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Sismabonus demoricostruzione condominio: no al ripensamento del condomino!

Sismabonus demoricostruzione condominio: no al ripensamento!

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Sismabonus demoricostruzione condominio: il condomino deve lasciare l’appartamento anche se siano sopraggiunte gravi motivazioni personali. Lo afferma il Tribunale di Sulmona

I tempi tra delibera e azione in materia di Superbonus si sono estremamente dilatati, attualmente si parla di veri e propri esodati Superbonus causati dai continui cambiamenti e “volta faccia” dei regolamenti di applicazione che si sono susseguiti nella breve vita della ben nota agevolazione fiscale in ambito edilizio. È fisiologico, dunque, che tra una delibera e l’avvio dei lavori possano nascere nel frattempo impedimenti personali di qualunque natura, anche gravi, per cui chi ha deciso in tranquillità a suo tempo non possa più rispettare l’impegno preso. Cosa succede in questo caso? La risposta arriva dal Tribunale di Sulmona, ma prima di scoprire il contenuto della sentenza n. 179/2023, desidero segnalarti un valido supporto per la gestione dei bonus edilizi al riparo di possibili errori causa della perdita delle agevolazioni: il software Superbonus 110 /90 linee guida, per le tue pratiche non solo di Superbonus ma anche per tutti gli altri Bonus per l’edilizia, dallo Studio di fattibilità allo Stato finale dei lavori.

Delibera Sismabonus demoricostruzione condominio: è possibile il passo indietro del singolo condomino?

Una condomina aveva deliberato a favore dei lavori di demolizione e ricostruzione del proprio condominio con beneficio delle agevolazioni fiscali previste dal sismabonus, acconsentendo quindi anche alla distruzione del proprio appartamento. I lavori erano stati approvati dalla maggioranza dell’assemblea, ma successivamente la condomina si trovava a non poter più lasciare l’abitazione interessata dalla riedificazione per gravi motivi di salute sopravvenuti nel frattempo dell’avvio dei lavori.

Per tale motivo la protagonista del caso si rivolgeva al tribunale contro il condominio, per fare accertare l’insussistenza dell’obbligo di lasciare l’appartamento di sua esclusiva proprietà.

Tribunale di Sulmona: è stato sottoscritto un contratto per cui non è possibile retrocedere, nemmeno per gravi motivi di salute sopraggiunti

I giudici premettono che la delibera risulta essere stata adottata in considerazione di esigenze anche statiche (e la demolizione con successiva ricostruzione è stata scelta quale soluzione tecnicamente più agevole per l’adeguamento sismico), così che la sua esecuzione attiene ad imprescindibile tutela della cosa comune, che legittima l’amministratore di condominio ad agire in giudizio anche in carenza di specifica autorizzazione assembleare, pure nel caso che ciò coinvolga parti di esclusiva proprietà dei condomini. A tal riguardo ed in merito ai diritti (doveri) di un amministratore, finalizzati alla sicurezza e alla buona conservazione dello stabile condominiale a vantaggio di tutti i condomini e, a maggior ragione, in caso di pericolo di crollo, i giudici richiamano una sentenza della Corte di Cassazione:

L’amministratore è legittimato, senza necessità di autorizzazione dell’assemblea dei condomini, ad instaurare il giudizio per la demolizione della sopraelevazione dell’ultimo piano dell’edificio, costruita dal condomino in violazione delle prescrizioni e delle cautele fissate dalle norme speciali antisismiche, ovvero alterando l’estetica della facciata dell’edificio, perché tale atto, diretto a conservare l’esistenza delle parti comuni condominiali, rientra negli atti conservativi dei diritti, che, ai sensi dell’art. 1130, n. 4, cod. civ. è attribuito all’amministratore.

Non può, quindi, ritenersi efficace la revoca del consenso che la condomina ha comunicato al condominio dopo la sottoscrizione del verbale assembleare.

I giudici spiegano che se da un lato tale consenso esula dalla manifestazione del voto assembleare, poiché si tratta di disporre di porzioni di edificio di proprietà esclusiva, rientra invece nel potere dell’assemblea di deliberare l’esecuzione dei lavori di radicale ristrutturazione dell’intero edificio, naturalmente subordinato all’autorizzazione dei singoli proprietari alla distruzione della propria porzione esclusiva.

Tale consenso (per ciascuno dei condomini che lo hanno manifestato) costituisce un atto di disposizione (non proprio caratterizzato dal diritto di proprietà, ma) della cosa propria.

Quindi, l’assunzione unilaterale dell’impegno a consentire la demolizione di questa ha contenuto patrimoniale e, oltre a non rientrare nei poteri deliberativi dell’assemblea, ha natura di negozio rivolto a soggetti determinati (gli altri condomini), sicché non può ritenersi efficace alcuna revoca unilaterale di esso:

Gli atti unilaterali recettizi producono i loro effetti e, quindi, si perfezionano quando giungono a conoscenza delle persone cui sono destinati, di talché, una volta perfezionati, non possono essere revocati o posti nel nulla dallo stesso soggetto che ha emesso la dichiarazione unilaterale di volontà (artt. 1372 e 1324 cod civ.; cfr. Cass.Sez. 1, Sentenza n. 556 del 20/03/1962, Rv. 250868)

In conclusione, nel caso in esame, le precarie condizioni di salute e la particolare condizione esistenziale della condomina in conseguenza della diagnosi di grave malattia non si traducono di per sé in incapacità naturale al momento di manifestazione del consenso né in vizio del medesimo.

La domanda attorea non è, quindi, accolta.

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Per maggiore approfondimento, leggi anche questo articolo di BibLus-net:

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