Home » Notizie » Adempimenti fiscali e catastali » Ritenuta d’acconto: cos’è, come si calcola e quando si applica

Ritenuta d'acconto

Ritenuta d’acconto: cos’è, come si calcola e quando si applica

Tempo di lettura stimato: 9 minuti

La ritenuta d’acconto è un anticipo sulle imposte IRPEF che il cliente versa al posto del professionista che emette la fattura. Come si calcola e quando si applica

La ritenuta d’acconto è un meccanismo fiscale previsto dal sistema tributario italiano, utilizzato per la gestione delle imposte sui redditi derivanti da lavoro autonomo, prestazioni di servizi, rendite finanziarie e altri tipi di reddito. Consiste in un prelievo che il committente effettua al momento del pagamento al beneficiario che viene poi versato all’Agenzia delle Entrate come acconto dell’imposta sui redditi dovuta dal beneficiario.

La gestione della ritenuta d’acconto in fattura dipende da molte variabili: occorre verificare il tipo di cliente e il proprio regime fiscale. Quindi, per applicare correttamente la ritenuta d’acconto a tutte le fatture potrebbe tornarti utile un software per la fatturazione elettronica che ti segue passo dopo passo nella compilazione della fattura con un input guidato e il supporto degli archivi e delle anagrafiche di clienti.

Cos’è la ritenuta di acconto?

La ritenuta d’acconto è una procedura fiscale mediante la quale il soggetto designato come sostituto d’imposta, come ad esempio un datore di lavoro o un committente, è tenuto a trattenere una percentuale dell’importo da corrispondere a un altro soggetto, come un dipendente o un professionista, per conto dell’autorità fiscale. Questo importo trattenuto viene anticipato al fisco dal sostituto d’imposta.

L’art. 64 del D.P.R. 600/73 definisce sostituto di imposta chi in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili e anche a titolo di acconto deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso.

Ritenuta di acconto: normativa

La normativa di riferimento è dettata dagli articoli 23 e 25 del D.P.R. 600/1973. Successivamente, il testo unico delle imposte sui redditi ha ulteriormente definito diversi aspetti riguardanti la sostituzione d’imposta, compresi i soggetti passivi d’imposta e le varie tipologie di reddito soggette alla ritenuta d’acconto.

Altri riferimenti normativi per la ritenuta d’acconto sono i seguenti:

  • D.P.R. 602/1973 (articolo 3) che disciplina la riscossione delle ritenute alla fonte;
  • D.Lgs. 241/1997 (articoli 4, 17 e 18) che regola la compilazione della dichiarazione unica da parte dei sostituti d’imposta e i relativi termini di versamento delle imposte sui redditi;
  • D.P.R. 322/1998 (articolo 4) che stabilisce le procedure per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi.

Chi deve applicare la ritenuta di acconto

Non tutti i contribuenti sono designati come sostituti d’imposta e, pertanto, non sono tenuti ad effettuare la ritenuta di acconto e le relative procedure. I sostituiti d’imposta individuati dall’art. 23 e successivi del D.P.R. 600/73 sono:

  • gli enti e le società indicati nell’art. 73 (ex art. 87) D.P.R. 917/1986:
    • società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
    • enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché trust, residenti nel territorio dello Stato, aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
    • enti pubblici e privati diversi dalle società, trust non aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, nonché organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato;
    • società ed enti di ogni tipo, compresi i trust con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato;
  • società e associazioni elencate nell’art. 5 del D.P.R. 917/1986 quali società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice residenti in Italia, nonché società di armamento, società di fatto e associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio associato di arti e professioni;
  • persone fisiche che conducono imprese commerciali o agricole;
  • persone fisiche che esercitano arti o professioni;
  • curatori fallimentari e commissari liquidatori;
  • condomini;
  • gruppi europei di interessa economico (GEIE) sono considerati sostituti d’imposta (così come definito dall’articolo 11 del D.Lgs. 240/1991).

Come si paga la ritenuta d’acconto?

