Ristrutturazione in condominio: tutto quello che devi sapere
Guida completa alla ristrutturazione in condominio: normative, procedure e incentivi per gestire al meglio i lavori su parti comuni e in appartamenti privati
La ristrutturazione in condominio è un processo che mira a mantenere e migliorare la qualità degli immobili condominiali.
Quando si parla di ristrutturazione, si fa riferimento a una serie di interventi che non solo rinnovano l’aspetto estetico dell’edificio, ma ne garantiscono anche la sicurezza e l’efficienza energetica.
Dalla manutenzione delle facciate ai lavori interni, la ristrutturazione è essenziale per preservare il valore degli immobili e migliorare la qualità della vita dei condomini.
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Indice
- Normativa di riferimento
- Ristrutturazione parti comuni di un condominio
- Esempi di lavori di ristrutturazione in condominio
- Ristrutturazione della facciata in condominio
- Come ristrutturare un appartamento in condominio
- Comunicazione per ristrutturazione in condominio
- Computo metrico per ristrutturazione in condominio
- Bonus per la ristrutturazione in condominio
- Ripartizione spese per lavori di ristrutturazione in condominio
- Sentenze e approfondimenti di riferimento
Normativa di riferimento
Gli interventi di ristrutturazione in condominio sono soggetti a diverse normative e leggi che stabiliscono le procedure da seguire, le responsabilità legali e le modalità di finanziamento.
Per garantire che i lavori siano eseguiti nel rispetto della legge e degli interessi di tutti i condomini, le principali normative di riferimento sono:
- il codice civile e le leggi correlate, in particolare gli articoli 1117 e 1122, e la Legge 220/2012;
- le norme edilizie e urbanistiche locali, di fatti le disposizioni normative a riguardo possono variare da comune a comune e riguardare aspetti come i tipi di interventi consentiti, le restrizioni architettoniche e le autorizzazioni necessarie;
- norme di sicurezza e sismiche: se i lavori comportano modifiche sostanziali o miglioramenti strutturali, sarà necessario rispettare le norme di sicurezza e gli standard antisismici, che potrebbero includere l’adeguamento sismico della struttura per garantire la sicurezza degli occupanti dell’edificio;
- regolamento condominiale: il quale potrebbe includere delle clausole speciali per questi tipi di interventi.
Ristrutturazione parti comuni di un condominio
Ristrutturare le parti comuni di un condominio implica una serie di considerazioni legali, fiscali e pratiche.
Le parti comuni di un condominio sono quelle aree e strutture necessarie per l’uso e il godimento dell’edificio da parte di tutti i condomini.
Queste sono definite dall’articolo 1117 del Codice Civile che elenca specificamente quali elementi rientrano in questa categoria. Nello specifico le parti comuni includono:
- struttura dell’edificio: suolo su cui sorge l’edificio, fondazioni, muri maestri, pilastri e travi portanti, tetti e lastrici solari;
- accessi e spazi interni: scale, portoni d’ingresso, vestiboli, anditi, portici, cortili e facciate;
- locali per servizi comuni: locali per la portineria, lavanderia, riscaldamento centrale, stenditoi, ecc.;
- impianti e opere comuni: ascensori, pozzi, cisterne, impianti idrici e fognari, sistemi centralizzati per gas, energia elettrica, riscaldamento, condizionamento dell’aria e ricezione radiotelevisiva;
- altri elementi comuni: aree destinate a parcheggio e altri spazi utilizzati da tutti i condomini.
Le parti comuni sono essenziali per il funzionamento dell’edificio condominiale e il loro uso è regolato dal regolamento condominiale e dalle delibere dell’assemblea condominiale.
È fondamentale che ogni condomino rispetti le norme relative all’uso di queste aree, poiché sono strumentali al godimento delle proprietà esclusive di ciascun condomino.
Per eseguire lavori sulle parti comuni, è necessario ottenere il consenso dell’assemblea condominiale. Ogni modifica che possa influenzare il decoro architettonico dell’edificio richiede l’approvazione dei condomini. Questo include anche lavori privati che interessano le facciate.
In caso di interventi urgenti, un condomino può procedere autonomamente, anticipando le spese e richiedendo successivamente il rimborso al condominio.
Esempi di lavori di ristrutturazione in condominio
Quando si parla di ristrutturazione delle parti comuni di un condominio, si fa riferimento a una serie di interventi fondamentali per il miglioramento e la valorizzazione dell’intero edificio. Questi lavori non solo contribuiscono a garantire la sicurezza e il comfort degli abitanti, ma possono anche aumentare il valore immobiliare delle singole unità.
Ecco alcuni esempi di lavori di ristrutturazione che possono essere realizzati sulle parti comuni:
- isolamento termico: interventi che riguardano l’isolamento delle facciate esterne o del tetto per migliorare l’efficienza energetica dell’edificio;
- sostituzione degli impianti: aggiornamento o sostituzione della centrale termica, come la sostituzione di una caldaia tradizionale con una caldaia a condensazione o un sistema di riscaldamento a pompa di calore;
- rifacimento delle scale e dei pianerottoli: ristrutturazioni delle scale interne e dei pianerottoli, inclusa la sostituzione dei rivestimenti, l’adeguamento delle ringhiere e l’illuminazione;
- restauro delle facciate: lavori di manutenzione straordinaria per il restauro delle facciate esterne, che possono includere la pulizia, il ripristino degli intonaci e la verniciatura;
- ristrutturazione dell’ascensore: modernizzazione o sostituzione dell’impianto ascensore per migliorarne la funzionalità e la sicurezza;
- manutenzione degli impianti elettrici e idraulici: interventi per aggiornare gli impianti elettrici comuni o le tubature dell’acqua, garantendo che siano conformi alle normative vigenti;
- installazione di pannelli fotovoltaici: progetti per installare pannelli solari, contribuendo alla sostenibilità energetica e riducendo i costi delle bollette;
- rifacimento del cortile o degli spazi esterni: ristrutturazione degli spazi comuni all’aperto, come il cortile, con nuove pavimentazioni, giardini o aree ricreative;
- eliminazione delle barriere architettoniche: interventi per rendere l’edificio accessibile a persone con disabilità, come l’installazione di rampe o ascensori;
- restauro dei locali comuni: ristrutturazione dei locali adibiti a portineria, lavanderia o altri servizi comuni per migliorarne l’aspetto e la funzionalità.
Ristrutturazione della facciata in condominio
Il rifacimento della facciata condominiale è considerato un intervento di manutenzione straordinaria e richiede l’approvazione della maggioranza dei condomini presenti in assemblea.
Per i lavori di tinteggiatura, è necessaria l’approvazione di almeno la metà del valore dell’edificio (500 millesimi), mentre per gli interventi di miglioramento energetico, supportati da un attestato di prestazione energetica, è sufficiente la partecipazione della maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno un terzo del valore totale.
Secondo l’articolo 1122 del codice civile, il consenso dell’assemblea è obbligatorio per qualsiasi lavoro che coinvolga le parti comuni, per garantire che non vengano compromessi il decoro architettonico o la stabilità dell’edificio.
Le spese per il rifacimento della facciata sono ripartite tra i condomini in base alle loro quote millesimali, come stabilito dall’articolo 1123 del codice civile, che prevede che le spese siano sostenute in proporzione al valore delle proprietà, salvo diverse intese. Per la corretta spartizione delle spese condominiale, è utile il software tabelle millesimali con cui puoi produrre il calcolo, la personalizzazione e la stampa delle tabelle millesimali in maniera facile e veloce.
Anche se un condomino si oppone, la ripartizione delle spese si applica a tutti, a meno che una decisione dell’autorità giudiziaria non la invalidi. In caso di inadempienza al pagamento, l’amministratore può intraprendere azioni legali. Se l’appartamento è in affitto, è il proprietario a dover coprire i costi del restauro, mentre l’inquilino si occupa della manutenzione ordinaria.
La ristrutturazione della facciata di un condominio inizia con un’analisi preliminare, fondamentale per valutare gli interventi da effettuare. Successivamente, si procede con un rilievo fotografico e metrico, che consente di ottenere misurazioni precise, essenziali anche per la stesura del computo metrico. In questa fase, il tecnico prepara il computo, identificando le lavorazioni necessarie e le rispettive quantità, avvalendosi dei prezzari regionali e di una banca dati di materiali e costi. Dopo aver raccolto tutta la documentazione necessaria, si presenta la richiesta per il titolo abilitativo allo sportello unico per l’edilizia; una volta ottenuto, si possono avviare i lavori.
Durante l’esecuzione delle opere, il direttore dei lavori ha il compito di garantire che tutte le operazioni siano svolte correttamente e di gestire la contabilità. Al termine del progetto, viene redatta la relazione sulle prestazioni energetiche in conformità alla Legge 10 e, successivamente, un certificatore energetico rilascia l’Attestato di Prestazione Energetica (APE).
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Procedura per il rifacimento delle facciate condominiali
Come ristrutturare un appartamento in condominio
Ogni condomino ha il diritto di effettuare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria nel proprio appartamento, senza necessità di permessi da parte degli altri condomini, a meno che non si tratti di modifiche che influenzano le parti comuni o il decoro architettonico condominiale.
A tal proposito, l’articolo 1122 del Codice Civile stabilisce che:
Nell’unità immobiliare di sua proprietà ovvero nelle parti normalmente destinate all’uso comune, che siano state attribuite in proprietà esclusiva o destinate all’uso individuale, il condomino non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni ovvero determinino pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio. In ogni caso è data preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce all’assemblea.
Tipologie di lavori e permessi
Come detto, gli inquilini possono effettuare lavori di manutenzione senza il consenso degli altri condomini, purché non coinvolgano le parti comuni o alterino la stabilità dell’edificio.
Le modifiche all’interno dell’appartamento, come la ristrutturazione di bagni e cucine, possono essere eseguite liberamente. Tuttavia, se comportano cambiamenti strutturali (es. abbattimento di muri), è necessario ottenere eventuali permessi previsti dalla normativa.
Per quanto riguarda i lavori esterni, invece, gli
interventi su balconi o terrazzi privati sono consentiti, ma non devono influenzare l’aspetto esteriore dell’edificio o il suo decoro architettonico. Modifiche a cornicioni o parapetti richiedono approvazioni specifiche.
È sempre fondamentale consultare il regolamento condominiale per eventuali regole specifiche che potrebbero influenzare l’esecuzione dei lavori.
Comunicazione per ristrutturazione in condominio
Secondo l’articolo 1122 del Codice Civile, prima di intraprendere qualsiasi lavoro di ristrutturazione nella sua proprietà o nelle aree comuni a uso esclusivo, il condomino deve informare l’amministratore del condominio.
L’amministratore, a sua volta, ha il compito di comunicare l’inizio dei lavori all’assemblea condominiale.
Computo metrico per ristrutturazione in condominio
Il computo metrico estimativo è un documento per stimare i costi di realizzazione o manutenzione di un’opera edile. Questo elaborato è obbligatorio per i lavori pubblici, come previsto dal Codice degli appalti, ma è ampiamente utilizzato anche nel settore privato per definire i rapporti contrattuali tra il committente e l’impresa esecutrice.
La redazione del computo metrico consente di pianificare i flussi finanziari, richiedere offerte alle imprese, controllare le lavorazioni e calcolare la parcella professionale. Inoltre, fornisce all’impresa esecutrice un’indicazione chiara delle necessità di cantiere. È fondamentale per valutare il costo totale del progetto, richiedere preventivi alle imprese e monitorare i costi durante l’esecuzione dei lavori.
Redatto dal progettista, il processo di elaborazione del computo avviene moltiplicando le quantità da stimare per il prezzo unitario di ciascuna lavorazione.
Il computo metrico deve essere suddiviso in sezioni, raggruppando le lavorazioni per tipologia, come scavi, murature, impianti e finiture. Ogni voce deve includere descrizione, quantità, prezzo unitario e importo totale. La redazione inizia con un sopralluogo eseguito da un tecnico abilitato per valutare l’immobile, seguito dalla stesura dell’elenco dettagliato delle opere e dei relativi costi, corredato da una relazione sintetica che descrive le condizioni dell’immobile e gli interventi previsti.
L’uso di uno specifico software per il computo automatico semplifica e velocizza queste operazioni, permettendo di calcolare automaticamente le quantità direttamente dal modello 3D del progetto, senza la necessità di misurazioni manuali. Basterà selezionare gli elementi da computare e applicare la formula appropriata per ottenere il computo in modo efficiente.
