Richiesta di accertamento di conformità: annulla o sospende la demolizione?

La richiesta di accertamento di conformità annulla la demolizione?

?Stampa l'articolo o salvalo in formato PDF (selezionando la stampante PDF del tuo sistema operativo)
Stampa articolo PDF

La domanda di accertamento di conformità postuma all’ordinanza di demolizione la sospende ma non l’annulla. I nuovi chiarimenti del CdS

Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6181/2021 ribadisce che la richiesta di accertamento della cosiddetta “doppia conformità”, presentata dopo l’emissione di un’ordinanza di demolizione di un abuso edilizio, non può annullare l’ordinanza stessa ma può renderla inefficace temporaneamente.

Ricordiamo che l’ordine di demolizione risulta, invece, illegittimo soltanto se viene emesso dopo la presentazione della domanda di sanatoria, poiché l’istanza di sanatoria impedisce che l’Amministrazione, prima del suo esame, si attivi per eliminare un abuso che potrebbe essere sanato (sentenza CdS n. 5632 del 25 settembre 2020).

Il caso

La titolare di un’attività di ristorazione si vedeva recapitare un’ordinanza di demolizione da parte del Comune riguardante alcuni manufatti (tettoia, gazebo, recinzione, ecc.) realizzati molti anni prima in assenza delle autorizzazioni necessarie.

A questo punto la ristoratrice decideva di presentare una richiesta di accertamento di conformità delle opere ma, decorsi i termini, non otteneva alcuna risposta dall’Amministrazione territoriale.

La questione sfociava dinanzi al Tar con la richiesta di annullamento dell’ordinanza di demolizione. Il Tar respingeva il ricorso che veniva riproposto in appello presso il CdS.

Queste le posizioni di difesa della ricorrente:

  • le opere in questione molto datate, erano state già oggetto di un’ordinanza di demolizione oltre 10 anni prima, ordinanza che era rimasta inevasa;
  • era stata presentata domanda di sanatoria (art. 36 “Accertamento di conformità” del dpr n. 380/2001).

La sentenza del Consiglio di Stato

I giudici di palazzo Spada ribadiscono che:

  • le sanzioni edilizie, quale quella in questione, non risentono del tempo trascorso dalla commissione dell’abuso;
  • l’ordinanza di demolizione non deve essere accompagnata dalla motivazione circa l’interesse pubblico, in quanto il lasso di tempo intercorso fra il momento della realizzazione dell’abuso e la sua adozione non è idoneo ad ingenerare un legittimo affidamento in capo al privato interessato né impone all’Amministrazione uno specifico onere di esplicitazione delle ragioni dell’atto;
  • il decorso del tempo, lungi dal radicare in qualche misura la posizione giuridica dell’interessato, rafforza piuttosto il carattere abusivo dell’intervento, non potendo la tolleranza essere confusa con qualsivoglia anomala forma di sanatoria.

Il CdS, fatta questa premessa, spiega che per consolidata giurisprudenza:

l’ordine di demolizione è un atto vincolato ancorato esclusivamente alla sussistenza di opere abusive e non richiede una specifica motivazione circa la ricorrenza del concreto interesse pubblico alla rimozione dell’abuso.

In sostanza, verificata la sussistenza dei manufatti abusivi, l’Amministrazione ha il dovere di adottarlo, essendo la relativa ponderazione tra l’interesse pubblico e quello privato compiuta a monte dal legislatore.

In ragione della sua natura vincolata non è, pertanto, neppure necessario che venga preceduto da comunicazione di avvio del procedimento.

In merito alla domanda di accertamento di conformità presentata dopo l’ordinanza di demolizione i giudici chiariscono che:

non impatta sulla legittimità dell’ordinanza ingiunzione a demolire, ma, al più, ne condiziona l’efficacia

in questo modo, concludono i togati, sarà l’Amministrazione preposta a valutarne la validità, fermo restando l’obbligo di procedere in caso di esito negativo, anche con silenzio-rigetto (oltre 60 giorni dalla richiesta) secondo la normativa vigente, sì da evitare che lo stesso Ente con il proprio comportamento (nuovamente) omissivo non solo incorra nelle conseguenti responsabilità, ma altresì rafforzi strumentali letture indebite della propria illegittima tolleranza.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questi articoli di BibLus-net:

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del CdS

 

praticus-ta
praticus-ta

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *