Home » Notizie » Rinnovabili ed edilizia sostenibile » Smart Readiness Indicator (SRI): cos’è e cosa prevede la Direttiva “case green”

Smart Readiness Indicator (SRI)2024

Smart Readiness Indicator (SRI): cos’è e cosa prevede la Direttiva “case green”

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

Dal 2027 un sistema comune per valutare l’intelligenza degli smart building e il loro impatto sull’efficienza energetica

La domotica, ovvero l’automazione e il controllo intelligente degli edifici, ha iniziato a svilupparsi a partire dagli anni ’70 del XX secolo.

I primi sistemi domotici erano piuttosto semplici e si concentravano principalmente sul controllo dell’illuminazione e del riscaldamento.

Solo negli anni ’80 e ’90, con l’avanzamento della tecnologia, la domotica si è evoluta notevolmente, includendo il controllo di altri sistemi come la sicurezza, la climatizzazione, gli elettrodomestici e i sistemi multimediali. L’avvento di Internet e delle tecnologie di comunicazione ha inoltre permesso l’integrazione e il controllo remoto degli impianti domestici. Negli ultimi decenni, la domotica ha continuato a svilupparsi rapidamente, sfruttando le innovazioni nel campo dell’Internet of Things (IoT), dell’intelligenza artificiale e della connettività wireless.

Oggi la domotica, grazie alla sua capacità di integrare le tecnologie più avanzate di automazione e controllo, rappresenta un pilastro fondamentale per l’efficienza energetica degli immobili e la realizzazione di edifici a emissioni zero.

A conferma della centralità della domotica in ambito energetico, la nuova direttiva “case green” dedica all’argomento particolare attenzione.

Per effetto delle nuove disposizioni, sarà sempre più richiesto nella progettazione energetica di valutare il ruolo dei BACS (Building Automation and Controls Systems), ovvero gli strumenti di automazione e regolazione intelligente che permettono di “controllare” e ridurre i consumi energetici complessivi. A tale scopo, è opportuno usare software di calcolo energetico particolarmente evoluti.

Direttiva Case green: dal 2027 al via lo Smart Readiness Indicator

La direttiva EPBD promuove l’integrazione della domotica come strumento chiave per ottimizzare il funzionamento degli edifici e ridurre il consumo energetico delineando un futuro in cui gli edifici non sono più semplici strutture statiche, ma diventano entità dinamiche e intelligenti, capaci di adattarsi alle esigenze degli occupanti e di contribuire attivamente all’uso ottimale dell’energia.

L’art. 15 della Direttiva case green affida alla Commissione il compito di definire un sistema comune facoltativo a livello di Unione per valutare la predisposizione degli edifici all’intelligenza. Tale valutazione si basa su un esame della capacità di un edificio o di un’unità immobiliare di adattare il proprio funzionamento alle esigenze dell’occupante, in particolare per quanto concerne la qualità degli ambienti interni e della rete, nonché di migliorare l’efficienza energetica e la prestazione complessiva.

Tale sistema comune stabilisce:

  • la definizione di indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza (SRI – Smart readiness indicator);
  • una metodologia per calcolarlo.

Entro il 30 giugno 2026, la Commissione presenterà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio basata sui risultati dei test e sull’attuazione degli indicatori di predisposizione all’intelligenza. Questa relazione terrà conto dei risultati delle fasi di prova nazionali e di altri progetti pertinenti.

In base all’esito dell’esame, la Commissione dovrà adottare un atto delegato entro il 30 giugno 2027 per prescrivere l’applicazione del sistema comune al fine di valutare la predisposizione degli edifici all’intelligenza, conformemente all’allegato IV, relativamente, almeno, agli edifici non residenziali con una potenza nominale utile superiore a 290 kW per gli impianti di riscaldamento, gli impianti di condizionamento d’aria, gli impianti di riscaldamento e ventilazione combinati di ambienti, o gli impianti di condizionamento dell’aria e ventilazione combinati.

Cos’è lo Smart Readiness Indicator (SRI)

L’SRI è quindi un indice che consente di valutare l’intelligenza degli edifici in base alla loro capacità di svolgere tre funzionalità chiave:

  • ottimizzare l’efficienza energetica e le prestazioni complessive in uso;
  • adattare il loro funzionamento alle esigenze dell’occupante;
  • adattarsi ai segnali provenienti dalla rete (ad esempio flessibilità energetica).

L’implementazione dell’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza consente di:

  • sostenere l’innovazione delle tecnologie smart negli edifici;
  • aumentare la consapevolezza degli occupanti nei confronti del consumo energetico;
  • migliorare l’efficienza energetica complessiva e la performance dell’edificio;
  • contribuire all’obiettivo di decarbonizzazione e sensibilizzazione nell’utilizzo di tecnologie da fonti rinnovabili.

