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sistemi informativi condivisi patrimonio culturale

openBIM e sistemi informativi condivisi per la conservazione del patrimonio culturale

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Collaborazione multidisciplinare e approccio metodologico mirato: il ruolo del BIM nelle attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro dei beni culturali

In ambito AEC, la definizione di modelli informativi condivisi e l’adozione di procedure standard basate su formati aperti rivestono una crescente importanza, specialmente per la gestione e la conservazione del patrimonio culturale. Tuttavia, le metodologie attuali spesso non consentono un approccio omogeneo agli artefatti unici che caratterizzano questo patrimonio. La gestione dei dati diventa ancora più complessa quando si considerano gli elementi decorativi mobili e immobili che caratterizzano il patrimonio storico.
Le relazioni tra studi a diverse scale e indagini multidisciplinari coinvolte nei processi di intervento evidenziano la necessità di protocolli per sistemi informativi multiscalari e condivisi.

Ruolo del BIM nella conservazione del patrimonio culturale

L’integrazione del Building Information Modeling (BIM) con tecnologie come il laser scanning e la fotogrammetria digitale ha rivoluzionato radicalmente l’approccio alla documentazione e al restauro dei beni culturali. Il BIM, originariamente sviluppato per l’industria edilizia, si è dimostrato estremamente versatile nell’applicazione anche al settore della conservazione del patrimonio culturale. Questa metodologia consente una rappresentazione digitale accurata e dettagliata degli oggetti culturali, permettendo una gestione più efficace e completa delle informazioni relative a essi.

Un aspetto importante del BIM nel contesto della conservazione del patrimonio culturale è la sua capacità di gestire e integrare un modello tridimensionale reality based dell’oggetto da conservare o restaurare. Questo modello non cattura solo la geometria dell’opera d’arte o dell’elemento architettonico, ma può anche integrare dati relativi a materiali, tecniche di realizzazione, stato di conservazione, indagini diagnostiche e altri parametri rilevanti. In questo modo, il BIM fornisce una piattaforma unificata per la raccolta, la gestione e l’analisi di informazioni provenienti da diverse fonti e discipline.

 

sistemi informativi condivisi patrimonio culturale: scomposizione semantica dell'apparato decorativo per analisi compositiva e materica

Scomposizione semantica dell’apparato decorativo: analisi compositiva e materica

 

Un’altra caratteristica chiave del BIM è la sua capacità di facilitare la collaborazione e la comunicazione tra i diversi attori coinvolti nella conservazione del patrimonio culturale. Architetti, ingegneri, restauratori, archeologi e altri professionisti possono lavorare insieme all’interno dello stesso ambiente digitale, condividendo dati e informazioni in tempo reale. Ciò favorisce una visione integrata e multidisciplinare del processo di conservazione, consentendo una migliore pianificazione e coordinazione degli interventi.

L’utilizzo del BIM nel contesto della conservazione del patrimonio culturale non si limita alla fase di progettazione e documentazione, ma si estende anche alla fase di monitoraggio e gestione continua dell’opera nel tempo. Attraverso l’aggiornamento costante del modello BIM con nuove informazioni e dati provenienti da interventi di manutenzione o monitoraggio, è possibile creare una traccia storica completa dell’oggetto e valutarne l’evoluzione nel tempo.

Inoltre, il BIM può essere integrato con tecnologie avanzate di visualizzazione e fruizione digitale, consentendo al pubblico di esplorare e interagire con il patrimonio culturale in modi innovativi e coinvolgenti. Questo non solo favorisce la diffusione della conoscenza e dell’apprezzamento per il patrimonio culturale, ma contribuisce anche alla sua valorizzazione e salvaguardia per le generazioni future.

Collaborazione multidisciplinare

Come detto, architetti, ingegneri, restauratori, archeologi, storici dell’arte, diagnosti e altri esperti devono lavorare insieme per affrontare le sfide uniche presentate dalla conservazione e dal restauro di opere d’arte e beni culturali.

Una delle principali sfide della conservazione del patrimonio culturale è la comprensione approfondita dell’opera stessa: la sua storia, il contesto culturale, le tecniche di produzione. Gli archeologi e gli storici dell’arte giocano un ruolo fondamentale nell’identificare e interpretare le opere d’arte, mentre gli architetti e gli ingegneri forniscono competenze tecniche per valutare la stabilità strutturale degli edifici storici e proporre soluzioni per la loro documentazione e conservazione.

