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In arrivo i nuovi requisiti igienico sanitari

In arrivo i nuovi requisiti igienico-sanitari?

Tempo di lettura stimato: 10 minuti

In conferenza Stato-Regioni il testo dello schema di regolamento con i nuovi requisiti igienico-sanitari. Ecco cosa cambia in fase progettuale

I requisiti igienico sanitari costituiscono un aspetto fondamentale nella progettazione e nella realizzazione degli interventi in edilizia! Per poter vivere all’interno di un’abitazione è necessario che vengano rispettati detti requisiti minimi per il benessere psico-fisico degli occupanti e per il conseguimento dell’agibilità dei locali.

La normativa principale attualmente in vigore sui requisiti igienico-sanitari risale al 1975 ed è il cosiddetto “decreto Sanità” (D.M. 5 luglio 1975) che, però, ben presto andrà in pensione: è in arrivo il nuovo Regolamento atteso da ben 7 anni ma che solo lo scorso 23 marzo è stato inviato in Conferenza Stato-Regioni al fine di sancire l’intesa prevista. Il Regolamento è fondamentale perché subordina il rilascio del permesso di costruire (o di riqualificazione edilizia) all’obbligo in capo al progettista del rispetto di detti requisiti. Per ottenere un riscontro dei requisiti igienico sanitari in fase di attestazione di conformità è importante che la progettazione architettonica rispetti i requisiti della normativa nazionale e quelli fissati dal regolamento d’igiene regionale/comunale. Per fare questo ti consiglio di provare gratuitamente un software di progettazione architettonica BIM con cui dal modello 3D hai piante sezioni e prospetti in automatico con quote e tabelle che evidenziano il rispetto dei requisiti igienico sanitari.

Lo schema di Regolamento trasmesso in Conferenza Stato-Regioni

È finalmente approdato in Conferenza Stato-Regioni lo schema di “Regolamento recante la definizione dei requisiti igienico-sanitari di carattere prestazionale degli edifici, ai sensi dell’articolo 20, comma l-bis, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380″ del ministero della Salute.

Un Regolamento, quindi, con i requisiti igienico-sanitari di carattere prestazionale degli edifici che, in realtà, si attendevano dal 2016. Infatti, in base a quanto previsto dal decreto Madia: l’art. 3, comma 1, lettera d), 1) del D.Lgs. n. 222/2016 ha inserito all’art. 20 del Testo unico dell’edilizia (Procedimento per il rilascio del permesso di costruire) il comma 1-bis che prevede quanto segue:

Con decreto del Ministro della salute, da adottarsi, previa intesa in Conferenza unificata, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione, sono definiti i requisiti igienico-sanitari di carattere prestazionale degli edifici.

Il presente decreto definisce gli obiettivi ed i requisiti sanitari minimi da garantire nella progettazione, realizzazione e gestione di edifici residenziali, in grado di tutelare la sicurezza, la qualità dell’aria indoor e il benessere psico-fisico degli occupanti.

Da quando si applica?

Le nuove disposizioni si applicheranno ai progetti con titolo edilizio rilasciato successivamente all’entrata in vigore del decreto stesso; lo schema di provvedimento non contiene disposizioni con effetto retroattivo.

Con l’entrata in vigore del nuovo decreto sarà abrogato il D.M. 5 luglio 1975, la normativa che stabilisce quali requisiti devono sussistere per la vivibilità di un’abitazione e per l’agibilità dei locali. Il nuovo regolamento, quindi, sarà applicabile ai nuovi progetti richiedenti il permesso di costruire presentati dopo la prossima entrata in vigore e sarà determinante per:

  • i progettisti dal momento che, ai sensi di quanto previsto dal comma 1 del citato art. 20 del Testo Unico Edilizia, l’asseverazione allegata all’istanza del permesso di costruire deve riguardare anche la conformità del progetto alle norme igienico-sanitarie e quelle relative all’efficienza energetica;
  • la segnalazione certificata in materia di agibilità, circa il rispetto dei requisiti di igiene, salubrità e risparmio energetico (art. 24 del Testo Unico Edilizia).

