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Silenzio assenso pubblica amministrazione: quando si applica?

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Silenzio assenso pubblica amministrazione: una semplificazione procedimentale dove il silenzio ha valenza positiva. Ecco quando si applica

Il silenzio assenso della pubblica amministrazione è un concetto di primaria importanza nel diritto amministrativo e trova applicazione anche nell’ambito edilizio.

Nel contesto delle pratiche edilizie, l’attivazione del silenzio-assenso si verifica quando l’amministrazione comunale, nel periodo che intercorre tra la presentazione della pratica e l’inizio dei lavori dichiarato, non comunica alcun diniego. Questa mancanza di risposta funge implicitamente da conferma della validità della pratica, consentendo al richiedente di procedere con i lavori in modo regolare.

In ogni caso, per assicurarsi la validità delle pratiche ed evitare potenziali casi di abuso edilizio occorre selezionare il titolo abilitativo appropriato e presentare la documentazione in conformità alle normative vigenti. Ti suggerisco dunque il software per i titoli abilitativi in edilizia che ti offre i modelli unici per agevolarti la compilazione delle pratiche e un pratico wizard per identificare il titolo abilitativo richiesto a seconda dell’intervento in questione.

Scopriamo il significato giuridico di “silenzio-assenso”, l’ambito di applicazione e la sua importanza nel contesto delle pratiche edilizie.

Cosa si intende per il silenzio assenso della pubblica amministrazione?

Il silenzio-assenso, nel diritto amministrativo, rappresenta un meccanismo per superare l’inerzia della pubblica amministrazione di fronte a richieste inviate dai cittadini.

In parole semplici, se la risposta dell’amministrazione non arriva entro i termini stabiliti dalla legge, si considera implicitamente accettata la richiesta del cittadino.

Questo principio è fondamentale anche in edilizia, dove le procedure amministrative possono avere un impatto diretto sulla realizzazione di progetti.

Quando si configura il silenzio assenso della pubblica amministrazione: legge 241/90

La legge sul silenzio assenso della pubblica amministrazione è la Legge 241/1990, intitolata “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. Nello specifico, l’art. 20 dettaglia l’ambito di applicazione e di non applicazione del silenzio assenso nelle pratiche amministrative.

Art. 20 – Legge 241/1990

1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2. Tali termini decorrono dalla data di ricevimento della domanda del privato.

L’art. 20 sancisce, inoltre, che l’amministrazione competente può indire una conferenza di servizi entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, prendendo in considerazione le situazioni giuridiche soggettive dei controinteressati.

2. L’amministrazione competente può indire, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV, anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive dei controinteressati.

Esempi di silenzio assenso della pubblica amministrazione in edilizia

L’introduzione del silenzio-assenso nel settore edilizio, previsto dal decreto legge 69/2013 (art. 30), ha comportato delle modifiche al D.P.R. 380/01, il cosiddetto testo unico sull’edilizia. In base alla normativa attuale, per avviare in modo legittimo un progetto edilizio attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, è necessario che trascorrano 30 giorni dall’invio di una proposta senza ricevere risposta dall’ufficio competente.

Nel contesto edilizio, il silenzio-assenso si verifica quando, oltre al passare del tempo dalla presentazione della domanda, vengano contemporaneamente soddisfatte tutte le condizioni richieste dalla legge. È importante notare che, in assenza dei requisiti necessari per l’intervento edilizio, il silenzio assenso non si configura ma si potrebbe invece incorrere in abuso edilizio a causa di una procedura illegittima.

Per chiarire ulteriormente questo concetto, prendiamo in considerazione il caso del permesso di costruire, il cui utilizzo del silenzio assenso è regolamentato dall’art. 20 del D.P.R. 380/01 (comma 8).

Se un professionista del settore presenta una richiesta per un permesso di costruire e la pubblica amministrazione non risponde entro i termini specificati, si attiva il silenzio assenso, consentendo al richiedente di procedere regolarmente con l’avvio dei lavori.

È tuttavia importante notare che questa situazione è valida solo se l’area non è soggetta a vincoli paesaggistici, ambientali o culturali che seguono regole specifiche.

Art. 20, comma 8, D.P.R. 380/01

8. Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli relativi all’assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicano le disposizioni di cui agli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. 

Nonostante il silenzio, entro 15 giorni dalla richiesta, lo sportello unico per l’edilizia deve fornire un’attestazione telematica che afferma che siano decorsi i termini del procedimento, a meno di ulteriori documentazioni o dinieghi.

Fermi restando gli effetti comunque prodotti dal silenzio, lo sportello unico per l’edilizia rilascia anche in via telematica, entro quindici giorni dalla richiesta dell’interessato, un’attestazione circa il decorso dei termini del procedimento, in assenza di richieste di integrazione documentale o istruttorie inevase e di provvedimenti di diniego; altrimenti, nello stesso termine, comunica all’interessato che tali atti sono intervenuti.

Se l’intervento non è conforme, mancano i requisiti fondamentali o ci sono errori nella domanda presentata, l’amministrazione può annullare d’ufficio l’atto autorizzativo anche dopo la scadenza del termine.

Per non correre questo rischio, assicurati di scegliere il titolo abilitativo giusto e usa il software per le pratiche edilizie, che ti consente di compilare il modello del PdC con input guidato per ottenere un documento conforme alla normativa vigente.

Modello permesso di costruire: software Praticus-TA

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Silenzio assenso pubblica amministrazione: termini e tempi

Il silenzio assenso si concretizza quando la pubblica amministrazione non risponde nei tempi definiti dalla legge.

Generalmente, il termine è di 30 giorni, ma può prolungarsi fino a 90 giorni.

Quando il silenzio assenso della pubblica amministrazione non si applica: eccezioni

Conformemente a quanto stabilito nel comma 4 dell’art. 20 della Legge 241/1990, il silenzio assenso non è valido in vari contesti, tra cui:

  • situazioni che richiedono una dichiarazione di inizio attività;
  • casi in cui la legge europea richiede provvedimenti formali;
  • casi in cui il silenzio equivale a rifiuto dell’istanza (silenzio diniego);
  • atti e procedimenti specificati dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica, e concordati con i Ministri competenti.

Inoltre, la disciplina del silenzio assenso non si applica ai procedimenti riguardanti:

  • patrimonio culturale;
  • tutela del rischio;
  • vincolo idrogeologico;
  • difesa nazionale;
  • pubblica sicurezza;
  • immigrazione;
  • asilo e la cittadinanza.

Silenzio assenso tra privati e pubblica amministrazione

Il silenzio assenso, come definito nell’art. 2o della Legge 241/90, trova applicazione nei rapporti tra privati e pubblica amministrazione.

Nel caso di richieste di provvedimenti amministrativi presentate da privati, infatti, se l’amministrazione competente non risponde, il silenzio equivale ad accettazione della domanda e non sono necessarie ulteriori richieste o avvisi, a meno che l’amministrazione non comunichi il rifiuto entro il periodo specificato a partire dalla data di ricezione della domanda del privato.

Silenzio assenso tra pubbliche amministrazioni

L’art. 17-bis della Legge 241/90 (Effetti del silenzio e dell’inerzia nei rapporti tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici) estende l’applicazione del principio del silenzio assenso ai rapporti tra pubbliche amministrazioni e gestori di beni o servizi pubblici. In sostanza, stabilisce che quando l’amministrazione riceve uno schema di provvedimento, corredato di documentazione, da parte di un’altra amministrazione o di un gestore, e non comunica esplicitamente il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni, tali approvazioni sono implicitamente considerate acquisite.

Questa forma di silenzio-assenso si applica a tutte le amministrazioni, incluse quelle incaricate di tutelare interessi sensibili come l’ambiente, il paesaggio, i beni culturali e la salute pubblica. L’unico privilegio per questi enti, in conformità con le procedure di conferenza di servizi, è che hanno 90 giorni anziché 30 per esprimere il loro parere, a meno che leggi specifiche o decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri stabiliscano un periodo diverso.

L’unico vincolo all’ambito di applicazione del silenzio-assenso tra amministrazioni si verifica quando le normative del diritto dell’Unione europea richiedono l’adozione di provvedimenti espliciti, come nel caso di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), autorizzazione ordinaria alle emissioni in atmosfera, e riconoscimento di stabilimenti alimentari.

La differenza con l’art. 20 della legge 241/1990 è che l’art. 17-bis riguarda un silenzio-assenso endoprocedimentale, valido all’interno di un procedimento, mentre quello dell’art. 20 nei rapporti tra pubblica amministrazione e privati è considerato come silenzio provvedimentale.

Silenzio assenso tra privati

Il silenzio assenso semplifica le procedure amministrative, ma non trova applicazione tra privati.

Questo meccanismo non disciplina i rapporti tra soggetti privati, i quali sono sempre obbligati a fornire una risposta. In assenza di risposta, eventuali controversie tra privati devono essere risolte attraverso il sistema giudiziario.

Autotutela

Quando il silenzio dell’amministrazione implica l’accettazione della domanda, l’amministrazione competente può, in via di autotutela, revocare (revoca del provvedimento) o annullare (annullamento d’ufficio) l’atto implicito di assenso ai sensi dell’art. 21 quinquies e art. 21 nonies della Legge 241/1990.

Silenzio assenso esempio: sentenze di riferimento

Di seguito si riportano una serie di sentenze che offrono degli esempi esplicativi di contesti in cui il silenzio assenso è valido o non valido.

Condono edilizio: no al silenzio assenso!

Il Tar Lazio, con la sentenza n. 16585/2023, affronta la retroattività del condono edilizio e l’inapplicabilità del silenzio assenso nelle situazioni di abuso in aree vincolate.

La sentenza riguarda un caso in cui un privato richiede il condono per una costruzione in un’area successivamente vincolata. Nonostante il Comune abbia respinto la pratica dopo 36 mesi, il Tar sottolinea che la legge regionale retroattiva non influisce, ma il tempo trascorso non è sufficiente per il silenzio assenso.

I giudici argomentano che la retroattività è intrinseca al condono edilizio, escludendo l’incostituzionalità della legge regionale. Pertanto, il ricorso al Tar è stato respinto, confermando l’inapplicabilità del condono in area vincolata.

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