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Piscina prefabbricata fuori terra: quando occorre il PdC

Piscina, quando occorre il PdC?

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Tar Toscana: una piscina prefabbricata fuori terra se destinata a soddisfare esigenze continuative e permanenti necessita del permesso di costruire

Ancora un po’ di pazienza e l’estate con le sue temperature più calde di sempre non tarderà ad arrivare; per questo ci sarà già qualcuno che starà pensando di attrezzare sbrigativamente il proprio giardino, o altro spazio a disposizione, con una piscina prefabbricata fuori terra da appoggiare sul prato o sulla pavimentazione. Ma attento che non gliene incolga male, perché l’oggetto del desiderio contro la canicola estiva potrebbe scatenare le “ire funeste” degli enti preposti all’ordine ed alla salvaguardia del territorio. A tal riguardo, può accadere di sottovalutare la scelta del titolo edilizio adatto o persino la possibilità stessa di richiederlo a discapito della legalità dell’opera realizzanda, con serie conseguenze di natura economica e penale sia per il committente che per il tecnico incaricato. Oggi, però, il lavoro del professionista in questa fase delicata del progetto è certamente più agevole e sicuro grazie al software per la scelta dei titoli edilizi che ti mette al riparo da possibili errori di compilazione.

Il caso di oggi è affrontato dal Tar Toscana nella sentenza n. 408/2023 e l’oggetto della contesa verte proprio su una piscina prefabbricata allestita fuori terra nel giardino di casa a scopo fisioterapico del proprietario.

Piscina prefabbricata e abuso edilizio…Il caso

Con un’ordinanza di demolizione il Comune ingiungeva ai comproprietari di un immobile di rimuovere alcune opere realizzate in assenza di permesso di costruire, di autorizzazione paesaggistica e per il vincolo idrogeologico, consistenti:

  • nella realizzazione di una piscina con guaina appoggiata su un piano livellato in cemento,
  • nella sistemazione dell’area esterna,
  • nella realizzazione di un vano tecnico.

I comproprietari si attivavano, quindi, nella presentazione di un’istanza di richiesta di permesso di costruire in sanatoria e compatibilità paesaggistica per tali interventi.

Le istanze erano rigettate dall’ente per cui i nostri protagonisti facevano ricorso al Tar con le seguenti motivazioni:

  • le opere non avrebbero determinato la permanente trasformazione del suolo con compromissione della vocazione impressa all’area dagli strumenti urbanistici e non avrebbero in alcun modo alterato il paesaggio circostante o inciso sul vincolo idrogeologico;
  • la cosiddetta piscina sarebbe stata una vasca di limitate dimensioni, semplicemente appoggiata sul terreno, costituita da una struttura prefabbricata che può essere agevolmente smontata e perciò priva di carattere permanente. La sua realizzazione, inoltre, non avrebbe comportato né scavi, né movimenti di terra, né la rimozione degli ulivi presenti sul terreno; la vasca, in ogni caso, è installata all’interno di un declivio determinato da una naturale depressione del terreno e non sarebbe quindi visibile dall’esterno della proprietà;
  • il manufatto destinato ad accogliere gli impianti necessari al funzionamento della vasca, di dimensioni assai ridotte e ricavato grazie al recupero di una piccola struttura diroccata preesistente, sarebbe stato un locale tecnico e pertanto, secondo quanto previsto dai regolamenti regionali, non avrebbe dato luogo ad un volume urbanisticamente rilevante;
  •  il Comune non avrebbe tenuto conto della peculiare destinazione della vasca, realizzata per consentire ad uno dei comproprietari di svolgere quotidianamente l’idroterapia riabilitativa di cui necessita per gravi ragioni di salute.

Il giudizio del Tar: occorre valutare l’installazione della piscina prefabbricata in abbinamento agli altri piccoli interventi necessari per il suo utilizzo

Il giudici del Tar premettono che secondo consolidato orientamento giurisprudenziale:

per valutare il reale impatto che un intervento edilizio consistente in una pluralità di opere produce sul territorio e sul paesaggio occorre considerarlo in modo unitario; pertanto, i singoli interventi eseguiti, quando risultino collegati funzionalmente, non possono essere considerati in maniera frazionata (cfr., tra le tante, Cons. Stato, sez. VI, 30 giugno 2021, n. 4919; T.A.R. Toscana, sez. III, 15 ottobre 2020, n. 1216).

Nella fattispecie, le singole opere realizzate abusivamente sono costituite da una “piscina con guaina appoggiata su piano livellato in cemento”, da un vano tecnico accessorio e dalla sistemazione esterna dell’area circostante. È evidente, allora, che si tratta di un insieme sistematico di opere funzionalmente connesse che in sinergia tra loro consentono il funzionamento e l’utilizzazione della piscina.

Del tutto correttamente, quindi, il Comune ha considerato l’intervento nel suo complesso e in ragione del suo reale impatto sul territorio e sul paesaggio lo ha qualificato come “trasformazione edilizia soggetta a permesso di costruire”.

“È la somma che fa il totale!”

Al contrario, continuano i giudici:

sono prive di pregio le argomentazioni svolte dai ricorrenti che mirano a dimostrare la natura precaria e l’irrilevanza edilizia e paesaggistica dell’intervento frazionandolo nelle singole opere che lo compongono; così come a nulla vale il tentativo di configurare la piscina come una semplice vasca, posto che ciò non muta le caratteristiche oggettive dell’intervento […]

D’altra parte, spiega il Tar, la descrizione delle opere, seppur sintetica, rende palese che l’intervento per le sue caratteristiche costruttive e per i materiali utilizzati non può ritenersi precario e temporaneo, giacché ha comportato una trasformazione permanente di suolo inedificato; la piscina, infatti, è collocata su un piano in cemento appositamente realizzato, che di certo non può essere considerato di agevole rimozione e che non può ritenersi irrilevante sotto il profilo paesaggistico e del rischio idrogeologico.

Né conta che la piscina non sia stabilmente infissa sul piano in cemento, poiché sotto il profilo funzionale, che come noto assume rilievo preminente nella determinazione della natura temporanea o permanente delle opere, l’intervento rimane comunque intrinsecamente destinato a soddisfare esigenze continuative e permanenti.

In ultimo, l’esistenza di particolari condizioni personali non può comportare la deroga alle prescrizioni vincolanti degli strumenti urbanistici.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Avere sempre a disposizione ed in facile consultazione i diversi modelli unificati e standardizzati per i titoli abilitativi in edilizia oggi è più semplice, attraverso l’utilizzo di un software titoli abilitativi edilizia pratico che ti mette al riparo da possibili errori di compilazione.

 

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