Le ritenute vanno versate dai datori di lavoro (sostituti d’imposta) entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento. Se il predetto termine cade di sabato o di giorno festivo il versamento è posticipato al primo giorno lavorativo successivo. Il versamento va effettuato utilizzando il modello F24, esclusivamente con modalità telematiche per i sostituti titolari di partita Iva.

Calcolo ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto si calcola applicando la relativa aliquota percentuale alla base imponibile di volta in volta individuata dalla legge in base alle singole tipologie di reddito. É solitamente una percentuale del 20% per i professionisti residenti in Italia e del 30% per i non residenti.

Per determinare la base imponibile per l’applicazione della ritenuta d’acconto, occorre considerare le seguenti voci, come stabilito dall’articolo 54 del D.P.R. 600/1973:

  • i compensi professionali;
  • i rimborsi spese legati alla produzione del reddito, a meno che non siano spese debitamente documentate e sostenute anticipatamente per conto del cliente;
  • il contributo previdenziale addebitato al committente al tasso del 4% per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS.

Non sono inclusi nella base imponibile:

  • i contributi previdenziali e assistenziali previsti per legge al soggetto che li paga;
  • eventuali addebiti derivanti dal contributo integrativo per la cassa nazionale dell’ordine professionale di appartenenza (ad esempio, il 4% per avvocati e dottori commercialisti);
  • le spese relative all’esecuzione dell’incarico conferito che sono sostenute direttamente dal committente.
ritenuta d'acconto

Ritenuta d’acconto – software FacTus

Esempi di calcolo di ritenuta d’acconto

Un esempio classico riguardante i professionisti iscritti a cassa previdenziale di categoria è quello di medici, geometri, biologi, ingegneri. In questo caso, il professionista deve addebitare al cliente dal 2% al 5% del compenso (a seconda delle disposizioni della propria cassa professionale) come contributo integrativo. Questo contributo previdenziale integrativo deve essere incluso nella base imponibile IVA della fattura.

Vediamo un esempio pratico con i seguenti dati:

  • importo della prestazione professionale: 1.000 euro;
  • contributo integrativo alla cassa di previdenza del 2%;
  • aliquota IVA del 22%;
  • ritenuta di acconto del 20% da applicare in fattura.

Il primo passo consiste nell’individuare il valore della prestazione. A questo importo si aggiunge il contributo integrativo alla cassa di previdenza, che ammonta a 20 euro (2% di 1.000 euro). Il calcolo ci restituisce un valore imponibile ai fini IVA di 1.020 euro. Su questo importo viene applicata l’IVA al 22%, corrispondente a 224,40 euro.

Successivamente, si calcola la ritenuta di acconto del 20% sull’imponibile della prestazione, escludendo il contributo alla cassa previdenziale. La ritenuta di acconto ammonta quindi a 200 euro (20% di 1.000 euro).

Aliquote ritenuta d’acconto

Di seguito due tabelle che riepilogano le diverse aliquote.

tabella aliquote

Tabella aliquote

tabella aliquote

Tabella aliquote

Su quali redditi si applica la ritenuta d’acconto

Conformemente a quanto stabilito dagli articoli 23 e seguenti del D.P.R. 600/1973, la ritenuta d’acconto viene applicata a:

  • redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati;
  • compensi per prestazioni di lavoro autonomo;
  • provvigioni per prestazioni, anche occasionali, relative a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari;
  • corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore per prestazioni relative a contratti d’appalto di opere o di servizi;
  • interessi e altri proventi spettanti ai possessori di obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie;
  • compensi per perdita dell’avviamento commerciale in conseguenza della cessazione di rapporti di locazione di immobili adibiti all’esercizio di un’attività commerciale o artigiana diretta agli utenti o ai consumatori finali, nonché contributi alle imprese corrisposti da enti pubblici;
  • premi e vincite di vario genere corrisposti dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche o private e da altri soggetti indicati dall’articolo 23 D.P.R. 600/1973;
  • compensi erogati in favore di sportivi non professionisti da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche.

