Piscine, pedane e percorsi di collegamento in legno e permesso di costruire

Piscine, pedane e percorsi di collegamento in legno: basta una CILA?

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Per il CdS vasche/piscine, percorsi di collegamento e pedane in legno vanno valutati nel complesso al fine della necessità di assentire tali opere con un PdC

Attenzione, un progetto d’insieme che preveda anche opere apparentemente e singolarmente assentibili con una semplice CILA, va valutato nella sua interezza e nel suo complessivo potere di incidere sul territorio.

Ce lo spiega il Consiglio di Stato attraverso il dibattimento tratto dalla sentenza n. 4789/2022.

Arredare un’area esterna: il progetto d’insieme e le singole opere

I proprietari di una attività agricola ed agri-turistica sita in una zona dalla consistente concentrazione di vasche termali naturali, decidevano di effettuare alcune opere di sistemazione dell’area esterna alla loro attività e per le quali richiedevano una CILA a cui ne seguivano altre.

In merito alle opere segnalate, si sarebbe trattato essenzialmente di pavimentazioni e pedane in legno con arredo giardino, pulizia, sfalcio, taglio erba, chiusura buche, morganatura del terreno.

Successivamente, a seguito di alcuni sopralluoghi ed accertamenti comunali, ai proprietari arrivava un’ingiunzione a demolire alcune di tali opere, poiché sprovviste del PdC:

  • parcheggio per autoveicoli e camper in un’area di circa 5000 m² con la presenza a fianco di un campo da bocce delle dimensioni di 4 x 20 m;
  • una vasca/piscina di forma circolare, su un lato della stessa risultava essere stata realizzata una pedana in legno della superficie di circa 18 m²;
  • un camminamento in legno (all’accesso/uscita della vasca) di lunghezza di circa 3,60 m;
  • pedana in legno di forma irregolare della superficie di circa 57 m² con sovrastanti due pergolati in legno;
  • pedana in legno delle dimensioni di circa 2,05 x 6,05 m con sovrastante struttura in legno senza copertura e adibita a spogliatoi.

La questione sfociava in un ricorso al Tar con le seguenti motivazioni:

  • i ricorrenti sostenevano che tali manufatti, in quanto non idonei a generare una qualsiasi trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ai sensi dell’art. 10 del dpr 380/2001, non serviva un previo permesso di costruire;
  • il TAR avrebbe dovuto accertare che le opere, avendo avuto l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria art. 167, co. 4, del dlgs 42/2004, potevano solamente essere qualificate come interventi improduttivi di nuovi o maggiori superfici utili o volumi, e quindi sottratti al regime del permesso di costruire.

Il respingimento del Tar

I giudici del Tar rigettavano il ricorso:

  • l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria non esclude comunque la necessità del rilascio del permesso di costruire, essendo procedimenti distinti ed autonomi (art. 146, co. 4, del dlgs 42/2004), poiché l’autorizzazione paesaggistica è finalizzata alla salvaguardia del paesaggio, il permesso edilizio è funzionale alla corretta gestione del territorio;
  • le opere contestate non sono di modeste dimensioni o di complementarità, rilevandosi invece chiaramente di aumento di superfici e volumetrie, idonee ad esprimere trasformazioni urbanistico-edilizie.

La contesa arrivava, quindi, a Palazzo Spada.

E’ utile ricordare che la scelta del giusto titolo edilizio per la realizzazione di un manufatto a volte potrebbe risultare incerta e confusa anche nella gestione e archiviazione. E’ per questo che desidero consigliarti un software pratico e semplice nell’utilizzo che ti fornisce il giusto supporto per la compilazione e consultazione rapida dei dati.

La sentenza del Consiglio di Stato: è la somma che fa il totale!

I giudici di Palazzo Spada demoliscono la posizione difensiva dei ricorrenti punto per punto.

Uso spontaneo del parcheggio e campo da bocce

La tesi che sia il parcheggio per autoveicoli sia il campo da bocce sarebbero solo elementi spontanei e non voluti (generati da una semplice pulizia del terreno) non è provata, trovando invece un riscontro documentale opposto da parte del Comune (all’esito del sopralluogo): un parcheggio ben delimitato da strutture in legno, con segnaletica stradale, una sbarra metallica di limitazione dell’accesso; manto erboso sostituito dallo sterrato; cartellone indicante il regolamento del campeggio camper; indicazione della collocazione dei posti di parcheggio; mentre il campo da bocce risulta attraverso un’area delimitata da una struttura in legno, con fioraie lungo il perimetro, una panchina; il manto erboso era sostituito dalla tipica terra rossa; tali interventi non possono far discendere l’utilizzazione spontanea dell’utenza, ma sono interventi usuali e tipici, concepiti per tali funzioni.

Per quanto riguarda la tesi che le opere contestate possano essere configurate come manufatti dell’edilizia libera:

la serie di interventi presenta connotati tipici a provare invece la modificazione del territorio, dovendola valutare nel suo complesso, e non in maniera atomistica,

secondo l’orientamento giurisprudenziale dello stesso CdS sulla realizzazione di parcheggi e strutture simili.

Piscina ed opere di collegamento

In merito alle difese riguardanti le opere alla piscina (non inserite nella CILA e non contenute nella autorizzazione paesaggistica), dal sopralluogo si sono riscontrati, inoltre, lavori di sostituzione di una vasca preesistente con una nuova di forma circolare, avente un diametro di circa 10 m. La nuova vasca è costituita da strutture in muratura aventi uno spessore di circa 25 cm e un’altezza di circa 1,10 m, al suo interno sono presenti impianti e bocchette presumibilmente per idromassaggio.

Per la realizzazione della vasca è stato effettuato uno sbancamento del terreno. Si deve quindi sia escludere la mera manutenzione dell’opera sia l’intervento di natura solo complementare, mentre si profila un intervento di rinnovo con dimensioni ed elementi nuovi.

Le opere di camminamento e le connesse strutture in legno per distributori di snack e bevande e gli strumenti di alimentazione elettrica, di notevoli dimensioni e volumi, non presentano aspetti di “mera pavimentazione” e “sistemazione”, ma piuttosto sono nuove costruzioni, dove l’uso permanente risulta evidente.

Le pedane in legno

La pedana con due pergolati non è neppure automaticamente sanata con l’autorizzazione paesaggistica, come precedentemente accertato, e non emerge neanche qui la precarietà dell’opera.

Risulta invece corretta la giurisprudenza richiamata dal TAR, in quanto chiariva aspetti della pertinenza urbanistica che si può accertare solo per opere di modesta entità ed accessorie rispetto a una struttura edilizia principale; la precarietà non si può provare né con materiali usati per la realizzazione né per la breve durata del titolo concessorio dell’area in gestione. La giurisprudenza consente in tali casi solo “esigenze temporanee”.

Gli appellanti non riescono a provare altro neanche per la pedana con sovrastante struttura in legno ed adibita a spogliatoi, costituenti opere destinate ad avere una durata di oltre un decennio, e pertanto non idonee ad integrare elementi di precarietà, sia dal punto di vista funzionale che di quello temporale.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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praticus-ta
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