Interpello Agenzia delle Entrate

Professionisti: cosa accade se il compenso è successivo alla chiusura della partita IVA?

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Compensi percepiti dopo la chiusura della partita IVA per lavoro autonomo? La risposta delle Entrate

Istanza di interpello: i quesiti

Il quesito è posto da un avvocato che ha chiuso la partita IVA a dicembre 2021 a seguito del suo trasferimento all’estero. Nel mese di gennaio 2022 è stata emanato un decreto di liquidazione relativo ad una sua prestazione professionale per l’anno 2014. Cosa accade ad un lavoratore autonomo residente all’estero (iscritto all’AIRE) che deve incassare un compenso per una fattura dopo la chiusura della partita IVA?

L’istante nel 2014, al momento della prestazione, era regolarmente in possesso di una posizione fiscale, quindi in regola per la fatturazione.

L’avvocato ha fatto riferimento all’art. 7, comma 5 legge 31/12/2012 n. 247, secondo cui gli avvocati italiani che esercitano la loro professione all’estero (ove hanno anche la residenza), mantengono l’iscrizione nell’albo del circondario del tribunale ove avevano l’ultimo domicilio in Italia.

L’istante chiede se è possibile emettere fattura per attività professionali eseguite in precedenza, ma di cui ancora non è pervenuto il decreto di liquidazione.

Risposta dell’Agenzia delle Entrate: quando è possibile chiudere la partita Iva

L’Agenzia delle Entrate ha fatto presente che in caso di adempimenti pendenti (per operazioni attive e passive effettuate) non è possibile chiudere la partita Iva. Il lavoratore autonomo deve mantenere attiva la sua posizione fino alla riscossione e fatturazione di tutti i lavori svolti.

Il contribuente deve comunicare all’ufficio la cessazione dell’attività entro 30 giorni, termine ultimo anche per le operazioni relative alla liquidazione (dpr n. 633 del 1972). Il professionista non può chiudere la partita IVA se ci sono corrispettivi ancora da fatturare ai clienti.

Secondo la risoluzione del 20 agosto 2009 n.232/E la cessazione dell’attività di un professionista coincide con la chiusura dei rapporti professionali, quindi con la fatturazione delle prestazioni svolte. Fino a quando non si verifica la riscossione dei crediti, l’attività professionale non si può ritenere cessata.

É necessario, quindi, che il professionista sia dotato di partita IVA per garantire la definizione dei rapporti ancora pendenti successivamente alla cessazione dell’attività.

Come procedere correttamente?

L’Agenzia delle Entrate ipotizza due strade da perseguire:

  1. imputare i compensi all’ultimo anno di attività professionale, nel caso specifico nel 2021;
  2. mantenere la posizione IVA individuale fino alla conclusione di tutte le operazioni fiscalmente rilevanti (fattura e dichiarazione dei redditi vengono emessi nell’anno di imposta in cui si realizza l’incasso del reddito secondo il principio di cassa).

Appare evidente che il punto numero 1 in questo caso non sussiste: l’avvocato non ha imputato i compensi all’anno 2021. Motivo per cui rimane da perseguire la soluzione espressa al punto 2.

L’istante che ha chiuso la partita IVA prima che fossero concluse tutte le attività ad essa connesse, deve necessariamente procedere in questo modo:

  • riattivare la propria posizione fiscale;
  • incassare i crediti;
  • rendicontare i crediti, fatturando come prestazione di lavoro autonomo;
  • dichiarare i crediti come reddito professionale secondo il modello redditi persone fisiche dell’anno di competenza.

L’Agenzia delle Entrate risponde così al primo quesito dell’istante. Rimane il secondo quesito: come comportarsi in futuro in caso di possibili prestazioni in Italia.

 

 

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