Silenzio assenso e silenzio diniego: qual è la differenza?
Il silenzio della PA ad una richiesta può significare silenzio assenso e silenzio diniego! Ma come capirlo? Cosa prevede la normativa? Qual è la novità del Salva Casa?
Quando un procedimento viene avviato e l’amministrazione non emette un provvedimento conclusivo, tale silenzio assume un valore di provvedimento. In alcuni casi, decreta l’accettazione della richiesta (silenzio assenso), in altri il rifiuto (silenzio diniego).
Nel contesto edilizio, il silenzio ha generalmente valore positivo: quando l’amministrazione comunale, nel periodo compreso tra la presentazione della pratica e l’inizio dei lavori dichiarato, non notifica alcun diniego, viene infatti confermata la validità della pratica, consentendo al richiedente di procedere con i lavori. Tuttavia, esistono delle eccezioni.
La regola del silenzio assenso è applicabile soltanto nel caso in cui le pratiche edilizie siano valide, scegliendo il giusto titolo abilitativo e presentando la documentazione conforme alle norme. Ti suggerisco dunque di utilizzare il software per i titoli abilitativi in edilizia con cui hai a disposizione tutti i modelli unici per le tue pratiche, l’input guidato dei dati e il wizard per individuare il titolo abilitativo richiesto dall’intervento.
Con l’entrata in vigore del decreto salva casa si è esteso il meccanismo del silenzio assenso anche in specifici casi relativi alle pratiche di sanatoria. Analizziamo quando si applica il silenzio assenso e il silenzio diniego e cosa prevede la normativa.
Indice
- Che cosa si intende per silenzio della P.A.?
- Differenza tra silenzio assenso e silenzio diniego
- Quando vale il silenzio assenso?
- Domande di sanatoria e silenzio-assenso in edilizia: novità del Salva casa
- Quando vale il silenzio diniego?
- Silenzio diniego e silenzio rigetto
- Silenzio inadempimento
- Silenzio assenso e silenzio diniego: sentenze di riferimento
- FAQ silenzio assenso e silenzio diniego
Che cosa si intende per silenzio della P.A.?
Il silenzio della pubblica amministrazione rappresenta un atto omissivo e si riferisce al principio secondo il quale l’assenza di una risposta formale da parte delle autorità amministrative entro un periodo circoscritto assume un valore specifico in base alle singole circostanze.
A seconda degli scenari, si parla di:
- silenzio significativo (assenso e diniego): in questo contesto, l’inerzia dell’amministrazione assume un significato provvedimentale che può valere assenso o diniego a seconda degli ambiti di applicazione;
- silenzio non significativo (silenzio inadempimento): si verifica quando l’inattività dell’amministrazione non assume un valore di provvedimento, ma il comportamento omissivo si esprime come inadempimento.
Differenza tra silenzio assenso e silenzio diniego
Sia il silenzio assenso che silenzio diniego rappresentano un silenzio “significativo” in quanto l’omissione di risposta da parte della pubblica amministrazione ha una valenza provvedimentale.
Si parla di silenzio assenso quando la legge attribuisce al comportamento inerte della pubblica amministrazione il significato di accoglimento dell’istanza.
Si definisce invece silenzio diniego/silenzio rifiuto quando l’inerzia della pubblica amministrazione viene assimilata a un provvedimento di diniego.
Quando vale il silenzio assenso?
Inizialmente, il silenzio assenso era previsto solo in circostanze eccezionali. Tuttavia, a seguito della riforma del 2005, con l’introduzione dell’art. 20 della Legge 241/1990, il silenzio assenso ha acquisito carattere generale.
Ciò significa che il silenzio assenso è stato esteso a tutti i provvedimenti che hanno avviato una richiesta, ma non hanno ottenuto un provvedimento espresso, fatto salvo l’applicazione dell’art. 19 della Legge 241/1990 sulla segnalazione di inizio attività (SCIA edilizia).
L’art. 20 della Legge 241/1990 infatti esplicita quanto segue:
Fatta salva l’applicazione dell’articolo 19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2. Tali termini decorrono dalla data di ricevimento della domanda del privato.
Tuttavia, il principio del silenzio assenso non è universalmente applicabile in tutti i contesti e la sua validità può essere soggetta a leggi e regolamenti specifici.
Esistono infatti situazioni in cui il principio del silenzio assenso non trova applicazione:
- casi espressamente esclusi: leggi e regolamenti possono escludere specificamente il silenzio assenso per pratiche legate a sicurezza pubblica, salute o questioni ambientali;
- attività regolate da normative specifiche: settori o attività specifiche possono essere soggetti a normative che richiedono un’approvazione esplicita anziché il silenzio assenso; ad esempio, il settore dell’edilizia;
- attività che coinvolgono terzi: se un’attività influisce direttamente sui diritti o interessi di terzi, il silenzio assenso potrebbe non applicarsi, richiedendo invece un consenso esplicito;
- requisiti specifici: alcune pratiche possono richiedere requisiti particolari o documentazione specifica prima che il silenzio assenso possa essere applicato;
- attività soggette a controversie o valutazioni dettagliate: in situazioni complesse o soggette a dispute, le autorità potrebbero evitare il silenzio assenso per garantire un’analisi approfondita;
- pratiche con consultazioni o autorizzazioni di livello superiore: se un’attività richiede coinvolgimento o autorizzazione di un livello superiore, il principio del silenzio assenso potrebbe non essere applicabile.
Ad esempio, nel contesto edilizio, in riferimento alla pratica per ottenere il permesso di costruire, qualora l’intervento progettato non sia conforme alla normativa di riferimento, il silenzio assenso non è valido. Per non correre questo rischio ed evitare di incorrere in abuso edilizio, è fondamentale fare una scelta accurata del titolo abilitativo e utilizzare la corretta documentazione. Può esserti di aiuto il software per la gestione delle pratiche edilizie che ti permette di compilare i modelli delle pratiche con un input guidato, ottenendo automaticamente modelli aggiornati conformi alla normativa vigente.
Domande di sanatoria e silenzio-assenso in edilizia: novità del Salva casa
Il Decreto Legge 69/2024 (decreto salva casa), convertito in Legge 105/2024, introduce il meccanismo del silenzio-assenso per opere realizzate in parziale difformità rispetto al permesso di costruire (PdC) e alla SCIA alternativa al PdC (art. 34), in assenza o difformità della SCIA (art. 37), o per variazioni essenziali (art. 32).
In dettaglio, il comma 6 dell’articolo 36-bis del D.L. 69/2024 prevede che, nella procedura di rilascio del permesso in sanatoria per difformità parziali o modifiche essenziali, se l’amministrazione non risponde entro i tempi stabiliti, la richiesta di sanatoria è considerata accolta automaticamente.
I tempi previsti sono:
- 45 giorni per il permesso in sanatoria;
- 30 giorni per la SCIA in sanatoria.
Art. 36-bis D.P.R. 380/01 – Comma 6
Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con provvedimento motivato entro quarantacinque giorni, decorsi i quali la richiesta si intende accolta. […]
Nel caso di immobili soggetti a vincoli paesaggistici introdotti successivamente, è possibile richiedere una valutazione previa l’autorizzazione paesaggistica. L’autorità competente deve pronunciarsi entro 180 giorni, con parere vincolante della soprintendenza da emettere entro 90 giorni. In assenza di risposta nei tempi previsti, il dirigente o il responsabile dell’ufficio comunale può decidere in modo autonomo.
Quando vale il silenzio diniego?
La diffusione del silenzio assenso non ha comportato la cancellazione dei casi di silenzio diniego, i quali però mantengono un carattere completamente eccezionale.
Un esempio tipico di silenzio rifiuto è contemplato dall’art. 25, comma 4, della L. 241/1990, secondo il quale, se trascorrono inutilmente trenta giorni dalla richiesta senza alcuna risposta, questa si considera respinta.
Un altro esempio significativo di silenzio diniego in edilizia è specificato nell’art. 36, comma 3, del D.P.R. 380/2001 Testo unico edilizia, il quale prevede che, in relazione alla richiesta di permesso in sanatoria, nei casi di assenza di titolo o totale difformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio comunale competente debba esprimersi con motivazione adeguata entro 60 giorni; superato tale termine, la richiesta è considerata respinta.
Ecco il testo dell’art. 36 D.P.R. 380/01:
3. Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata.
Silenzio diniego e silenzio rigetto
Il silenzio diniego e il silenzio rigetto rappresentano due forme di silenzio amministrativo in cui la legge assegna chiaramente all’inerzia dell’amministrazione una connotazione negativa.
Nel caso del silenzio diniego, se trascorre un periodo di tempo specifico senza risposta, il silenzio dell’amministrazione equivale a un rifiuto esplicito della richiesta presentata.
L’ipotesi del silenzio rigetto si verifica quando non viene emessa una decisione sul ricorso gerarchico. In questo caso, il ricorso viene considerato respinto, consentendo al ricorrente di appellarsi al tribunale entro 60 giorni dalla formazione del silenzio, basandosi sugli stessi motivi presentati nella sede gerarchica.
Silenzio inadempimento
In determinati casi, la legge non conferisce alcun significato specifico al silenzio della P.A., e in queste circostanze, l’inerzia dell’amministrazione assume la connotazione di un inadempimento.
Il silenzio-inadempimento si manifesta quando l’ordinamento giuridico non attribuisce una qualificazione specifica all’inerzia della P.A., considerandola come un comportamento meramente omissivo. Questa situazione si verifica nei procedimenti relativi al patrimonio culturale, ambientale, difesa nazionale, pubblica sicurezza, immigrazione, salute e pubblica incolumità, dove la normativa europea imporrebbe l’adozione di un provvedimento espresso.
Il silenzio-inadempimento, non essendo una forma di “silenzio significativo“, non risolve sostanzialmente l’incertezza generata dall’inattività della P.A. Tuttavia, rappresenta un mezzo processuale per il privato interessato di far valere i propri diritti contro l’inerzia amministrativa. In questi casi, il termine per proporre ricorso giurisdizionale inizia a decorrere senza ulteriori diffide, permettendo al giudice di ordinare all’amministrazione di provvedere entro un termine generalmente non superiore a 30 giorni e di valutare la fondatezza dell’istanza.
Silenzio assenso e silenzio diniego: sentenze di riferimento
Di seguito si riportano una serie di sentenze che approfondiscono delle questioni relative al silenzio assenso e al diniego.
Silenzio PA nella sanatoria edilizia: quando equivale a un diniego?
Sentenza 2851/2026 – Consiglio di Stato
Nella sanatoria edilizia, il decorso del termine di 60 giorni previsto dalla legge determina la formazione di un silenzio-diniego, qualificato come provvedimento tacito di rigetto e impugnabile nei termini di legge. In tale ipotesi non sono deducibili vizi procedimentali né contestazioni di carattere formale, essendo ammissibile solo la censura relativa alla sostanziale mancanza dei presupposti urbanistico-edilizi
Silenzio della PA sul permesso in sanatoria: non inadempimento ma silenzio-diniego che impedisce l’autorizzazione sismica
La mancata risposta dell’Amministrazione a una richiesta di accertamento di conformità per il permesso di costruire in sanatoria entro i termini stabiliti equivale a un silenzio-rigetto, che sancisce l’insanabilità delle opere abusive e impedisce il rilascio dell’autorizzazione sismica.
A confermarlo, la sentenza 5378/2024 del TAR Campania che ha respinto il ricorso presentato da un privato cittadino contro la Regione Campania. Il ricorrente aveva chiesto l’annullamento del “silenzio-rifiuto” maturato sulla richiesta di autorizzazione sismica per un immobile a uso residenziale e commerciale.
Nel caso specifico, il privato aveva presentato un’istanza di accertamento di conformità (ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 380/2001) per ottenere l’autorizzazione sismica e garantire l’agibilità di alcuni locali commerciali.
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l’autorizzazione sismica dipendeva dall’approvazione della sanatoria edilizia, che era già stata implicitamente respinta attraverso il silenzio-rigetto. Secondo la giurisprudenza consolidata, infatti, il silenzio del Comune su una richiesta di sanatoria costituisce un rigetto tacito e non un’omissione amministrativa. Pertanto, senza una sanatoria urbanistica valida, l’autorizzazione sismica non può essere rilasciata.
Condono edilizio: no al silenzio assenso!
Il Tar Lazio, con la sentenza n. 16585/2023, affronta la retroattività del condono edilizio e l’inapplicabilità del silenzio assenso nelle situazioni di abuso in aree vincolate.
La sentenza riguarda un caso in cui un privato richiede il condono per una costruzione in un’area successivamente vincolata. Nonostante il Comune abbia respinto la pratica dopo 36 mesi, il Tar sottolinea che la legge regionale retroattiva non influisce, ma il tempo trascorso non è sufficiente per il silenzio assenso.
I giudici argomentano che la retroattività è intrinseca al condono edilizio, escludendo l’incostituzionalità della legge regionale. Pertanto, il ricorso al Tar è stato respinto, confermando l’inapplicabilità del condono in area vincolata.
Altre sentenze
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FAQ silenzio assenso e silenzio diniego
Di seguito sono riportate delle domande frequenti in riferimento al silenzio della PA.
Cos’è il silenzio della Pubblica Amministrazione?
Il silenzio amministrativo è l’assenza di una risposta formale entro un termine stabilito che, a seconda dei casi, può assumere valore di accoglimento, diniego oppure semplice inadempimento.
Qual è la differenza tra silenzio assenso e silenzio diniego?
Entrambi hanno valore provvedimentale: il silenzio assenso equivale all’accoglimento della richiesta, mentre il silenzio diniego o (silenzio rifiuto) corrisponde a un rifiuto implicito da parte dell’amministrazione.
Quando si applica il silenzio assenso?
Il silenzio assenso si applica nei procedimenti avviati su richiesta del privato quando l’amministrazione non comunica un diniego entro i termini previsti, salvo eccezioni stabilite dalla normativa.
Il silenzio assenso vale sempre in edilizia?
Il silenzio assenso è valido solo se la pratica è corretta e conforme alle norme, con il giusto titolo abilitativo e documentazione adeguata. In caso contrario, non produce effetti.
Cosa cambia con il Decreto Salva Casa per le sanatorie edilizie?
Con il decreto Salva Casa è stato esteso il silenzio assenso anche ad alcune sanatorie: la richiesta si considera accolta automaticamente se il Comune non risponde entro 45 giorni (permesso) o 30 giorni (SCIA).
Quando si verifica il silenzio diniego?
Il silenzio diniego è un’ipotesi residuale e si verifica quando la legge stabilisce che, trascorso un certo termine senza risposta, la richiesta si intende respinta.
Cos’è il silenzio inadempimento?
Il silenzio inadempimento si verifica quando il silenzio non ha valore provvedimentale ma rappresenta un’omissione: in questi casi il privato può ricorrere al giudice per ottenere una decisione. Non rientra nel silenzio significativo.
Che differenza c’è tra silenzio diniego e silenzio rigetto?
Il silenzio diniego riguarda il mancato riscontro su una richiesta, mentre il silenzio rigetto si verifica quando non viene deciso un ricorso gerarchico, consentendo l’accesso al tribunale.

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