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Identità delle relazioni tecniche nelle gare di appalti pubblici e sospetto di collusione tra imprese

Sospetti di collusione: l’identità delle relazioni tecniche negli appalti pubblici

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Le relazioni tecniche d’appalto identiche tra aziende possono celare collusioni e influenzare le gare pubbliche. Una sentenza del Tar Abbruzzo chiarisce la questione

Nel mondo delle gare d’appalto pubbliche, la similarità tra le relazioni tecniche presentate da diverse imprese potrebbe nascondere un accordo non dichiarato. Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo ha emesso una sentenza, la n. 78/2024, che solleva interrogativi su questo fenomeno, evidenziando la potenziale presenza di un unico centro decisionale tra i concorrenti.

L’obiettivo della normativa sugli appalti pubblici, anche alla luce del nuovo codice appalti, è garantire una sana competizione.

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La condivisione di impianti e la produzione di relazioni tecniche identiche tra le imprese coinvolte in una gara d’appalto possono sollevare sospetti di collusioni a rischio di compromettere una sana competizione? Il caso

Una società partecipava ad una procedura di gara per l’affidamento di alcuni lotti di lavoro, ma veniva esclusa dalla stazione appaltante per aver violato l’articolo 80 “Motivi di esclusione comma 5 lett. m) del D.Lgs. n. 50/2016 (vigente all’epoca dei fatti e il cui principio è ripreso dall’articolo 95 “Cause di esclusione non automatica”, lett. d) del nuovo codice dei contratti pubblici D.Lgs. 36/2023):

m) l’operatore economico si trovi rispetto ad un altro partecipante alla medesima procedura di affidamento, in una situazione di controllo di cui all’articolo 2359 (Società controllate e società collegate) del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale.

La violazione era stata contestata a causa della sussistenza di una relazione di fatto tra la nostra società protagonista del caso ed un’altra società partecipante alla stessa gara.

Secondo la stazione appaltante, dalla documentazione allegata risultava che le due società avevano presentato offerte simili nella documentazione di gara.

Nello specifico, le due relazioni tecniche sospette avevano proposto la stessa metodologia d’intervento con l’utilizzo di uno stesso macchinario, che per giunta risultava di proprietà della seconda società interessata.

Questa similarità aveva portato la stazione appaltante a ritenere che le offerte fossero imputabili ad un unico centro decisionale.

La società esclusa decideva di fare ricorso al Tar, sostenendo che non vi fosse alcuna situazione di controllo ai sensi dell’art. 2359 del Codice civile e che, relativamente alla similitudine delle due relazioni, si era trattato di una pura coincidenza.

Tar Abbruzzo: il codice contrattuale stabilisce che la partecipazione alla gara di imprese collegate non è vietata, ma la presenza di un’unica fonte decisionale tra i concorrenti può minare i principi di equità e trasparenza

I giudici spiegano che la norma sopra richiamata contempla due distinte ipotesi alternative da cui è possibile desumere la riconducibilità delle offerte ad un “unico centro decisionale”:

  • sussistenza di una situazione di controllo “formale” di cui all’articolo 2359 del codice civile (cioè il potere ufficiale ed acclarato di una società o un’azienda di decidere cosa fa un’altra società o azienda);
  • sussistenza di una relazione sostanziale (cioè la sussistenza di legami forti e significativi tra le società o le aziende, anche se non ci sono controlli formali dell’una sull’altra);

alla ricorrenza delle quali la stazione appaltante deve provvedere alla esclusione del concorrente.

Essi spiegano che la ratio della norma è quella, infatti, di evitare il rischio della sussistenza di un previo accordo tra gli offerenti (appartenenti al medesimo gruppo o centro di interessi economici), che comprometterebbe la serietà del confronto concorrenziale, in quanto la riconducibilità di due o più offerte a un unico centro decisionale costituisce elemento idoneo a violare i generali principi in tema di par condicio, segretezza e trasparenza delle offerte (Consiglio di Stato, Sez. V – sentenza 22 dicembre 2023 n. 11155; Consiglio di Stato, Sez. V – sentenza 6 febbraio 2017, n. 496).

Essi aggiungono che per consolidata giurisprudenza:

la sussistenza di una posizione di controllo societario ai sensi dell’articolo 2359 c.c., ovvero la sussistenza di una più generica «relazione, anche di fatto» (secondo una formulazione comprensibilmente ampia) fra due concorrenti costituiscono condizione necessaria, ma non anche sufficiente, perché si possa inferire il reciproco condizionamento fra le offerte formulate. A tal fine è altresì necessario che venga fornita adeguata prova circa il fatto «[che] la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili a un unico centro decisionale» (Cons. Stato, V sezione, 4 gennaio 2018, n. 58).

In altre parole, una semplice relazione tra due concorrenti non basta a provare il reciproco condizionamento, ma occorre provare la sussistenza di un unico centro decisionale alla base delle offerte.

In conclusione, la somiglianza tra le relazioni tecniche può indicare un accordo segreto tra i concorrenti, al di là della mera coincidenza o della spiegazione dell’intervento di consulenti esterni che possono aver fatto utilizzo di un modello di relazione tecnica standardizzato.

Tuttavia, per essere considerata una prova valida, questa somiglianza deve essere supportata da elementi probatori solidi.

Nel caso in esame l’utilizzo dello stesso macchinario di proprietà di una delle due imprese costituisce, tra l’altro, una delle prove determinanti per la sovrapposizione non casuale delle due relazioni tecniche.

Il ricorso è stato, quindi, dichiarato in parte respinto e in parte inammissibile.

 

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