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Rischio radon

Rischio radon: cos’è, normativa e valutazione

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Il rischio radon si riferisce alla possibilità di esposizione a radiazioni ionizzanti naturali nei luoghi di lavoro e negli ambienti confinati

Il radon è un elemento radioattivo la cui misura, in termini di concentrazione, è presente in tutti i luoghi di lavoro ubicati in locali seminterrati o comunque al piano terra in aree prioritarie.

A causa degli effetti che tale esposizione può comportare, è obbligo del datore di lavoro effettuare un’accurata valutazione per evitare o prevenire conseguenze negative sulla salute dei lavoratori. Il DVR consente al datore di lavoro di avere sotto controllo tutti gli aspetti riguardanti la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Questo è fondamentale sia per garantire la sicurezza all’interno del luogo di lavoro, sia perché un DVR completo aiuta il datore di lavoro a tutelarsi dal punto di vista sanzionatorio. Per non rischiare di commettere errori nella valutazione ti suggerisco di effettuarla, secondo quanto previsto dal D.Lgs. n° 203 25/11/22, utilizzando il software per la redazione del dvr in grado di guidarti nell’elaborazione del documento.

Rischio radon: cos’è e dove si trova

Il radon (Rn) è un gas nobile radioattivo presente in natura, incolore, inodore, insapore e inerte. Queste caratteristiche lo rendono non percepibile dai nostri sensi e perciò difficile da individuare e da quantificarne la presenza.

Il radon deriva dal decadimento radioattivo dell’uranio 238, un elemento presente sulla Terra fin dalla sua formazione (primordiale). L’uranio è presente in quantità variabile in tutte le rocce e suoli della crosta terrestre, ossia è un elemento ubiquitario: per questa sua caratteristica rappresenta una sorgente indiretta di gas randon in quasi la totalità dei siti terrestri.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato il radon nel gruppo 1, in cui sono elencate le sostanze per le quali vi è un’evidenza sufficiente di cancerogenicità sulla base di studi epidemiologici sugli esseri umani. Nello stesso gruppo sono presenti anche il fumo di sigaretta e l’amianto.

Il radon si trova principalmente nei locali confinati, specie quelli a diretto contatto con il suolo, come cantine, scantinati, taverne, garage, perché il terreno è la fonte principale in cui questo gas abita, con possibilità tuttavia di arrivare ad irradiarsi anche negli ambienti dei piani più alti.

Rischio radon: quali sono gli effetti sulla salute

Il principale effetto collaterale del radon coinvolge i polmoni, dal momento che il modo in cui si entra in contatto con questa sostanza è proprio inalandola e respirandola. Ovviamente, non si parla di un effetto collaterale immediato, ma di una conseguenza dell’esposizione prolungata a tale gas e della sua inalazione ripetuta.

Secondo l’OMS il radon costituisce la seconda causa di insorgenza di cancro ai polmoni, subito dopo il fumo di sigaretta.

É importante sottolineare che gli effetti più dannosi del radon non sono, però, dovuti al radon in sé, bensì dai suoi prodotti di decadimento, cioè ad altri elementi radioattivi non gassosi generati dal radon che, attaccandosi al particolato atmosferico presente in ogni ambiente, entrano facilmente in profondità nell’apparato respiratorio e da qui mediante radiazioni inducono mutazioni genetiche con la possibile nascita di cellule tumorali.

Rischio radon: normativa di riferimento

Il principale riferimento normativo per i rischi connessi a questo gas è il D.Lgs. 101/2020 che attua la direttiva 2013/59/Euratom. Il decreto disciplina tanto il mantenimento e miglioramento della sicurezza degli impianti nucleari, della gestione del combustibile nucleare e dei rifiuti radioattivi, quanto la protezione sanitaria delle persone esposte a radiazioni ionizzanti o radiazioni cosmiche.

Il D.Lgs. 101/2020 va ad abrogare i decreti legislativi precedenti e definisce una normativa specifica riguardante la protezione della popolazione e dei lavoratori da radiazioni ionizzanti, adeguando la legislazione italiana a quella europea e attuando, pertanto, la direttiva 2013/59/Euratom.