La collaborazione multidisciplinare consente di integrare diverse prospettive e competenze, consentendo una comprensione più completa e accurata delle sfide e delle opportunità legate alla conservazione del patrimonio culturale. Ad esempio, gli archeologi possono fornire informazioni sulla stratificazione delle evidenze archeologiche e sulla datazione dei reperti, gli storici dell’arte possono rintracciare informazioni essenziali per interpretare l’evoluzione dei manufatti, mentre i restauratori possono offrire competenze specializzate nella conservazione dei materiali e nelle tecniche di restauro.
Inoltre, la collaborazione multidisciplinare facilita lo scambio di conoscenze e best practices tra diverse discipline: gli architetti e i restauratori possono collaborare nella gestione delle attività di conservazione e restauro alle diverse scale, gli archeologi possono apprendere dalle tecniche di manutenzione e consolidamento utilizzate dagli ingegneri, e gli architetti possono trarre ispirazione dalle nuove scoperte archeologiche per progettare interventi che rispettino l’autenticità e l’integrità dell’opera d’arte.

Un altro vantaggio della collaborazione multidisciplinare è la capacità di affrontare in modo più efficace le sfide complesse e interconnesse legate alla conservazione del patrimonio culturale. Ad esempio, la conservazione di un affresco antico potrebbe richiedere non solo interventi di restauro fisico, ma anche studi scientifici approfonditi sui materiali e sulle tecniche esecutive utilizzate per la realizzazione dell’opera.

Infine, la collaborazione multidisciplinare favorisce l’innovazione e lo sviluppo di nuove metodologie e tecnologie per la conservazione del patrimonio culturale. L’integrazione di nuove tecnologie, come il Building Information Modeling (BIM), la fotogrammetria digitale e la scansione laser, con le competenze specialistiche dei professionisti del settore apre nuove opportunità per migliorare i processi atti alla conservazione e al restauro dei beni culturali.

Approccio metodologico

L’adozione di un’apposita metodologia è fondamentale per affrontare con successo le sfide della conservazione del patrimonio culturale. Vediamo di seguito l’approccio metodologico utilizzato per creare un sistema informativo condiviso e univoco per documentare le alterazioni e i degradi delle opere d’arte all’interno del contesto del patrimonio storico-architettonico, utilizzando il Building Information Modeling (BIM) come strumento principale.

Workflow-metodologico-e-principali-strumenti

Workflow metodologico e principali strumenti

Fase preliminare

La fase preliminare dell’approccio metodologico coinvolge la comprensione approfondita dell’opera d’arte o dell’elemento architettonico da conservare. Questo processo include l’acquisizione e l’elaborazione del rilievo 3D dell’oggetto, la raccolta dei dati storico-artistici e lo studio delle tecniche e dei materiali utilizzati nella sua realizzazione. Questa fase è essenziale per creare un “gemello digitale” dell’opera che rifletta accuratamente le relazioni esistenti tra le varie parti e fornisca un punto di ancoraggio per i dati informativi.

Passaggio principale

Nella fase principale dell’approccio metodologico, l’attenzione si sposta verso la definizione delle caratteristiche rilevanti per comprendere lo stato di conservazione dell’opera d’arte. Un ruolo chiave in questa fase è svolto dai materiali di cui l’opera è composta, poiché ciascun materiale reagisce in modo diverso agli agenti di degrado. Gli attributi relativi ai materiali, alle patologie tipiche e alle tecniche di conservazione vengono identificati e sistematizzati secondo la struttura del Building Smart Data Dictionary (bSDD).

sistemi informativi condivisi per il patrimonio culturale: Associazione di bSDD con aree di degrado

Associazione di bSDD con aree di degrado

Integrazione del BIM

Il BIM viene utilizzato come piattaforma per integrare e gestire le informazioni raccolte durante le fasi preliminari e principali dell’approccio metodologico. Il modello BIM fornisce una rappresentazione digitale dettagliata dell’opera d’arte o dell’elemento architettonico, consentendo l’integrazione di dati relativi alla geometria, ai materiali, alle patologie di degrado e ai trattamenti di conservazione. Questo modello diventa quindi una risorsa centrale per la documentazione e il monitoraggio dello stato di conservazione nel tempo.