Puoi approfondire con uno specifico articolo che spiega come fare un computo metrico per una ristrutturazione.

Computo metrico per una ristrutturazione – software Edificius
Bonus per la ristrutturazione in condominio
I condomini possono beneficiare di vari bonus per la ristrutturazione edilizia, che offrono significative detrazioni fiscali, tra cui:
Per poter accedere alle detrazioni, è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifico bancario specifico (bonifico parlante) e le spese devono essere segnalate dall’amministratore condominiale all’Agenzia delle Entrate.
Bonus ristrutturazione
Il bonus ristrutturazioni include interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e interventi sulle parti comuni del condominio.
Secondo quanto previsto dal D.L. 39/2024, è valido fino al 2030 nelle seguenti modalità:
- fino al 31 dicembre 2024: 50% con limite massimo di spesa di 96.000 euro (detrazione massima: 48.000 euro);
- fino al 31 dicembre 2027: 36% con limite massimo di spesa di 48.000 euro (detrazione massima: 17.280 euro);
- dal 1° gennaio 2028: 30% con limite massimo di spesa di 48.000 euro (detrazione massima: 14.400 euro).
Tuttavia, si ricorda che è in fase di approvazione la Legge di Bilancio 2025, la quale modificherebbe ulteriormente le percentuali di detrazione nel seguente modo:
- fino al 31 dicembre 2024:
- prime e seconde case: 50% con limite massimo di spesa di 96.000 euro (detrazione massima: 48.000 euro);
- dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2027:
- prime case: 50% con limite massimo di spesa di 96.000 euro (detrazione massima: 48.000 euro);
- seconde e terze case: 36% con limite massimo di spesa di 48.000 euro (detrazione massima: 17.280 euro);
- dal 1° gennaio 2028:
- prime, seconde e terze case: 30% con limite massimo di spesa di 48.000 euro (detrazione massima: 14.400 euro).
La detrazione può essere recuperata in 10 rate annuali di pari importo, a partire dall’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese.
Ecobonus
L’Ecobonus offre una detrazione fino al 75% delle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica. Se i lavori comprendono anche miglioramenti antisismici, la detrazione può aumentare fino all’80-85%.
La detrazione è applicabile su un massimale di 40.000 euro per unità immobiliare.
Gli interventi che possono beneficiare dell’Ecobonus includono:
- miglioramento dell’efficienza energetica: interventi che portano a un miglioramento di almeno due classi energetiche;
- sostituzione di impianti di climatizzazione: installazione di sistemi più efficienti;
- isolamento termico: interventi sulle superfici opache e trasparenti degli edifici.
Fino al 31 dicembre 2024 sono in vigore le attuali percentuali e massimali. Tuttavia, a partire dal 2025, l’Ecobonus, così come sancito dalla bozza della legge di Bilancio, potrebbe mutare nel seguente modo:
- per il 2025 – 36% / 50%
- prime case: aliquota al 50% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 96.000 euro;
- seconde case: aliquota al 36% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 48.000 euro;
- per il 2026-27 – 30% / 36%
- prime case: aliquota al 36% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 96.000 euro;
- seconde case: aliquota al 30% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 48.000 euro.
Sismabonus
Il Sismabonus rappresenta una significativa agevolazione fiscale per i lavori di adeguamento sismico degli edifici, inclusi i condomini.
Le percentuali di detrazione in vigore fino al 31 dicembre 2024 sono:
- 75% per le spese di adeguamento antisismico che comportano un miglioramento di una classe sismica;
- 85% se il miglioramento riguarda due classi sismiche.
La detrazione si applica su un massimale di 96.000 euro per ogni unità immobiliare. Tuttavia, a partire dal 2025, il Sismabonus, così come sancito dalla bozza della legge di Bilancio, potrebbe cambiare come segue:
- per il 2025 – 36% / 50%
- prime case: aliquota al 50% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 96.000 euro;
- seconde case: aliquota al 36% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 48.000 euro.
