Sicurezza Cantieri e Luoghi di Lavoro

Rischio elettrico: normativa, obblighi e valutazione

Rischio elettrico: effetti dannosi per l’uomo, normativa di riferimento, obblighi del datore di lavoro, dispositivi di protezione individuale

Pensare di vivere e di lavorare senza energia elettrica è praticamente inimmaginabile. Si tratta di una forma di energia diffusa e versatile che può essere distribuita facilmente in diversi luoghi. Sono proprio queste le caratteristiche che l’hanno resa insostituibile. Tuttavia ad essa è associato un rischio per l’incolumità delle persone, definito comunemente rischio elettrico. Il rischio è molto elevato ed è necessario valutarlo come accade per altre valutazioni dei rischi sui luoghi di lavoro, in quanto l’energia elettrica non solo è praticamente ovunque, ma è anche invisibile (tranne in casi particolari) quindi gli infortuni, spesso mortali, possono avvenire anche a distanza dall’impianto. Il focus di questo approfondimento è proprio il rischio elettrico, partendo dalla definizione, passando per i riferimenti normativi fino ad arrivare agli obblighi del datore di lavoro e alla valutazione corretta del rischio stesso.

Cosa si intende per rischio elettrico

Il rischio elettrico deriva dal contatto diretto o indiretto con una parte attiva non protetta di un impianto elettrico. In qualsiasi luogo sia presente un’energia elettrica come fonte di alimentazione, c’è un potenziale rischio di esposizione per gli operatori. Il rischio elettrico è diffuso in generale negli ambienti lavorativi, ma alcuni settori presentano rischi più significativi. Ad esempio, il settore edile, gli ospedali, le officine meccaniche e l’industria metalmeccanica in generale sono tra quelli a rischio maggiore.

Ci sono anche attività lavorative che espongono i lavoratori a rischi derivanti dalla potenziale esposizione a fenomeni elettrici, non tanto per la natura intrinseca del rischio, ma per le condizioni lavorative e le interferenze annesse, come nel caso delle attività svolte in ambienti con elevata conducibilità come acqua o metalli (ad esempio, pesca o lavori con attrezzi metallici).

Rischio elettrico: la normativa di riferimento

La gravità del rischio legato all’elettricità e le sue possibili conseguenze fatali in caso di incidenti hanno portato, nel corso degli anni, a un vasto sviluppo di prescrizioni e normative tecniche.

Per oltre cinquant’anni, le regolamentazioni sulla sicurezza sul lavoro, basate sul dpr 547/55, hanno fornito indicazioni dettagliate e precise, analizzando le caratteristiche degli impianti e degli apparecchi elettrici. Questo approccio, se da un lato ha garantito la sicurezza elettrica nella maggior parte delle situazioni pratiche, dall’altro in certe circostanze, ha imposto misure tecniche eccessivamente vincolanti ed in altre ancora è risultato incompleto, non riuscendo a tener conto dell’evoluzione delle conoscenze e della tecnologia.

Inoltre, mentre il dpr 547/55 era in vigore, leggi specifiche riguardanti la produzione di materiale elettrico ed elettronico, la sicurezza degli impianti e la libera circolazione dei prodotti nella Comunità Europea hanno imposto l’obbligo esplicito di realizzare componenti, apparecchi e impianti secondo elevati standard, considerando le norme tecniche come presunzione di conformità a tali standard. È importante ricordare che, mentre le norme di legge sono obbligatorie, l’adesione alle norme tecniche rimane volontaria. Tuttavia, quando specificamente richiamate dalla legislazione, il corretto utilizzo delle norme tecniche può essere fondamentale per dimostrare la conformità alla legge stessa.

Il dlgs 626/94 ha introdotto per la prima volta l’obbligo di valutare tutti i rischi, incluso quello legato all’elettricità. Questo obbligo è stato ripreso dal dlgs 81/08, che ha abrogato sia il dpr 547/55 sia il dlgs 626/94, introducendo in modo definitivo, anche nell’ambito della sicurezza sul lavoro, il riferimento all’esecuzione secondo elevati standard, ottenibile attraverso l’applicazione delle norme tecniche. Le disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro sono contemplate nel dlgs 81/2008, nello specifico nel Capo III, del Titolo III relativo ad Impianti e Apparecchiature Elettriche.

Quali sono le conseguenze del rischio elettrico

Le conseguenze rischio elettrico sono molteplici. Si tratta delle conseguenze dovute a contatto elettrico (diretto o indiretto) valutate sul corpo umano. Gli effetti lesivi della corrente elettrica sul corpo umano (folgorazione o elettrocuzione) sono riconducibili sostanzialmente a 4 tipi di fenomeni, che possono manifestarsi singolarmente o in combinazione tra di loro negli infortuni elettrici:

  • la tetanizzazione;
  • l’arresto respiratorio;
  • la fibrillazione ventricolare;
  • le ustioni.

