Dai commercialisti la richiesta di un Testo Unico sulle detrazioni fiscali in edilizia

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I commercialisti hanno chiesto al Parlamento una serie di correttivi sul Superbonus 110%, tra cui un riordino complessivo delle norme e delle prassi sulle detrazioni fiscali in edilizia

Durante un’audizione presso la commissione bicamerale di vigilanza sull’anagrafe tributaria il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha presentato un documento con una serie di proposte migliorative e semplificative sul Superbonus 110%.

Nel dettaglio i commercialisti chiedono interventi in merito a:

  • sistematizzazione della disciplina delle detrazioni “edilizie”;
  • immobili oggetto degli interventi agevolati con superbonus al 110%;
  • immobili “vincolati” e “soggetti a restrizioni edilizie”;
  • immobili delle persone fisiche;
  • conseguenze fiscali della contabilizzazione del contributo;
  • superbonus e sismabonus “acquisti”;
  • natura “individuale” o “assembleare” della decisione di opzione;
  • detraibilità delle spese per l’amministratore e il general contractor;
  • proroga del superbonus e delle opzioni.

Di seguito analizziamo gli aspetti più rilevanti del documento dei commercialisti.

Il “fatturato” del settore

Per comprendere la rilevanza ormai assunta dal comparto delle detrazioni, evidenziano i commercialisti, basti pensare che nelle dichiarazioni dei redditi del 2019, per l’anno 2018 (quindi ancora al netto del bonus facciate e, ovviamente, del superbonus), il totale delle detrazioni IRPEF è stato di:

  • 6,7 miliardi di euro, per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e sismabonus;
  • 1,7 miliardi di euro, per gli interventi di efficienza energetica.

Per un totale complessivo di 9,4 miliardi di euro.

Il documento inoltre evidenzia che le modalità alternative dello sconto in fattura del fornitore e della cessione del credito di imposta, applicabile non solo al superbonus, ma anche alle altre principali detrazioni “edilizie”:

costituiscono un incentivo all’effettuazione degli interventi agevolati non meno incisive di una elevata percentuale di detrazione, perché, grazie anche alla finalmente sopravvenuta possibilità di cedere il credito di imposta alle banche, modificano in modo radicale l’appetibilità finanziaria delle agevolazioni e ampliano anche l’ambito dei soggetti che possono in concreto avvalersene, a cominciare da quelli per i quali la fruibilità del beneficio necessariamente sotto forma di detrazione si scontra con l’insormontabile limite di una imposta lorda eventualmente “incapiente”.

Riordino delle norme e delle prassi

Il primo e più importante punto del documento, di cui i commercialisti ravvisano l’esigenza e l’urgenza, è una sistematizzazione complessiva della disciplina relativa alle detrazioni fiscali in edilizia.

Essi evidenziano che: “Se non risultasse possibile accorpare le diverse discipline in un testo unico normativo, in ragione del fatto che si tratta per lo più di norme transitorie aventi un orizzonte temporale limitato che viene di volta in volta prorogato, sarebbe quanto meno opportuno venire incontro agli operatori e ai contribuenti predisponendo e mantenendo aggiornato un testo unico delle interpretazioni”.

Infatti viene fatto notare che l’Agenzia delle Entrate produce già ora utili “Guide” dedicate alle singole detrazioni “edilizie”, le quali, tuttavia, risultano molto spesso superate nel giro di poco tempo da ulteriori chiarimenti di prassi che vengono diramati nella forma di risposte a interpello presentate da contribuenti con riguardo a singole fattispecie di interesse generale.

Superbonus per immobili residenziali e/o non residenziali?

L’articolo 119 del Decreto Rilancio consente, in modo abbastanza agevole, di ritenere che il superbonus al 110% possa trovare applicazione:

  • con riguardo agli interventi di efficienza energetica, a tutti quelli che hanno per oggetto parti comuni di edifici, senza destinazione tra quelli residenziali e non residenziali;
  • con riguardo agli interventi di miglioramento sismico, a tutti quelli che hanno per oggetto edifici residenziali o edifici a destinazione produttiva.

Sorprendentemente, fanno notare i commercialisti, sin dalla prima circolare n. 24 dell’8 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate ha però fatto propria una interpretazione restrittiva volta ad affermare l’applicabilità del superbonus al 110% solo sugli edifici residenziali.

Questa interpretazione restrittiva ricorda da vicino l’analoga interpretazione restrittiva sostenuta per oltre un decennio dall’Agenzia delle Entrate, con riguardo all’ecobonus, circa l’inapplicabilità del beneficio per gli interventi effettuati sugli immobili delle imprese diversi da quelli strumentali.

Anche in quel caso, infatti, l’interpretazione restrittiva delle Entrate non risultava supportata dalla lettera della norma e, dopo dieci anni di tenaci resistenze in sede contenziosa, è stata smontata dalla giurisprudenza di merito prima e dalla Corte di cassazione poi, fino a costringere l’Agenzia a una marcia indietro “ufficiale” con la risoluzione n. 34 del 2020.

Immobili vincolati e salto di due classi energetiche

Per quanto concerne gli edifici vincolati, la legge Rilancio richiede sempre un miglioramento di almeno due classi energetiche relativamente all’edificio nella sua interezza.

Per i commercialisti ciò si traduce nella impossibilità pratica di applicare il Superbonus al 110% con riguardo alla generalità degli edifici sui quali insistono vincoli storico-artistici o paesaggistici, oppure sui quali insistono “restrizioni edilizie” che rendono impossibile (o che comunque limitano significativamente) l’effettuazione di interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio.

Cessione del credito: decidono i singoli condomini o l’assemblea?

In sede di conversione nella Legge n. 126 del decreto Agosto, è stato inserito nell’articolo 119 del decreto Rilancio un nuovo comma 9-bis che, tra le altre cose, attribuisce alla potestà dell’assemblea del condominio la decisione in merito alle cessione del credito di imposta/sconto in fattura.

Questo intervento sembrerebbe sottrarre ai singoli condòmini quello che, fino a questa innovazione normativa, era pacificamente considerato un diritto individuale di ciascun singolo condòmino.

Infatti, se le decisioni in merito all’esercizio delle opzioni può prenderle l’assemblea a maggioranza, viene compresso il diritto del singolo condomino, assente o dissenziente, che preferisse avvalersi della detrazione che gli spetta con modalità diverse da quelle decise dalla maggioranza dei condòmini.

Proroga del Superbonus 110%

Il documento conclude infine che pare evidente raccomandare sin d’ora una proroga, almeno fino al 31 dicembre 2024, del termine finale fino a decorrenza del quale le spese sostenute per interventi agevolati al 110%.

Per il commercialisti anche al netto delle tragiche vicissitudini, derivanti dalla pandemia in corso, che stanno complicando e limitando significativamente l’operatività decisionale, progettuale ed esecutiva di individui, condomini e imprese, per questi primi mesi di operatività della nuova agevolazione, è del tutto evidente che proprio le grandi potenzialità ed il grande interesse suscitato dalla medesima rendono del tutto irrealistica una sua adeguata utilizzazione entro il 31 dicembre 2021.

 

Clicca qui per scaricare il documento con le proposte dei commercialisti

 

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