Lo stesso decreto prevede un piano nazionale d’azione per il radon (PNAR), ossia un programma di azioni da realizzare nei prossimi 10 anni per ridurre i rischi a lungo termine legati all’esposizione al radon indoor.

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21 febbraio 2024 il nuovo piano nazionale radon 2023-2032 con l’obiettivo di individuare:

  • le strategie, i criteri e le modalità di intervento per prevenire e ridurre i rischi di lungo termine dovuti all’esposizione al radon in abitazioni, edifici pubblici e luoghi di lavoro, anche di nuova costruzione, per qualsiasi fonte di radon, sia essa il suolo, i materiali da costruzione o l’acqua;
  • i criteri per la classificazione delle zone in cui si prevede che la concentrazione di radon come media annua superi il livello di riferimento nazionale in un numero significativo di edifici;
  • le regole tecniche e i criteri di realizzazione di misure per prevenire l’ingresso del radon negli edifici di nuova costruzione nonché degli interventi di ristrutturazione su edifici esistenti che coinvolgono l’attacco a terra;
  • gli indicatori di efficacia delle azioni pianificate.

Rischio radon: valori di riferimento

L’unità di misura della concentrazione di attività di radon, secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI) è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel indica il numero di decadimenti al secondo di una sostanza radioattiva.

L’art.12 del D.Lgs. 101/2020 stabilisce i nuovi livelli massimi di riferimento per le abitazioni e i luoghi di lavoro. Questi valori sono espressi in termini di concentrazione media annua di attività di radon in aria e sono rispettivamente:

  • 300 Bq m-3 per le abitazioni esistenti;
  • 200 Bq m-3: per abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024;
  • 300 Bq m-3: per i luoghi di lavoro.

Inoltre, il comma 1 lettera d) fissa in 6 mSv il livello di riferimento per la dose efficace annua.

In quali luoghi è obbligatorio effettuare la misurazione della concentrazione di radon

I luoghi di lavoro soggetti alla valutazione dell’esposizione al rischio radon, definiti dall’art. 16 del D.Lgs. 101/2020, sono:

  • luoghi di lavoro sotterranei;
  • luoghi di lavoro in locali semi sotterranei;
  • luoghi di lavoro situati al piano terra, localizzati nelle aree prioritarie (art. 11 D.Lgs.. 101/2020);
  • specifiche tipologie di luoghi di lavoro identificate dal piano nazionale d’azione per il radon (art. 10 D.Lgs. 101/2020);
  • stabilimenti termali.

Valutazione rischio radon

L’art. 17 del D.Lgs. 101/2020 stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a completare la prima valutazione entro 24 mesi dall’avvio dell’attività o dall’identificazione delle aree a rischio nel piano nazionale d’azione del radon.

Il D.Lgs. n°203 25/09/22 integra l’art. 17 D.Lgs. 101/2020 con ulteriori prescrizioni che obbligano i datori di lavoro a completare idonee misure della concentrazione media annua di attività di radon indoor entro 18 mesi dall’individuazione delle aree prioritarie.

Qualora la concentrazione media annua di attività di radon in aria non superi il livello di riferimento, il datore di lavoro elabora e conserva per un periodo di otto anni un documento contenente l’esito delle misurazioni. In tal caso le misurazioni devono essere ripetute:

  • ogni 8 anni;
  • ogni volta che si eseguono lavori strutturali a livello dell’attacco a terra nonché gli interventi volti a migliorare l’isolamento termico.

Qualora la concentrazione media annua di attività di radon in aria superi 300 Bq/m³ sono necessarie misure correttive, volte alla riduzione delle concentrazioni al livello più basso ragionevolmente ottenibile. Misure adottate avvalendosi dell’esperto di radioprotezione che rilascia un’apposita relazione.

Queste misure correttive vengono adottate entro 2 anni dal rilascio della relazione tecnica e verificate, sotto il profilo dell’efficacia, mediante nuova misurazione.

Nel caso in cui, con l’adozione delle misure correttive, la concentrazione media annua di attività di radon in aria è al di sotto dei valori di riferimento, le misurazioni vanno ripetute ogni 4 anni.

