avere una giusta miscela di terreno e inerti;
  • durabilità: i tetti verdi sono spesso situati in aree difficilmente accessibili alle persone e ai mezzi, sia durante la fase di costruzione che in seguito, quando i mezzi di costruzione (come gru e ponteggi) sono stati rimossi. Durante la costruzione, è essenziale scegliere materiali resistenti che mantengano nel tempo la portanza necessaria per sostenere chi fruisce del tetto verde. I terreni comuni o i terricci ad alto contenuto di torba non possiedono queste caratteristiche, specialmente in periodi piovosi in cui possono diventare altamente plastici e deformabili. Inoltre, i substrati con eccessiva materia organica tendono a ridurre il loro volume nel tempo a causa della mineralizzazione di questa sostanza;
  • leggerezza: in molte situazioni, il principale ostacolo alla realizzazione dei tetti verdi è rappresentato dalla limitata capacità di carico dei solai preesistenti. In questi casi, occorre limitare l’utilizzo di materiali come ghiaia, sabbia o terreno vegetale;
  • fertilità: su un tetto verde è essenziale garantire la crescita e la sostenibilità delle piante nel tempo, pertanto è necessario utilizzare materiali che possano fornire alle radici acqua, ossigeno, nutrienti e favorire la formazione di materia organica. Queste caratteristiche sono tipiche dei terreni agricoli di buona qualità e dei substrati specificamente formulati per la coltivazione. Al contrario, sabbia, ghiaia e argilla espansa non sono in grado di fornire questi benefici essenziali alle piante. In particolari periodi dell’anno, è possibile comunque scegliere di fornire nutrienti integrativi alla vegetazione del tetto verde, con l’utilizzo di specifici fertilizzanti.

Per supportare i tecnici nella progettazione delle scelte è opportuno consultare la Norma UNI 11235 “Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione, il controllo e la manutenzione di coperture a verde”. Questa norma, tra le altre cose, indica anche i requisiti e le caratteristiche dei materiali da impiegare per i vari strati di coltivazione, drenaggio e strato fertile.

Scelta delle piante

La scelta del verde e delle piante in un tetto verde, è l’aspetto principale per la buona riuscita del progetto nel tempo. Come scegliere, quindi, il “verde” adeguato? Ovviamente la scelta non può che dipendere dalla zona climatica dell’intervento e da fattori legati al microclima, come frequenza delle precipitazioni, vento, temperature minime e massime, esposizione, ombreggiamento, ecc. Inoltre, è sempre bene considerare il tipo e lo spessore del substrato scelto ed optare per specie perenni e arbusti di medie e piccole dimensione.

Le principali tipologie di vegetazione possono includere specie erbacee, bulbose, tuberose e rizomatose, arbusti, rampicanti e ricadenti, alberi.

Di solito, i sedum e le piante succulente più in generale, sono le specie vegetali più utilizzate per i tetti verdi perché non richiedono molta cura, non hanno bisogno di molte irrigazioni, non necessitano di frequenti potature e sono specie rustiche che ben si ambientano in climi sia caldi che freddi e che ben rispondono a stress idrici (piogge intense o siccità molto prolungate).

tetto_verde_sedum

Tetto verde | Sedum

Tuttavia, grazie alle nuove tecnologie e ai sistemi di irrigazione monitorati a distanza, oggi è possibile realizzare sia tetti verdi estensivi che tetti verdi intensivi ed avere una vasta scelta di piante da utilizzare.

Altre specie vegetali consigliate sono borracina, garofani, timo, rosmarino, santolina, potentilla e le piante aromatiche in generale, sempre per la loro rusticità e resistenza. Da evitare invece il glicine, edera, betulla, salice, pioppo, piante palustri, bambù e tutte le specie che sviluppano apparati radicali molto estesi, che potrebbero facilmente compromettere l’integrità delle strutture dell’edificio.

Per una scelta ottimale, sarebbe ideale prendere in considerazione eventuali studi condotti sulla zona d’intervento o su zone con caratteristiche analoghe. Ad esempio, in uno studio sperimentale recente, condotto in Lombardia, è stato allestito un tetto per esaminare il comportamento di diverse specie in due profondità di substrato diverse, 10 e 15 cm. L’obiettivo? Valutare l’aspetto agronomico e la biodiversità.