- per il 2026-27 – 30% / 36%
- prime case: aliquota al 36% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 96.000 euro;
- seconde case: aliquota al 30% per tutte le tipologie di interventi agevolati con massimale di spesa pari a 48.000 euro.
Gli interventi che possono beneficiare del Sismabonus includono:
- adeguamento sismico: miglioramento della resistenza strutturale degli edifici;
- interventi sulle coperture: ristrutturazione e rinforzo delle strutture orizzontali;
- ripristino della resistenza: riparazione e rinforzo di elementi strutturali in muratura, calcestruzzo armato o acciaio.
Per poter accedere alla detrazione, è importante che gli interventi siano effettuati su edifici situati in zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3).
Le spese devono essere sostenute da persone fisiche o imprese proprietarie dell’immobile.
Bonus barriere architettoniche
Il bonus barriere architettoniche è un’agevolazione fiscale che mira a sostenere interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici esistenti.
Tale agevolazione prevede una detrazione del 75% sulle spese sostenute per lavori di eliminazione delle barriere architettoniche.
I limiti di spesa sono:
- 50.000 euro per edifici unifamiliari o unità immobiliari indipendenti con accessi autonomi;
- 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari per edifici da 2 a 8 unità;
- 30.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari per edifici con più di 8 unità.
A partire dal 1° gennaio 2024, gli interventi che possono beneficiare del bonus includono:
- installazione e modifica di scale;
- realizzazione di rampe;
- installazione di ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici.
Il bonus è valido per le spese sostenute dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2025, e la detrazione deve essere ripartita in 5 quote annuali per le spese sostenute fino al 28 maggio 2024, mentre per le spese successive si applicherà una ripartizione in 10 quote annuali.
Ripartizione spese per lavori di ristrutturazione in condominio
Le spese condominiali si dividono in ordinarie e straordinarie:
- le spese ordinarie coprono la gestione e manutenzione periodica delle parti comuni, come pulizia delle scale, illuminazione e piccole riparazioni;
- le spese straordinarie riguardano interventi più complessi, come il rifacimento della facciata o la sostituzione della caldaia, e necessitano dell’approvazione in assemblea con una maggioranza qualificata, ovvero con il voto della maggioranza degli intervenuti e almeno metà del valore dell’edificio.
Secondo l’art. 1123 del codice civile, la ripartizione delle spese condominiali è proporzionale al valore della proprietà di ciascun condomino, a meno che non sia stato concordato diversamente. Le spese necessarie per la conservazione, i servizi comuni e le innovazioni deliberate dalla maggioranza vengono quindi distribuite tra i condomini in base alla quota millesimale di proprietà.
Se invece si tratta di beni o servizi utilizzati in modo diverso dai vari condomini, le spese vengono ripartite proporzionalmente all’uso che ciascuno ne fa. In condomini con più scale, cortili, lastrici solari o impianti destinati a una sola parte dell’edificio, i costi di manutenzione sono a carico solo dei condomini che ne beneficiano direttamente.
Sentenze e approfondimenti di riferimento
Di seguito si propongono una serie di sentenze che approfondiscono degli aspetti fondamentali in relazione a lavori e regole in condominio.
Quando l’abbassamento del piano di calpestio viola la proprietà condominiale?
Il Tribunale di Napoli (sentenza n. 8093/2025) ha esaminato il caso dell’abbassamento del piano di calpestio in locali condominiali al piano terra, concentrandosi sui limiti di proprietà e sulle implicazioni giuridiche delle parti comuni. La modifica del piano di calpestio può comportare un’appropriazione illecita di parti comuni, alterando l’equilibrio condominiale e violando i diritti dei condomini.
Nel caso specifico, a seguito di una segnalazione dell’amministratore condominiale, un consulente tecnico ha accertato un abbassamento del piano rispetto alla situazione catastale storica, configurando l’appropriazione di sottosuolo comune senza autorizzazione. I locali erano inoltre utilizzati per attività di ristorazione e spettacoli, considerate incompatibili con il condominio, con immissioni rumorose contestate.
L’amministratore ha chiesto al Tribunale di dichiarare l’illegittima modifica e appropriazione delle parti comuni, ordinare il ripristino dello stato originario, la cessazione delle attività rumorose e il risarcimento danni. I proprietari hanno contestato la procedibilità e fondatezza delle richieste, sostenendo che le condizioni contestate esistevano già precedentemente, che l’attività era cessata e che mancava prova del danno.