I primi tre agiscono con meccanismi analoghi a quelli fisiologici, legati alle normali funzioni vitali, anche se i valori delle grandezze elettriche in gioco sono molto più grandi; l’ultimo fenomeno è determinato invece dall’effetto Joule. Analizziamoli nel dettaglio.

La tetanizzazione

La tetanizzazione è la contrazione involontaria di un muscolo causata da una corrente di sufficientemente elevata per un certo periodo di tempo. Di solito è reversibile e non provoca direttamente gravi conseguenze, ma può indirettamente causare cadute o prolungare il contatto elettrico, portando a situazioni più pericolose.

La “corrente di rilascio” è la massima corrente che consente di staccarsi da un oggetto sotto tensione. A livello internazionale, per correnti alternate a frequenza “industriale” (50 Hz in molti paesi, incluso il nostro), si considera convenzionalmente un valore di circa 10 mA per gli uomini, con valori ipotizzati inferiori per donne e bambini (circa 5 mA). Nei circuiti a corrente continua, i limiti possono essere più alti (fino a 300 mA). In generale, gli effetti sulla salute causati dalla corrente continua e da quella ad alta frequenza sono inferiori rispetto a quelli prodotti dalla corrente a frequenza “industriale”, a pari intensità di corrente, a causa di un fenomeno chiamato “accomodazione”, dove le cellule hanno bisogno di un periodo di recupero prima di rispondere a un nuovo stimolo elettrico. Se gli stimoli sono frequenti o caratterizzati da elevata frequenza, la risposta cellulare è ridotta.

Arresto respiratorio

Correnti superiori alla “corrente di rilascio”, in specifici percorsi attraverso il corpo umano, possono causare contrazione dei muscoli necessari alla respirazione e paralisi dei centri nervosi che la controllano. Questo può portare alla morte per soffocamento o danni cerebrali irreversibili se la corrente non viene interrotta rapidamente (entro alcuni minuti). L’arresto respiratorio contribuisce a circa il 6% delle morti causate da folgorazione. Un intervento efficace, se eseguito prontamente dopo aver messo in sicurezza l’infortunato, è la pratica della respirazione artificiale.

Fibrillazione ventricolare

La causa principale (oltre il 90% dei casi) di morte causata dal passaggio di corrente nel corpo umano deriva da correnti superiori a quelle che provocano tetanizzazione o arresto respiratorio. Quando correnti esterne di intensità e durata adeguate attraversano il cuore, possono causare fibrillazione ventricolare, facendo contrarre in modo caotico le fibre del cuore. Questo impedisce al cuore di pompare il sangue in modo efficace. Una volta avviata, la fibrillazione persiste anche dopo che la corrente che l’ha generata è stata interrotta, richiedendo l’uso tempestivo di un defibrillatore per essere fermata. Il soccorso rapido entro pochi minuti è fondamentale per evitare danni cardiaci e cerebrali o addirittura la morte dell’infortunato.

Ustioni

Le ustioni sono principalmente causate dal riscaldamento generato dal passaggio della corrente attraverso il corpo umano, che si comporta in sostanza come una resistenza elettrica al passaggio della corrente a frequenza industriale. L’aumento di temperatura in zone specifiche è proporzionale al quadrato dell’intensità di corrente per unità di superficie, alla resistenza del tessuto coinvolto e alla durata della corrente (Effetto Joule). La pelle, nei punti di contatto, è particolarmente vulnerabile ad ustioni a causa della sua maggiore resistenza rispetto agli altri tessuti e della concentrazione della corrente nei punti di contatto.

Negli incidenti ad alta tensione, l’effetto termico è la principale causa di danni, comportando la distruzione di tessuti, centri nervosi e arterie. Le ustioni possono verificarsi anche a causa del calore generato da archi elettrici non confinati o dal contatto con componenti elettrici che hanno raggiunto temperature elevate durante il funzionamento. In questi casi l’organismo non è direttamente coinvolto dal passaggio di corrente.

Rischio elettrico sul lavoro

Il passaggio della corrente attraverso il corpo umano provocato dal contatto contemporaneo con parti a tensione differente può provocare dunque diversi effetti fisiopatologici gravi, a volte anche mortali: shock elettrico, folgorazione, elettrocuzione. Analizziamo ora altri possibili eventi dannosi prodotti dall’energia elettrica che possono insorgere sui luoghi di lavoro:

  • innesco elettrico degli incendi: può esser causato da sovracorrenti, contatti incerti, archi elettrici, dispersioni e correnti di guasto a terra, effetti della corrente di fulmine;
  • innesco elettrico di atmosfere esplosive;
  • altri effetti: tra i principali si possono richiamare gli effetti elettrodinamici causati dal passaggio di elevate correnti in conduttori contigui (ad esempio nei casi di cortocircuito in impianti di grossa potenza), o l’effetto di archi elettrici di elevata potenza non confinati.

