Creazione di un tetto termico su lastrico solare

Tetto termico su lastrico solare, non è sopraelevazione!

?Stampa l'articolo o salvalo in formato PDF (selezionando la stampante PDF del tuo sistema operativo)
Stampa articolo PDF

La sostituzione di un lastrico solare con un tetto termico non abitabile non può considerarsi sopraelevazione. Lo chiarisce il Tar Campania

Quando pensiamo ad una copertura piana di un edificio l’associazione è presto fatta con un luogo geograficamente caldo, in prossimità del mare, mentre una copertura a falde ci rimanda col pensiero ad un posto dal clima più freddo e piovoso.

Ma una copertura, che sia piana o a falde, ha sempre lo stesso scopo e cioè quello di proteggere al meglio (come fosse un cappello) l’edifico sottostante da ogni sorta di aggressione da parte degli agenti atmosferici o dall’invasione di qualsiasi altra cosa che possa risultare dannosa e indesiderata al nostro rassicurante “guscio”.

E se ci decidessimo a cambiare la foggia di questo “cappello” nel desiderio di proteggere meglio la nostra casa, spinti anche dal ritmo travolgente di quel tam tam attuale che incita all’efficientamento energetico delle costruzioni? Quali difficoltà di ordine tecnico e burocratico dovremmo affrontare?

A tal riguardo, la sentenza n. 1272/2022 del Tar Campania può certamente rappresentare un aiuto per fugare una parte di questi dubbi.

Da lastrico solare a tetto termico: sopraelevazione sì o sopraelevazione no? Il caso

La proprietaria di un immobile in un fabbricato condominiale, sito in zona a rischio sismico, intendeva sostituire il lastrico solare a copertura dell’unità immobiliare di proprietà con la realizzazione di un tetto termico (con altezza media pari a 2,67 m) e per tale scopo richiedeva al Comune il permesso di costruire.

Alcuni condomini delle unità immobiliari sottostanti si opponevano, con ricorso al Tar, lamentando la violazione:

  • dell’art. 90 (Sopraelevazioni), comma 2 del dpr 380/2001, mancanza della certificazione del competente Ufficio tecnico regionale;
  • del’art. 1127 (Costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio), comma 2 del codice civile;

configurando sopraelevazione la sostituzione di copertura, nella qualità di mansarda potenzialmente abitabile, in assenza di autorizzazione sismica.

E’ utile sottolineare che spesso la scelta del titolo abilitativo più appropriato per la realizzazione di un manufatto edilizio costituisce motivo di facile inciampo, ma la stessa gestione del titolo edilizio scelto correttamente potrebbe risultare confusa tra molteplici moduli da compilare, presentare e successivamente archiviare. E’ per questo che ti suggerisco uno strumento che può rendere il tuo lavoro più veloce, facile da tenere in ordine e consultare agevolmente.

La sentenza del Tar Campania: la creazione di un tetto termico non equivale all’aggiunta di un intero piano

I giudici chiariscono che l’intervento in questione assentito col PdC non è configurabile come “sopraelevazione”; ne consegue che il relativo titolo abilitativo edilizio non deve intendersi subordinato alla previa certificazione del competente Ufficio tecnico regionale che specifichi, oltre al numero di piani addizionabili, l’idoneità della struttura esistente a sopportare il nuovo carico.

Essi specificano che si tratta della realizzazione di un “tetto termico”, non costituendo, per le relative caratteristiche altimetriche interne (altezza media pari a m 2,67, inferiore a quella minima, fissata in 2,70 m), a norma del regolamento comunale, volumetria computabile ai fini urbanistici e locale abitabile dal punto di vista funzionale.

Infatti, secondo l’orientamento giurisprudenziale:

la sopraelevazione di un piano dell’edificio in muratura, rilevante ai sensi dell’art. 90 del d.p.r. n. 380/2001, consiste nell’innalzamento dell’edificio di un ulteriore piano: la norma si riferisce non già ad un generico aumento di volumetria o alla sopraelevazione anche parziale di un piano, bensì, specificamente, per gli edifici in muratura, alla sopraelevazione di un piano e, per gli edifici in cemento armato normale e precompresso, alla sopraelevazione anche di più piani.

La sopraelevazione indica, attraverso la realizzazione di piani ulteriori del fabbricato, un incremento di quest’ultimo che si caratterizza per il superamento dell’altezza originaria dell’edificio.

Di conseguenza, la realizzazione di opere nuove, per essere ritenuta sopraelevazione:

deve comportare un aumento dell’altezza originaria dell’intero edificio e non di singole parti di esso, rilevando ai fini della configurabilità di una sopraelevazione il superamento del punto più alto della costruzione. La sopraelevazione ha, dunque, come riferimento solo l’altezza massima dell’edificio.

Il Tar sottolinea, infine, che tale nozione di sopraelevazione trova conferma nelle previsioni del dm 16 gennaio 1996 “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche” (invocato da parte ricorrente), il quale, al punto C.9.1.1., configura come mero “ampliamento” la sopraelevazione di parti dell’edificio di altezza inferiore all’altezza massima dell’edificio stesso, precisando che in tal caso non sussiste l’obbligo del rispetto delle prescrizioni di cui al punto C.3.

Nel caso in esame:

l’intervento assentito è da considerarsi un ampliamento e non anche una sopraelevazione. Invero, esso ha ad oggetto la sostituzione del solaio di calpestio di una terrazza preesistente con realizzazione di un sottotetto, che non viene assolutamente a superare l’altezza massima del fabbricato.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articolo di BibLus-net: “La modifica del tetto è sopraelevazione!

 

 

praticus-ta
praticus-ta

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.