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Valutazione rischio microclima caldo severo

Rischio caldo sul lavoro e in cantiere, tutto ciò che devi sapere per metterti in regola

Tempo di lettura stimato: 10 minuti

Rischio caldo sul lavoro e in cantiere: valutazione del rischio microclima (caldo severo), infografica, check list ed esempi da scaricare. Gli strumenti per metterti in regola

Le condizioni climatiche di caldo estremo che hanno colpito il nostro Paese in questi giorni sono state oggetto di analisi anche da parte dell’ispettorato nazionale del lavoro (INL). Lo stesso ha riepilogato le principali indicazioni per la tutela dei lavoratori riguardo i rischi legati ai danni da calore, sia in azienda che in cantiere. Nello specifico, l’INL ha emanato la nota 5056 del 13 luglio 2023 sul rischio da calore rivolta sia agli ispettori, chiamati a vigilare sulle attività più esposte, sia ai datori di lavoro e lavoratori in merito agli effetti delle temperature estreme.

Per adeguarti al meglio ed essere certo di rispondere appieno alle ultime indicazioni ti suggerisco di affidarti a un software piani sicurezza aggiornato e già pronto per gestire il rischio da calore secondo le nuove disposizioni.

In questo articolo ti propongo strumenti utili per affrontare correttamente la valutazione del rischio:

  • infografica con la check list delle raccomandazioni dell’INL;
  • metodologia per la valutazione del rischio caldo severo;
  • esempi di DVR, POS e PSC con valutazione del rischio microclima (caldo severo);
  • software per la valutazione del rischio microclima caldo severo;
  • video tutorial.

Stress termico: ambienti severi caldi e freddi

Il rischio da stress termico è legato al concetto di microclima. Il microclima è riconosciuto come uno degli agenti di rischio fisico ed è trattato nel Titolo VIII del D.Lgs. 81/08. Pertanto, il datore di lavoro, che ha l’obbligo di provvedere alla valutazione di ogni rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, deve considerare anche l’esposizione al microclima di un ambiente, con lo scopo di individuare e attuare le opportune misure preventive e protettive per ridurre al minimo il rischio.

Il microclima, in ambienti di lavoro, è definito come il complesso di parametri fisici e individuali che determinano il benessere termico dei lavoratori dando vita ai cosiddetti scambi termici tra individuo e ambiente di lavoro.

I principali parametri fisici del microclima sono:

  • temperatura dell’aria;
  • temperatura media radiante;
  • velocità dell’aria;
  • umidità relativa.

I parametri individuali, invece, riguardano:

  • attività metabolica dell’individuo;
  • tipologia di abbigliamento;
  • tipologia di mansione svolta.

In base alle caratteristiche ambientali e alle condizioni microclimatiche si possono avere 2 tipologie di ambienti:

  • ambienti moderati in cui gli scambi termici tra individuo e ambiente consentono di raggiungere condizioni prossime al comfort del benessere termico;
  • ambienti severi, a loro volta distinti in caldi e freddi, in cui le condizioni microclimatiche ottimali non possono essere garantite e l’eccessivo caldo o freddo rappresentano un grave rischio per salute e sicurezza dei lavoratori.
Infografica microclima

Infografica microclima

Quali sono le mansioni a rischio

L’esposizione eccessiva allo stress termico comporta l’aumento del rischio infortunistico in determinate mansioni. Le mansioni, individuate dall’INL, maggiormente interessate da tali fenomeni sono quelle che comportano attività non occasionale all’aperto nei seguenti settori:

  • edilizia civile e stradale (cantieri e i siti industriali);
  • comparto estrattivo;
  • settore agricolo e della manutenzione del verde;
  • comparto marittimo e balneare.

Check list dei fattori da considerare nella valutazione del rischio caldo

La nota Inl 5056 del 13 luglio 2023, per quanto concerne la gestione del rischio, riporta una serie di fattori che possono concorrere nella valutazione del rischio:

  • gli orari di lavoro che comprendono le ore più calde e soleggiate della giornata a elevato rischio di stress termico (14:00 -17:00);
  • le mansioni;
  • le attività che richiedono intenso sforzo fisico, anche abbinato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI);
  • l’ubicazione del luogo di lavoro;
  • la dimensione aziendale;
  • le caratteristiche di ogni singolo lavoratore (età, salute, status socioeconomico, genere).

Queste stesse verifiche saranno effettuate dagli ispettori INL in caso di controlli.