Ritenuta sui redditi da lavoro dipendente

La procedura di ritenuta d’acconto sui redditi da lavoro dipendente prevede che le società, gli enti e le persone fisiche indicate dagli articoli 23 e 24 del D.P.R. 600/1973, che corrispondono redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati, siano tenuti a trattenere, al momento del pagamento, una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai dipendenti, con l’obbligo di rivalsa.

Sono soggetti a questa ritenuta tutte le somme e i valori percepiti dal dipendente nel periodo di paga (mese, quindicina, settimana, giornata) da parte del datore di lavoro o anche da terzi in relazione al rapporto di impiego medesimo.

Inoltre, rientrano nei redditi da lavoro dipendente anche le somme e i valori in genere corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono, in base al principio di cassa allargato stabilito dall’articolo 51, comma 1, del D.P.R. 600/1973.

Tuttavia, è importante notare che, secondo l’articolo 51, comma 2, del D.P.R. numero 917 del 1986, non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente, tra l’altro, i contributi previdenziali ed assistenziali versati dal datore di lavoro né le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro.

Ritenuta sui redditi da lavoro autonomo

L’articolo 25 del D.P.R. 600/1973 stabilisce che gli enti, le società e le persone fisiche che risiedono nel paese e che corrispondono compensi, indipendentemente dalla denominazione, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per servizi di lavoro autonomo, sono tenuti a trattenere, al momento del pagamento, una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, con l’obbligo di rivalsa.

Se, invece, i compensi e le altre somme sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30%, anche per le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese. Ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.

Dunque, sono soggetti a ritenuta i compensi corrisposti per:

  • prestazioni di lavoro autonomo, anche se non esercitate abitualmente ovvero rese a terzi o nell’interesse di terzi;
  • assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;
  • proventi derivanti da partecipazione agli utili, in favore di meri prestatori di lavoro;
  • utili spettanti a promotori e soci fondatori di società di capitali;
  • redditi derivanti dall’utilizzazione economica, da parte dell’autore, di opere dell’ingegno, brevetti industriali e altre privative industriali.

Ritenuta sulle prestazioni occasionali

La ritenuta d’acconto si estende anche alle prestazioni di lavoro autonomo che presentano carattere occasionale. Tali prestazioni sono contraddistinte dalla mancanza di continuità e abitualità nel tempo, così come dall’assenza di coordinamento con l’attività aziendale o il ciclo produttivo del committente.

Il committente, in qualità di sostituto d’imposta, applicherà la ritenuta d’acconto seguendo le stesse modalità previste per le prestazioni di lavoro autonomo. Il prestatore di lavoro occasionale emette una ricevuta anziché una fattura, nella quale sono indicati i propri dati insieme a quelli del committente, la data di emissione della ricevuta, la descrizione dettagliata del lavoro svolto, l’importo lordo corrisposto e l’importo netto, ottenuto sottraendo la ritenuta d’acconto.

Ritenuta su interessi e redditi di capitale

I soggetti indicati dall’articolo 23 del D.P.R. 600/1973, che hanno emesso obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie, sono tenuti a praticare una ritenuta del 20%, con obbligo di rivalsa, sugli interessi e altri proventi pagati ai possessori di tali titoli.

Per gli istituti bancari e postali, la ritenuta è del 26%, con obbligo di rivalsa, sugli interessi e altri proventi corrisposti ai titolari di conti correnti e depositi.

Queste ritenute sono considerate acconto quando i redditi di capitale sono distribuiti a:

  • imprenditori individuali, se i titoli, i depositi e i conti correnti sono collegati all’attività d’impresa;
  • società in nome collettivo, società in accomandita semplice e società simili;
  • società di capitali, enti commerciali e stabilimenti italiani di società ed enti di qualsiasi tipo non residenti.

In tutti gli altri casi, le suddette ritenute sono considerate come imposta a tutti gli effetti.

Ritenuta di acconto e regime forfettario

Il regime forfettario non è soggetto alla ritenuta d’acconto da parte del committente/sostituto d’imposta. Il contribuente rilascia al committente stesso un’apposita dichiarazione in cui gli comunica che opera appunto in regime forfettario e che il compenso che gli verrà erogato non deve essere soggetto alla ritenuta d’acconto.

