Rischio idrogeologico: i criteri e le modalità per l'accesso ai finanziamenti

Rischio idrogeologico: i criteri e le modalità per l’accesso ai finanziamenti

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Pubblicato il decreto con i criteri e le modalità per l’ammissione a finanziamento degli interventi prioritari di mitigazione del rischio idrogeologico

Sulla Gazzetta ufficiale n. 272 del 15 novembre 2021 è stato pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 settembre 2021 recante: “Aggiornamento dei criteri, delle modalità e dell’entità delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico“.

Il decreto e l’allegato I

L’allegato I detta i criteri e le modalità di individuazione degli interventi prioritari di mitigazione del rischio idrogeologico ai fini dell’ammissione a finanziamento.

E’ articolato in 6 capitoli:

  1. Modalità di presentazione delle richieste di finanziamento degli interventi:
    • Fase 1: inserimento dei dati e validazione da parte delle Regioni
    • Fase 2: valutazione dell’intervento da parte dell’Autorità di bacino Distrettuale
    • Fase 3: convalida dell’intervento e assegnazione del punteggio
    • Criteri per la classificazione degli interventi.
  2. Modalità di presentazione delle richieste di finanziamento degli interventi:
    • Fase 4: riscontro classificazione degli interventi presentati
    • Fase 5: valutazione economica ed appaltistica
  3. Fase transitoria
  4. Monitoraggio degli interventi
  5. Catalogo esemplificativo di interventi integrati di mitigazione del rischio idrogeologico e di tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità (ex comma 2, art. 7 L. 164/2014)
  6. Scheda per proposte interventi

Modalità di presentazione delle richieste di finanziamento degli interventi

Le richieste di finanziamento per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico devono essere inserite, attraverso la compilazione del form di caricamento “scheda istruttoria” appositamente predisposto, nel data base on line ReNDiS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo – ISPRA) a cura delle Regioni.

La documentazione minima da inserire nel sistema, a cura della Regione richiedente, si riferisce almeno ad uno studio preliminare (ai sensi dell’art. 3, comma 4, del DPCM 14 luglio 2016) o progetto dell’opera, da elaborare con i seguenti contenuti:

  • elaborati tecnici finalizzati a verificare la coerenza con gli obiettivi della pianificazione di bacino;
  • relazione di compatibilità con la pianificazione di bacino in cui sono illustrati gli effetti indotti dall’opera nel contesto fisico-ambientale di riferimento e come le opere previste nel progetto incidano sulla mitigazione o riduzione della pericolosità o del rischio idraulico e idrogeologico;
  • individuazione di tipologia ed ubicazione del dissesto;
  • individuazione di caratteristiche ed ubicazione delle opere;
  • relazione funzionale tra opere proposte ed individuate e dissesto nonché, ove necessario, con i fenomeni di degrado degli ecosistemi fluviali e degli habitat ripariali;
  • indicazione delle “opere accessorie” la cui percentuale non deve essere superiore al 10% dell’importo dei lavori, salvo maggiori necessità derivanti da vincoli sovraordinati, indicate separatamente nella stima dei lavori;
  • documentazione tecnico economica/amministrativa (quadro economico, quantificazione economica, cronoprogramma tecnico-finanziario, atto di approvazione in linea tecnica).

Per  “opere accessorie” s’intendono quelle che, sebbene collegate all’intervento principale da una necessaria strumentalità, presentano una propria funzionalità autonoma che risulta riconoscibile sia in fase esecutiva che a conclusione dell’intervento.

Con riferimento ai criteri di valutazione, si precisa che gli interventi proposti a finanziamento sono distinti in due categorie:

  1. per “interventi ordinari” si intendono gli interventi in grado di raggiungere in maniera autonoma l’obiettivo perseguito, ovvero una rete di interventi organici e/o multisettoriali coerentemente rivolti al raggiungimento di un obiettivo comune e per i quali si giustifica un’attuazione unitaria e coordinata, che superano la dimensione locale in quanto interessano un’area vasta;
  2. gli “interventi integrati di mitigazione del rischio idrogeologico e di tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità”, previsti dall’art. 7, comma 2, del decreto legge n. 133/2014 come modificato dalla legge di conversione n. 164/2014.

Il parere sulla coerenza dell’intervento sarà espresso dall’Autorità di bacino Distrettuale di competenza sulla piattaforma ReNDiS-web.

Procedimento di valutazione delle richieste di finanziamento interventi

Il procedimento di valutazione degli interventi per i quali è richiesto un finanziamento è strutturato in ulteriori fasi le cui attività sono eseguite direttamente dal MiTE (Ministero della transizione ecologica).

Quando la programmazione avviata dal MiTE sia relativa al finanziamento di tutte le tipologie di interventi di mitigazione del rischio, resta in capo al Soggetto responsabile della programmazione regionale la possibilità di proporre la suddivisione del finanziamento, la cui valutazione è in capo al MiTE, nelle quattro tipologie di interventi (Alluvioni, Frane, Erosione Costiera, Valanghe), in coerenza con la Graduatoria Regionale delle Richieste di Finanziamento.

Gli interventi sono individuati tra quelli dotati di priorità regionale massima e riguardano situazioni di rischio per le quali la Regione attesta l’urgenza e l’indifferibilità dell’azione di messa in sicurezza:

  • fenomeni di dissesto che impediscono la fruibilità di vie di collegamento di piccoli abitati;
  • fenomeni di dissesto che minacciano beni ambientali o culturali di interesse rilevante esposti a rischio molto elevato;
  • fenomeni di dissesto che minacciano beni per i quali sono in corso intese istituzionali finalizzate al rilancio di attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale;
  • fenomeni di dissesto che minacciano strutture o infrastrutture strategiche e per l’economia locale.

Il Soggetto responsabile della programmazione regionale individua, nell’ambito delle risorse disponibili fino alla concorrenza del 20% del finanziamento, prescindendo dai punteggi calcolati sulla base degli indicatori, gli interventi da finanziare traendoli comunque dalla “Graduatoria Regionale delle Richieste di Finanziamento” sulla piattaforma ReNDiS-Web, già validate dall’Autorità di bacino distrettuale.

Gli interventi eventualmente non inclusi nella proposta presentata dal Soggetto responsabile della programmazione regionale benché risultanti prioritari secondo il punteggio ReNDiS nella “Graduatoria Regionale delle Richieste di Finanziamento”, aventi importo compatibile con le risorse finanziarie rese disponibili (tenuto conto della riserva nel limite del 20% del finanziamento di cui all’art. 3) oltreché riconducibile alle eventuali tipologie previste, si intendono come ritirati da parte della Regione e, pertanto, se ne produce la cancellazione dalla “Graduatoria Regionale delle Richieste di Finanziamento” e la contestuale archiviazione in un apposito elenco permanente delle “Proposte progettuali ritirate”.

È fatta salva la possibilità, da parte del Soggetto responsabile della programmazione, di riproporre l’intervento.

 

Clicca qui per scaricare l’allegato I

 

geomurus
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