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Riforma del catasto

Riforma del catasto. Sarà davvero la volta buona?

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Riforma del catasto: operazione trasparenza. Siglato l’accordo per procedere con le nuove regole per la tassazione degli immobili

Sembra oramai siglato l’accordo per la riforma del catasto. Parola d’ordine: immobili abusivi o non correttamente censiti.

Non si toccherà il sistema duale (rimarrà l’attuale possibilità di scindere la tassazione sui redditi da quella sui patrimoni) e si definirà una nuova rendita catastale da affiancare a quella preesistente.

L’obiettivo è il corretto classamento degli immobili non censiti o che non rispettano la reale consistenza (consistenza di fatto, destinazione d’uso, categoria catastale attribuita).

L’operazione trasparenza dovrà far chiarezza sugli immobili abusivi.

E questo secondo 3 criteri specifici:

  • l’articolazione del territorio comunale in ambiti territoriali omogenei di riferimento,
  • la rideterminazione delle destinazioni d’uso catastali, distinguendole in ordinarie e speciali;
  • l’adozione di unità di consistenza per gli immobili di tipo ordinario.

La riforma è da attuare entro il primo gennaio 2026.

La delega per la riforma del catasto: operazione trasparenza

Il disegno di legge delega per la riforma del catasto prevede di aggiornare l’archivio progressivamente, ma senza cambiamenti rispetto ai criteri attuali.

Il primo passo per il nuovo catasto resta la mappatura degli immobili e la rilevazione dei beni non censiti.

Si punta a dotare comuni e amministrazione finanziaria di strumenti in grado di scovare gli immobili non in regola e consentire il corretto classamento di quelli non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso, ovvero la categoria catastale attribuita.

Altra questione è quella relativa ai terreni edificabili accatastati come agricoli, da sistemare opportunamente. Attenzione, il principio della delega prevede che questa operazione di rilevazione debba tradursi nei fatti in un’operazione trasparenza.

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