Ritenuta d’acconto obbligatoria per agenti e mediatori assicurativi

La Circolare 7/2024, pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, fornisce chiarimenti riguardo all’abrogazione dell’esonero dall’applicazione della ritenuta d’acconto sulle provvigioni destinate agli agenti e ai mediatori di assicurazione, conformemente a quanto stabilito dall’articolo 1, commi 89 e 90, della legge di bilancio 2024.

A partire dal 1° aprile 2024, la ritenuta d’acconto dovrà essere applicata sui pagamenti delle provvigioni effettuati da tale data in poi, indipendentemente dalla data di maturazione delle provvigioni.

L’aliquota della ritenuta applicabile sulle provvigioni degli agenti e dei mediatori di assicurazione è stabilita al 23% e segue il criterio di cassa. Questa regola rimane immutata in conformità all’articolo 25-bis, comma 1, del D.P.R. 600/1973, che fa riferimento all’articolo 11 del TUIR.

Di solito, la ritenuta è del 50% dell’importo delle provvigioni. Tuttavia, se i percipienti comunicano ai loro committenti che nell’esercizio della loro attività si affidano in modo continuativo all’opera di dipendenti o terzi, la ritenuta si riduce al 20% dell’importo delle provvigioni.

Sanzioni

Per comprendere le sanzioni applicabili al sostituto d’imposta in caso di omissione del prelievo e/o mancato versamento, è necessario esaminare alcune disposizioni normative. L’articolo 14 del D.Lgs. 471/97 prevede l’applicazione di sanzioni amministrative del 20% (per l’omessa applicazione della ritenuta) o del 30% (o 15%) in caso di mancato versamento della ritenuta.

Ravvedimento operoso

Il processo di ravvedimento operoso può essere suddiviso nei seguenti passaggi:

  • ravvedimento sprint: può essere attivato entro il 14° giorno dalla scadenza naturale del versamento. In questo caso, si applica una sanzione giornaliera dello 0,1%, con un massimo dell’1,4%, oltre agli interessi al tasso legale del 2,5% dal 01.01.2024 (Decreto del MEF del 29.11.2023). Ad esempio, se il ritardo è di 8 giorni, verrà applicata una sanzione dello 0,80% (0,10% x 8 giorni = 0,80%). Dal quindicesimo giorno fino al trentesimo giorno, invece, sarà applicata la sanzione dell’1,50%, definita come ravvedimento breve;
  • ravvedimento breve: si applica per versamenti eseguiti oltre il 14° giorno ma entro il 30°. In questo caso, la sanzione è dell’1,5% (1/10 del 15%), oltre agli interessi al tasso legale del 2,5% dal 01.01.2024;
  • ravvedimento intermedio: si applica per versamenti eseguiti oltre il 30° giorno ma entro il 90°. La sanzione applicabile è dell’1,67% (1/9 del 15%), oltre agli interessi al tasso legale del 2,5% dal 01.01.2024;
  • ravvedimento lungo (entro un anno): si applica per versamenti eseguiti entro un anno o se è prevista la dichiarazione entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione. La sanzione applicabile è del 3,75% (1/8 del minimo che, oltre i 90 giorni, è del 30%), oltre agli interessi al tasso legale del 2,5% dal 01.01.2024;
  • ravvedimento biennale: si applica per versamenti eseguiti entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo o se non è prevista la dichiarazione entro due anni dall’omissione. La sanzione applicabile è del 4,29% (1/7 del minimo), oltre agli interessi al tasso legale del 2,5% dal 01.01.2024;
  • ravvedimento lunghissimo: si applica per versamenti eseguiti oltre un anno. La sanzione applicabile è del 5,00% (1/6 del minimo), oltre agli interessi al tasso legale del 2,5% dal 01.01.2024.

Fattispecie di reato

Il mancato versamento delle ritenute è considerato un reato secondo quanto stabilito dall’articolo 10-bis del D.Lgs. 74/200: reclusione da 6 mesi a 2 anni per chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a 150.000 euro per ciascun periodo d’imposta.

 

Factus

 

Factus
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *