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Errori sconto in fattura Superbonus: ravvedimento e sanzioni

Superbonus e sconto in fattura con errori: ravvedimento e sanzioni

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I chiarimenti del Fisco: in caso di sconto in fattura con errori la comunicazione è annullata, ma è possibile il ravvedimento operoso

Lo sconto in fattura (ai sensi dell’articolo 21 del D.L. n. 34/2020) è una particolare opzione che può essere esercitata dal beneficiario di una detrazione fiscale.

Ma cosa succede in caso di errore nella fattura e nella comunicazione all’Agenzia delle Entrate? Avendo sbagliato l’indicazione del codice fiscale del condominio, il credito è “non spettante” o “inesistente”? Quali sono le sanzioni applicabili alla compensazione del credito? Il tema è stato trattato di recente nella risposta n. 348/2023 dell’Agenzia delle Entrate.

Lo sconto in fattura, ricordiamo, è applicato direttamente dal fornitore e può essere pari al massimo all’importo da pagare; tuttavia, dal 17 febbraio 2023, con l’entrata in vigore del decreto Cessione, non è più possibile optare per lo sconto in fattura e la cessione dei crediti derivanti dal Superbonus e dai bonus edilizi minori (anche se sono previste delle deroghe, ampliate in sede di conversione del provvedimento). Per non incorrere in questo rischio ti consiglio un software per la gestione della pratica e dei lavori edili agevolabili, che ti permette di attestare l’esistenza del cantiere e la realizzazione degli interventi mediante l’acquisizione istantanea in cantiere di foto e video-geolocalizzati, che puoi condividere con tutti gli stakeholder e che ti fornisce la check-list completa degli elaborati obbligatori con relativi modelli precompilati.

Il caso: errore di compilazione e annullamento dell’opzione

Il caso esaminato riguarda l’ipotesi di annullamento della comunicazione di ”sconto in fattura” e successivo riversamento del credito già compensato, a fronte di interventi agevolabili realmente eseguiti, in favore di un soggetto individuato in fattura con un codice fiscale diverso.

La società istante è la ditta che ha eseguito gli interventi agevolabili e che ha applicato alla fattura uno sconto pari al 100% delle spese dovute dal condominio, ricevendo in cambio un credito d’imposta pari al 110% delle spese.

In merito al credito ottenuto, l’istante dichiara di aver utilizzato in compensazione con l’F24 (in data 16 febbraio 2022) la quota annuale di credito derivato dallo sconto in fattura.

Dopo aver trasmesso le Comunicazioni di cessione del credito legate al secondo e ultimo SAL (Stato di Avanzamento Lavori), nel mese di dicembre 2022 l’Agenzia delle Entrate ha comunicato alla società di aver annullato gli effetti dell’opzione esercitata, rilevando un errore di compilazione delle fatture di vendita emesse dalla società riguardante un’errata indicazione del codice fiscale del condominio. Lo stesso errore si è poi ripetuto anche nelle comunicazioni per la scelta delle opzioni alternative trasmesse dall’istante.

L’Agenzia, pur considerando l’assoluta buona fede che ha condotto a tale errata indicazione, ha proceduto all’annullamento delle comunicazioni per l’esercizio dell’opzione relative al 1° SAL che comporta il venir meno del credito e, conseguentemente, la necessità di riversare quanto compensato tramite ravvedimento operoso. Il credito non risultava, quindi, spettante per la data in cui la società ha utilizzato la rata in compensazione con l’F24 nel febbraio 2022, in quanto l’invio della corretta Comunicazione è avvenuto in data successiva, e lo dovrà pertanto restituire.

Alla luce di quanto stabilito dal Fisco, l’istante chiede quale sia la sanzione da applicare: quella per credito ”non spettante” (comma 4, articolo 13) o quella per il credito ”inesistente” (comma 5, articolo 13)? Dalla risposta dipende l’entità delle sanzioni da considerare ai fini del ravvedimento operoso.

A parere della società istante, il suo caso rientra nella condizione di “credito non spettante” (e non “inesistente”); pertanto chiede se sia corretto procedere con il riversamento tramite ravvedimento operoso della quota di credito che ha già utilizzato in compensazione nell’anno di imposta 2022, con l’applicazione della sanzione pari al 30% prevista in caso di “credito non spettante”.

Ravvedimento operoso, cos’è

Ricordiamo, brevemente, che l’istituto giuridico di ravvedimento operoso, introdotto nel nostro ordinamento ai sensi della legge n. 408/1990, consente ai soggetti debitori che procedono spontaneamente a regolarizzare la propria posizione contributiva, la possibilità di pagare le sanzioni in misura ridotta.

Il debitore deve impegnarsi al pagamento delle somme dovute, con gli interessi e le sanzioni ridotte, rispettando i termini che vengono stabiliti. In caso contrario, al posto delle sanzioni ridotte, si applicheranno al debito delle sanzioni maggiorate, ulteriori a quelle ordinarie già dovute. Queste, inoltre, dovranno essere pagate interamente e non sarà più concesso fruire della riduzione.

Si ricorda infine che, per via di quanto disposto dalla Legge di Bilancio 2023, commi da 174 a 178, fino al 30 settembre 2023 è possibile sanare il debito anche mediante il meccanismo del “ravvedimento speciale

Credito d’imposta “inesistente” o “non spettante”: le differenze

Il Fisco, nel fornire la sua risposta, ha precisato quale sia la differenza e quindi la giusta definizione di: credito inesistente e credito non spettante.

Una prima interpretazione, circa la differenza tra inesistenza e non spettanza del credito, è stata fornita con la risoluzione 8 maggio 2018, n. 36/E che considera il credito inesistente al ricorrere di entrambi i requisiti:

  • il credito non emerge dai dati contabili, finanziari o patrimoniali del contribuente (presupposto costitutivo);
  • l’inesistenza non deve essere riscontrabile con controlli automatizzati o formali.

Nel caso in cui mancasse uno solo dei due requisiti spiegati, il credito non potrà essere considerato come “inesistente” e dovrà essere considerato “non spettante”.

In sintesi, un credito per essere qualificato “inesistente” è necessario che sia ancorato ad una situazione non reale o non vera, non rilevabile attraverso l’attività di controllo automatizzato o formale, in conseguenza del confronto tra i dati esposti in dichiarazione e i documenti conservati ed esibiti dal contribuente; al contrario, invece, affinché il credito sia “non spettante” è necessario che la non sussistenza dei presupposti costitutivi del credito sia intercettabile in sede di controllo automatizzato o formale.

Il parere del Fisco: ok al ravvedimento operoso

Il Fisco premette che un errore nelle fatture e nelle comunicazioni inerenti allo sconto in fattura per un bonus edilizio rappresenta un errore sostanziale, che rende necessaria la correzione dell’operazione a monte ed il versamento del credito indebitamente utilizzato.

Nel caso specifico, il solo errore riscontrato riguarda l’errata indicazione del Codice Fiscale, mentre tutti gli altri dati e documenti sottoscritti sono risultati idonei. Inoltre, prosegue il Fisco, la società ha provveduto a rettificare l’errore commesso mediante storno e sostituzione delle fatture originarie, nonché l’invio della nuova Comunicazione corretta, “rigenerando” la validità del credito. Ci sono anche tutti i presupposti costitutivi per poter ritenere che il credito derivi da lavori realmente eseguiti e possa pertanto definirsi un credito “reale”.

Pertanto, le Entrate chiudono indicando la sanzione applicabile al caso di specie (art.13 comma 4 D.Lgs. 471/1997), che punisce l’utilizzo di un credito d’imposta esistente in violazione delle modalità di utilizzo previste dalle leggi vigenti, ovvero, nel caso di specie, prima dell’invio della comunicazione corretta.

In ogni caso, la sanzione è ravvedibile e pure sanabile fino al 30 settembre 2023 anche tramite il “ravvedimento speciale”.

Gli errori di compilazione possono costare molto cari ai soggetti che intendono usufruire del Superbonus mediante cessione del credito o sconto in fattura, soprattutto se tali errori vengono considerati “sostanziali” perché comportano la modifica di elementi essenziali che riguardano la detrazione. Anche qualora il contribuente, accortosi degli errori commessi, dovesse successivamente provvedere a regolarizzare la propria posizione, questo potrebbe evitargli la decadenza dal Superbonus, ma sarà obbligato comunque a restituire la somma ricevuta indebitamente, con l’applicazione di interessi e sanzioni. Per evitare errori e non rischiare di perdere la detrazione ti consiglio il software superbonus 110 linee guida, per gestire in sicurezza le tue pratiche per il Superbonus e gli altri bonus edilizi.

 

 

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