Ad oggi quali sono i requisiti igienico sanitari?

Di seguito riportati gli 8 requisiti igienico sanitari delle abitazioni disciplinati dal D.M. 5 luglio 1975:

  • un’altezza minima dei locali interna non inferiore a 2,70 m, ridotta a 2,40 m per i corridoi, i disimpegni, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli;
  • una superficie minima abitabile per ogni abitante di 14 m² per i primi 4 abitanti, e di 10 m², per ciascuno dei successivi;
  • la stanza da letto con superficie di almeno 9 m² se per una persona e 14 m² se per due persone;
  • la stanza di soggiorno di almeno 14 m²;
  • le stanze da letto, soggiorno e cucina dotate di finestra apribile;
  • almeno un bagno comprensivo di tutti i pezzi igienici, vale a dire vaso, bidet, lavabo, vasca o doccia;
  • le camere, cucina e soggiorno dotate di adeguata illuminazione ed aerazione naturale con superfici pari ad almeno 1/8 della superficie di pavimento della stanza;
  • l’impianto di riscaldamento idoneo a mantenere una temperatura interna compresa tra i 18 °C ed i 20 °C.

La struttura dello schema di Regolamento

Lo schema di regolamento predisposto dal Ministero della Salute e trasmesso in Conferenza Stato-Regioni si compone di 13 articoli e 1 allegato:

Art. 1 – Finalità
Art.2 – Definizioni
Art.3 – Analisi del sito
Art.4 – Rapporto tra edificio e contesto
Art. 5 – Spazi verdi e controllo del microclima
Art. 6 – Orientamento degli edifici, degli ambienti interni e visione esterna
Art. 7 – Requisiti dimensiona/i degli spazi di vita
Art. 8 – Comfort termo-igrometrico
Art. 9 – Riduzione dei livelli di inquinamento indoor
Art 10 – Illuminazione naturale
Art 11 – Protezione acustica
Art 12 – Gestione dei rifiuti urbani
Art 13 – Gestione integrata dell’edificio
Art 14 – Disposizioni transitorie, finali e abrogative

Allegato 1 – Requisiti igienico-sanitari di carattere prestazionale degli edifici ai sensi dell’art. 20, comma 1-bis, del decreto del Prescindente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

Allegato 1: requisiti igienico-sanitari di carattere prestazionale degli edifici

Parte integrante del provvedimento è l’allegato 1, a sua volta strutturato in 13 articoli, che riporta:

  • i criteri di qualità, aggiornati con decreto del Ministro della salute in base al progresso scientifico e tecnologico in materia;
  • le indicazioni raccomandate;
  • i relativi metodi di verifica;

sia negli interventi degli edifici di nuova costruzione, sia in quelli di riqualificazione e/o rigenerazione urbana che richiedono una modifica della destinazione d’uso.

Di seguito i 13 articoli dell’allegato 1:

  1. Premessa
  2. Definizioni
  3. Analisi del sito
  4. Rapporto tra edificio e contesto
  5. Spazi verdi e controllo del microclima
  6. Orientamento degli edifici, degli ambienti interni e visione esterna
  7. Requisiti dimensionali degli spazi di vita
  8. Comfort termo-igrometrico
  9. Riduzione dei livelli di inquinamento indoor
  10. Illuminazione naturale
  11. Protezione acustica
  12. Gestione dei rifiuti solidi urbani
  13. Gestione integrata dell’edificio

Analisi del sito

Per la realizzazione di nuovi edifici dovrà essere effettuata preliminarmente l’analisi degli elementi ambientali e climatici del sito al fine di conseguire i seguenti obiettivi:

  • predisporre la valutazione dei parametri ambientali significativi e caratteristici del luogo, in relazione all’entità dell’intervento;
  • porre attenzione alle realtà territoriali specifiche, sia naturali sia di origine antropica, che generano disturbo attraverso l’adozione di adeguate soluzioni.

Rapporto tra edificio e contesto

Per tutelare la sicurezza e la qualità dell’aria indoor, è necessario che la progettazione degli edifici garantisca un giusto rapporto tra l’edificio ed i caratteri naturali ed insediativi dell’ambiente circostante attraverso:

  • il miglioramento e la riqualificazione di un luogo attraverso idonee strategie progettuali che consentano il recupero dell’identità e il valore di uno specifico paesaggio;
  • il benessere psicofisico degli utenti nell’uso di spazi aperti, pubblici e/o di uso pubblico;
  • garantire la percezione di sicurezza nell’uso di tali spazi.

Spazi verdi e controllo del microclima

In base ai nuovi requisiti, nella fase di progettazione di nuovi insediamenti e nelle riqualificazioni/rigenerazioni urbane deve essere incrementata l’estensione di superfici verdi e/o permeabili, al fine di:

  • ridurre l’effetto “isola di calore” attraverso strategie progettuali a livello urbano e l’ausilio della vegetazione;
  • garantire la presenza di verde per migliorare la salute degli abitanti negli ambienti di vita, riducendo i consumi energetici.

Orientamento degli edifici, degli ambienti interni e visione esterna

In fase di progettazione bisogna tener presente un’adeguata disposizione degli edifici in relazione agli spazi aperti per sfruttare e mitigare i fattori climatici del luogo (come sole, vento, neve) e le fonti di inquinamento.

Per avere benefici per la salute e risparmi di energia per il riscaldamento e/o il raffrescamento, gli edifici e gli ambienti interni dovranno essere orientati in modo da consentire un corretto impiego dell’energia solare per l’illuminazione e per il comfort termico.

Requisiti dimensionali degli spazi di vita

Per garantire il benessere fisico, psichico e sociale degli occupanti, l’art. 7 del provvedimento prevede che gli spazi di vita debbano essere realizzati secondo le seguenti prescrizioni sanitarie:

  • idoneo dimensionamento dei locali e un volume d’aria e un ricambio d’aria idoneo a garantire un adeguato benessere psicofisico degli occupanti;
  • riducendo le disuguaglianze sanitarie e garantendo spazi abitativi minimi idonei a soddisfare le esigenze di privacy e benessere degli occupanti di ogni unità abitativa;
  • deve essere garantita la completa arredabilità e accessibilità degli spazi come previsto dalla legge 9 gennaio 1989, n. 13;
  • nelle unità immobiliari deve essere garantita la presenza di spazi ad uso letto, soggiorno e almeno un locale destinato a servizi igienici.

Altezza massima, altezza minima e altezza derogabile

Relativamente all’altezza, per le nuove costruzioni e per il recupero del patrimonio esistente sono richieste le seguenti prescrizioni sanitarie:

  • l’altezza minima interna utile dei locali principali non deve essere minore di m 2,70;
  • l’altezza minima interna utile dei locali accessori non deve essere minore di m 2,40.

Detti valori sono uguali a quelli già previsti dal citato decreto Sanità del 1975.

In riferimento all’altezza minima per il recupero del patrimonio esistente, sono previste le seguenti deroghe alle prescrizioni sanitarie precedenti. In particolare, le altezze minime possono essere derogate se:

  • l’edificio è vincolato a livello paesaggistico e/o culturale, oppure
  • l’edifico è situato in ambito di comunità montane.

In ogni caso le altezze dei locali non possono risultare inferiori a m 2,40.

Tuttavia tali altezze sono derogabili a condizione che la richiesta sia accompagnata da un progetto di fattibilità tecnico-economica, con analisi delle alternative progettuali atte a garantire migliori condizioni igienico-sanitarie dell’alloggio, in relazione al numero degli occupanti (ossia prevedendo una maggiore superficie dell’alloggio e dei vani abitabili, un’adeguata ventilazione naturale favorita dalla dimensione e tipologia delle finestre, dei riscontri d’aria trasversali e l’impiego di mezzi di ventilazione naturale ausiliaria).

Superficie minima per le nuove costruzioni

Per le nuove costruzioni e per il recupero del patrimonio esistente sono richieste le seguenti prescrizioni sanitarie relative alla superficie:

  • per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a mq 18. Nei locali principali il lato minimo deve esser pari a 3 metri;
  • presenza di almeno un locale adibito a servizio igienico nell’unità abitativa, dotato dei seguenti elementi: vaso, bidet (o sistema integrato vaso – pulizia intima), vasca da bagno o doccia e un lavabo. Deve essere garantito un lato minimo del suddetto locale pari a 1,80 metri.

Superficie minima per il recupero del patrimonio esistente

Nel caso di edificio vincolato, nei locali principali è accettata per il lato minimo una tolleranza del 5%, purché la richiesta di deroga sia accompagnata da un progetto di fattibilità tecnico-economica, con analisi delle alternative progettuali atte a garantire migliori condizioni igienico-sanitarie dell’alloggio, in relazione al numero degli occupanti.

Comfort termo-igrometrico

Per il raggiungimento del benessere termo-igrometrico, anche grazie agli impianti di riscaldamento/raffrescamento laddove le condizioni climatiche lo richiedono, la progettazione degli ambienti deve garantire:

  • il mantenimento di una certa omogeneità della temperatura minimizzando gradienti termici tra i diversi spazi di vita;
  • il mantenimento negli spazi di vita condizioni di velocità dell’aria ed umidità relativa tali da garantire il benessere degli occupanti;
  • l’assenza di infiltrazioni e condensazioni permanenti sulle superfici interne delle pareti, nelle normali condizioni di occupazione e uso degli alloggi.

Gli edifici devono garantire le prescrizioni sanitarie riportate in tabella (se non in contrasto con specifiche disposizioni nazionali e regionali):

Gli edifici, inoltre, devono rispettare le seguenti prescrizioni sanitarie:

  • una temperatura minima di almeno 18°C laddove non siano raggiungibili le temperature minime invernali previste dalla norma UNI EN ISO 7730:2006;
  • un’adeguata manutenzione degli impianti secondo quanto disposto dalla normativa vigente in materia;
  • l’adozione di soluzioni tecnico-progettuali per l’installazione degli impianti e delle condotte a servizio degli stessi, che minimizzino l’impatto visivo e altri disturbi (acustico, olfattivo etc.) sui residenti;
  • livelli adeguati di comfort termo-igrometrico e apribilità degli infissi nel caso specifico della realizzazione di serre solari.

Riduzione dei livelli di inquinamento indoor

In fase di progettazione, negli edifici deve essere garantita una buona qualità dell’aria interna secondo la seguente gerarchia:

  • utilizzo di materiali da costruzione, rivestimenti ed arredi a ridotte emissioni inquinanti;
  • aerazione naturale degli ambienti, progettata in funzione delle caratteristiche distributive degli spazi e delle condizioni ambientali esterne;
  • l’utilizzo di impianti di ventilazione meccanica controllata laddove non sia possibile con le precedenti misure raggiungere una buona qualità dell’aria indoor.

Ventilazione naturale e i sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC): obiettivi e prescrizioni

Negli edifici la ventilazione naturale e i sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) devono soddisfare i seguenti obiettivi:

  • devono essere garantiti valori di ventilazione compresi tra i 10 L/s p (portata richiesta per persona) e i 4 L/s p (UNI EN 16798-1:2019), tenendo conto di quanto previsto dalle norme in tema di efficientamento energetico degli edifici;
  • devono essere individuate soluzioni tecniche e localizzative per l’installazione degli impianti e dei condotti che minimizzino il disturbo per i residenti e l’impatto visivo, tenendo conto che tutti i condotti per il convogliamento di vapori, fumi o altre emissioni in atmosfera dovranno rispettare le norme contenute nei regolamenti locali di igiene o la norma UNI 7129:2008;
  • deve essere assicurata l’aspirazione di fumi, vapori ed esalazioni nei punti di produzione (cucine, bagni, ecc.) prima che si diffondano, secondo i regolamenti locali di igiene o la norma UNI 7129:2008.

Negli edifici la ventilazione naturale e i sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) devono essere realizzati considerando le seguenti prescrizioni sanitarie specifiche:

  • unità abitative: l’angolo cottura, eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve essere dotato di un adeguato impianto di aspirazione forzata sui fornelli (UNI 7129:2008);
  • nelle nuove costruzioni il primo bagno deve essere dotato di areazione naturale; i bagni secondari, se senza aperture, dovranno essere dotati di sistemi di areazione forzata, che garantiscano almeno 5 ricambi/h;
  • nel recupero del patrimonio esistente il primo bagno deve essere dotato di aerazione naturale e/o di impianti di VMC (ventilazione meccanica controllata); i bagni secondari, se senza aperture, dovranno essere dotati di sistemi di areazione forzata, che garantiscano almeno 5 ricambi/h;
  • nelle nuove costruzioni devono essere adottate strategie progettuali e tecniche costruttive atte a ridurre il più possibile la migrazione di radon negli ambienti confinati. (es: vespai areati, pressurizzazione dei locali, etc.), ai sensi di quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 101/2020 (di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti).

Illuminazione naturale

Per poter assicurare il benessere visivo è bene ridurre il ricorso a fonti di illuminazione artificiale. In particolare, la progettazione degli alloggi abitativi deve garantire:

  • un’illuminazione naturale a tutti i locali principali e al primo bagno, adeguata alla destinazione d’uso;
  • una sufficiente ed efficiente illuminazione artificiale per le ore di buio e per gli eventuali locali non illuminati naturalmente, sia nell’abitazione, sia nelle aree comuni e negli spazi prossimi all’accesso delle abitazioni.

La progettazione degli alloggi abitativi deve garantire per i locali di cui alla precedente lettera a) un valore di fattore medio di luce diurna (FLDm) non inferiore al 2%.

Protezione acustica

Si passa poi ai requisiti finalizzati alla protezione acustica per cui:

  • la progettazione dei nuovi edifici deve essere finalizzata a ridurre l’esposizione dei recettori all’inquinamento acustico secondo la normativa vigente;
  • nel caso di interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio sono necessari interventi diretti ai recettori per garantire il benessere psico-fisico degli occupanti;
  • nella progettazione di nuovi edifici e di interventi di recupero del patrimonio edilizio, è richiesta l’adozione di accorgimenti tecnico-progettuali in grado di minimizzare il rumore esterno negli ambienti interni, tra gli ambienti adiacenti e derivante da sistemi tecnici (requisiti acustici passivi).

Gestione dei rifiuti solidi urbani

Per la corretta gestione dei rifiuti urbani sono richieste le seguenti prescrizioni sanitarie:

  • nel patrimonio edilizio esistente, la realizzazione di spazi idonei per la raccolta differenziata dei rifiuti;
  • nella progettazione di nuovi edifici residenziali, la presenza di idonei spazi per la gestione dei rifiuti solidi urbani attraverso strategie progettuali coerenti con l’organizzazione della raccolta dell’Ente gestore.

Gestione integrata dell’edificio

È prevista una gestione integrata dell’edificio attraverso:

  • accorgimenti atti ad evitare lo sviluppo di allergeni, microrganismi, insetti ed altri animali infestanti al fine di garantire la tutela della salute umana;
  • soluzioni tecniche e progettuali atte ad evitare degrado e infestazioni;
  • il mantenimento nel tempo dei requisiti igienico sanitari di cui al presente decreto.

In attesa di ulteriori conferme da parte della Conferenza Stato-Regioni, in allegato il testo dello Schema per il rispetto dei requisiti igienico-sanitari da osservare in fase progettuale; per fare questo è importante produrre piante che riportino in forma tabellare le dimensioni dei vani e i rapporti illuminanti, in modo che il controllo rispetto ai requisiti della normativa nazionale o a quelli fissati dal regolamento urbanistico comunale siano facilmente riscontrabili. A tal riguardo, ti consiglio di provare gratuitamente il software progettazione edilizia, grazie al quale dal modello 3D puoi ottenere piante, sezioni e prospetti in automatico con quote e tabelle che evidenziano il rispetto dei requisiti igienico sanitari dell’abitazione.

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