Home » BIM Topic » Certificazione energetica » Caratteristiche e stratigrafia del tetto rovescio

tetto rovescio

Caratteristiche e stratigrafia del tetto rovescio

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Un quadro generale sul tetto rovescio, la copertura piana che assicura ottime performance energetiche agli edifici

La copertura dell’edificio può essere realizzata seguendo diverse soluzioni tecniche. In base alla disposizione degli strati, si parla di tetto rovescio, tetto caldo e tetto freddo (o ventilato).

Vediamo quali sono le differenze, quando e perché preferire uno piuttosto che l’altro e come analizzare le performance energetiche delle diverse soluzioni utilizzando un software per il calcolo e la simulazione energetica.

Cosa si intende per tetto rovescio?

Il tetto rovescio è una tipologia di copertura piana in cui lo strato impermeabilizzante (o di tenuta) è posizionato sotto lo strato isolante e agisce anche da barriera al vapore. È denominato “rovescio” perché solitamente, nelle configurazioni più comuni (tetto caldo), la posizione di isolante e impermeabilizzante risulta invertita.

Nei tetti rovesci l’isolante è lo strato più esposto alle azioni climatiche, agli stress dovuti a sbalzi di temperatura, ai cicli di gelo e disgelo, alle sollecitazioni meccaniche e al dilavamento dovuto alle precipitazioni. Il sistema di tenuta, invece, risulta meno esposto ed ha la sola funzione di impermeabilizzare la copertura.

L’isolante deve, quindi, essere scelto con accuratezza, per resistere alle intemperie e all’umidità. Inoltre, nel tetto rovescio, è solitamente posato a secco sulla guaina impermeabilizzante e zavorrato per impedire eventuali spostamenti causati dall’azione del vento e dell’acqua. Per bloccarne gli spostamenti ed attutire il così detto “effetto dilavamento”, viene solitamente utilizzata la ghiaia. In altri casi, è previsto l’utilizzo di pavimentazioni adatte all’esterno o altri elementi che ne assicurano la stabilità.

La soluzione tecnologica del tetto rovescio è meno comune rispetto a quella del tetto caldo, nonostante le sue prestazioni siano superiori in termini di isolamento ed impermeabilizzazione. Lo svantaggio potrebbe essere di tipo economico, per via del sovradimensionamento in termini di spessore dello strato isolante che deve resistere al fenomeno di dilavamento dell’acqua.

La disposizione invertita della membrana impermeabile nei tetti rovesci richiede anche l’uso di un isolante estremamente resistente, capace di sopportare elevate pressioni causate dalla pioggia, dalla zavorra e da carichi accidentali e permanenti stimati in fase di progetto.

Sebbene il tetto rovescio sia più prestante del tetto caldo, il tetto ventilato risulta in linea generale, la soluzione più efficiente.

Stratigrafia

La stratigrafia di un tetto rovescio può subire piccole variazioni in base alle scelte progettuali ma la base di partenza è sempre la seguente:

  • soletta;
  • massetto delle pendenze;
  • membrana impermeabilizzante;
  • strato isolante;
  • geotessuto;
  • strato di zavorramento;
  • manto di copertura.
stratigrafia tetto rovescio

Stratigrafia tetto rovescio

Per ottenere risultati ottimali e duraturi  è essenziale l’impiego di materiali specifici, con adeguate caratteristiche di resistente meccanica e all’umidità. Soprattutto nella scelta dell’isolante, che è il materiale più esposto in questa tipologia di copertura.

In particolare, l’isolante dovrà avere caratteristiche ben precise di resistenza:

  • all’azione dell’acqua;
  • alla compressione;
  • ad eventuali cicli di gelo e disgelo.

Quando si usa il tetto rovescio

Il tetto rovescio sta guadagnando sempre più popolarità tra i progettisti che propongono uno stile architettonico caratterizzato da tetti piani e linee pulite.

I tetti rovesci e i tetti caldi possono essere sia praticabili che non praticabili. Una copertura piana praticabile può assumere la forma di una terrazza, un parcheggio o un tetto verde, tutte tipologie compatibili con la scelta di un tetto rovescio.

Solitamente, l’uso di tetti rovesci è più vantaggioso in casi in cui si vuole ottenere un maggior isolamento termico della copertura e quando è possibile mettere in conto un effort economico maggiore da destinare alla scelta del tipo di isolante e al suo spessore.

In fase di progetto, la scelta dei materiali e dei dettagli costruttivi e tecnologici, può determinare la buona riuscita dell’opera e la sua durata nel tempo. Per fare una scelta consapevole non sempre basta l’esperienza. È opportuno confrontare tra loro soluzioni alternative e verificare i risultati di calcolo per essere sicuri di individuare l’opzione più vantaggiosa, in relazione anche al risultato atteso e alle risorse a disposizione.

Per determinare le caratteristiche, gli spessori e il posizionamento dei vari strati da inserire in copertura e confrontare le prestazioni energetiche delle diverse soluzioni, può essere molto d’aiuto utilizzare un software per il calcolo e la simulazione energetica.

Grazie al calcolo dinamico puoi eseguire simulazioni energetiche molto precise ed ottenere dei risultati molto vicini al comportamento reale dell’edificio.

Differenza tra tetto freddo, tetto caldo e tetto ventilato

Come già accennato, l’ordine di assemblaggio degli strati della copertura, determina comportamenti diversi dell’involucro.

Il tetto caldo e il tetto freddo differiscono unicamente per la posizione reciproca tra strato isolante e impermeabilizzante. Nel tetto caldo l’isolante è sotto lo strato impermeabilizzante, che lo protegge dagli stress dovuti all’azione degli agenti meteorici. Nel tetto rovescio questi due strati sono invertiti rispetto ad un tradizionale tetto caldo.

Il tetto freddo (o copertura ventilata) invece, ha una stratigrafia ed un comportamento del tutto differente.

Approfondiamo le differenze per scoprire anche i vantaggi dell’una e dell’altra soluzione.

Tetto caldo

Il tetto caldo rappresenta la soluzione più ricorrente nelle abitazioni tradizionali, soprattutto quando si richiede un controllo igrometrico e termico degli ambienti sottostanti (sottotetti e mansarde). In questa configurazione, l’elemento di tenuta viene posizionato sopra l’isolamento termico, creando così una copertura continua. A seconda delle caratteristiche del materiale e dell’ambiente circostante, può essere aggiunto uno strato di protezione, zavorramento o finitura.

È di fondamentale importanza scegliere una membrana impermeabile adatta, poiché deve resistere alle variazioni termiche e alle sollecitazioni meccaniche come il vento. Per preservare nel tempo le caratteristiche dell’isolamento termico, può essere utile installare uno schermo o una barriera al vapore sotto di esso, al fine di mantenerlo asciutto e protetto dall’umidità proveniente dagli ambienti sottostanti.

Nei tetti caldi, i cicli di dilatazione e contrazione termica dell’isolante possono causare tensioni cicliche sulla membrana impermeabile, sia in trazione che in compressione. Queste tensioni sono massime quando la membrana è installata in aderenza all’isolante. A meno che non sia necessaria una resistenza al vento diretta, l’installazione indipendente della membrana assicura una maggiore durata dell’impermeabilizzazione, riducendo le tensioni dovute alle diverse dilatazioni termiche dei materiali a diretto contatto.

Tetto freddo (o ventilato)

Il tetto freddo o ventilato rappresenta un tipo di copertura che, oltre ad essere isolata e impermeabilizzata, include un’intercapedine d’aria sotto il manto di copertura per consentire una ventilazione costante, regolando così temperatura e umidità. Si tratta sostanzialmente di una variante del tetto caldo, arricchita da uno strato di ventilazione.

Posa in opera copertura ventilata

Posa in opera copertura ventilata

Questa soluzione tecnica offre un elevato livello di comfort interno e incide sulla qualità e la durabilità degli strati di copertura nel corso del tempo. L’intercapedine d’aria consente un migliore controllo dell’irraggiamento solare durante l’estate, garantendo il mantenimento della temperatura e dell’umidità a livelli confortevoli. Inoltre, la presenza della ventilazione può renderne opzionale l’uso di una barriera al vapore, a seconda delle condizioni ambientali circostanti.

Tuttavia, questo approccio è anche il più complesso e costoso, poiché richiede l’installazione di un doppio impalcato (solitamente in legno) su cui posare il manto di copertura (come tegole, coppi, lastre di pietra, ecc.) e un’attenta progettazione delle aperture di aerazione per garantire un’efficace ventilazione sull’intera superficie della copertura.

Per approfondire, leggi anche “Come funziona la copertura ventilata“.

TerMus-PLUS

 

TerMus-PLUS
0 commenti

Lascia un Commento

Cosa ne pensi?
Lascia un commento sull'articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *