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La rigenerazione dei borghi montani potrebbe valere 2 miliardi di euro

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CNAPPC e UNCEM siglano un accordo per la rigenerazione ed il recupero delle aree interne del Belpaese

L’Italia, una splendida penisola lambita dal mare con quasi 8000 km di costa, racchiude nelle aree interne un cuore verde e rigoglioso fatto di monti e vallate. Questo cuore spesso paga il prezzo ingiusto di un’immeritata ed odiosa retrocessione dovuta alla mancanza di servizi e di lavoro rispetto alle aree più vicine alla costa.

La conseguenza più dolorosa di tutto ciò è lo spopolamento di interi paesi e borghi meravigliosi che pagano lo scotto di una verginità e solitudine pur tipica di luoghi dalla bellezza struggente ma spesso troppo ignorata anche dai flussi turistici più comuni che vi passano accanto.

La soluzione a questa lenta agonia di molti dei nostri borghi, soprattutto montani, potrebbe essere quella di destinare risorse per la loro valorizzazione finalizzata al restauro e all’apporto di servizi che attirino gente desiderosa di abitarli nuovamente.

Finalità dell’accordo tra il CNAPPC e l’UNCEM

E’ in questa direzione che il CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) e l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) hanno siglato un accordo per la definizione di un nuovo piano per l’agevolazione di investimenti ed interventi di recupero finalizzati a rivitalizzare borghi e centri storici come pure previsto dalla legge 157/2017 sui piccoli Comuni:

Realizzare, nei borghi delle Alpi e degli Appennini, progetti per rigenerare spazi dove abitare, vivere, fare impresa, innovare.

Nei 5.552 piccoli Comuni d’Italia si trova una casa vuota ogni due occupate: solo il 15 % di quelle disponibili ospiterebbero 300mila abitanti, e le opere di adeguamento edilizie potrebbero valere 2 miliardi di euro nella rigenerazione e decine di migliaia di nuovi addetti

L’accordo sulla rigenerazione dei borghi montani, sostanzialmente, punta:

  • sulla promozione e lo sviluppo dei territori montani attraverso il recupero di spazi pubblici e privati dei borghi alpini e appenninici;
  • a rappresentare gli interessi degli enti locali della montagna nei rapporti con Governo, Parlamento, Stato e Regioni;
  • a costruire opportunità di sviluppo per rendere più smart e green i territori rurali, montani e interni italiani, sostenendo la realizzazione di reti infrastrutturali, anche digitali;
  • a promuovere una politica per la montagna che inserisca le popolazioni montane nel più ampio processo di sviluppo perseguito ad ogni livello istituzionale e attuato secondo criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale;
  • a sollecitare ricerche e studi diretti a individuare le soluzioni da suggerire agli Enti locali, alle Regioni, al Governo, al Parlamento e agli organismi europei anche finalizzate allo sviluppo sostenibile;
  • a incentivare, tra le Amministrazioni dei Comuni e di tutti gli Enti territoriali, modalità pubbliche di selezione dei migliori progetti per interventi di recupero o di nuove opere, al fine di individuare migliori opportunità e strategie.

Inoltre l’accordo promuove la formazione di under 35 ma anche di Amministratori locali al fine di aumentare competenze e capacità amministrative che giochino un ruolo importante tra i rappresentanti e guide delle comunità e la collaborazione con gli organismi nazionali, europei ed internazionali interessati allo sviluppo sostenibile della montagna.

La conclusione dell’accordo sulla rigenerazione dei borghi montani è che al centro delle sinergie deve essere posta la possibilità di riequilibrare il rapporto tra le città e le aree interne, di generare opportunità di sviluppo nei borghi e nei territori montani del Paese che pur costituiscono il 54% dell’Italia.

 

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