Il Tribunale ha sottolineato che, secondo l’art. 1117 c.c., le parti comuni sono presunte tali salvo diversa prova, e che nessun condomino può unilateralmente scavare o modificare il sottosuolo comune senza il consenso degli altri. L’abbassamento del piano ha costituito appropriazione indebita del sottosuolo comune, con conseguente condanna a ripristinare lo stato originario.
Il Tribunale ha invece rigettato la richiesta di risarcimento danni per mancanza di prova di un danno effettivo e ha dichiarato cessata la controversia sulle immissioni rumorose, riconoscendo la cessazione dell’attività contestata.
Leggi qui per una trattazione più approfondita della sentenza del Tribunale di Napoli
Abbattimento tramezzo in condominio: chi risponde dei danni eventuali al vicino?
In ambito condominiale, la demolizione di un tramezzo può comportare conseguenze ben più rilevanti di quanto si possa pensare. Anche se spesso considerata un’operazione secondaria, la rimozione di una parete interna può alterare l’equilibrio strutturale dell’edificio e generare responsabilità legali tra i condomini.
Recentemente, la Corte di Cassazione (ordinanza n. 4867/2025) ha affrontato un caso in cui la demolizione di un tramezzo da parte di un condomino al piano terra ha provocato danni strutturali all’appartamento sovrastante. In primo grado, il Tribunale aveva escluso la responsabilità del proprietario, ma la Corte d’Appello ha invece riconosciuto che il tramezzo, pur non essendo originariamente portante, aveva assunto nel tempo una funzione di supporto, contribuendo alla stabilità del solaio. Di conseguenza, il condomino è stato condannato sia al risarcimento dei danni che all’esecuzione di lavori di consolidamento.
Il proprietario responsabile ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i danni sarebbero comunque avvenuti per via della vetustà del solaio e che la funzione strutturale del tramezzo non era prevedibile. Ha inoltre contestato la condanna ai lavori di consolidamento, ritenendola eccessiva rispetto alle richieste originarie.
La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che:
- il nesso di causalità tra la demolizione e i danni deve essere valutato secondo il criterio della “preponderanza dell’evidenza”: in questo caso, la rimozione del tramezzo è stata considerata la causa determinante delle lesioni;
- non c’è stata alcuna decisione oltre i limiti della domanda (“ultrapetizione”) perché i danneggiati avevano richiesto sia il risarcimento che il ripristino dello stato dei luoghi.
In sintesi, la Corte ha confermato che chi abbatte un tramezzo, se questo nel tempo è divenuto elemento strutturale, risponde dei danni provocati agli altri condomini e può essere obbligato sia al risarcimento che agli interventi necessari per il consolidamento della struttura.
Leggi qui per una trattazione più approfondita dell’ordinanza della Corte di Cassazione.
Alloggio del portinaio in condominio: di chi è la proprietà?
L’ordinanza n. 16083/2024 della Corte di Cassazione ha chiarito che il diritto d’uso perpetuo di un immobile destinato a portineria in condominio può configurarsi come una “servitù atipica,” un vincolo reale valido e trasmissibile che garantisce il diritto del condominio di utilizzare l’alloggio per servizi necessari, senza pregiudicare il diritto di proprietà dei singoli.
Nel caso specifico, due nuovi proprietari avevano contestato questo diritto, sostenendo che il condominio non potesse godere di un uso perpetuo dell’alloggio per il portierato. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che, secondo il regolamento condominiale, l’alloggio può essere utilizzato per il portierato senza svuotare il diritto di proprietà dei ricorrenti. Se il condominio decidesse di sospendere o cessare definitivamente il servizio di portierato, i proprietari dell’alloggio potrebbero comunque utilizzare lo spazio secondo le proprie necessità. La Corte ha confermato la validità del vincolo e condannato i ricorrenti alle spese legali, evidenziando come la loro mancata attenzione alla destinazione d’uso originaria dell’immobile al momento dell’acquisto li abbia portati a una situazione sfavorevole.
Altri approfondimenti
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Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/ristrutturazione-condominio/


