Ristrutturazione edificio non esistente

Ristrutturazione edificio non esistente: ok se si prova l’originaria consistenza

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Tar Lazio: la demolizione e ricostruzione di un edificio esistente vale anche per un edificio non più esistente di cui è accertabile la consistenza originaria

Nel caso di un edificio crollato e non più esistente per le più svariate motivazione è possibile applicare il concetto di ristrutturazione?

Il Tar Lazio risponde a questa interessante domanda con la sentenza n. 505/2022.

Applicazione del “Piano casa” su edificio non più esistente, il caso

La proprietaria di un immobile crollato durante gli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale chiedeva il rilascio del permesso di costruire per la ricostruzione del fabbricato con applicazione del “Piano casa” che prevedeva la “sostituzione edilizia” con demolizione anche parziale e ricostruzione, con ampliamento entro i limiti massimi della volumetria o della superficie utile esistente.

Ma la donna si vedeva rifiutato il PdC dal Comune, poiché la legge regionale in proposito non avrebbe previsto l’applicazione per gli edifici non più esistenti.

La nostra protagonista decideva, allora, di ricorrere al Tar con le seguenti motivazioni:

  • la preesistenza del manufatto era comprovata dall’attuale stato dei luoghi attraverso muri ciechi e testimoni di attesa sulle pareti degli edifici adiacenti, e dalla presenza dell’edificio nell’elenco dei “beni distrutti”;
  • la norma non faceva alcun riferimento alla fisica esistenza dell’immobile e come il fatto che un immobile fosse ridotto allo stato di rudere non avrebbe escluso che questo fosse stato legittimamente edificato, essendo questo l’unico requisito esplicitamente richiesto dalla norma in questione.

La ricorrente, oltretutto, contestava il parere regionale laddove si affermava che non vi era alcun rapporto tra la “sostituzione edilizia” prevista dalla legge regionale (“Piano casa”) e la recente riconfigurazione della ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3 “Definizioni degli interventi edilizi“, comma 1, lett. d) del dpr 380/2001, nel quale è incluso il ripristino di edifici eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione.

La sentenza del Tar Lazio: sia la legge regionale che l’art. 3 del TUE sono rivolte al recupero del patrimonio edilizio

I giudici citano una recente interpretazione della giurisprudenza (TAR Campania, Na, Sez. II, 10.1.22, n. 171), secondo la quale:

la nozione di “ristrutturazione”, vincolante anche per il legislatore regionale, accanto alla originaria e primigenia matrice meramente conservativa (intesa come insieme sistematico di opere sull’esistente volta alla formazione di un corpo edilizio strutturalmente e funzionalmente innovativo), ricomprende al suo interno interventi ben più radicali, quali il ripristino di edifici demoliti o crollati e la demolizione-ricostruzione, i quali devono in generale mantenersi rispettosi unicamente del “volume preesistente”, potendo modificarsi in sede di intervento tutti gli altri elementi identificativi dell’immobile precedente: sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche in aree non urbane o vincolate.

In altre parole, il legislatore ha espressamente equiparato all’intervento di contestuale demolizione e ricostruzione proprio quello di “ripristino di edifici crollati o demoliti”, accomunati dalla medesima finalità di contenimento del consumo di suolo.

L’indirizzo tradizionale, secondo cui per aversi ristrutturazione edilizia sarebbe comunque necessaria la preesistenza di un fabbricato da ristrutturare, cioè di un fabbricato dotato di quelle componenti essenziali – murature perimetrali, strutture orizzontali e copertura – idonee come tali ad assicurargli un minimo di consistenza sembra destinato al superamento, alla luce della inequivocabile equiparazione normativa tra “demolizione e ricostruzione” e “ripristino di edifici crollati e demoliti”, ovviamente purché anche di questi sia rinvenibile traccia ed accertabile l’originaria consistenza con un’indagine tecnica.

Come sostiene la ricorrente, pertanto, il concetto di ristrutturazione è stato ritenuto applicabile anche all’edificio che non esiste più, di cui però la consistenza originaria si può ricostruire appunto con un’indagine tecnica.

Il ricorso è, quindi, accolto.

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Per maggiore approfondimento, leggi anche questo articolo di BibLus-net: “Demolizione e ricostruzione rudere: bisogna dimostrare l’originaria consistenza

 

 

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