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Silenzio assenso Decreto salva casa

Silenzio-assenso in edilizia: quando si applica

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Cos’è il silenzio-assenso? Quando vale il silenzio-assenso nelle pratiche edilizie? Cosa cambia con il “decreto salva-casa”?

In diritto amministrativo, il termine “silenzio assenso” indica la procedura per cui, in assenza di risposta a una richiesta di autorizzazione per un certo periodo, l’omissione di risposta da parte dell’autorità equivale a un implicito accoglimento.

In altre parole, il silenzio-assenso si attiva quando l’amministrazione comunale, nel periodo compreso tra la presentazione della pratica e l’inizio dei lavori dichiarato, non notifica alcun diniego. In questo modo, implicitamente, viene confermata la validità della pratica, consentendo al richiedente di procedere con i lavori.

Vediamo in dettaglio il campo di applicazione e normativa di riferimento del silenzio-assenso.

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Legge silenzio-assenso: cosa stabilisce la 241/90? Quando si applica?

La legge che disciplina il silenzio assenso è la legge 241/1990 recante “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.”

All’art. 20 è definito il campo di applicazione, e di non applicazione, del silenzio assenso nelle pratiche amministrative.

La norma stabilisce che in procedimenti richiesti da privati, se l’amministrazione non risponde entro un certo periodo, il silenzio viene considerato come un’accettazione della richiesta. Questo vale a meno che l’amministrazione comunichi il rifiuto entro i termini stabiliti.

Questi termini iniziano a contare dalla data in cui l’amministrazione riceve la richiesta della persona interessata.

1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2. Tali termini decorrono dalla data di ricevimento della domanda del privato.

Secondo quanto sancito, l’amministrazione responsabile può anche organizzare, entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta, una riunione (conferenza di servizi) per discutere della situazione, considerando anche le posizioni degli altri interessati.

2. L’amministrazione competente può indire, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV, anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive dei controinteressati.

Quali sono i termini del silenzio-assenso

Come detto, il silenzio-assenso si manifesta dunque quando la pubblica amministrazione non invia risposta entro i termini stabiliti dalla legge.

Tale termine è, di solito, di 30 giorni, ma può estendersi fino a 90 giorni.

Quando non vale il silenzio-assenso: eccezioni e limiti

Come specificato al comma 4 dell’art. 20 della legge 241/1990, il silenzio-assenso non è valido in diversi contesti, tra cui:

  • situazioni che richiedono una dichiarazione di inizio attività;
  • casistiche in cui la legge europea richiede provvedimenti formali;
  • casi in cui il silenzio equivale a rifiuto dell’istanza;
  • atti e procedimenti specificati da decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica, e concordati con i Ministri competenti.

La disciplina del silenzio-assenso non si applica inoltre ai procedimenti riguardanti:

  • il patrimonio culturale;
  • la tutela del rischio;
  • vincolo idrogeologico;
  • la difesa nazionale;
  • la pubblica sicurezza;
  • l’immigrazione;
  • l’asilo e la cittadinanza.

Silenzio-assenso in edilizia: cosa stabilisce il D.L. 69/2013

Il silenzio-assenso in edilizia è stato introdotto con il D.L. 69/2013 (art. 30) che ha modificato alcuni articoli del D.P,R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia).

Nello specifico, si fa riferimento all’avvio legittimo di un’attività edilizia che è consentito solo dopo 30 giorni dall’invio di una proposta senza ricevere risposta dall’ufficio competente.

I vicini che intendano opporsi ai lavori hanno tempo fino a 60 giorni dall’inizio di essi per presentare ricorso. La richiesta dei pareri connessi con la SCIA, poi, può essere affidata allo Sportello Unico, che deve reperirli entro 60 giorni, ovvero 80 giorni per i centri storici.

Nell’ambito edilizio, il silenzio-assenso si forma tacitamente quando, oltre al semplice trascorrere del tempo dalla presentazione della domanda, sono contemporaneamente soddisfatte tutte le condizioni e i requisiti richiesti dalla legge.

Questi elementi costitutivi sono essenziali per il perfezionamento della procedura. È importante notare che, se mancano i requisiti richiesti per l’intervento edilizio, il silenzio-assenso non si verifica, ma si incorre in abuso edilizio per procedura illegittima.

Silenzio-assenso e permesso di costruire

Nel caso del permesso di costruire, il silenzio-assenso è concesso, secondo quanto sancito all’art. 20 (comma 8) del D.P.R. 380/01, se il termine per l’adozione del permesso di costruire scade senza una risposta o un diniego motivato.

Questo vale a meno che ci siano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si seguono regole specifiche.

Nonostante il silenzio, l’ufficio edilizio è tenuto a fornire un’attestazione telematica dei tempi del processo entro 15 giorni dalla richiesta, a condizione che non siano necessarie ulteriori documentazioni o non ci siano stati dinieghi. In caso contrario, viene comunicato entro lo stesso periodo che sono richiesti documenti aggiuntivi o è stato emesso un diniego.

Se invece l’intervento che si intende realizzare non è conforme alla normativa di riferimento, il silenzio-assenso non può considerarsi valido e, in mancanza dei requisiti fondamentali, anche una volta scaduto il termine per la formazione del silenzio-assenso, l’amministrazione può quindi agire in autotutela decretando l’annullamento d’ufficio dell’atto autorizzativo per la sua illegittimità originaria.

Accertamento di conformità, permessi in sanatoria e silenzio-assenso

L’istanza di accertamento di conformità può essere presentata per gli interventi realizzati in assenza o in difformità dal permesso di costruire o dalla SCIA alternativa (art. 36 del D.P.R. 380/2001) e per gli interventi realizzati in assenza o in difformità dalla SCIA ordinaria (art. 37 del D.P.R. 380/2001).

Nelle ipotesi di assenza di titolo, totale difformità o variazioni essenziali, l’art. 36 prevede espressamente (comma 3) il silenzio-rifiuto sulla domanda di sanatoria:

Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata.

Per gli interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività, l’art. 37 del D.P.R. 380/2001 non definisce tempistiche. Su questo vuoto normativo è più volte intervenuta la giurisprudenza.

Istanze in sanatoria e silenzio-assenso: cosa cambia con il D.L. salva casa

Il comma 6 del art. 36-bis del D.L. 69/2024 cambia radicalmente l’assetto normativo introducendo il silenzio-assenso per l’accertamento di conformità, i permessi di costruire in sanatoria e le SCIA in sanatoria nelle ipotesi di parziali difformità. In particolare.

  • per i permessi di costruire in sanatoria, la Pubblica Amministrazione (P.A.) ha 45 giorni per rispondere;
  • per le Segnalazioni Certificate di Inizio Attività (SCIA) in sanatoria il termine è di 30 giorni.

Decorsi tali termine, le richieste si intendono accolte.

Per gli immobili situati in zone paesaggisticamente vincolate o quelli che richiedono un supplemento di istruttoria, i termini sono più lunghi e seguono una procedura differente. In particolare, come riportato nella guida illustrativa, gli interventi eseguiti su immobili soggetti a vincolo paesaggistico sono soggetti a parere vincolante della Soprintendenza entro il termine perentorio di 90 giorni e da parte del Comune entro il termine dei 180 giorni.

Art. 36-bis D.P.R. 380/01 – Accertamento di conformità nelle ipotesi di parziali difformità

6. Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con provvedimento motivato entro quarantacinque giorni, decorsi i quali la richiesta si intende accolta. Alle segnalazioni di inizio attività presentate ai sensi del comma 1, si applica il termine di cui all’articolo 19, comma 6-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Nelle ipotesi di cui al comma 4, i termini di cui al primo e secondo periodo sono sospesi fino alla definizione del procedimento di compatibilità paesaggistica. Decorsi i termini di cui al primo, secondo e terzo periodo, eventuali successive determinazioni del competente ufficio comunale sono inefficaci. Il termine è interrotto qualora l’ufficio rappresenti esigenze istruttorie, motivate e formulate in modo puntuale nei termini stessi, e ricomincia a decorrere dalla ricezione degli elementi istruttori. In caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti per la sanatoria, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale applica le sanzioni prevista dal presente testo unico.

Silenzio-assenso: esempi in edilizia e sentenze di riferimento

Di seguito si riportano una serie di sentenze che offrono degli esempi esplicativi di contesti in cui il silenzio assenso è valido o non valido.

Condono edilizio: no al silenzio-assenso!

Il Tar Lazio, con la sentenza n. 16585/2023, affronta la retroattività del condono edilizio e l’inapplicabilità del silenzio-assenso nelle situazioni di abuso in aree vincolate.

La sentenza riguarda un caso in cui un privato richiede il condono per una costruzione in un’area successivamente vincolata. Nonostante il Comune abbia respinto la pratica dopo 36 mesi, il Tar sottolinea che la legge regionale retroattiva non influisce, ma il tempo trascorso non è sufficiente per il silenzio-assenso.

I giudici argomentano che la retroattività è intrinseca al condono edilizio, escludendo l’incostituzionalità della legge regionale. Pertanto, il ricorso al Tar è stato respinto, confermando l’inapplicabilità del condono in area vincolata.

Altre sentenze sul tema:

Come dimostrare l’avvenuta formazione del silenzio-assenso

Se il silenzio dell’amministrazione significa che la richiesta è accettata, l’amministrazione deve, su richiesta del cittadino, fornire, in via telematica, un’attestazione circa il decorso dei termini del procedimento e dell’accoglimento entro dieci giorni dalla richiesta.

Se non lo fa, il cittadino può fare una dichiarazione autonoma secondo le regole specificate nell’articolo 47 del D.L. 445/2000.

In situazioni in cui il silenzio dell’amministrazione significa che la richiesta è accettata, l’ente competente può assumere determinazioni in via di autotutela.

Silenzio-assenso tra privati: vale?

Il silenzio assenso della pubblica amministrazione semplifica l’attività amministrativa, ma non si applica tra privati.

La pratica del silenzio assenso infatti non regola i rapporti tra privati che sono sempre tenuti a dare una risposta. In caso di mancata risposta, le controversie che subentrano tra privati vanno risolte tramite giustizia.

Altri tipi di silenzio

Esistono altre forme di “silenzi” che presentano dinamiche opposte a quelle descritte precedentemente:

  • silenzio-diniego;
  • silenzio-devolutivo;
  • silenzio-inadempimento.

Il “silenzio-diniego” rappresenta un’ipotesi in cui la legge associa all’inerzia della pubblica amministrazione il significato di un rifiuto dell’istanza. In questo caso, viene attribuita una valenza giuridica negativa al silenzio. Il silenzio assenso e il silenzio diniego rappresentano un tipo di silenzio significativo che ha un valore provvedimentale.

Il “silenzio-devolutivo” indica il silenzio della pubblica amministrazione che comporta il trasferimento della competenza a un’altra autorità.

Il “silenzio-inadempimento” si verifica quando la pubblica amministrazione non adempie al proprio compito e omette di fornire indicazioni in merito alla richiesta ricevuta.

 

Praticus-TA
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