Tra le specie che hanno brillato per performance, con copertura superiore al 75% dopo 18 mesi dalla messa a dimora e minime infestazioni, spiccano nomi come Cerastium biebersteinii, Dianthus gratianopolitanus e Thymus serpyllum. Ma non sono da sottovalutare nemmeno altre specie come Sedum album, Santolina marchii, e Iberis sempervirens, che, se consociate saggiamente, possono portare risultati sorprendenti.

la scelta della vegetazione in un tetto verde

Come scegliere la vegetazione nel progetto di un tetto verde

Inoltre, è stata condotta una prova di taleaggio primaverile per valutare la possibilità di radicazione diretta delle talee nel substrato del tetto verde, riducendo così i costi di gestione.

Impianto di irrigazione

Oltre agli elementi precedentemente menzionati, è spesso necessario includere un sistema di irrigazione in un tetto verde, soprattutto nelle varianti intensive. Questo elemento risulta fondamentale in siti dove lo spessore del substrato è contenuto, e quindi la capacità di ritenzione dell’acqua è limitata.

Tra le opzioni disponibili, è possibile scegliere tra un sistema di irrigazione:

  • a pioggia, sebbene presenti un consumo d’acqua più elevato;
  • a goccia, che comporta un consumo d’acqua inferiore rispetto al precedente;
  • subirrigazione, che coinvolge tubi interrati per alimentare direttamente la falda di accumulo. Questa opzione spesso rappresenta una scelta più efficiente dal punto di vista del risparmio idrico.

In aggiunta, è comune integrare un sistema di drenaggio nel sistema di irrigazione, al fine di eliminare l’acqua in eccesso. Questo è essenziale per prevenire eventuali effetti negativi sul substrato, sulle radici delle piante e sullo sviluppo complessivo della vegetazione.

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Manutenzione dei tetti verdi

Nel capitolo 11, la norma UNI 11235:2015 tratta anche della manutenzione delle opere a verde, che può essere suddivisa in quattro sotto-tipologie principali, ognuna con obiettivi specifici e modalità di intervento diverse, finalizzate a garantire il mantenimento della funzionalità della copertura nel tempo.

Manutenzione di avviamento per il controllo

La manutenzione di avviamento per il controllo è la prima fase del processo e comprende tutte le attività necessarie per il raggiungimento di uno stato di controllo ottimale. In questa fase, si
effettuano operazioni mirate a proteggere lo strato colturale e la vegetazione da eventuali rischi di erosione idrica ed eolica. Tali interventi sono fondamentali per creare una base stabile per la crescita delle piante, evitando che fattori esterni compromettano la loro radicazione e l’efficacia del sistema di drenaggio.

Manutenzione di avviamento a regime

La manutenzione di avviamento a regime si applica principalmente alle coperture a verde estensive, concentrandosi sul passaggio dallo stato iniziale alla manutenzione ordinaria. Sebbene le
lavorazioni siano simili a quelle di avviamento, in questa fase gli interventi vengono eseguiti con una frequenza e intensità inferiore, in modo da stabilizzare ulteriormente l’ambiente e assicurare che le piante possano crescere in modo autonomo, riducendo progressivamente la necessità di interventi costanti.

Manutenzione ordinaria

La manutenzione ordinaria ha l’obiettivo di preservare nel tempo l’efficienza della copertura a verde. Si tratta di un insieme di interventi agronomici regolari che variano in funzione delle
caratteristiche del progetto, delle condizioni climatiche e dell’evoluzione della coltura. Questi interventi includono operazioni di controllo della vegetazione, concimazione, irrigazione e
potatura, sempre eseguite con attenzione per evitare danni alla stratigrafia e per non compromettere la funzionalità degli strati drenanti e della membrana impermeabilizzante. È fondamentale che queste operazioni vengano svolte senza sovraccaricare la struttura con macchinari non adeguati e senza danneggiare i delicati strati superiori.

Manutenzione straordinaria

La manutenzione straordinaria viene eseguita solo in caso di situazioni particolari che richiedono interventi urgenti. Eventi meteorologici eccezionali, l’insorgenza di fitopatologie gravi o altre
problematiche impreviste sono le principali cause che attivano questa fase. Gli interventi di manutenzione straordinaria sono essenziali per ripristinare rapidamente la funzionalità della
copertura a verde e prevenire danni a lungo termine.

In tutte le fasi, è fondamentale seguire un approccio mirato e attento, che rispetti la struttura della copertura esistente e permetta di mantenere la funzionalità nel lungo periodo, evitando danni dovuti a sovraccarichi o ad attrezzature inadeguate.

