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Sanatoria e variante in corso d’opera: è possibile la richiesta contestuale?

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Ok dal Consiglio di Stato alla richiesta contestuale di sanatoria e variante in corso d’opera, purché costituiscano atti ben delineati e indipendenti l’uno dall’altro

Con la sentenza n. 5288/2020 il Consiglio di Stato dipana un caso particolare ed illuminante su come due atti richiesti contestualmente, come un permesso di costruire in sanatoria ed una variante in corso d’opera, se non indipendenti e ben delineati potrebbero favorire un abuso edilizio.

Il caso

Una società realizzava un complesso immobiliare su un terreno di proprietà.

Successivamente, la società richiedeva contestualmente:

  • un permesso di costruire in sanatoria;
  • una variante in corso d’opera;

relativi ad interventi sullo stesso complesso immobiliare.

I due titoli (entrambi rilasciati dal Comune) venivano impugnati da una privata presso il Tar.

Il Tar, accogliendo il ricorso, evidenziava:

  • l’insanabilità delle opere, poiché realizzate su sedime non di proprietà dell’intestatario dei titoli;
  • l’impossibilità di agire in variante rispetto ad una progettualità non assentita e non conforme al permesso di costruire originario.

A maggior ragione, per quelle opere di cui si richiedeva la variante, per i giudici, si configurava un’ipotesi di variazione essenziale (vedi anche un recente articolo di BibLus-net: “Variazione essenziale e variante in corso d’opera: ecco le differenze“).

La società, quindi, ricorreva in appello presso il Consiglio di Stato.

La sentenza del Consiglio di Stato

A conferma del giudizio del Tar, i giudici di Palazzo Spada sostengono che nella vicenda manca una sostanziale linea di demarcazione tra ciò che si chiedeva di sanare e ciò che, invece, si voleva variare. 

La confusione generata dalla mancata individuazione dei presupposti di ciascuno degli atti rilasciati pare essere sfruttata dall’appellante in modo:

da sanare o variare l’intervento, in singole parti e nella sua globalità, contestualmente e promiscuamente, in dispregio dei limiti concettuali e dogmatici rivenienti dall’esatto inquadramento di ciascuno dei due istituti invocati.

Per i giudici, il permesso di costruire in sanatoria e la richiesta di variante in corso d’opera non costituiscono atti incompatibili tra loro a patto che ciascuno esplichi la sua finalità, senza attingerla ai contenuti dell’altro.

Nel caso in esame il permesso in sanatoria avrebbe la funzione di sanare quelle opere già realizzate in difformità dell’originario permesso di costruire e di legittimare in variante quelle non conformi ancora da realizzare:

Senza tuttavia tenere conto che la variante presuppone ontologicamente un progetto assentito, che non può identificarsi in quello di cui si è chiesto nel contempo l’avallo postumo, stante la riscontrata illegittimità di quello originario.

In parole povere, la procedura corretta vuole che prima si debba sanare l’opera fin dove sia stata realizzata con la valutazione e la successiva concessione del permesso in sanatoria, e dopo considerare una variante in corso d’opera, altrimenti si correrebbe il pericolo di legalizzare opere in abuso edilizio che altrimenti contrasterebbero con l’originario permesso di costruire.

Il ricorso, quindi, non è accolto.

Clicca qui per scaricare la sentenza del CdS

 

praticus-ta

 

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