Infografica check list rischio caldo severo

Infografica check list rischio caldo severo

Cassa integrazione per eventi meteo

L’INL nella circolare ricorda che le aziende possono richiedere la cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) segnalando come causale “eventi meteo”, in caso di di temperature elevate registrate dai bollettini meteo o percepite in ragione della tipologia della lavorazione in atto.

In caso di richiesta di CIGO, all’interno della relazione tecnica è necessario indicare le giornate di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e il tipo di lavorazione in atto, senza la necessità di produrre specifiche dichiarazioni che attestino l’entità della temperatura o di produrre bollettini meteo.

Temperatura massima per lavorare in cantiere

Sono considerate elevate le temperature superiori a 35°. In questi casi occorre analizzare attentamente i rischi, come vedremo di seguito.

Valutazione del rischio da calore: strumenti e metodologie

Sulla valutazione dei rischi da stress termico, anche l’Ispettorato richiama alcuni strumenti utili ai datori di lavoro quali:

  • portale agenti fisici (PAF);
  • pagina informativa INAIL con informazioni relative alle strategie e tecniche di misura dello stress termico e alle relative metodologie di misurazione e di controllo del microclima;
  • sito del progetto worklimate con particolare attenzione ai sistemi di allerta meteo-climatica;
  • la pubblicazione dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) Heat at work – Guidance for workplaces (in versione italiana) che fornisce indicazioni pratiche su come gestire e ridurre i rischi associati all’esposizione al calore nell’ambiente di lavoro, e con le informazioni sulle patologie connesse al calore.

Per valutare correttamente il rischio caldo severo è possibile far riferimento alla metodo PHS.

Valutazione del rischio microclima (caldo severo): metodo PHS

Il metodo PHS (Predicted Heat Strain) consente di valutare il rischio da stress termico tenendo conto di un fattore importante negli ambienti severi caldi, come quello della sudorazione.

valutazione rischio microclima (caldo severo)

Valutazione rischio microclima (caldo severo) – CerTus

La norma di riferimento in cui viene descritto il metodo PHS è la UNI EN ISO 7933:2005: “Determinazione analitica ed interpretazione dello stress termico da calore mediante il calcolo della sollecitazione termica prevedibile” i cui obiettivi sono:

  • la valutazione dello stress termico in condizioni prossime a quelle che portano ad un aumento eccessivo della temperatura del nucleo o ad una eccessiva perdita di acqua per il soggetto di riferimento;
  • la determinazione dei tempi massimi ammissibili di esposizione per i quali la sollecitazione fisiologica è accettabile (non sono prevedibili danni fisici).

Il metodo PHS prevede la quantità di sudore e la temperatura interna del nucleo che caratterizzeranno il corpo umano in risposta alle condizioni di lavoro. In questo modo è possibile determinare quale grandezza o quale gruppo di grandezze possono essere modificate, e in che misura, al fine di ridurre il rischio di sollecitazioni fisiologiche.

La metodologia, invece, non prevede la risposta fisiologica di singoli soggetti, ma prende in considerazione solo soggetti di riferimento, di massa corporea pari a 75 kg e altezza pari a 1,80 m, in buona salute e adatti al lavoro che svolgono.

Il metodo calcola il bilancio termico sul corpo a partire dalle:

  • grandezze tipiche dell’ambiente termico, valutate o misurate secondo la ISO 7726:
    • temperatura dell’aria, ta;
    • temperatura media radiante, tr;
    • pressione parziale del vapore, pa;
    • velocità dell’aria, va;
  • grandezze medie dei soggetti esposti alla situazione lavorativa in esame:
    • metabolismo energetico, M, valutato in base alla ISO 8996;
    • caratteristiche termiche dell’abbigliamento valutate in base alla ISO 9920.
Ambiente termico microclima caldo severo

Ambiente termico microclima caldo severo – CerTus

Equazione generale di bilancio termico

Il metodo PHS si basa sulle equazioni di bilancio termico dell’organismo umano:

M – W = Cres + Eres + K + C + R + E + S

dove:

  • M è il metabolismo energetico;
  • W è la potenza meccanica efficace;
  • Cres è il flusso termico convettivo respiratorio;
  • Eres è il flusso termico evaporativo respiratorio;
  • K è il flusso termico conduttivo;
  • C è il flusso termico convettivo alla superficie della pelle;
  • R è il flusso termico radiativo alla superficie della pelle;
  • E è il flusso termico evaporativo alla superficie della pelle;
  • S è l’accumulo di energia termica.

Determinazione della produzione oraria di sudore richiesta

L’applicazione dell’indice PHS prevede una rielaborazione dell’equazione di bilancio termico, tenendo conto del ruolo importante, in ambienti severi caldi, della sudorazione. In particolare, viene preso in considerazione il fattore dSeq che corrisponde alla potenza termica associata all’incremento della temperatura del nucleo corporeo. Pertanto, l’equazione di bilancio termico può essere riformulata nel seguente modo:

Ereq = M – W – Cres – Eres – C – R – dSeq

dove Ereq è la potenza termica che risulta necessario dissipare per sudorazione, ai fini del raggiungimento della neutralità termica (il termine K viene omesso data la sua scarsa incidenza).

La quantità Ereq viene convertita nella quantità SWreq (produzione oraria di sudore richiesta) tenendo conto dell’efficienza non ideale con la quale il sudore prodotto evapora effettivamente:

SWreq = Ereq/rreq

Interpretazione della sudorazione richiesta

Il metodo di determinazione di sudore si basa su due criteri: il massimo aumento di temperatura del nucleo e la massima perdita di acqua.

L’interpretazione dei valori calcolati con il metodo analitico si basa su:

  • criteri di stress:
    • massima frazione di pelle bagnata Wmax;
    • massima produzione oraria di sudore SWmax;
  • criteri di sollecitazione:
    • massima temperatura rettale tre,max;
    • massima perdita di acqua Dmax.

La produzione oraria di sudore richiesta (SWreq) non può superare la massima produzione oraria di sudore (SWmax) raggiungibile dal soggetto. La frazione di pelle bagnata richiesta (Wreq) non può superare la massima percentuale di pelle bagnata (Wmax) raggiungibile dal soggetto.

Questi due valori massimi dipendono dall’acclimatazione del soggetto. L’acclimatazione consiste in una serie di modificazioni fisiologiche che consentono all’organismo di tollerare la conduzione di mansioni lavorative in condizioni di esposizione a temperature elevate.

I soggetti acclimatati sono capaci di sudare molto abbondantemente e uniformemente sulla superficie del loro corpo, prima dei soggetti non acclimatati.

In una determinata situazione di lavoro questo comporta un minore accumulo di energia termica (temperatura del nucleo più bassa) e un minore carico cardiovascolare (frequenza cardiaca più bassa). Inoltre, essi perdono meno sali nella sudorazione e quindi sono capaci di sopportare una maggiore perdita di acqua.

Tempo di esposizione accettabile in un ambiente di lavoro caldo

Il tempo massimo ammissibile di esposizione (Dlim) si ha quando la temperatura rettale o la perdita di acqua raggiungono il corrispondente valore massimo.

I criteri fisiologici usati per determinare il tempo massimo ammissibile sono:

  • soggetti acclimatati e non acclimatati;
  • massima percentuale di pelle bagnata (Wmax);
  • massima produzione oraria di sudore (SWmax);
  • considerazione del 50% (soggetti medi o mediani) e 95% della popolazione di lavoratori (rappresentativi dei soggetti più suscettibili);
  • massima perdita di acqua (Dmax);
  • massima temperatura rettale.
Attività lavorativa-Ambiente termico microclima caldo severo

Attività lavorativa microclima caldo severo – CerTus

Rischio caldo: linee guida Inail

Per contrastare gli effetti e i rischi legati al caldo nei luoghi di lavoro, l’Inail ha pubblicato un protocollo volto a promuovere le buone pratiche per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il protocollo affronta vari i punti che vanno dalla valutazione dei rischi alla sorveglianza sanitaria fino alle strategie di prevenzione e protezione.

Nello specifico, secondo il documento Inail, il datore di lavoro nella valutazione del rischio deve tener conto:

  • ondate di calore, temperature alte o percepite tali ed effetti sulla salute;
  • fattori che contribuiscono all’insorgenza delle patologie da calore;
  • fattori di rischio.

Ondate di calore

Durante le ondate di calore le patologie più ricorrenti associate alle alte temperature ambientali possono essere:

  • colpo di sole (rossore e dolore cutaneo, edema, vescicole, febbre, cefalea);
  • crampi da calore (spasmi dolorosi alle gambe e all’addome, sudorazione);
  • esaurimento da calore (abbondante sudorazione, astenia, cute pallida e fredda, polso debole, temperatura normale);
  • colpo di calore (temperatura corporea superiore a 40 °C, pelle secca e calda, polso rapido e respiro frequente, stato confusionale, deliri o convulsioni, possibile perdita di coscienza).

Fattori che contribuiscono all’insorgenza delle patologie

I fattori che contribuiscono all’insorgenza delle patologie sono:

  • alta temperatura dell’aria e alti tassi di umidità;
  • basso consumo di liquidi;
  • esposizione diretta al sole (senza ombra);
  • movimento d’aria limitato (assenza di aree ventilate);
  • attività fisica intensa;
  • alimentazione non adeguata;
  • insufficiente periodo di acclimatamento;
  • uso di indumenti pesanti e dispositivi di protezione;
  • condizioni di suscettibilità individuale.

Fattori di rischio

I fattori di rischio si dividono in

  • individuali:
    • età (˃ 65 anni);
    •  presenza di patologie croniche (BPCO, diabete, cardiopatie, malattie neurologiche); assunzione di alcuni farmaci;
    • gravidanza;
    • alterazione dei meccanismi fisiologici di termoregolazione.
  • correlati con lo svolgimento della mansione:
    • lavoro con esposizione diretta al sole, ad alte temperature o percepite tali;
    • scarso consumo di liquidi;
    • lavoro fisico pesante e/o ritmo di lavoro intenso;
    • pause di recupero non determinabili;
    • abbigliamento protettivo pesante o equipaggiamento ingombrante.

Sorveglianza sanitaria

Nell’ambito della sorveglianza sanitaria, il medico competente aziendale è tenuto a valutare lo stato di salute dei lavoratori e a fornire indicazioni indispensabili per prevenire il rischio colpo di calore in relazione alle caratteristiche individuali. La presenza delle seguenti malattie possono ridurre anche drasticamente la resistenza dell’individuo all’esposizione a calore:

  • cardiopatie;
  • malattie renali;
  • diabete;
  • obesità.

Inoltre, il medico competente con il giudizio di idoneità al lavoro dà indicazioni al lavoratore e al datore di lavoro sulle possibilità di poter sostenere l’esposizione a calore.

Strategie di prevenzione e protezione dei lavoratori

L’azienda deve formare e informare tutti i lavoratori sui rischi correlati al caldo, sulle misure di prevenzione, sulle procedure da seguire e sui comportamenti adeguati da tenere.

L’informazione deve comprendere raccomandazioni relative:

  • agli abiti preferibilmente da indossare;
  • all’importanza di mantenere un ottimo stato di idratazione e un’alimentazione equilibrata;
  • ai fattori di rischio individuali e alla gestione dei sintomi delle patologie da calore;
  • al consumare pasti adeguati ricchi in frutta e verdura, evitando cibi ricchi di grassi e sale che rallentano la digestione e predispongono allo stress da caldo.

Infine, sono previste indicazioni anche sulla vigilanza e controlli, sulla riorganizzazione dei turni e sul monitoraggio preventivo delle condizioni meteo.

POS e PSC: file di esempio con valutazione e relazione del rischio

INL raccomanda, durante lo svolgimento dell’attività ispettiva, di porre particolare attenzione alla presenza nel DVR e nel POS della valutazione del rischio da calore e delle misure di prevenzione e protezione previste. In caso di carenza di tale valutazione si rinvia alla nota prot. n. 4753 del 26/07/2022 e in particolare alla necessità che la ripresa delle lavorazioni interessate sia condizionata all’adozione di tutte le misure necessarie atte ad evitare/ridurre il rischio, in adempimento del verbale di prescrizione.

Di seguito ti fornisco un file relativo a un PSC (piano di sicurezza e coordinamento) e uno relativo al POS (piano operativo di sicurezza), elaborati entrambi con il software piani di sicurezza in cui è stata effettuata la valutazione del rischio microclima con metodo PHS.

Puoi aprire i file con la versione trial gratuita e provare il software piani sicurezza completo per 30 giorni.

Normativa a tutela dei lavoratori

La normativa di riferimento per effettuare la valutazione del rischio microclima (caldo severo) è la seguente:

Esempio valutazione rischio microclima (caldo severo)

Di seguito ti fornisco un esempio di valutazione rischio microclima (caldo severo) elaborato con il software dvr che ti consente di gestire la sicurezza nei luoghi di lavoro senza moduli aggiuntivi e di adempiere ad un obbligo non delegabile del datore di lavoro riguardo i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Valutazione rischio microclima (caldo severo): video tutorial

Nel video sottostante ti mostro come è semplice effettuare la valutazione rischio microclima (caldo severo) con un software piani sicurezza.

 

certus
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