Seminterrato e autorizzazione sismica

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CdS: l’ampliamento di un seminterrato in zona sismica oltre al PdC necessita anche dell’autorizzazione sismica

Piano casa, abusi edilizi in zona sismica e un tentativo di sanatoria sono gli ingredienti principali della sentenza n. 7744/2022 del Consiglio di Stato.

Ampliamento del seminterrato in zona sismica e le autorizzazioni necessarie, il caso

Alcuni privati decidevano di ampliare il seminterrato della loro abitazione beneficiando della legge regionale “Piano casa”, ma senza chiedere alcuna autorizzazione.

Il Comune ordinava la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi, in quanto mancava il permesso di costruire e l’autorizzazione sismica, vista la posizione dell’immobile ricadente in zona simica 3.

I proprietari dell’immobile, dopo aver tentato di porre rimedio con la richiesta di un PdC in sanatoria, senza alcuna risposta da parte dell’ente, lamentavano la violazione:

  • degli artt. 36 “Accertamento di conformità” e 37 “Interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività e accertamento di conformità” del dpr 380/2001, dell’art. 6,
  • del costituito silenzio-assenso del Comune all’istanza di sanatoria,
  • della legge regionale sul Piano casa,

sostenendo, inoltre, che gli interventi edilizi in questione avrebbero potuto essere realizzati mediante denuncia d’inizio attività (oggi segnalazione certificata di inizio attività) e non previa acquisizione del permesso di costruire.

Dopo un primo ricorso dei proprietari con respingimento da parte del Tar, la questione approdava in appello presso il CdS.

La nostra meravigliosa penisola italiana è terra ballerina, ne conosciamo gli effetti funesti e luttuosi, per cui la necessità di verificare l’efficienza statica del nostro enorme patrimonio edilizio nuovo ed esistente in cemento armato, muratura, acciaio e legno è un obbligo costante e colmo di responsabilità penali oltreché morali, per la sicurezza di chi lo abita o semplicemente per chi si trovi a transitarvi accanto.

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Consiglio di Stato: incompatibilità del Piano casa con l’art. 36 del TUE e obbligo autorizzazione sismica

I giudici di Palazzo Spada in premessa convengono con il precedente giudizio del Tar, poiché in merito alla lamentata violazione degli articoli 36 e 37 del dpr 380/2001 e delle disposizioni del Piano casa, quest’ultimo presuppone l’esistenza di opere autorizzate. Nel caso concreto mancava l’autorizzazione (permesso di costruire) prima dell’esecuzione delle opere edilizie espressamente menzionate nella ordinanza di demolizione, con l’inapplicabilità dei benefici previsti dal Piano casa ad edifici ritenuti, come nel caso in esame, abusivi.

Infatti, con riferimento al presunto silenzio-assenso (poi rivelatosi un silenzio-rifiuto) formatosi sulla domanda di sanatoria, essi ribadiscono che in tema di Piano casa non è applicabile la procedura di accertamento di conformità di cui all’art. 36 del Testo unico sull’edilizia.

Il CdS, a conclusione, puntualizza sulla necessità del PdC e dell’autorizzazione sismica:

l’ordinanza di demolizione impugnata […] ed il […] verbale di sopralluogo in essa richiamato danno atto del contrasto delle opere costruite in area ricadente in zona sismica 3 e che esse sono assoggettate al regime autorizzativo, di cui all’art. 3, comma primo, lett. e.1) del D.P.R. n. 380/2001, per cui integrano gli estremi dell’illecito edilizio

La realizzazione di opere strutturali comporta, oltretutto, il deposito presso il Genio Civile degli elaborati grafici strutturali e relativa documentazione di calcolo, essendo i fabbricati sottoposti alla normativa antisismica legge 1086/71 “Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica” e s.m.i.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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