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Sequestro credito Superbonus illecito e buona fede della banca cessionaria

Cessione del credito: la buona fede del cessionario può impedire il sequestro?

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Cessione del credito: per la Cassazione il passaggio da beneficiario a cessionario in buona fede non modifica l’eventuale natura illecita

Nel tumultuoso mondo del Superbonus, il dibattito sulla cessione dei crediti d’imposta è acceso più che mai. Prima del “blocca cessioni” (D.L. n. 11/2023) la cessione era pratica comune, ma ora la situazione è più complessa. La normativa post-“blocca cessioni” e la responsabilità del cessionario hanno reso il panorama incerto.

Uno degli aspetti più critici riguarda, appunto, il rischio di irregolarità nei lavori agevolati dalla famosa detrazione, con consequenziale pericolo sia per il cedente che per il cessionario. La recente sentenza n. 3108/2024 della Corte di Cassazione ha sollevato ulteriori interrogativi sulla buona fede e possibili responsabilità inconsapevoli dei cessionari. Non rischiare quindi di commettere errori nella gestione della tua pratica Superbonus e affidati ad una valida guida che ti accompagna passo passo nella gestione dei bonus edilizi.

Quali sono le responsabilità di un cessionario che abbia acquistato un credito illecito da Superbonus?

Un primo caso, o quanto meno uno dei primi discussi dalla giurisprudenza attualmente, è dato da un istituto bancario che si vedeva sequestrati dal Gip del tribunale svariati milioni di euro di crediti in relazione ai reati di truffa e di autoriciclaggio, contestati a vari soggetti. Più in dettaglio, venivano contestate condotte illecite consistite nella mancata esecuzione di opere edili appaltate ammesse all’agevolazione fiscale del Superbonus 110%, false asseverazioni e fatturazioni al committente.

Il giudice del riesame riteneva infondati i motivi di opposizione della banca al sequestro. Infatti, secondo l’istituto di credito in merito al pericolo ipotizzato di ulteriori operazioni illecite, a seguito dell’incameramento di somme rilevanti, poteva riferirsi solo agli indagati e non all’istituto bancario, in mancanza di specifica motivazione sul pericolo derivante dalla disponibilità dei crediti ceduti, specie in considerazione di quanto disposto dall’art. 121 D.L. 34/2020 che limitava la responsabilità del soggetto cessionario alle ipotesi di utilizzo irregolare del credito o di concorso nella violazione.

Insomma, per la banca sarebbe stato impossibile sottoporre a sequestro quei crediti d’imposta acquistati dal cessionario in buona fede, per cui decideva di fare ricorso in Cassazione.

Per la Cassazione il sequestro non è dipeso da responsabilità della banca, ma dalla origine illecita dei crediti

Gli ermellini sottolineano che i crediti sequestrati alla ricorrente sono stati giustamente considerati cosa pertinente al reato, risultando infondata la tesi difensiva secondo cui, esercitata l’opzione per la cessione del credito e dunque avendo il beneficiario rinunciato all’originario diritto alla detrazione (nella misura del 110% delle spese documentate e rimaste a carico), il credito stesso si sarebbe, per così dire, depurato da qualunque vizio. Per la Cassazione:

Questa tesi, che intenderebbe il credito ceduto come sempre “garantito” dallo Stato a tutela del cessionario, anche di fronte ad un assoluto difetto di presupposti, è all’evidenza infondata, non deponendo in tal senso la normativa di riferimento (primaria e secondaria) ampiamente richiamata nel primo motivo di ricorso, alla quale non può esser riconosciuta alcuna forza derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria.

Il D.L. 34/2020 sarebbe stato, quindi, interpretato male dalla banca ricorrente in merito alla tutela del cessionario in presenza di crediti illegittimi.

La Suprema Corte specifica che l’impedimento è limitato solo all’esistenza di un collegamento tra il reato e la cosa, non tra il reato e il suo autore, cosicché possono essere oggetto del provvedimento anche le cose in proprietà di un terzo, estraneo all’illecito ed in buona fede. In altre parole, il corpo del reato rimane sempre tale anche se passa nella disponibilità di un altro possessore ignaro della sua origine illecita.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Possiamo dire che la sentenza della Cassazione, che aggiunge un nuovo capitolo al dibattito, implicitamente suggerisce, per quel che può giovare allo stato della situazione attuale di blocco in merito alla cessione dei crediti da Superbonus (ma tutto potrebbe ancora cambiare e “Superbonus docet”), l’importanza di una verifica approfondita prima di acquistare crediti d’imposta.

 

Per maggiore approfondimento, leggi anche questo articolo di BibLus: “Superbonus e asseverazioni false: è legittimo il sequestro delle parcelle del professionista?

 

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