Tipologie di tetto verde

I tetti verdi possono essere suddivisi in due principali categorie: tetti verdi estensivi e tetti verdi intensivi. Questa distinzione si basa sulla profondità del substrato utilizzato per la crescita delle piante, ciascuna con caratteristiche specifiche.

Tetto verde estensivo

Il tetto verde estensivo è caratterizzato da uno strato di terreno relativamente sottile, solitamente compreso tra 8 e 12 cm. Questa tipologia è ideale per coprire grandi superfici come capannoni, garage o tetti inclinati. È destinato principalmente a ospitare specie erbacee e piante di piccole dimensioni. Richiede una manutenzione minima, con interventi generalmente limitati a 1-2 volte all’anno. Tuttavia, non è calpestabile se non durante le fasi di installazione e manutenzione. Inoltre, il peso complessivo di un tetto verde estensivo è contenuto e di solito non supera i 150 kg/mq.

Tetto verde intensivo

Il tetto verde intensivo, al contrario, presenta uno strato colturale significativamente più spesso, che può variare da 25 cm a 1 metro. Questa tipologia richiede una manutenzione più frequente, con interventi che possono arrivare a 4-5 volte all’anno. Inoltre, il peso complessivo di un tetto verde intensivo è notevolmente superiore rispetto a quello estensivo, un aspetto da considerare attentamente quando si valuta la struttura di supporto. Nel caso dei tetti verdi intensivi, la scelta delle piante è molto più ampia. Oltre alle specie erbacee, è possibile includere arbusti e addirittura alberi. In questa categoria, la varietà delle scelte vegetali è più vasta, consentendo una progettazione più ricca e complessa. Pertanto, la selezione può spaziare da tetti con una singola specie di pianta a quelli con una miscela diversificata di piante.

Esempio tetto verde

Esempio tetto verde

 

Modellazione 3d/BIM di un tetto verde

Per modellare in 3D un tetto verde, comprensivo di tutti gli strati e gli elementi che lo compongono, è possibile utilizzare un software BIM per la progettazione architettonica. In questo modo, aggiungi al modello tutti gli strati funzionali, definisci gli spessori ma anche l’aspetto estetico del modello. Valuti l’impatto estetico del progetto e l’organizzazione della vegetazione, inserisci vialetti, percorsi, muretti, piante, ecc. Direttamente dal modello 3D BIM generi in automatico le piante, le sezioni, i grafici di dettaglio e realizzi viste realistiche del modello (render, fotoinserimenti, ecc.).

Inoltre, con un semplice visore, navighi nel modello, esplori il tetto verde: puoi guardarlo dal basso, riproducendo la stessa prospettiva degli utenti, oppure osservarlo dall’alto per valutare l’impatto estetico a livello urbanistico. Puoi modificare le piante e tutti gli elementi inseriti nel modello 3D per una scelta più consapevole e ponderata. Puoi generare render statici delle diverse soluzioni di progetto per dare al committente una visione realistica delle tue idee.

I vantaggi del BIM sono davvero tanti in ogni ambito della progettazione.

render tetto verde

Render tetto verde realizzato con Edificius

 

Tetti verdi: esempi di eccellenza

Alcuni progetti esemplari dimostrano l’impatto positivo dei tetti verdi. Facciamo qualche esempio pratico.

1105 West Peachtree: la terrazza a cielo aperto ad Atlanta
Il duo di architetti Rule Joy Trammell + Rubio ha progettato una nuova torre residenziale dallo stile contemporaneo nella vivace Atlanta. L’edificio, concepito per uso misto, ospita hotel, uffici e aree commerciali. Completano il progetto anche la presenza di 64 appartamenti di lusso con incredibili viste panoramiche sulla città.

  • 1105 West Peachtree: la terrazza a cielo aperto ad Atlanta;
  • progetto rooftop farm sviluppato da Brooklyn Grange al Javits Center a Manhattan;
  • tetto giardino del Vancouver Public Library, progettato dall’architetto paesaggista Cornelia Oberlander;
  • Namba Parks, il parco commerciale “verde” a Osaka dello studio Jerde;
  • Nieuw Bergen ad Eindhoven, Olanda, progettato da due grandi studi come MVRDV e SDK;
  • California Academy of Science a San Francisco, progettato dalll’archistar Renzo Piano;
  • Nanyang School of Art a Singapore, opera della CPG Consultants in sinergia con la Nanyang School of Art;
  • bosco verticale a Milano di Stefano Boeri.

Edificius

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