Se, invece, la concentrazione media annua di attività di radon in aria risultasse ancora superiore ai valori di riferimento è richiesta un’analisi delle dosi efficaci annue avvalendosi di un esperto di radioprotezione che rilascerà apposita relazione.

Qualora i risultati della valutazione siano inferiori ai valori di riferimento, il datore di lavoro tiene sotto controllo le dosi efficaci o le esposizioni dei lavoratori fintanto che ulteriori misure correttive non riducano la concentrazione media annua di attività radon al di sotto del predetto livello di riferimento.

Il datore di lavoro conserva i risultati delle valutazioni per un periodo non inferiore a 10 anni.

Qualora i risultati della valutazione siano superiori ai valori di riferimento, il datore di lavoro adotta i provvedimenti previsti dal titolo XI del D.Lgs. 101/2020 e ripete la valutazione a seguito della loro applicazione.

Valutazione del rischio Radon

Valutazione del rischio Radon

Comunicazione e trasmissione dei risultati delle misurazioni

L’art. 18 del D.Lgs. 101/2020 prevede che nel caso di superamento del livello di riferimento, il datore di lavoro invii al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nonché le ARPA/APPA, agli organi del SSN e alla sede dell’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) competenti per territorio una comunicazione contenete la descrizione delle attività svolte e la relazione tecnica redatta dal tecnico esperto di radioprotezione.

Dette comunicazioni vanno inviate entro un mese dal rilascio della relazione delle misurazioni di radon.

Esperto in interventi di risanamento radon

Come abbiamo visto in precedenza, nel caso in cui, a seguito delle misurazioni, si rileva un superamento dei valori di riferimento, occorre attuare delle misure correttive.

Misure da adottare in collaborazione con un esperto di radioprotezione.

L’esperto in interventi di risanamento radon è colui che possiede l’esperienza necessaria per fornire indicazioni tecniche ai fini dell’adozione delle misure correttive per la riduzione della concentrazione di gas radon.

Egli deve possedere i requisiti definiti dall’allegato II del D.Lgs. 101/2020:

  • abilitazione all’esercizio della professione di geometra, di ingegnere e di architetto;
  • partecipazione a corsi di formazione ed aggiornamento universitari dedicati, della durata di 60 ore, organizzati da enti pubblici, associazioni (università), ordini professionali su progettazione, attuazione, gestione e controllo degli interventi correttivi per la riduzione della concentrazione di attività di radon negli edifici;
  • iscrizione nell’albo professionale.

Rischio radon: chi effettua le misure

Le misurazioni della concentrazione media annua di attività di radon in aria sono effettuati da servizi di dosimetria riconosciuti.

La determinazione della dose o le concentrazioni di attività di radionuclidi deve essere effettuata con mezzi di misura, adeguati ai diversi tipi e qualità di radiazione, che siano muniti di certificati di taratura secondo la normativa vigente.

Sono considerati istituti abilitati l’ISIN e l’INAIL.

Valutazione rischio radon (esempio PDF)

La valutazione del rischio radon deve essere inclusa nel documento di valutazione dei rischi (DVR). Anche la relazione tecnica redatta dal tecnico esperto costituisce parte integrante del documento di valutazione del rischio.

Di seguito, ti fornisco un esempio in formato PDF di DVR da scaricare gratuitamente, elaborato con il software per la redazione del DVR con il quale puoi produrre tutta la modulistica per la sicurezza sui luoghi di lavoro di cui hai bisogno.

Rischio radon: sanzioni

Sono previste specifiche sanzioni (art. 205 D.Lgs. 101/2020) nel caso in cui il datore di lavoro:

  • non si avvale dell’esperto in interventi di risanamento radon o che non attua le misure correttive indicate può essere punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno o con l’ammenda da 5.000 € a 20.000 euro;
  • non effettua le misurazioni nelle modalità ed entro le scadenze indicate può punito con l’arresto da 1 a 6 mesi o con l’ammenda che può andare da 2.000 € a 15.000 euro.
CerTus-LdL

 

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