Tale indicatore è oggi considerato un asse strategico, il motore della trasformazione digitale e sostenibile degli edifici, anche per un efficace utilizzo dei fondi Next Generation EU.

Può diventate il driver premiante nei processi di finanziamento nazionali ed europei, perché internazionalmente riconosciuto per il rinnovamento immobiliare digitale e green.

I risultati dei primi studi promossi dalla Commissione Europea (ne parliamo diffusamente di seguito) hanno permesso di quantificare i benefici dell’attuazione di un SRI nel settore edile dell’Unione Europea da qui fino al 2050. Tale processo di adozione potrebbe portare a un risparmio energetico finale superiore al 5% entro il 2050, sbloccare investimenti per 181 miliardi di euro in 30 anni ed evitare ogni anno fino a 32 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra.

Come si calcola lo Smart Readiness Indicator (SRI)

La metodologia di calcolo dell’SRI proposta nell’Allegato IV della direttiva “case green” considera tecnologie come:

  • i contatori intelligenti;
  • i sistemi di automazione e controllo degli edifici (BACS – Building Automation and Controls Systems);
  • i dispositivi autoregolanti per la regolazione della temperatura dell’aria interna;
  • gli elettrodomestici integrati;
  • i punti di ricarica per veicoli elettrici;
  • l’accumulo di energia nonché le funzionalità specifiche e l’interoperabilità di tali sistemi, oltre ai benefici per le condizioni climatiche degli ambienti interni, l’efficienza energetica, i livelli di prestazione e la flessibilità così consentita.

La metodologia si basa sulle seguenti funzionalità chiave relative all’edificio e ai suoi sistemi tecnici per l’edilizia:

  1. la capacità di mantenere l’efficienza energetica e il funzionamento dell’edificio mediante l’adattamento del consumo energetico, ad esempio usando energia da fonti rinnovabili;
  2. la capacità di adattare la propria modalità di funzionamento in risposta alle esigenze dell’occupante, prestando la dovuta attenzione alla facilità d’uso, al mantenimento di condizioni di benessere termo-igrometrico degli ambienti interni e alla capacità di comunicare dati sull’uso dell’energia;
  3. la flessibilità della domanda di energia complessiva di un edificio, inclusa la sua capacità di consentire la partecipazione alla gestione attiva e passiva, nonché implicita ed esplicita, della domanda, attraverso il suo stoccaggio di energia e la sua restituzione alla rete, ad esempio attraverso la flessibilità e le capacità di trasferimento del carico;
  4. la capacità di migliorarne l’efficienza energetica e la prestazione complessiva tramite l’utilizzo delle tecnologie di risparmio energetico;
  5. l’interoperabilità dei sistemi (contatori intelligenti, sistemi di automazione e controllo dell’edificio, elettrodomestici integrati, dispositivi autoregolanti per il controllo della temperatura dell’aria all’interno dell’edificio, sensori di qualità dell’aria interna e ventilazione);
  6. l’influenza positiva delle reti di comunicazione esistenti, in particolare l’esistenza di un’infrastruttura fisica interna all’edificio predisposta per l’alta velocità, come l’etichetta facoltativa «predisposta per la banda larga», e l’esistenza di un punto di accesso per gli edifici con molteplici unità immobiliari.

Indici, livelli, ambiti applicativi e casi studio dell’SRI

L’SRI è già previsto nella revisione del 19 giugno 2018 della Direttiva Europea sul rendimento energetico nell’edilizia (EPBD – Energy Performance Building Directive 844/2018).

I Regolamenti Europei 2155 e 2156 del 2020 rappresentano le basi per l’istituzione di un sistema comune facoltativo per valutare la predisposizione degli edifici all’intelligenza e la metodologia comune per calcolarlo.

Il lavoro sull’SRI è stato avviato dalla Comunità Europea nel febbraio 2017, attraverso la creazione di un Consorzio di Ricerca che ha concluso i propri lavori nel settembre 2020 con la pubblicazione del Report finale che comprende una metodologia per il calcolo dell’indice SRI basato su due livelli, quello completo (che comprende 54 servizi) e quello semplificato (che ne comprende 27).

La metodologia di calcolo è stata successivamente testata su base volontaria tramite 112 valutazioni condotte su altrettanti edifici a livello europeo.

La metodologia proposta per calcolare l’SRI prevede una procedura flessibile di valutazione multi-criterio attraverso un semplice processo di check-list diretto dei servizi “smart ready” presenti in un edificio: il certificatore, soggetto responsabile di valutare il grado di intelligenza di un edificio, deve determinare quali servizi smart ready siano presenti nell’edificio ed il loro livello di funzionalità (un livello di funzionalità più alto riflette un’implementazione “più intelligente” del servizio, il che generalmente si traduce in impatti più vantaggiosi per gli utenti dell’edificio).

Questi servizi sono suddivisi in 9 domini o tipologie di servizio: riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, sistema di ventilazione, illuminazione, copertura dinamica edificio, elettricità, sistemi di ricarica veicoli elettrici, controllo e gestione.
Viene poi effettuata una valutazione dei livelli di funzionalità che questi servizi possono offrire. Ciascun servizio può infatti essere implementato con vari gradi di intelligenza.
Dopo aver determinato i servizi presenti in un edificio, viene valutato il rating sulla base di 7 criteri di impatto:
  • risparmio energetico;
  • flessibilità energetica;
  • comfort;
  • convenienza;
  • benessere e salute;
  • manutenzione;
  • informazione per l’utente.

Infine, sulla base di una check list di controllo, questi impatti e funzionalità vengono aggregati in un punteggio complessivo che evidenzia l’intelligenza di un edificio. Il risultato può essere presentato sia come singolo punteggio complessivo, sia come punteggio relativo o come classificazione di un’etichetta (ad es. classe di etichetta SRI ‘B’).

Nel corso del biennio 2021-22 la Commissione Europea ha costituito un team di supporto tecnico agli Stati membri nella fase di testing e di eventuale implementazione di quanto previsto dal Consorzio di Ricerca in prima battuta, coinvolgendo, inoltre, alcuni importanti Istituti di ricerca con sede in Belgio, Irlanda, Francia e Lussemburgo, e lasciando piena libertà ai singoli Stati di sperimentare il nuovo indicatore attraverso progetti pilota, che si sono realizzati in Austria, Francia, Danimarca, Repubblica Ceca, Finlandia e Croazia.

Per maggiori informazioni, rimandiamo alla pagina dedicata allo SRI della Commissione europea.

L’Italia non rientra tra i Paesi che hanno aderito all’invito della Commissione di testare l’SRI attraverso propri progetti pilota. Tuttavia ENEA in collaborazione con l’Università di Cassino ha prodotto uno studio che ha toccato due ambiti coerenti: l’analisi dello stock edilizio e impiantistico nazionale per valutare il potenziale di “smartness” del costruito esistente; e l’applicazione della metodologia di calcolo dello smart readiness Indicator (SRI) a diversi casi studio (categorie di edifici con impianti aventi diversi livelli di automatismo e di intelligenza) con una valutazione dei livelli SRI raggiungibili.

Il ruolo del gemello digitale dell’edificio nelle case green

La metodologia di calcolo dell’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza tiene conto di caratteristiche quali l’eventuale esistenza di un gemello digitale dell’edificio.

Un gemello digitale dell’edificio è una simulazione interattiva e dinamica che riflette in tempo reale lo stato e il comportamento di un edificio fisico.

Integrando dati in tempo reale di sensori, contatori intelligenti e altre fonti, un gemello digitale dell’edificio fornisce una visione olistica delle prestazioni dell’edificio, compresi il consumo energetico, la temperatura, l’umidità, i livelli di occupazione e altro ancora, e può essere utilizzato per monitorare e gestire il consumo energetico dell’edificio.

Case green: l’importanza dello scambio dei dati

Sempre in materia di domotica e intelligenza degli edifici, l’articolo 16 della direttiva “case green” prevede che gli Stati membri provvedano affinché proprietari, locatari e gestori degli immobili possano avere accesso diretto ai dati dei propri sistemi edilizi, con il loro consenso. L’accesso ai dati è messo a disposizione di terzi, fatti salvi gli accordi e le norme applicabili esistenti.

In particolare, i dati dei sistemi edilizi devono comprendere:

  • prestazione energetica degli elementi edilizi e dei servizi edili;
  • durata di vita prevista dei sistemi di riscaldamento;
  • sistemi di automazione e controllo degli edifici;
  • contatori;
  • dispositivi di misurazione e controllo e i punti di ricarica per la mobilità elettrica;
  • collegamento al registro digitale degli edifici, se disponibile.

È importante sottolineare che non sono imputati costi aggiuntivi al proprietario dell’edificio, al locatario o al gestore dell’edificio per l’accesso ai rispettivi dati o per la richiesta di metterli a disposizione di terzi, fatti salvi gli accordi e le norme applicabili esistenti. Quindi, spetta agli Stati membri fissare i costi dell’accesso ai dati da parte di altri soggetti ammissibili, quali istituti finanziari, aggregatori, fornitori di energia, fornitori di servizi energetici e istituti nazionali di statistica o altre autorità nazionali responsabili dello sviluppo, della produzione e della diffusione di statistiche europee.

Infine, entro il 31 dicembre 2025, la Commissione dovrà adottare atti di esecuzione che specificano i requisiti di interoperabilità e le procedure non discriminatorie e trasparenti per l’accesso ai dati.

 

TerMus

 

TerMus

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *