Si può negare la SCIA per violazione del decoro architettonico?
Il decoro architettonico è un buon motivo per negare la SCIA, ma solo se ben argomentato. Lo afferma il Tar Toscana
Torniamo a parlare di decoro architettonico e della sua valenza e rispetto anche in contesti che non vedano implicati immobili di pregio storico ed artistico, ma semplici fabbricati condominiali. Anche in quest’ultimo caso il rispetto del decoro architettonico non può essere sottovalutato. Ma il Comune può entrare nel merito del rispetto del decoro architettonico e prendere di conseguenza una posizione determinate per il rilascio di un titolo edilizio? Ti ricordo che per la valutazione e richiesta del giusto documento teso a legittimare la realizzazione di un progetto, oggi hai un valido alleato nel software per i titoli edilizi che, attraverso una procedura guidata ed in base alla tipologia dei lavori, ti consentirà di gestire in modo chiaro ed ordinato i molteplici moduli edilizi sempre aggiornati.
La recente sentenza del Tar Toscana, n. 1019/2023, affronta il tema, spesso controverso, dell’ingerenza di un Comune nell’ambito del rispetto del decoro architettonico dei fabbricati.
Niente SCIA senza il rispetto del decoro architettonico? Il caso
La decisione del Tar riguarda l’annullamento di un’ordinanza emessa dalla Direzione Urbanistica – Servizio Edilizia Privata di un Comune, che conferma il divieto di prosecuzione dei lavori e ordina il ripristino di determinate opere.
Il ricorrente, proprietario di un’unità immobiliare, aveva presentato una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) per un ampliamento del balcone, da realizzare in simmetria ed in allineamento con il balcone adiacente (appartenente ad altro condominio), ma il Comune aveva emesso un divieto basandosi sulla presunta violazione della disciplina del decoro architettonico.
Il privato sosteneva che la motivazione del parere negativo della Commissione Edilizia fosse carente e laconica, poiché non specificava in modo adeguato le ragioni del diniego.
Tar Toscana: occorre dettagliare e motivare con cura il diniego della SCIA per violazione del decoro architettonico calato in un ben determinato contesto
Il tribunale concorda con il ricorrente, premettendo che:
La nozione di decoro architettonico, fa riferimento alla preservazione di determinate linee armoniche dell’edificio o di un determinato “stile” del fabbricato rispetto ad innovazioni atte ad alterarne composizione e tratti.
Si tratta di una nozione elastica che viene ad assumere un significato concreto ed intellegibile solo se calata in un determinato contesto.
Detto questo, chiarisce che la motivazione della decisione impugnata è effettivamente priva degli elementi di giudizio necessari a comprendere il percorso argomentativo sotteso alla valutazione negativa del Comune. Inoltre, il tribunale critica la mancanza di specifiche puntualizzazioni riguardo ai caratteri architettonici compromessi dall’opera proposta e alla mancanza di tutela specifica dell’edificio in questione. Anzi! Il Tar fa notare che l’ampliamento comporta un allineamento del fronte del balcone in questione con quello dell’appartamento vicino, eliminando così una preesistente disomogeneità dimensionale fra i due aggetti senza determinare la creazione di alcun nuovo elemento di singolari proporzioni.
Di conseguenza, il Tar decide di accogliere il ricorso del richiedente, annullando gli atti impugnati (l’ordinanza e altri atti correlati) e condannando il Comune a rifondere le spese legali al ricorrente.
Una tematica controversa quella del rilascio di un titolo edilizio in rapporto al rispetto del decoro architettonico
È bene precisare che la sentenza in questione, in apparente contrapposizione a giudizi e orientamenti precedenti della giurisprudenza, non implica una generalizzazione assoluta che vieterebbe l’uso del decoro architettonico per negare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Tuttavia, suggerisce che, in caso di rifiuto basato sul decoro architettonico, è necessario che la motivazione contenga elementi specifici e puntuali. Nel caso in esame, il tribunale ha criticato la mancanza di specifici dettagli sulla violazione del decoro architettonico e ha evidenziato la necessità che la motivazione indichi chiaramente quali sono i caratteri specifici o lo stile architettonico dell’edificio che verrebbero compromessi dall’opera proposta.
Quindi, la sentenza suggerisce che il decoro architettonico può essere un valido motivo di rifiuto di una SCIA, ma la motivazione deve essere ben argomentata e basata su elementi concreti che dimostrino come l’intervento proposto violi effettivamente il decoro architettonico dell’edificio o del contesto circostante. In mancanza di dettagli e puntualizzazioni specifiche, il rifiuto potrebbe essere annullato in sede di ricorso, come è avvenuto nel caso descritto nella sentenza.
Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articoli di BibLus:
- “Il Comune può entrare nel merito del decoro della facciata?“
- “Decoro architettonico condominio: una guida completa alla tutela e modifica“
- “Comunicazione fine lavori (CFL): modello unico PDF editabile“

Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/si-puo-negare-la-scia-per-violazione-del-decoro-architettonico/