Utilizzo di standard e normative

Durante tutto il processo metodologico, viene data grande importanza all’utilizzo di standard e normative riconosciute nel settore della conservazione del patrimonio culturale. Le informazioni raccolte e sistematizzate sono organizzate secondo workflow standard ed openBIM® mediante l’impiego di buildingSMART Data Dictionary ed altre disposizioni normative pertinenti, garantendo la coerenza e l’interoperabilità dei dati.

Continua evoluzione e aggiornamento

Infine, è importante sottolineare che l’approccio metodologico alla conservazione del patrimonio culturale è un processo in continua evoluzione e aggiornamento. Nuove scoperte, tecnologie e metodologie richiedono un adattamento costante delle pratiche e dei protocolli esistenti per garantire una gestione efficace e responsabile del patrimonio culturale per le generazioni future.

Conclusioni

L’implementazione di sistemi informativi condivisi e standardizzati rappresenta un passo avanti fondamentale per la conservazione del patrimonio culturale. L’approccio openBIM, supportato da strumenti come bSDD, offre una base solida per la documentazione e la gestione delle opere d’arte storiche, garantendo la conservazione di questo prezioso patrimonio per le generazioni future.

Caso studio: Analisi digitale dell’Altare Maggiore di Santa Maria di Costantinopoli a Napoli

Ecco i punti chiave del processo di digitalizzazione dell’apparato decorativo dell’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Napoli, Italia, attraverso un’analisi artistica, storica e digitale; tali punti, come in sintesi questo contenuto, sono tratti dal documento “bSDD for artworks in HBIM open and standard-oriented documentation” di Simona Scandurra, Arianna Lo Pilato, Federica Itri dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e di Emanuela Lanzara, Ilaria Improta dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

altare maggiore della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Napoli

altare maggiore della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Napoli

Scelta del caso studio

  • Importanza dell’opera, l’altare maggiore di Santa Maria di Costantinopoli, nel contesto storico e artistico del XVII secolo.
  • Composizione architettonica, stilistica e polimaterica dell’apparato decorativo oggetto di studio.

Analisi Artistica e Storica

  • Origini e trasformazioni dell’apparato decorativo.
  • Descrizione e attribuzioni dell’opera secondo fonti storiche.
  • Individuazione degli elementi compositivi e decorativi dell’altare maggiore.

Dettagli dell’altare

  • Struttura architettonica e decorazioni in marmo, presenza di elementi e dettagli decorativi in legno e in metallo.
  • Significato simbolico e iconografico degli elementi scultorei e pittorici.
  • Connessioni con la Controriforma e le tendenze artistiche dell’epoca.

Rilievo e Digitalizzazione

  • Metodologie e strumenti impiegati nel rilievo digitale dell’altare.
  • Importanza della fotogrammetria digitale nella conservazione/documentazione dei manufatti.
  • Processi di segmentazione semantica e lettura dello stato di conservazione.
Esempio di sistemi informativi condivisi applicati alla conservazione del patrimonio culturale: mappatura 3D del decadimento della porta in legno

Esempio di sistemi informativi condivisi applicati alla conservazione del patrimonio culturale: mappatura 3D del decadimento della porta in legno

Scomposizione e analisi dei componenti

  • Segmentazione dei macroblocchi e identificazione degli elementi e delle parti costituenti.
  • Analisi dei materiali e delle caratteristiche geometriche.
  • Approccio manuale nella scomposizione del modello digitale reality based dell’opera complessa.

Mappatura e Conservazione

  • Applicazione della tecnologia HBIM nella mappatura dello stato di conservazione.
  • Studio dei fenomeni di degrado e loro registrazione digitale.
  • Utilizzo della piattaforma web usBIM per la gestione dei dati e la condivisione delle informazioni.

Strumenti digitali e standardizzazione

  • Importanza della normativa e del confronto con esperti del settore del restauro.
  • Ampliamento della bSDD per includere informazioni specifiche delle opere d’arte.
  • Utilizzo dell’editor bSDD per attribuire dettagli alle aree di degrado nel modello IFC.

L’analisi digitale dell’altare maggiore di Santa Maria di Costantinopoli rappresenta un esempio significativo di come la tecnologia possa essere impiegata per la conservazione e lo studio delle opere d’arte storiche. La combinazione di metodologie tradizionali e strumenti digitali offre una prospettiva approfondita sulla struttura e lo stato di conservazione di un importante manufatto artistico del XVII secolo.

 

usBIM

 

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