Gli incendi di matrice elettrica

Qualsiasi conduttore percorso da corrente elettrica determina sempre lo sviluppo di calore dovuto al cosiddetto effetto Joule. Questa nozione è nota dall’esperienza quotidiana, non è infatti atipico notare un surriscaldamento degli apparecchi elettrici ed elettronici di uso comune. Dal punto di vista rigoroso, ogni materiale, anche i conduttori, si oppongono al passaggio delle cariche elettriche, ed in completo rispetto del principio di conservazione dell’energia, parte dell’energia elettrica viene trasformata in energia termica e dunque in calore. In alcuni apparecchi l’effetto Joule è un effetto desiderato ed amplificato allo scopo, si pensi ad esempio ai forni elettrici, alle stufe o agli stessi scaldabagni elettrici, in questi casi la produzione di calore è utile allo scopo dello strumento.

In altri casi, invece, il calore prodotto dal passaggio di corrente è un effetto indesiderato, che oltre a rappresentare una perdita di energia, e dunque una riduzione di efficienza, provoca un aumento di temperatura nei componenti che, se non correttamente gestita, può addirittura comportare l’innesco di incendi. Gli effetti e le conseguenze per i lavoratori sono diverse.

Il datore di lavoro deve provvedere anche a verificare che gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dai pericoli determinati dall’innesco elettrico di atmosfere potenzialmente esplosive per la presenza o sviluppo di gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili infiammabili, o in caso di fabbricazione, manipolazione o deposito di materiali esplosivi.

È noto infatti che una generica reazione di combustione, e dunque, anche le esplosioni, per sussistere determina la necessaria compresenza di 3 fattori costituenti il cosiddetto triangolo del fuoco, ossia: combustibile, comburente e energia di accensione. Una generica miscela esplosiva, combustibile – comburente, può dunque essere innescata da un’energia di accensione che può essere anche di natura elettrica, si pensi ai piani di cucina tradizionali dove la combustione del fornello è garantita dall’innesco prodotto dalla scintilla prodotta dall’elemento piezoelettrico montato.

In questo contesto ampio e diversificato è necessario per il datore di lavoro elaborare correttamente la valutazione del rischio al fine di tutelare i lavoratori. In pochi click, grazie al software valutazione rischi, puoi produrre il tuo documento in maniera dettagliata, personalizzata e contestualizzata a seconda dell’attività di riferimento. 

Valutazione dei rischi CerTus LdL

Rischio elettrico 81/08: obblighi del datore di lavoro

Secondo l’art. 80 dlgs 81/2008 il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie affinché i lavoratori siano salvaguardati da tutti i rischi di natura elettrica connessi all’utilizzo di materiali, apparecchiature e impianti elettrici messi a loro disposizione ed in particolare quelli che derivano da:

  • contatti elettrici diretti;
  • contatti elettrici indiretti;
  • innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni;
  • innesco di esplosioni;
  • fulminazione diretta ed indiretta;
  • sovratensioni;
  • altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.

Il direttore dei lavori esegue una valutazione dei rischi tenendo in considerazione le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro (con annesse interferenze), i rischi presenti nell’ambiente di lavoro e tutte le condizioni di esercizio prevedibili.

Tutti i materiali, i macchinari e le apparecchiature, nonché le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere progettati, realizzati e costruiti a regola d’arte, ossia se sono realizzati secondo le pertinenti norme tecniche.

DPI rischio elettrico

Secondo il comma 3 dell’art. 80 dlgs 81/2008 il datore di lavoro, dopo aver effettuato la valutazione dei rischi, deve adottare le misure tecniche ed organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, ad individuare i dispositivi di protezione collettivi ed individuali necessari alla conduzione in sicurezza del lavoro ed a predisporre le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto con l’adozione delle misure di sicurezza.

I DPI da utilizzare in ambienti di lavoro con rischio incendio sono diversi:

  • guanti isolanti: rappresentano la prima linea di difesa con le parti sotto tensione; possono essere utilizzati come protezione diretta (lavori a contatto) o secondaria (in abbinamento
    ad attrezzi isolanti);
  • maniche isolanti: utilizzate per prevenire contatti con parti sotto tensione nella parte superiore del braccio;
  • elmetto e visiere: utilizzati per la protezione della testa e del viso;
  • calzature isolanti: come ad esempio stivali o scarpe che proteggono il lavoratore contro le scosse elettriche impedendo il passaggio di corrente pericolosa attraverso i piedi.

 

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Pubblicato da Redazione Tecnica

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