PNRR e linee guida per la verifica dell'interesse archeologico in tempi certi

PNRR e verifica dell’interesse archeologico in tempi certi: ecco le linee guida

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In Gazzetta il decreto per l’individuazione di procedimenti semplificati: la procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico sarà autonoma e correlata al livello del progetto di fattibilità

In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico è necessario procedere alla verifica preventiva al fine di poter valutarne l’impatto.

Le recenti normative nazionali in materia di archeologia preventiva (in particolare l’art. 25 del dlgs n. 50/2016), per le opere pubbliche e di pubblico interesse indicano la necessità di redazione e di trasmissione alla Soprintendenza competente, da parte delle stazioni appaltanti e dei proponenti dell’opera, di Relazioni di Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico (VPIA, ex ViArch).

In pratica, ai fini dell’approvazione dell’opera, viene indicata la necessità di invio alla Soprintendenza territorialmente competente di copia dei progetti preliminari, corredati della documentazione redatta da parte di un archeologo professionista in possesso dei requisiti ministeriali, volta a verificare la sussistenza di potenziali rischi di rinvenimenti archeologici.

Le valutazioni d’impatto archeologico sono possibili solo se gli studi preventivi costituiscono parte integrante della progettazione fin dalle prime fasi, consentendo scelte in grado di non intaccare contesti archeologici o di individuare soluzioni che consentano di salvaguardare tutte le esigenze. A tale scopo, nel momento in cui si avvia la progettazione, l’archeologo è chiamato a raccogliere i dati necessari a delineare un primo quadro conoscitivo in merito al contesto culturale delle aree interessate dal progetto, permettendo di individuare quelle in cui la realizzazione dell’opera pone minori criticità di ordine storico-archeologico.

Dpcm del 14 febbraio 2022

A tal riguardo, il dpcm del 14 febbraio 2022 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2022) approva le linee guida per la procedura di verifica prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (art. 28 comma 4 del dlgs n. 42/2004) e dal Codice degli appalti pubblici (art. 25 del dlgs n. 50/2016).

Il documento attua quanto disposto dal Codice Appalti e dal Codice dei Beni Culturali, attuando le esigenze di tutela dei beni archeologici con quella di realizzare le opere in tempi certi e senza impedimenti per quanto riguarda la localizzazione.

Le linee guida, in pratica, individuano le procedure per la verifica preventiva ed i procedimenti semplificati, al fine di assicurare speditezza, efficienza ed efficacia alla procedura.

Verificare in tempi rapidi l’impatto che le opere pubbliche possono avere su eventuali beni o aree di interesse archeologico, con una corsia preferenziale per le infrastrutture finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è di fondamentale importanza.

In particolare, le linee guida indicano le specifiche tecniche relative alle fasi della procedura, ai criteri di assoggettabilità, alle modalità di redazione degli elaborati, ai formati di consegna dei documenti necessari allo svolgimento delle singole fasi, nonché alla pubblicazione dei dati raccolti.

Ricordiamo, inoltre, che gli studi preliminari previsti dal comma 1 dell’articolo 25 del Codice dei contratti pubblici comprendono la raccolta dei dati d’archivio e bibliografici, lo studio delle foto aeree e della cartografia storica oltre, naturalmente, alla ricognizione sul terreno.

Ambito applicativo

La procedura individuata dalle linee guida si applica a tutti i progetti di opere pubbliche o di interesse pubblico; sono esclusi i progetti delle opere puntuali, il cui importo dei lavori posti a base d’asta, al netto dell’IVA, sia inferiore a 50.000 euro.

Nel caso in cui il Soprintendente richieda la procedura per la valutazione dell’interesse archeologico anche laddove non prevista, i tempi vengono ridotti di un quarto.

Verifica preventiva: finalità, ambito applicativo, termini

La verifica preventiva dell’interesse archeologico è volta a valutare l’impatto della realizzazione di un’opera pubblica o di interesse pubblico disciplinata dal Codice Appalti, rispetto alle esigenze di tutela del patrimonio archeologico, riorientandone eventualmente le scelte progettuali ed esecutive.

Si applica a tutti i progetti di opere pubbliche o di interesse pubblico disciplinati dal Codice, compresi i lavori afferenti ai settori speciali di cui all’art. 3, comma 3, lettera hh) del predetto decreto, qualora sulla base delle indagini di cui all’art. 25 comma 1 possa presumersi un interesse archeologico nelle aree oggetto di progettazione.

Sono esclusi gli interventi che non comportano nuova edificazione o scavi a quote diverse da quelle impegnate dai manufatti esistenti, mutamenti nell’aspetto esteriore o nello stato dei luoghi oppure movimentazioni di terreno.

In attuazione dell’art. 25, comma 9, del Codice, il termine per la conclusione della procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico è fissato dal Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero della cultura, in ragione dell’estensione dell’area interessata, nell’ambito dell’accordo con la stazione appaltante di cui al comma 14 del medesimo articolo, con l’osservanza dei seguenti criteri:

  • nel caso di esecuzione di carotaggi, prospezioni geofisiche o geochimiche e saggi archeologici: da un minimo di trenta a un massimo di sessanta giorni, elevabile a novanta giorni nei casi di particolare complessità;
  • nel caso di opere o lavori a rete: da un minimo di sessanta a un massimo di novanta giorni, elevabile a centoventi giorni nei casi di particolare complessità;
  • nel caso di esecuzione di sondaggi e scavi: da un minimo di trenta a un massimo di sessanta giorni, elevabile a novanta giorni nei casi di particolare complessità;
  • nel caso di opere o lavori a rete: da un minimo di sessanta a un massimo di novanta giorni, elevabile a centoventi giorni nei casi di particolare complessità.

I termini di cui al precedente comma decorrono dalla consegna del cantiere alla ditta incaricata dell’esecuzione degli interventi di archeologia preventiva.

La procedura di verifica preventiva

La procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico si articola in fasi funzionali, i cui esiti integrano la progettazione di fattibilità dell’opera.

Ogni fase funzionale è attivata in ragione dell’esito positivo della fase precedente.

Per la sollecita conclusione della procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico, gli interventi di scomposizione, ricomposizione, rimozione, demolizione, ricopertura e di spostamento dei beni rinvenuti nell’ambito delle indagini di archeologia preventiva sono autorizzati con atto motivato del Soprintendente, che informa contestualmente il segretario regionale del Ministero della cultura.

Il Soprintendente avvia quindi i procedimenti per la tutela dei beni rinvenuti ai sensi degli articoli 12 o 13 del d.lgs. 42/2004 e dell’art. 25, commi 6 e 11 del Codice Appalti.

Progetti semplificati

Per i progetti di opere puntuali il cui importo dei lavori posti a base d’asta, al netto dell’IVA, sia inferiore a 50.000 euro non è richiesta la redazione della documentazione archeologica di cui all’art. 25, comma 1 del Codice e il Soprintendente può prescrivere l’assistenza archeologica in corso d’opera.

Se il Soprintendente richiede comunque l’avvio della procedura ai sensi dell’art. 25, comma 8 cit., i termini sono ridotti di un quarto.

Le linee guida hanno definito gli strumenti operativi (manuali, standard descrittivi e applicativi) da rendere disponibili agli archeologi impegnati nelle procedure di indagine preventiva.

Interesse archeologico, procedura a fasi funzionali

La procedura per la verifica dell’interesse archeologico si articola in fasi funzionali, i cui esiti integrano la progettazione di fattibilità dell’opera.

Tutto inizia con la fase preliminare, in cui la Stazione Appaltante informa la Soprintendenza sull’intenzione di realizzare l’opera in una determinata area.

Segue la fase prodromica, in cui vengono raccolti elementi per creare un quadro conoscitivo esaustivo, dopo la quale si attiva la procedura di verifica preventiva vera e propria. Nelle fasi che seguono, si valutano i rischi derivanti dalla realizzazione dell’opera e si progettano ulteriori indagini.

Il processo si conclude con la redazione della relazione archeologica. La relazione apre diversi scenari: il più semplice si presenta quando i reperti archeologici possono essere estratti. Quando, invece, i reperti devono rimanere in situ, è necessario prevedere delle varianti. In casi estremi, la Soprintendenza può vietare la realizzazione dell’opera perché incompatibile con la tutela dei beni archeologici presenti nell’area.

PNRR e valutazione dell’interesse archeologico in tempi certi

Per evitare che la valutazione dell’interesse archeologico causi ritardi eccessivi, e faccia lievitare i costi delle opere, le linee guida prevedono tempi definiti per la realizzazione delle attività di controllo e ispezione.

Ad esempio, per l’esecuzione di carotaggi, prospezioni geofisiche o geochimiche e saggi archeologici, è previsto un termine minimo di 30 giorni e massimo di 60 giorni, che può essere elevato a 90 giorni nei casi di particolare complessità o a 120 giorni per le opere o i lavori a rete.

Una volta ottenuta tutta la documentazione, il Soprintendente deve approvare la relazione archeologica definitiva nei 20 giorni successivi. Il termine può essere prorogato una sola volta per un massimo di 90 giorni.

I tempi dettati dalle linee guida possono essere ridotti di un terzo per le opere del PNRR.

In allegato le linee guida

 

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