Strade e piazze del centro storico sono sempre artisticamente vincolate

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Cassazione: strade e piazze di un centro storico anche se non soggette a vincolo storico-artistico specifico, sono sempre soggette all’autorizzazione del Soprintendente

Attenzione, strade e piazze ricadenti urbanisticamente nella “Zona A” (centro storico), anche in mancanza di un provvedimento vincolante specifico che le dichiarino di interesse storico ed artistico, sono sempre soggette all’autorizzazione del Soprintendente.

Questo è l’orientamento della sentenza n. 31521/2020 della Corte di Cassazione.

Il caso

Il titolare di un’attività commerciale in un centro storico decideva di realizzare sulla pubblica strada una struttura esterna a servizio dell’attività.

L’esercente aveva ritenuto di realizzare la struttura senza richiedere il permesso alla Soprintendenza non essendo quella via del centro storico sottoposta ad un vincolo mirato d’interesse storico ed artistico.

Successivamente la struttura veniva sottoposta sotto sequestro preventivo dal GIP, poi annullato dal Tribunale.

La questione, quindi, approdava in Cassazione a seguito del ricorso del Procuratore della Repubblica che impugnava l’ordinanza di dissequestro del Tribunale.

Secondo il Tribunale del riesame, anche se la struttura è stata realizzata nel centro storico, la strada stessa non sarebbe bene culturale in sé ma richiederebbe una verifica dell’interesse pubblico ed il provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale (secondo l’art. 12 “Verifica dell’interesse culturale” e 13 “Dichiarazione dell’interesse culturaledlgs 42/2004 – Codice dei beni culturali).

La decisione della Corte di Cassazione

Per i giudici della Cassazione il ricorso è fondato poiché, per consolidato orientamento della giustizia amministrativa:

le pubbliche piazze, vie, strade, e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei Centri Storici, ai sensi del comma 1 e del comma 4, lettera g), dell’articolo 10 del dlgs n. 42/2004, sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi degli articoli 12 e 13 del Codice.

A parere degli ermellini, tali beni sono da considerarsi appartenenti a soggetti pubblici e quindi da considerare beni culturali per forza di legge, rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela; ciò fino a quando non intervenga una espressa “Verifica dell’interesse culturale” in senso contrario.

In conclusione, l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su tali beni culturali è sempre subordinata ad autorizzazione del Soprintendente.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte di Cassazione

 

praticus-ta

 

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