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Home » Approfondimenti » Rinnovabili ed edilizia sostenibile » Rapporto ISPRA 2020 sul consumo del suolo in Italia

Rapporto ISPRA 2020 sul consumo del suolo in Italia

Consumo di suolo 2020: persi altri 57 km² di territorio nazionale al ritmo confermato di 2 m² al secondo

Tempo di lettura stimato: 3 minutidi Redazione BibLus / 30 Luglio 2020/0 Commenti/in Rinnovabili ed edilizia sostenibile /di
Rapporto-consumo-di-suolo-2020

Pubblicato il rapporto ISPRA SNPA “Il consumo di suolo in Italia 2020” che conferma che nel nostro Paese l’aumento del consumo di suolo non va di pari passo con la crescita demografica: in Italia cresce più il cemento che la popolazione.

Infatti, nel 2019 il suolo ormai sigillato avanza di altri 57 km² (57 milioni di metri quadrati) al ritmo, confermato, di 2 m² al secondo.

È come se ogni nuovo nato italiano portasse nella culla ben 135 m² di cemento.

Lo spreco di suolo continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico e tra, le città italiane, la Sicilia è la regione con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica media.

Non mancano segnali positivi: la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0” e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.

Immagini che mostrano l'esempio di un'area prima e dopo il consumo suolo relativo al 2020

Esempio di consumo suolo contenuto nel rapporto ISPRA 2020

Il rapporto sul consumo del suolo

Lo studio dell’ISPRA, che analizza le trasformazioni del suolo negli anni, in questa edizione si arricchisce di contributi provenienti da 12 Osservatori delle Regioni e Province autonome e fornisce utili spunti di riflessione sullo stato del nostro territorio.

Consumo di suolo e crescita demografica

Non c’è più un legame, secondo lo studio, tra popolazione e nuovo cemento e si continua ad assistere alla crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi addirittura di decrescita, della popolazione.

Nel 2019, i 57 milioni di metri quadrati di nuovi cantieri e costruzioni si registrano in un Paese che vede un calo di oltre 120.000 abitanti nello stesso periodo. Ognuno di questi ha oggi a “disposizione” 355 m² di superfici costruite (erano 351 nel 2017 e 353 nel 2018).

Immagine che mostra una cartina dell'Italia dove è evidenziato il consumo suolo 2019-2020

Il consumo del suolo in Italia tra il 2018 ed il 2019

Aree a rischio idrogeologico e sismico

La copertura artificiale avanza anche nelle zone più a rischio del Paese: nel 2019 risulta ormai sigillato il 10% delle aree a pericolosità idraulica media P2 (con tempo di ritorno tra 100 e 200 anni) e quasi il 7% di quelle classificate a pericolosità elevata P3 (con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni).

La Liguria è la regione con il valore più alto di suolo impermeabilizzato in aree a pericolosità idraulica (quasi il 30%).

Il cemento ricopre anche il 4% delle zone a rischio frana, il 7% di quelle a pericolosità sismica alta e oltre il 4% di quelle a pericolosità molto alta.

Regioni e Comuni

Il Veneto, con +785 ettari, è la regione che nel 2019 consuma più suolo (anche se meno del 2017 e del 2018), seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404).

A livello comunale, Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari, si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno (arrivando a 500 ettari dal 2012 ad oggi), seguito da Cagliari (+58 ettari in un anno) e Catania (+48 ettari).

Vanno meglio Milano, Firenze e Napoli, con un consumo inferiore all’ettaro negli ultimi 12 mesi (+125 ettari negli ultimi 7 anni a Milano, +16 a Firenze e +24 a Napoli nello stesso periodo).

Torino, dopo la decrescita del 2018, non riesce a confermare il trend positivo e nell’anno di riferimento, riprende a costruire, perdendo 5 ettari di suolo naturale.

Immagine che mostra l'esempio di un'area con il prima e il dopo consumo suolo

Esempio consumo suolo rapporto ispra 2020

Aree protette

Buone le notizie provenienti dalle aree protette: nel 2019 sono 61,5 gli ettari di suolo compromesso, valore dimezzato rispetto all’anno precedente, dei quali 14,7 concentrati nel Lazio e 10,3 in Abruzzo.

Pur non arrestandosi nel complesso, il consumo di suolo all’interno di queste aree, risulta decisamente inferiore alla media nazionale.

Al contrario, lungo le coste, già cementificate per quasi un quarto della loro superficie, il consumo di suolo cresce con un’intensità 2-3 volte maggiore rispetto a quello che avviene nel resto del territorio.

Perdita di produzione agricola e danni economici

In soli 7 anni, tra il 2012 e il 2019, la perdita dovuta al consumo di suolo in termini di produzione agricola complessiva, stimata insieme al CREA, raggiunge i 3.700.000 quintali; nel dettaglio 2 milioni e mezzo di quintali di prodotti da seminativi, seguiti dalle foraggere (-710.000 quintali), dai frutteti (-266.000), dai vigneti (-200.000) e dagli oliveti (-90.000).

Il danno economico stimato è di quasi 7 miliardi di euro, che salirebbe a 7 miliardi e 800 milioni se tutte le aree agricole fossero coltivate ad agricoltura biologica.

Non solo consumo di suolo

Su quasi un terzo del Paese aumenta dal 2012 ad oggi anche il degrado del territorio dovuto anche ad altri cambiamenti di uso del suolo, alla perdita di produttività e di carbonio organico, all’erosione, alla frammentazione e al deterioramento degli habitat, con la conseguente perdita di servizi ecosistemici.

Clicca qui per scaricare il rapporto ISPRA 2020 sul consumo del suolo

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Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/rapporto-ispra-2020-sul-consumo-del-suolo-in-italia/
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La redazione di BibLus non fornisce risposte a chiarimenti su casi specifici né offre consulenza di carattere tecnico o legale sugli argomenti trattati negli articoli.
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