Piscina: condono edilizio, ultimazione dei lavori e rivestimento interno

Piscina e condono edilizio: cosa s’intende per ultimazione lavori?

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Ai fini del condono edilizio, una piscina deve ritenersi ultimata quando è completa del suo rivestimento interno. Lo chiarisce la Cassazione

Il rivestimento interno di una piscina (che sia in mosaico o altro materiale) può ritenersi una mera rifinitura? La risposta è no!

La Corte di Cassazione ci spiega il perché attraverso la sentenza penale n. 10002/2022.

Il caso di una piscina non condonabile perché in difetto del rivestimento interno

Il Tribunale rigettava l’istanza di revoca dell’ingiunzione comunale a demolire una piscina privata con conseguente condanna del proprietario.

L’istante proprietario aveva, infatti, presentato per il manufatto realizzato abusivamente, domanda di condono edilizio, ma il Comune l’aveva respinta per la mancata ultimazione dei lavori entro il 31 dicembre 1993 (legge n. 724/1994 “secondo” condono edilizio) e come da prescrizione della prima legge di condono sugli edifici ultimati (art. 31, comma 2, della legge n. 47 del 1985).

In particolare, l’amministrazione territoriale aveva rilevato nella piscina la mancata messa in opera del rivestimento interno.

L’imputato, invece, sosteneva che la piscina allo stato grezzo, anche se mancante della rifinitura interna, dovesse considerarsi ultimata, per cui decideva di ricorrere in Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione: il rivestimento della piscina è funzionale al suo utilizzo

Gli ermellini la pensano diversamente sull’irrilevanza della mancata apposizione del rivestimento: l’asserzione difensiva è erronea! In base all’orientamento consolidato della stessa Cassazione secondo cui la realizzazione al rustico di un manufatto in generale, rilevante ai fini dell’assoggettabilità temporale dello stesso al condono, comporta il necessario completamento della copertura e il tamponamento dei muri perimetrali.

Tale giurisprudenza di legittimità, affermatasi in relazione alla copertura di manufatti destinati a civile abitazione, risulta altresì applicabile all’opera edilizia oggetto del presente procedimento, quale la piscina natatoria:

invero, come logicamente motivato dal Tribunale, l’ultimazione di una piscina richiede la sua utilizzabilità, la quale non può prescindere dall’elemento essenziale del rivestimento interno. E non può logicamente ritenersi utilizzabile per alcuno scopo una piscina natatoria sprovvista di copertura e rivestimento, non trattandosi della semplice mancanza di alcune rifiniture, la quale non inficerebbe la concreta utilizzabilità di tale opera.

Pertanto, deve affermarsi che una piscina natatoria priva di copertura e rivestimento è essenzialmente equiparabile ad un mero scavo, inutilizzabile ai fini di balneazione.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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