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Circolare 6-2024 Agenzia delle Entrate

Rifiuto cessione del credito: il modello PDF delle Entrate

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Le modalità operative per comunicare all’Agenzia delle Entrate il rifiuto delle cessioni dei crediti relativi a bonus edilizi, successive alla prima e già accettate

Le operazioni e la comunicazione da effettuare per il rifiuto delle cessioni dei crediti successive alla prima già accettate sono temi delicati che richiedono chiarezza e precisione.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 6//E/2024 dell’8 marzo, ha fornito importanti chiarimenti sui casi in cui si può richiedere l’annullamento e sulla procedura da seguire, mettendo a disposizione anche il modello standard da compilare e trasmettere per il rifiuto delle cessioni del credito e dello sconto in fattura già accettati.

Rifiuto cessione del credito: i chiarimenti del Fisco

Il Fisco prende in considerazione due casi principali:

  1. il caso in cui la cessione sia stata accettata per errore dal cessionario, il quale invece intendeva rifiutarla;
  2. il caso in cui il cedente e il cessionario, dopo l’accettazione della cessione da parte di quest’ultimo, intendano annullare la comunicazione della cessione del credito effettuata sulla “Piattaforma cessione crediti“.

È importante notare che l’Agenzia delle Entrate si dichiara estranea al rapporto di natura privatistica tra cedente e cessionario e interverrà solo su richiesta dei soggetti interessati.

Pertanto, sarà necessario che i soggetti coinvolti facciano richiesta all’Agenzia delle Entrate per procedere con l’annullamento delle cessioni dei crediti.

Rifiuto cessione del credito modello PDF

La Circolare reca un modello denominato “Richiesta di rifiuto della cessione dei crediti ai sensi dell’art. 121 del D.L. 34/2020” che i soggetti interessati potranno compilare e inoltrare per via telematica per comunicare il rifiuto relativo alla cessione del credito. Questo modello dovrà essere sottoscritto tra cedente e cessionario.

I soggetti coinvolti dovranno richiedere all’Agenzia delle Entrate il “rifiuto” della cessione del credito già accettata, utilizzando il modello sottoscritto digitalmente o con firma autografa sia dal cessionario che dal cedente.

Questa richiesta deve essere inviata all’indirizzo di posta elettronica certificata annullamentoaccettazionecrediti@pec.agenziaentrate.it.

Nel caso di firma autografa, è necessario allegare una copia del documento di identità dei sottoscrittori.

Rifiuto della cessione del credito Agenzia delle Entrate

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate precisa che il rifiuto potrà avvenire per i seguenti casi:

  • crediti tracciabili: il rifiuto può avvenire per ogni singola rata del credito, se questa non è stata ulteriormente ceduta o opzionata per l’utilizzo in compensazione tramite il modello F24. È possibile revocare l’opzione per l’utilizzo del credito tramite il modello F24 attraverso la funzione apposita della Piattaforma dell’Agenzia delle Entrate;
  • crediti non tracciabili: il cessionario deve disporre di credito residuo sufficiente per la tipologia e l’annualità indicata, poiché il suo plafond verrà ridotto di conseguenza.

Dopo l’operazione di rifiuto della cessione, verrà data comunicazione agli interessati e sarà possibile consultare lo stato aggiornato della cessione sulla Piattaforma, se il rifiuto è stato accolto i crediti torneranno nella disponibilità del cedente, mentre, se per determinati motivi, l’operazione di rifiuto non potesse essere eseguita, la richiesta verrebbe scartata.

Cosa fare se la banca rifiuta la cessione del credito?

Nel settore dell’edilizia, ci sono momenti in cui la cessione di un credito derivante da interventi edilizi incontra degli ostacoli con istituti bancari o compagnie assicurative. Le ragioni di tale rifiuto possono variare, da documenti non conformi a discrepanze tra ciò che viene ceduto e ciò che viene asseverato, o semplicemente perché il cessionario decide di non procedere con l’acquisto del credito.

Ma cosa fare in seguito al rifiuto dell’acquisto del credito?

Il credito torna nelle mani del cedente, che, dopo aver corretto eventuali documenti contestati, ha la possibilità di cederlo nuovamente, sia a un’altra istituzione finanziaria, sia a un privato o a un’impresa. È importante notare che il rifiuto da parte di banche o Poste non pregiudica la successiva cessione, che ritorna ad essere considerata come una “prima cessione”.

Ricordiamo il manuale dall’Agenzia delle Entrate, aggiornato a maggio 2023, sottolinea l’importanza del “rifiuto” da parte del cessionario. Alcuni punti chiave enfatizzati riguardano il fatto che il rifiuto è essenziale per neutralizzare gli effetti di opzioni errate di sconto o cessione del credito, e si raccomanda di agire prontamente nel caso di cessioni errate o rifiutate.

Cessione del credito: cos’è e quando è ancora previsto

La cessione dei crediti consiste nella possibilità, in capo al beneficiario di una detrazione fiscale, di cedere, dietro opportuno corrispettivo, il credito maturato a seguito del sostenimento di una spesa per lavori edilizi agevolati. In pratica, il contribuente sostiene una spesa per lavori edilizi e matura un credito Irpef (o Ires in alcuni casi), in una percentuale prestabilita rispetto alla spesa sostenuta.

Il contribuente può utilizzare il credito in maniera diretta, compensando le proprie imposte nei confronti del Fisco, oppure può scegliere di cedere il suo credito a una terza persona. In tal caso, il contribuente è detto ‘cedente’ e il soggetto che riceve il credito è detto ‘cessionario’.

L’art. 121 del D.L. 34/2020, la norma che ha introdotto le opzioni relative alla cessione del credito e allo sconto in fattura in luogo delle detrazioni fiscali, nel corso di questi anni non ha avuto una vita facile. Difatti, ricordiamo, che lo scenario odierno dell’art. 121 del D.L. 34/2020, riguardante gli interventi riferiti all’art. 119 dello stesso D.L., si trova a dover rispettare le limitazioni imposte dal D.L. 11/2023, il quale come sappiamo ha portato con sé un blocco sostanziale della cessione del credito e dello sconto in fattura.

Difatti, è possibile usufruire dell’opzioni sopraindicate a condizione che entro la data di entrata in vigore del D.L. 11/2023 siano state presentate la delibera assembleare e la CILAS; in caso contrario non sarà possibile procedere nel 2024 con le opzioni previste dall’art. 121 del D.L. 34/2020, ma si potrà fruire dell’agevolazione in maniera diretta.

Comunicazione dei crediti non utilizzabili

L’articolo 25 del D.L. 104/2023 obbliga l’ultimo cessionario, titolare dei crediti edilizi non ancora utilizzati, ad inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data in cui si viene a conoscenza dell’impedimento che ha determinato la mancata fruizione dei crediti derivanti da cessione del credito o sconto in fattura.

Tale obbligo viene applicato dall’1 dicembre 2023 e la mancata comunicazione comporterà una sanzione amministrativa tributaria di 100 €. Per esempio, nel caso in cui la conoscenza dell’evento, che ha determinato la non utilizzabilità del credito, sia avvenuta prima dell’1 dicembre 2023, la comunicazione sarebbe stata effettuata entro martedì 2 gennaio 2024. Qualora fosse stata inviata una pratica errata o non conforme alle specifiche indicate dal Fisco, ci sarebbe una sanzione amministrativa.

In questo frangente è estremamente importante una corretta gestione documentale delle pratiche edilizie per non incorrere in errori e sanzioni; ti consiglio di affidarti ad un software di gestione dei bonus edilizi per avere i documenti in ordine ed effettuare i calcoli correttamente.

 

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